Erano passati 40 minuti dalla sentenza del Tar del Lazio, che respingeva il ricorso di Alessandra Mussolini, e il Consiglio dei ministri designava il presidente di quel Tar, Corrado Calabrò, per la presidenza dell'Autorità delle Comunicazioni: quella che deve guardare da vicino Rai, Mediaset e lo sterminato Far West del confliitto d'interessi del presidente del Consiglio.
La designazione, naturalmente, non dice niente di per sé.
Niente salvo lo stile di questo governo e di questa destra: lo stile di cosa nostra.
Su questo stile, il presidente della Repubblica aveva appena finito di protestare nel linguaggio e nelle forme dei galantuomini.
Da Oxford, perla culturale della patria di Westminster, ha ricordato che «il Parlamento è importante, serve a informare la popolazione dei problemi, oltre a maturare le decisioni. Il Parlamento viene prima dei mass media».
«Fare l'elogio del Parlamento è fare l'elogio della democrazia, che, nata sulle rive del Mediterraneo e prosperata su quelle dell'Atlantico, in Italia ha le sue basi nella Camera e nel Senato».
Schiaffi in faccia, dunque, ai mercanti di tappeti falsi, agli affaristi pubblicitari, agli gnomi di Lorenzago che privatizzano il nostro Paese e vanno a Porta a porta anziché in Parlamento ad annunciare, col plauso di qualche milione di beoti, bugiardi ritiri dall'Iraq; riformano la Costituzione a tappe forzate (altrimenti il dentista Calderoli si dimette); castrano le istituzioni rappresentative sostituendole non con l'esecutivo forte ma con l'"arbitrio del premier"; cancellano le autorità di controllo e garanzia (presidente della Repubblica, Corte costituzionale, magistratura) perché è l'idea stessa di controllo e di garanzia che rifiutano.
Non hanno voluto, da operatori privati, il controllo dei poteri pubblici a garanzia degli altri operatori, consumatori, utenti. Non vogliono, da politici, le regole dello Stato di diritto: eguaglianza della legge, controllo degli "eletti del popolo" sui governanti e della giurisdizione su tutti, garanzie politiche per l'opposizione, libertà d'informare e di essere informati per tutti i 60 milioni di concittadini.
Trasformano chi è chiamato a governare in "unto del signore", affinché non debba rispondere ad alcuna autorità se non ai suoi "pari": come nei secoli che precedettero lo Stato di diritto.
Spiegano che perfino «la musica è di sinistra» se non la difendono loro, così convincono il popolo a farsi espropriare dell'autonomia di giudizio e del potere di controllo.
Espropriare perfno dei suoi dati riservatissimi, come quelli manomessi nel Lazio, un Watergate da butteri dell'Agro, che non costerà l'impeachment a nessuno, perché la sensibilità italiana non è tale da far cadere gli "unti del signore" che mentono ai cittadini.
Gli italiani vanno avanti così, fin quando si battono la testa
(Caporetto, 25 luglio, 25 aprile...) contro qualcuno o qualcosa che non sta all'imbroglio.
Così ancora quando avantieri l'Eurostat (l'ufficio statistico della Comunità ha smascherato i dati economici coi quali il governo Berlusconi gioca a far fessi gli italiani, ma non convince gli stranieri.
Non solo abbiamo sforato le soglie che dobbiamo rispettare, ma i nostri conti non vengono creduti perché continuiamo ad alterarli al rialzo per descrivere la nostra crescita, e al ribasso per occultare parte del nostro debito.
Ora gli europei ci chiedono di far riaffiorare il debito occultato -altro che demagogiche riduzioni di tasse - altrimenti non potremo accedere a mercati che ci giudicano non credibili, mendaci.
Dobbiamo cioè recuperare la linea Ciampi del '95, '96, '97, che sarà il terribile impegno del futuro governo di centrosinistra.
Insieme al recupero - creda pure Sua Emittenza - dell'etica, della lealtà, della fede pubblica, della Costituzione.
Fonte: Europa-on-the-web - 19/03/2005




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repubblic...........
!!!
