GIANLUIGI PARAGONE
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Che strana bestia questa Europa. Non si capisce quante teste abbia, quante zampe. Da quello che vediamo, sappiamo solo che azzanna. E rischia di uccidere.
Ne abbiamo parlato a lungo in questi giorni proponendovi le storie di alcuni Paesi del Vecchio Continente, Paesi cosiddetti euroscettici: la Svezia, la Danimarca, la Polonia, la Repubblica Ceca, la Gran Bretagna. Paesi che non si sbracciano per entrare nell’euroclub, nel rotary degli europeisti così caro invece in Italia a Prodi, ad Amato e ovviamente anche a molti alleati della CdL che, sebbene con sfumature diverse, non se la sentono di mancare alla liturgia europeista.
La Lega come al solito si smarca. Bossi sentì puzza di bruciato anni fa quando coniò l’espressione Nazisti rossi e Forcolandia. Espressioni forti che oggi trovano un rigore scientifico nelle dichiarazioni dell’antropologa Ida Magli la quale, riferendosi al progetto europeo, lo definisce hitleriano. E la Magli leghista non lo è affatto. Anzi, se le parli di Padania storce il naso... Ma le sue idee ci piacciono lo stesso, perché sono le idee di chi rimette in circolo un pensiero diverso rispetto al pensiero dominante.
Con lei rimarchiamo il deficit di democrazia. In questi giorni, in Francia montano le ragioni di chi si oppone a questo disegno europeo e vedremo quale sarà l’esito del referendum promosso da Chirac. Un bell’esempio di partecipazione che in Italia non ci è concesso di provare. Abbiamo votato su tutto: dalla caccia agli spot televisivi; abbiamo persino fatto finta di abrogare ministeri. Ma su una questione dominante come quella di dire sì o no a un’Europa che ci cambia la vita, quello no, non ci è concesso. Perché, quali sono le paure? Sulla politica internazionale non sono ammessi referendum, è scritto nella Costituzione. Vero, ma si potrebbero opporre due considerazioni. La prima è che Chirac ha modificato la Costituzione per mandare al voto i francesi. La seconda è che lo spirito di quella restrizione andrebbe letto in una dimensione di autentica politica estera, cioè di relazioni che il nostro Stato ha con altri Stati. Ma l’Europa in cui ci stanno incastrando è invece un’altra cosa, è uno Stato multinazione che poco alla volta mangerà le Nazioni, ne cancellerà la storia, le identità. È il passaggio preliminare verso gli Stati Uniti d’Europa.
Non è “semplice” politica estera. Su tutto questo però molti cittadini non potranno dire nulla perché nell’euroclub ci ha portato Romano Prodi, poi divenuto presidente della Commissione, senza nulla chiedere. E siccome sull’Euro non abbiamo avuto diritto di parola, perché dovremmo averlo adesso che nella Costituzione italiana entrerà il “demone europeo”?
Conta solo l’Europa ormai: è l’Europa che dovrà decidere se i nostri piccoli imprenditori dovranno morire schiacciati dalla concorrenza cinese oppure, bontà loro, potranno sopravvivere. Prodi presidente della Commissione, i dazi li aveva messi; anche attivando procedure d’urgenza: oggi non ha niente da dire?
Ed è sempre l’Europa che deve avere l’ultima parola persino sulle Opa degli stranieri nei confronti delle nostre banche. All’articolo 11 della Costituzione prevede la limitazione della propria sovranità. Vale la pena domandarci se, avanti di questo passo, una nostra sovranità decisionale ce l’avremo ancora...


[Data pubblicazione: 22/03/2005]