ROMA - E ora tocca a Piero Marrazzo. Dopo le verifiche su Alternativa sociale e su tre formazioni vicine al Polo, gli investigatori passeranno al setaccio le firme degli altri partiti. Allo sfidante di centrosinistra sono legate la lista civica, Uniti nell’Ulivo e Consumatori Uniti. Ma nell’elenco ci sono anche l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e i Consumatori di Carlo Rienzi, numero uno del Codacons. Il «listino» di Francesco Storace invece non c’è: grazie a una norma recente e molto discussa, il presidente non ha dovuto raccogliere le sottoscrizioni perchè è già presente in consiglio regionale con un proprio gruppo. I controlli saranno a campione e inizieranno domani, dopo che il vicequestore Orlando Parrella avrà consegnato alla procura il rapporto definitivo sul Mis di Pino Rauti, sul Trifoglio e sui Verdi Ecologisti. La polizia acquisirà anche i risultati dell’inchiesta sulle Regionali del 2000, nella quale erano indagati 30 pubblici ufficiali. Fra loro, il capogruppo di An in Campidoglio Sergio Marchi e Bruno Prestagiovanni, oggi assessore con Storace. Sull’inchiesta è calata la scure della prescrizione, ma ora la polizia vuole accertare se tra coloro che autenticarono le liste ci siano nomi ricorrenti: Marchi, per esempio, è indagato anche nell’attuale indagine.
Sull’altro fronte, quello delle intrusioni nell’anagrafe capitolina, le indagini si concentrano su Mirko Maceri, amministratore di sistema di Laziomatica, sull’avvocato Romolo Reboa e su Niccolò Accame, il portavoce di Storace che avrebbe ricevuto il fax con i dati di Ornella Muti. Reboa e Accame saranno convocati dal procuratore aggiunto Achille Toro e dal pm Francesco Ciardi, mentre Maceri, già interrogato, sostiene di aver agito «solo a fini di giustizia. L’avvocato Reboa si è presentato con delle carte che avevano il timbro della procura e mi ha detto che c’era un’inchiesta, che dovevo mantenere il segreto e che non potevo tirarmi indietro, perchè ci sarebbero state delle complicazioni». Bernardino Meloni e Daniele Caliciotti (anch’essi indagati), secondo Maceri gli avrebbero dato «un’autorizzazione informale» all’uso delle loro password: il giovane dirigente (28 anni) ha sostenuto di essersi collegato al server del Comune di notte e la domenica «per non sottrarre tempo al normale orario di lavoro».
Ieri il Mis ha presentato il ricorso contro l’esclusione della lista, mentre i Verdi hanno iniziato uno sciopero della fame per l’ammissione dei Verdi Ecologisti: questo partito, secondo gli avversari, avrebbe raccolto almeno 386 firme irregolari. As, intanto, affila le armi in vista dell’udienza di domani, quando il Consiglio di Stato deciderà il destino di Alessandra Mussolini.
Lavinia Di Gianvito
http://www.corriere.it/edicola/index...TICA&doc=MUSSO


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