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  1. #1
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    Predefinito Scontro al Veertice, una ipotesi interessante...

    Dal Riformista

    LEGHISMI 1. VIENE ALLA LUCE UNO SCONTRO AL VERTICE DEL PARTITO CHE DURA DA PIÙ DI UN ANNO
    Bossi chiederà un prezzo alto alle politiche
    Perché Calderoli è nervoso e lo sono anche gli alleati di governo: non sarà lui a mediare gli equilibri elettorali. Il senatùr vuole abbastanza parlamentari da essere decisivo in una camera



    Il fioretto politichese, ovvero il gergo democristiano del dire senza proferire, non è certamente confacente allo stile leghista. Né, inutile sottolinearlo, appartiene alla storia del suo leader Umberto Bossi, lo sparigliatore di carte per eccellenza anche da quando è entrato con ambedue i piedi nel gotha del potere. Eppure, nell’allusivo linguaggio bossiano dell’altro ieri, quando il Senatur s’è fatto vivo a sorpresa a una piccola riunione di notabili varesini per sottolineare il «nervosismo di alcuni nel partito che però io non condivido», chi ne sa di Lega, e anche chi ne sa meno, ha colto il rilancio della guida del movimento da parte del suo capo malato, affaticato, ma pur sempre capo.
    Già, perché se ancora non fosse chiaro, nella Lega Nord della fu secessione da ormai un anno è iniziata la guerra, o se vogliamo dirla in politichese, la strategia di successione. Stabilito che la Lega è Bossi e Bossi è la Lega, pare evidente che la disavventura del Senatur ha avviato nel partito la necessità di individuare una cerchia di persone cui affidare, in nome di Bossi, le sorti del camaleontico movimento. Ed è altresì chiaro che chi, come per esempio il ministro Calderoli, si aspettava di divenirne l’erede designato e con lui il suo entourage, forse ha sbagliato a fare i conti. Gli eredi designati alla successione, peraltro “nominalmente” avviata ufficialmente dallo stesso Bossi Umberto in favore di uno dei suoi figli, sono infatti gli uomini del clan varesino. O meglio, i giovani cresciuti e allevati politicamente alla scuola superiore di evoluzione politica che l’ex ministro delle Riforme ha, con la costante sottovalutazione dell’intera classe dirigente del paese, cresciuto alle pendici prealpine della Città Giardino, alias Varese. In altre parole sono su tutti l’onorevole Giancarlo Giorgetti e, soprattutto, il presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni nonché l’avvocato e presidente del consiglio regionale lombardo Attilio Fontana.
    Sicuro, nella Lega regna pace e fraternità, si dirà. Nella Lega, invece, è in atto come detto una ricomposizione interna ed esterna che, se avrà gioco, sin dalla prossima tornata delle elezioni politiche determinerà, se già non lo sta facendo, le sorti della guida del paese. L’obiettivo del carroccio, finora abilmente giostrato da tutti i colonnelli, in questo rigidamente solidali l’un l’altro, era ed è quello di reggere alle prossime regionali. Insomma, di evitare una disfatta che potrebbe avere nefaste conseguenze in vista dell’assegnazione dei collegi per le politiche del 2006. E se in Veneto questa certezza, nonostante diversi problemi, non è mai venuta meno, in Piemonte le cose non appaiono tutte rose e fiori come poteva sembrare qualche mese fa, e in Lombardia, vero laboratorio politico nazionale, la Lega ha saputo, per sé soprattutto, giocarsi spregiudicatamente le sue carte eliminando (fino a prova contraria) il rischio del progetto della lista Formigoni, che le avrebbe sottratto importante forza negoziale.
    Ora, in attesa dei risultati che sin da ora si annunciano comunque sufficienti per avere consenso spendibile per la vera partita delle politiche, nel carroccio si fa largo il dibattito sul secondo step. Ovvero chi negozierà in persona i collegi per le prossime politiche? Ufficialmente Bossi, che però delegherà fisicamente un altro, che non sarà naturalmente il suo «nervoso» successore al dicastero per le Riforme. Già, perché il delegato o i delegati di bossiana osservanza, forti del potere di vittoria quasi garantita in molti collegi del nord, chiederanno molto di più che nel 2001. Più precisamente, la Lega mira, nella prossima legislatura, ad avere numeri tali da essere davvero determinante negli equilibri di governo del centrodestra (supposto che rivinca, ovviamente) in almeno uno dei due rami del Parlamento. Una partita che, secondo le logiche leghiste, dovrebbe sottrarre potere agli alleati rivali. Che invece, naturalmente sbagliando, erano già convinti che la guerra di successione se la fosse aggiudicata Calderoli. In tal senso, il ministro dimissionario e strigliato avrebbe probabilmente garantito una trattativa più morbida.
    Tutto deciso, quindi, nel rinsaldato asse con il premier che Bossi ha tenuto a far riemergere nella sua breve sortita pubblica. Anche le prossime mosse d’impatto. Ovvero difendere le marche della grande distribuzione italiana dall’assalto straniero. Una versione europea della trovata sui dazi cinesi, che elettoralmente qualche risultato lo darà, nonostante una volta la Lega sulla grande distribuzione aveva, italiana o no, una sola idea: era contraria tout court. Ma la politica è movimentismo, anche di posizione. E Bossi e i suoi allievi in questo sono maestri mentre gli altri, tutti, farebbero forse bene a darsi una mossa.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Scontro al Veertice, una ipotesi interessante...

    In origine postato da Nanths
    Dal Riformista

    LEGHISMI 1. VIENE ALLA LUCE UNO SCONTRO AL VERTICE DEL PARTITO CHE DURA DA PIÙ DI UN ANNO
    Bossi chiederà un prezzo alto alle politiche
    Perché Calderoli è nervoso e lo sono anche gli alleati di governo: non sarà lui a mediare gli equilibri elettorali. Il senatùr vuole abbastanza parlamentari da essere decisivo in una camera



    Il fioretto politichese, ovvero il gergo democristiano del dire senza proferire, non è certamente confacente allo stile leghista. Né, inutile sottolinearlo, appartiene alla storia del suo leader Umberto Bossi, lo sparigliatore di carte per eccellenza anche da quando è entrato con ambedue i piedi nel gotha del potere. Eppure, nell’allusivo linguaggio bossiano dell’altro ieri, quando il Senatur s’è fatto vivo a sorpresa a una piccola riunione di notabili varesini per sottolineare il «nervosismo di alcuni nel partito che però io non condivido», chi ne sa di Lega, e anche chi ne sa meno, ha colto il rilancio della guida del movimento da parte del suo capo malato, affaticato, ma pur sempre capo.
    Già, perché se ancora non fosse chiaro, nella Lega Nord della fu secessione da ormai un anno è iniziata la guerra, o se vogliamo dirla in politichese, la strategia di successione. Stabilito che la Lega è Bossi e Bossi è la Lega, pare evidente che la disavventura del Senatur ha avviato nel partito la necessità di individuare una cerchia di persone cui affidare, in nome di Bossi, le sorti del camaleontico movimento. Ed è altresì chiaro che chi, come per esempio il ministro Calderoli, si aspettava di divenirne l’erede designato e con lui il suo entourage, forse ha sbagliato a fare i conti. Gli eredi designati alla successione, peraltro “nominalmente” avviata ufficialmente dallo stesso Bossi Umberto in favore di uno dei suoi figli, sono infatti gli uomini del clan varesino. O meglio, i giovani cresciuti e allevati politicamente alla scuola superiore di evoluzione politica che l’ex ministro delle Riforme ha, con la costante sottovalutazione dell’intera classe dirigente del paese, cresciuto alle pendici prealpine della Città Giardino, alias Varese. In altre parole sono su tutti l’onorevole Giancarlo Giorgetti e, soprattutto, il presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni nonché l’avvocato e presidente del consiglio regionale lombardo Attilio Fontana.
    Sicuro, nella Lega regna pace e fraternità, si dirà. Nella Lega, invece, è in atto come detto una ricomposizione interna ed esterna che, se avrà gioco, sin dalla prossima tornata delle elezioni politiche determinerà, se già non lo sta facendo, le sorti della guida del paese. L’obiettivo del carroccio, finora abilmente giostrato da tutti i colonnelli, in questo rigidamente solidali l’un l’altro, era ed è quello di reggere alle prossime regionali. Insomma, di evitare una disfatta che potrebbe avere nefaste conseguenze in vista dell’assegnazione dei collegi per le politiche del 2006. E se in Veneto questa certezza, nonostante diversi problemi, non è mai venuta meno, in Piemonte le cose non appaiono tutte rose e fiori come poteva sembrare qualche mese fa, e in Lombardia, vero laboratorio politico nazionale, la Lega ha saputo, per sé soprattutto, giocarsi spregiudicatamente le sue carte eliminando (fino a prova contraria) il rischio del progetto della lista Formigoni, che le avrebbe sottratto importante forza negoziale.
    Ora, in attesa dei risultati che sin da ora si annunciano comunque sufficienti per avere consenso spendibile per la vera partita delle politiche, nel carroccio si fa largo il dibattito sul secondo step. Ovvero chi negozierà in persona i collegi per le prossime politiche? Ufficialmente Bossi, che però delegherà fisicamente un altro, che non sarà naturalmente il suo «nervoso» successore al dicastero per le Riforme. Già, perché il delegato o i delegati di bossiana osservanza, forti del potere di vittoria quasi garantita in molti collegi del nord, chiederanno molto di più che nel 2001. Più precisamente, la Lega mira, nella prossima legislatura, ad avere numeri tali da essere davvero determinante negli equilibri di governo del centrodestra (supposto che rivinca, ovviamente) in almeno uno dei due rami del Parlamento. Una partita che, secondo le logiche leghiste, dovrebbe sottrarre potere agli alleati rivali. Che invece, naturalmente sbagliando, erano già convinti che la guerra di successione se la fosse aggiudicata Calderoli. In tal senso, il ministro dimissionario e strigliato avrebbe probabilmente garantito una trattativa più morbida.
    Tutto deciso, quindi, nel rinsaldato asse con il premier che Bossi ha tenuto a far riemergere nella sua breve sortita pubblica. Anche le prossime mosse d’impatto. Ovvero difendere le marche della grande distribuzione italiana dall’assalto straniero. Una versione europea della trovata sui dazi cinesi, che elettoralmente qualche risultato lo darà, nonostante una volta la Lega sulla grande distribuzione aveva, italiana o no, una sola idea: era contraria tout court. Ma la politica è movimentismo, anche di posizione. E Bossi e i suoi allievi in questo sono maestri mentre gli altri, tutti, farebbero forse bene a darsi una mossa.

    Analisi ipotetica interessante. Tuttavia, se Bossi s'illude che il Nano gli vengaincontro facendo qualcosa che possa assegnare alla LN più potere di ago della bilancia all'interno della CDL, si sbaglia di grosso. Secondo me, e voglio essere generoso, Bossi, nella sua generale impreparazione, prende le menzogne del Nano come oro colato. E ciò anche prima della malattia, a mio parere. Il Nano vuol distruggere la LN, questo è certo, se non altro per fargliela pagare per il ribaltone del '94. Solo qualcuno in malafede può negarlo, IMHO.
    Iunthanaka
    Conte della Martesana

  3. #3
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    Il Nano non vuole "distruggere" la LN, gli basta assorbirla.
    Come quegli insetti che paralizzano la vittima, depongono le uova
    nel suo corpo, e la divorano dall'interno, finche' resta
    solo piu' la shell esterna. E basta leggere La Padania per vedere
    che l'opera di svuotamento e' ormai completa. E' tutto una serie
    di proclami populistici di destra, piu' o meno fintamente
    catto-tradizionalisti, e fortemente nazionalistici ("noi Italiani,
    difendere la nostra Patria, l'onore dei nostri Soldati, ecc ...").
    Insomma, il Nano vuole fare della LN l'ala nazionalista di FI.

    Perche' questo? Semplice, IMHO.
    Finche' la LN era trasversale, aperta a destra e sinistra,
    il Nano era a rischio: la LN poteva togliergli l'appoggio
    e cercare supporto da altre parti. Ma avendo trasformato
    la LN in un partito populista cattolico di estrema destra,
    oggi il Nano sa che la nuova LN non puo' piu' andare
    da nessun'altra parte al di fuori della sua coalizione.

  4. #4
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    quetsa ipotesi "Alien" è fortemente inquietante aussie...c'è anche da dire però che poi dell'organismo originario non rimane più nulla una volta terminata la "covata"...

  5. #5
    Ecogiustiziere Insubre
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    In origine postato da aussiebloke
    Il Nano non vuole "distruggere" la LN, gli basta assorbirla.
    Come quegli insetti che paralizzano la vittima, depongono le uova
    nel suo corpo, e la divorano dall'interno, finche' resta
    solo piu' la shell esterna. E basta leggere La Padania per vedere
    che l'opera di svuotamento e' ormai completa. E' tutto una serie
    di proclami populistici di destra, piu' o meno fintamente
    catto-tradizionalisti, e fortemente nazionalistici ("noi Italiani,
    difendere la nostra Patria, l'onore dei nostri Soldati, ecc ...").
    Insomma, il Nano vuole fare della LN l'ala nazionalista di FI.

    Perche' questo? Semplice, IMHO.
    Finche' la LN era trasversale, aperta a destra e sinistra,
    il Nano era a rischio: la LN poteva togliergli l'appoggio
    e cercare supporto da altre parti. Ma avendo trasformato
    la LN in un partito populista cattolico di estrema destra,
    oggi il Nano sa che la nuova LN non puo' piu' andare
    da nessun'altra parte al di fuori della sua coalizione.

    Non so, Aussie. Condivido molto di quanto hai scritto, tuttavia rimango dell'idea che, dall'interno o no, ciò che prema al Nano è distruggere la LN, non tramutarla in una costola cattonazista. Anche perchè, a che gli servirebbe? Null'altro che ad attirarsi gli strali degli antirazzisti di professione (compresi quelli potentissimi di base a Bruxelles), no?
    Iunthanaka
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  6. #6
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    Tentativo maldestro di anticipare il calo di consensi delle regionali.L'obbiettivo vero è riuscire a mantenere il consenso,non fosse che nel 2006 forte della fedeltà dimostrata fino ad ora ,la Lega potrebbe chiedere la contropartita di un maggior numero di collegi.Ovviamente, la strategia potrebbe essere interessante se in mezzo non ci fosse il crollo economico che da qui al 2006 potrà solo acutizzarsi.Il popolo più di ieri vuole risultati concreti e certezze economiche,altro che leggi e leggine del tubo.Quattro anni non sono bastati, per far dire al Berlusca che di economia si può anche morire.Bisognava per forza preoccuparsi di sfruttare il tempo per fare le leggi ad hoc, ben sapendo che non si sarebbe più potuto farle domani.Il sistema non riformerà mai se stesso e Bossi lo sa bene.

  7. #7
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    In origine postato da Zingano
    Il sistema non riformerà mai se stesso e Bossi lo sa bene.
    Sì sì, questo mi pare il punto.
    Iunthanaka
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  8. #8
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    In origine postato da Iunthanaka
    Sì sì, questo mi pare il punto.
    Io credo che voglia passare alla storia per essere colui che ci è riuscito.

  9. #9
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    Può darsi che Bossi non riesca a cambiare il sistema ma sicuramente ci ha provato. Altrimenti nel 1994 poteva rimanere con il Polo e tenersi un 8/9% di elettori vivendo di rendita.

  10. #10
    Ecogiustiziere Insubre
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    In origine postato da RobieT
    Può darsi che Bossi non riesca a cambiare il sistema ma sicuramente ci ha provato. Altrimenti nel 1994 poteva rimanere con il Polo e tenersi un 8/9% di elettori vivendo di rendita.
    Cosa?
    Guarda che l'8-9% la LN l'ha ottenuto nel '96, ossia DOPO aver rotto col Pollo delle Libertà.
    Iunthanaka
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