dal quotidiano LIBERO di oggi 22 marzo 2005.....
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Bruxelles Ulivo contro l'Italia pur di danneggiare Berlusconi

di GENNARO SANGIULIANO


ROMA - Tutto è cominciato con una lettera di due paginette che Silvio Berlusconi inoltrò, il ventiquattro novembre scorso, all'allora presidente di turno dell'Unione europea, l'olandese Yan Peter Balkenende. Vi si chiedeva la revisione urgente del famigerato Patto di stabilità. È quello l'atto formale che ha dato avvio alla discussione i cui frutti maturi sono stati colti l'altroieri a Bruxelles. E se oggi l'Europa si può liberare di un vincolo pesante al suo sviluppo, il Cavaliere può a giusta ragione vantare i suoi meriti. Lo dimostrano alcune dichiarazioni, rese a mezza bocca, da alcuni esponenti del centrosinistra italiano, consapevoli del rilancio che Berlusconi può ottenere da questa operazione, perché l'accordo è stato fatto sulle basi della proposta italiana, elaborata a suo tempo da Giulio Tremonti. La definizione Patto di stabilità può apparire ostica per i non addetti ai lavori, eppure è una questione cruciale che entra nella tasca dei cittadini e negli interessi di milioni di persone. Gli Stati che aderirono all'euro, decisero col Trattato di Maastricht di porre alcuni vincoli di finanza pubblica necessari a garantire la stabilità monetaria. Tra questi la famigerata regola che fissa nel 3 per cento il rapporto, invalicabile, tra deficit e Pil di ciascun Paese. Un sistema necessario nella fase di avvio dell'euro ma che col tempo si è trasformato in una catena al collo par lo sviluppo dei paesi dell'eurozona che non hanno potuto liberare risorse per gli investimenti. Da tempo Berlusconi aveva compreso che la sua politica di investimenti, soprattutto quella delle grandi opere e delle innovazioni, non sarebbe stata possibile senza la rimozione di questo vincolo. E si è mosso, sfruttando abilmente la convergenza d'interessi con Francia e Germania. Si è mossa anche la sinistra italiana, che in questi mesi ha fatto del Patto un totem inviolabile, come se la sua sola revisione fosse la demolizione dell'Europa. Gli ulivisti, fatte le dovute eccezioni come quella del Riformista e di alcuni esponenti più avveduti, hanno anche attuato un pressing sui loro compagni europei affinché non facessero questo " regalo" a Berlusconi. Posizione che ha dato fastidio anche al compagno Schroeder che avrebbe commentato: " Questi italiani di sinistra pur di fare un dispetto a Berlusconi sono pronti a osteggiare una misura salutare e necessaria ? . Verità o esagerazioni giornalistiche, sta di fatto, che un feroce oppositore ( basta rileggerne le dichiarazioni) a ogni modifica è stato, da presidente della commissione Ue, Romano Prodi, che solo nelle ultime settimane ha parzialmente modificato il suo " niet" . Negli ultimi tre anni i due potenti e influenti Paesi della zona dell'euro, Francia e Germania, hanno sistematicamente sfondato la soglia del tre per cento del rapporto fra Pil e deficit. Regole alla mano sarebbe dovuta scattare la procedura " anti- deficit eccessivo ? ma più di un anno fa, precisamente il 25 novembre 2003, l'Ecofin bloccò, anche grazie alla mediazione di Tremonti, la procedura fissata dai paragrafi sette, otto e nove dell'articolo 104 del Trattato. Eppure, le cifre non lasciavano spazio, nel 2002 Parigi era giunta al 3,2 per cento, Berlino al 3,7 per cento. Lo sfondamento e la relativa violazione del Patto si sono aggravate nel 2003, con un 4,1 per Parigi e un 3,8 per Berlino, un'altra infrazione nel 2004, al 3,7 i francesi e al 3,9 i tedeschi. Inoltre le previsioni annunciano uno sfondamento per la Francia anche nel 2005 e nel 2006, forse un rientro della Germania nel 2006. Il Patto, inoltre, è stato sfondato anche da Portogallo e Grecia. L'Italia, invece, sia pur a fatica, e nonostante mille cassandre, è sempre stata all'interno dei parametri di Maastricht. Se si fosse trovata nelle stesse condizioni in cui si trovano Francia e Germania questo sarebbe stato motivo di lacerazioni e attacchi interni. La posizione italiana, sia pur con molte limature e modifiche, è stata accolta anche nel merito. Berlusconi, a suo tempo aveva proposto di scorporare alcune tipologie di investimenti dal calcolo del rapporto fra deficit e Pil. Per la Germania i costi della riunificazione, per la Francia quelli della difesa, per l'Italia quelli delle grandi opere infrastr utturali. L'intera vicenda del Patto di stabilità è molto di più di una mera questione di bilanci, su di essa si sono incrociate e scontrate due diverse concezioni dell'Europa, da una parte una visione centralista e rigida cara alla nuova casta di euroburocrati, dall'altra quella dell'Europa delle nazioni che fu cara aDe Gaulle.
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Sta di fatto che fin che alla Commissione c'è stato il signor Prodi....... l'euroburocrazia dei banchieri ha avuto una sponda solidissima alla sua interpretazione rigida e decontestualizzata delle pur necessarie regole del patto di stabilità. Con le conseguenze conosciute (la zavorra all'economia Europea) su crescita economica e competitività globale.

Saluti liberali