Senato. La tenia partitocratrica. Quando una poltrona, anzi due, fanno l'unanimità
21 Novembre 2009


Con la modifica “transitoria” del regolamento del Senato approvata con 239 voti a favore, 12 contro e 15 astenuti si è stabilito di aggiungere due nuovi segretari d'aula. Coprire un vuoto, una lesione al principio della rappresentatività democratica o riempire un pieno? Era necessario per l'organizzazione dei lavori disporre di due ulteriori segretari, oppure si è trattato semplicemente di un'ulteriore moltiplicazione di poltrone, di prebende e privilegi, di una spartizione partitocratica tra i gruppi? Il bilancio si aggraverà di una spesa di 250 mila euro l'anno per ciascun segretario. Da dove arrivano i soldi? Dentro il Senato avviene il contrario di ciò che avviene nelle case e nelle tasche degli italiani, si incrementano le uscite, ma non ci si pone il problema di come coprirle.

La storia. Il Regolamento del Senato stabilisce l'elezione di otto segretari ad inizio legislatura, ma prevede anche che ne possano essere aggiunti altri due nel caso in cui nell'ufficio di presidenza -composto anche da un presidente, quattro vicepresidenti e tre questori- non siano rappresentati tutti i gruppi. In tal caso se ne eleggono altri due.

L'ingordigia ha fatto diventare regola e prassi la straordinarietà. Così ad inizio legislatura pur essendo 5 gruppi politici e il misto, tra i 16 componenti dell'ufficio di presidenza mancava quello dell'Italia dei Valori. Si decide quindi di dare seguito al criterio di rappresentatività e si viene convocati per votare altri due segretari d'aula. In queste occasioni i gruppi si accordano e distribuiscono ai senatori dei foglietti, o inviano degli sms, per indicare la lista dei nomi da “votare”. In quella occasione alcuni non hanno seguito l'indicazione, e la segretezza dell'urna ha giocato un brutto scherzetto ai dipietristi. Evidentemente nella spartizione dei gruppi, dei nomi, dei bigliettini, la senatrice Helga Thaler Ausserhofer ha fatto una sua personale campagna “acquisti” e ha superato nel segreto dell'urna il senatore Aniello Di Nardo dell'Idv. L'esperienza di una senatrice che dalla XI legislatura siede ininterrottamente in Parlamento per il Sudtiroler Volkspartei ha battuto l'inesperto Aniello Di Nardo, che ha alle spalle solo la XII legislatura, eletto con il Ccd-Udc per poi passare all'Unione Democratici per l'Europa, e ora a fianco di Di Pietro.

Dopo mesi di pressioni si arriva alla proposta di modifica condivisa da tutti i gruppi, con una unità di vedute straordinaria. La norma dice: se un gruppo nell'ufficio di presidenza non è rappresentato “eleggiamo” un nuovo segretario, ma se ciò comportasse uno squilibrio a favore dell'opposizione ne dovrà essere “eletto” un altro ancora. Una sorta di gioco dell'oca che potrebbe non avere mai fine. In aula noi senatori Radicali l'abbiamo definita la tenia partitocratrica.

Un Parlamento fatto di nominati non ha avuto il coraggio di proporre l'eliminazione di questo rito barocco. Bastava scrivere che l'Ufficio di Presidenza del Senato viene nominato dai gruppi e in caso ratificato dai senatori. Esattamente come avviene nelle elezioni politiche, quando i cittadini ratificano le liste dei partiti.


Donatella Poretti

TELLUS folio