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  1. #1
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    Predefinito PIETRO FOLENA:Tra Blair e Zapatero scelgo Zapatero



    PIETRO FOLENA:
    Tra Blair e Zapatero scelgo Zapatero



    Caro direttore, anch’io vorrei intervenire nel dibattito seguito all’intervista su La Stampa di Piero Fassino. Sono convinto che la democrazia non si possa esportare con le armi, come ricordava ieri Mussi. Non solo perché non funziona (e non è vero che la guerra in Iraq sia la causa del ritrovato dialogo in Medio Oriente), ma anche perché è eticamente sbagliato. Non si può accettare il motto “si vis pacem para bellum”. Non si può pensare - nel nostro tempo – che il fine giustifica i mezzi. No, i mezzi prefigurano il fine. Quanta pace c’è oggi in Iraq? Ben poca davvero. La prima seduta del parlamento è stata insanguinata da un feroce attentato. Ogni giorno da quel paese arriva un bollettino con decine o centinaia di vittime tra i civili, gli insorti e i soldati della coalizione. Un bollettino di guerra. Mi pare che i fatti parlino da soli.

    C’è un’altra considerazione di Fassino che non mi convince, e riguarda il rapporto con gli Stati Uniti. Non credo che insieme agli Usa – a questi Usa, con questa Amministrazione – possiamo realisticamente pensare di promuovere la democrazia e i diritti umani nel mondo. Il clan Bush ha ampiamente dimostrato di avere in spregio la pace, la democrazia e persino la stessa Costituzione degli Stati Uniti (a proposito, mi ricorda qualcuno…). Cosa abbiamo in comune con quella politica? Nulla.

    Il punto di fondo è che non si è capito, a differenza di Zapatero, di Chirac e di Schroeder, che se si vuole ottenere qualcosa da Bush non gli si può allisciare il pelo. L’America non è una bimba dispettosa che l’Europa deve educare con le caramelle, cantandole la ninna-nanna e dicendole ogni giorno che le vogliamo bene e che abbiamo bisogno di lei. O, se vogliamo fare un paragone più serio, l’Europa non sta all’America come la Grecia stava a Roma.

    Au contraire, l’Europa – la Francia, la Spagna, la Germania – hanno capito da tempo che alla dottrina Bush si risponde con dei fermi “no” e contrapponendo un’altra logica. La sinistra italiana si divide ogni volta che dobbiamo votare sulla missione in Iraq. Invece questi tre paesi, a due anni di distanza, continuano ad affermare “nessun soldato in Iraq”. La sinistra italiana cerca un “dialogo” con l’America. La sinistra spagnola, quella tedesca e la destra democratica di Chirac, invece, con il loro atteggiamento duro, hanno costretto Bush a venire in Europa e addivenire a più miti consigli. Su questa strada mi pare siano intenzionate a proseguire se è vero, com’è vero, che l’Europa sta costringendo gli Usa a fermarsi sulla soglia dell’Iran. Non “convincendo”. Ma “costringendo”. Perché le visioni qui sono due, e dovremmo cercare di metterci d’accordo su quale sia la più efficace: la prima che vede l’Europa come il ramo cadetto del sistema atlantico-occidentale (diciamo la visione di Blair); e la seconda che intende l’Europa come una potenza di pace, capace di sostituire l’America come leader morale del mondo (diciamo la visione di Zapatero). Non ho dubbi su quale sia la strada da seguire.

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  2. #2
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    d'accordo al 100%
    qualche volta Folena ci indovina pure...

  3. #3
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    in disaccordo al 100% la sagra dei luoghi comuni.

    ribadisco il mio pensiero


    UNA RISPOSTA RIFORMISTA AI NEOCONSERVATORI

    La guerra in Iraq ha messo in evidenza la situazione di crisi delle istituzioni internazionali in particolare dell’ONU, della NATO e il limite delle politiche neo- conservatrici nella lotta al terrorismo.
    L’ONU non è riuscita ad adempiere a quel ruolo di mediazione delle crisi internazionali e prevenzione dei conflitti che le è propria, quindi si rende sempre più necessaria una riforma dello statuto delle nazioni unite per dare all’ONU quelli strumenti che sono necessari per svolgere in modo più efficace il suo ruolo, cominciando dal consiglio di sicurezza la cui composizione risente troppo degli equilibri della guerra fredda e il diritto di veto paralizza ogni decisione con la conseguenza che i problemi si aggravano e i rischi per la pace mondiale aumentano, la soluzione non è l’allargamento del consiglio di sicurezza ad altri stati ma quello di rendere più democratiche le decisioni.
    Deve cambiare anche l’approccio all’uso della forza da parte dello statuto dell’ONU attualmente è consentita in caso di aggressione da parte di un altro stato e in caso in cui venga autorizzata dal consiglio di sicurezza. l’internazionale socialista, il partito socialista europeo devono farsi carico di questo cambiamento è necessaria una strategia di lungo periodo che non preveda né il pacifismo assoluto, né la guerra preventiva, è una sfida difficile, complessa, insidiosa ma che dovremmo essere in grado di lanciare. L’azione militare che ha interrotto il massacro Ruanda è un caso esemplificativo di questo quadro, infatti nel caso che il consiglio di sicurezza non avesse approvato l’intervento questo sarebbe stato illegale per il diritto internazionale.
    Altri problemi delle nazioni unite sono quelli meno all’attenzione dell’opinione pubblica come le commissioni soprattutto di quella dei diritti umani in cui capita spesso capita che vengano eletti paesi come la Libia, l’Egitto, la Colombia che non sono certo un esempio della tutela dei diritti dell’uomo e questo incide sulla credibilità dell’organizzazione e sulla sua azione.
    La sinistra riformista non può guardare solo al medio breve periodo occorre guardare nel lungo periodo è necessario fare tutto il possibile perché non si ripeta un nuovo Iraq e quindi serve un organizzazione delle nazioni unite riformata, più solida e quindi dall’azione più efficace, noi giovani che abbiamo un futuro davanti dovremmo essere protagonisti della richiesta di una svolta altrimenti i nuovi Iraq si moltiplicheranno perché il modo migliore per la prevenzione dei conflitti è un azione politica di giustizia e di pace.
    Anche la NATO ha i suoi problemi infatti ha concluso la sua mission originaria che era di quella di difendere i paesi occidentali da un eventuale aggressione da parte del blocco orientale. Nel caso del Kossovo ha sopperito alle mancanze delle nazioni unite e all’impossibilità del consiglio di sicurezza di assumere una decisione, ma questo non il suo compito essendo soprattutto un organizzazione militare e di sicurezza. Il suo ruolo dovrebbe essere quello di tavolo di concertazione tra le politiche militari e di sicurezza statunitensi e quelle dell’unione europea che auspichiamo diventino sempre più efficienti ed efficaci.
    Anche in questo bisogna lanciare il cuore oltre l’ostacolo e farci protagonisti di un vero cambiamento che non sia quello di un Europa antagonista degli stati uniti, ma di un continente che voglia porsi in un piano di pari dignità facendo valere i suoi valori di eguaglianza, dignità sociale, lotta alle disegueglianze presenti nel mondo come il maremoto ha tristemente portato alla ribalta e questo non si ottiene con le contrapposizioni sterili agli Stati Uniti anche se con la politica dell’amministrazione Bush c’è da stare poco ottimisti. .
    Tutto questo si ricollega alla questione della lotta al terrorismo. La politica neo- conservatrice si è rivelata tragicamente fallimentare, la guerra in Iraq si è rivelata un focolaio di terrorismo invece che uno strumento per la sua lotta, anche qui la soluzione dei problemi non è solo l’uso della forza, ma il fatto che questa va accompagnata con una politica intelligente che cerchi di limitarne ed evitarne in tutti i modi l’uso. Alla guerra preventiva va sostituita la politica preventiva, però l’uso della forza non deve essere più un tabù in alcuni casi circoscritti gli esempi del kossovo e del Ruanda ne sono la dimostrazione. Questo non significa cambiare i nostri valori di pace, solidarietà e dignità sociale ma renderli attuali nell’era della globalizzazione, si può combattere il terrorismo di qualsiasi matrice e rispettare i diritti dell’uomo questa deve essere la nostra scommessa, fatti come Abu Graib e guantanamo non devono più ripetersi.
    Se il riformismo si sgancia dalla necessaria critica alle società in cui viviamo, ed abbandona l'ambizione della radicalità delle trasformazioni, il riformismo diventa moderatismo. E la radicalità, se si separa dal dovere di indicare soluzioni concrete, praticabili e possibilmente maggioritarie, diventa utopia, sogno e, a volte, pura illusione

  4. #4
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    In origine postato da danny78
    d'accordo al 100%
    qualche volta Folena ci indovina pure...
    ....ma....dato che questa e' la sua (nostra) linea da sempre, direi che Folena piu' che ci indovina, è sempre stato coerentemente dalla parte giusta, piuttosto...non trovi?

  5. #5
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    Predefinito Re: PIETRO FOLENA:Tra Blair e Zapatero scelgo Zapatero

    Dipende.

    Sulla riforma dell'università Bali non ha fatto male. Sul welfare, mi dicono ma non ho esperienze dirette, anche.

    Sulla politica estera, sull'europeismo, sui problemi della laicità sicuramente meglio il PSOE. Cuhe dl resto in materia sociale mi pare abbia una politica riformista (che non è la moderazione).

    diciamo che Blair ha perso quella visione di New Labour, New Britain, questo senz'altro. Zapatero ha appena iniziato.

  6. #6
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    In origine postato da asti_sinistra
    ....ma....dato che questa e' la sua (nostra) linea da sempre, direi che Folena piu' che ci indovina, è sempre stato coerentemente dalla parte giusta, piuttosto...non trovi?

    Boh Folena è noto per certe pulizia dirigenziali del sud Italia che non hanno fatto ottenre risultati fantastci nel 2001.

    Poi come fosse Folena quando faceva il coordinatore della sereteria dalemian-veltroniana non lo so. Ditemelo voi.

  7. #7
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    non è che ci voglia molto a preferire Zapatero a Blair.. che scoperta

    blair non è certo un socialista

  8. #8
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    In origine postato da benfy
    in disaccordo al 100% la sagra dei luoghi comuni.

    ribadisco il mio pensiero


    UNA RISPOSTA RIFORMISTA AI NEOCONSERVATORI

    La guerra in Iraq ha messo in evidenza la situazione di crisi delle istituzioni internazionali in particolare dell’ONU, della NATO e il limite delle politiche neo- conservatrici nella lotta al terrorismo.
    L’ONU non è riuscita ad adempiere a quel ruolo di mediazione delle crisi internazionali e prevenzione dei conflitti che le è propria, quindi si rende sempre più necessaria una riforma dello statuto delle nazioni unite per dare all’ONU quelli strumenti che sono necessari per svolgere in modo più efficace il suo ruolo, cominciando dal consiglio di sicurezza la cui composizione risente troppo degli equilibri della guerra fredda e il diritto di veto paralizza ogni decisione con la conseguenza che i problemi si aggravano e i rischi per la pace mondiale aumentano, la soluzione non è l’allargamento del consiglio di sicurezza ad altri stati ma quello di rendere più democratiche le decisioni.
    Deve cambiare anche l’approccio all’uso della forza da parte dello statuto dell’ONU attualmente è consentita in caso di aggressione da parte di un altro stato e in caso in cui venga autorizzata dal consiglio di sicurezza. l’internazionale socialista, il partito socialista europeo devono farsi carico di questo cambiamento è necessaria una strategia di lungo periodo che non preveda né il pacifismo assoluto, né la guerra preventiva, è una sfida difficile, complessa, insidiosa ma che dovremmo essere in grado di lanciare. L’azione militare che ha interrotto il massacro Ruanda è un caso esemplificativo di questo quadro, infatti nel caso che il consiglio di sicurezza non avesse approvato l’intervento questo sarebbe stato illegale per il diritto internazionale.
    Altri problemi delle nazioni unite sono quelli meno all’attenzione dell’opinione pubblica come le commissioni soprattutto di quella dei diritti umani in cui capita spesso capita che vengano eletti paesi come la Libia, l’Egitto, la Colombia che non sono certo un esempio della tutela dei diritti dell’uomo e questo incide sulla credibilità dell’organizzazione e sulla sua azione.
    La sinistra riformista non può guardare solo al medio breve periodo occorre guardare nel lungo periodo è necessario fare tutto il possibile perché non si ripeta un nuovo Iraq e quindi serve un organizzazione delle nazioni unite riformata, più solida e quindi dall’azione più efficace, noi giovani che abbiamo un futuro davanti dovremmo essere protagonisti della richiesta di una svolta altrimenti i nuovi Iraq si moltiplicheranno perché il modo migliore per la prevenzione dei conflitti è un azione politica di giustizia e di pace.
    Anche la NATO ha i suoi problemi infatti ha concluso la sua mission originaria che era di quella di difendere i paesi occidentali da un eventuale aggressione da parte del blocco orientale. Nel caso del Kossovo ha sopperito alle mancanze delle nazioni unite e all’impossibilità del consiglio di sicurezza di assumere una decisione, ma questo non il suo compito essendo soprattutto un organizzazione militare e di sicurezza. Il suo ruolo dovrebbe essere quello di tavolo di concertazione tra le politiche militari e di sicurezza statunitensi e quelle dell’unione europea che auspichiamo diventino sempre più efficienti ed efficaci.
    Anche in questo bisogna lanciare il cuore oltre l’ostacolo e farci protagonisti di un vero cambiamento che non sia quello di un Europa antagonista degli stati uniti, ma di un continente che voglia porsi in un piano di pari dignità facendo valere i suoi valori di eguaglianza, dignità sociale, lotta alle disegueglianze presenti nel mondo come il maremoto ha tristemente portato alla ribalta e questo non si ottiene con le contrapposizioni sterili agli Stati Uniti anche se con la politica dell’amministrazione Bush c’è da stare poco ottimisti. .
    Tutto questo si ricollega alla questione della lotta al terrorismo. La politica neo- conservatrice si è rivelata tragicamente fallimentare, la guerra in Iraq si è rivelata un focolaio di terrorismo invece che uno strumento per la sua lotta, anche qui la soluzione dei problemi non è solo l’uso della forza, ma il fatto che questa va accompagnata con una politica intelligente che cerchi di limitarne ed evitarne in tutti i modi l’uso. Alla guerra preventiva va sostituita la politica preventiva, però l’uso della forza non deve essere più un tabù in alcuni casi circoscritti gli esempi del kossovo e del Ruanda ne sono la dimostrazione. Questo non significa cambiare i nostri valori di pace, solidarietà e dignità sociale ma renderli attuali nell’era della globalizzazione, si può combattere il terrorismo di qualsiasi matrice e rispettare i diritti dell’uomo questa deve essere la nostra scommessa, fatti come Abu Graib e guantanamo non devono più ripetersi.
    Se il riformismo si sgancia dalla necessaria critica alle società in cui viviamo, ed abbandona l'ambizione della radicalità delle trasformazioni, il riformismo diventa moderatismo. E la radicalità, se si separa dal dovere di indicare soluzioni concrete, praticabili e possibilmente maggioritarie, diventa utopia, sogno e, a volte, pura illusione
    Anchio preferisco Zapatero a Blair, ma con questo non è detto che sia d'accordo con Folena: se Zapatero non avesse ritirato le truppe ?
    Livio

  9. #9
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    In origine postato da [email protected]
    non è che ci voglia molto a preferire Zapatero a Blair.. che scoperta

    blair non è certo un socialista
    Certo, peccato che questa sia la linea dichiarata della SINISTRA DS e delle sinistre alternative da sempre, mentre le altre sinistre di linee ne hanno 2: la prima non ha un senso, la seconda e' quella di bleeeeeeeeeer

    p.s neanche d'alema e' un socialista se e' per questo, e neppure i suoi seguaci-servi, perche' se ci stai dentro questo capisci che sono.....servi, e in mezzo come al solito ci trovi i pochi capaci di fare, utilizzati spesso come portantini o porta-voti.

  10. #10
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    In origine postato da Livio
    Anchio preferisco Zapatero a Blair, ma con questo non è detto che sia d'accordo con Folena: se Zapatero non avesse ritirato le truppe ?
    Folena, Mussi e i compagni sono sempre stati su questa linea, il processo alle intenzioni non ha senso, io vedo quello che fa chi comanda il partito, e li non ci sono se o ma,c'e' solo confusione e incoerenza, e questo e' un dato di fatto constatabile, per sfortuna.

 

 
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