COMMENTO - Swiss
È finita l’avventura
È fatta: da ieri si legge Swiss ma si scrive Lufthansa. La decisione del Consiglio federale di vendere l’aviolinea di bandiera elvetica alla compagnia tedesca non è stata una vera sorpresa, tanto che la cronaca degli avvenimenti che hanno portato alla decisione di ieri potrebbe essere definita «una vendita annunciata». Nemmeno sui dettagli dell’accordo vi sono particolari novità. In pratica si sono concretizzate le indiscrezioni giornalistiche della vigilia: i piccoli azionisti ricevono circa 70 milioni di franchi per il 15% delle azioni da loro detenute. I grandi azionisti, ma solo nel 2008, e unicamente a determinate condizioni (a dipendenza dell’andamento del corso dei titoli Lufthansa), riceveranno una somma che al massimo potrà raggiungere i 390 milioni di franchi. Quanto successo nelle ultime convulse settimane si presta a un paio di considerazioni: la prima sugli sviluppi dell’accordo stesso, la seconda sul futuro dei collegamenti aerei a vantaggio della nostra piazza economica. Del rammarico per la débâcle di Swissair prima, e dell’incapacità di Swiss, in particolare nei primi e decisivi anni di vita, di trovare una strategia vincente si è già detto molto. Poco o quasi nulla è stato invece detto sull’ultimo anno di vita di Swiss, quando il tedesco Christoph Franz ha preso in mano le redini dell’aviolinea su mandato dei grandi azionisti. Ebbene, e le cifre lo attestano, Franz ha fatto un buon lavoro, tanto che Swiss ha saputo chiudere lo scorso anno ben due trimestri nelle cifre nere. Un risultato questo che se da un canto ha permesso a Swiss di presentarsi all’appuntamento con Lufthansa con migliori «argomenti», dall’altro lascia l’amaro in bocca in quanto sono in molti a chiedersi se, sulla base delle ultime performance di Swiss, la teoria dell’Alleingang non abbia assunto più concretezza che in passato. Di fatto, a Swiss, per «riprendere fiato» è bastato un intervento correttivo sui costi. Un intervento indispensabile per impostare una strategia vera e propria. Purtroppo, ed è qui il rammarico, al momento del conseguimento dei primi risultati positivi, preludio (perché no) alla rinascita, la mannaia della vendita è caduta sulla Swiss. Oltre al rammarico, gli ultimi avvenimenti lasciano spazio anche a una certa sorpresa. È infatti sorprendente che la decisione di vendere Swiss abbia avuto un iter così breve. In pratica tutta l’operazione si è svolta nell’arco di due settimane. Ora, delle due l’una: o si è trattato di una vendita terribilmente affrettata, oppure la decisione dei grandi azionisti di liberarsi di Swiss viene da più lontano, magari in concomitanza con l’assunzione di Franz quale nuovo CEO dell’aviolinea. Se così fosse, i risultati ottenuti dal nuovo «comandante» oltre che buoni devono essere sembrati anche imbarazzanti. Più che un «U-Boot» mandato in perlustrazione dai tedeschi, Franz potrebbe essere in questo caso definito il negoziatore privilegiato dei grandi azionisti di Swiss. La seconda riflessione riguarda il futuro, non più, purtroppo, della nostra aviolinea di bandiera, ma del trasporto aereo svizzero. Il Consiglio federale a tal proposito ha fatto sapere che Lufthansa ha assicurato che l’hub di Zurigo conserverà i suoi collegamenti con l’estero e sarà, dal punto di vista operativo, integrato con gli aeroporti di Francoforte e di Monaco. Non c’è motivo apparente di non credere a queste affermazioni, in particolare perché è assodato che l’aeroporto di Francoforte ha raggiunto il limite delle sue capacità e quello di Monaco sta anch’esso piano piano avvicinando la soglia della «piena occupazione». Ma si sa, le situazioni potrebbero in futuro cambiare. Nel caso l’occupazione dei due aeroporti tedeschi dovesse domani ridimensionarsi, a causa magari di una crisi simile a quelle che abbiamo vissuto negli ultimi anni, quali assicurazioni avremmo noi svizzeri che l’hub di Zurigo non verrebbe ridimensionato al ruolo di apportatore di passeggeri verso Francoforte e Monaco? Non c’è forse il rischio, speriamo il più remoto possibile, che, nel caso di un periodo di un nuovo ridimensionamento dell’attività aviatoria, l’obiettivo primario di sostenere la piazza economica e finanziaria svizzera verrebbe a mancare?
23/03/2005 00:06
Mario Tettamanti
Corriere del Ticino




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