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Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito L'ossessione di possedere sempre di più.

    TROPPE ATTESE PER IL FUTURO

    di CARLO SGORLON

    I sondaggi delle agenzie ci dicono che l'uomo occidentale crede sempre meno al futuro. Ma, in pari tempo, sempre più si agita, protesta, si dà da fare, usa spesso sistemi violenti e disonesti per avere di più. La tendenza non riguarda tutta la società, d'accordo. Ma sta di fatto che si ha la sensazione che i malavitosi, le varie mafie italiane o planetarie, siano in continuo aumento.

    Però, in apparente contraddizione con questo andamento delle cose, v'è il timore diffuso che l'avvenire contenga oscure minacce. L'uomo contemporaneo, e in particolare quello delle nostre civiltà, vive dentro una sorta di schizofrenia psicologica. Da una parte conosce la spinta a volere e a pretendere sempre di più (più soldi, più assistenza, più certezze, più sanità, più cultura, più prevenzione, più sicurezza e così via). Dall'altra sente che il futuro, per una quantità di ragioni, non ben conosciute (anche perché la coscienza dei singoli, per ragioni di paura, si sforza di non indagarle), diventa sempre meno promettente e sempre più buio. Io sono uno che per temperamento ha la tendenza di guardare lontano.

    Forse per questo le mie conoscenze e le mie intuizioni mi suggeriscono che sarebbe opportuno per tutti diminuire progressivamente le proprie pretese, perché sempre più difficilmente esse potranno venire soddisfatte. Bisognerebbe anche cercare di chiarire e di razionalizzare progressivamente i motivi per cui si teme il futuro. Da decenni, anzi da secoli, l'uomo vive all'interno di una bolla di ottimismo, legata alla convinzione che il progresso scientifico, tecnologico e produttivo migliorerà sempre di più la qualità della sua vita. Molti credono che il progresso sia diventato una specie di destino, che ci appartiene definitivamente. Vi sono anche parole-chiave per indicare questa convinzione; parole legate spesso a ideologie utopistiche, come "Avanti!", "Excelsior!", "Vorwärts!", diventate testate di giornali o titoli di spettacoli.

    Questa convinzione è giustificata soltanto in parte. Certo, scienza, tecnologie, produzione sono riuscite a raggiungere livelli incredibili, quasi prodigiosi. Ma la fiducia che tutto ciò possa risolvere per sempre ogni problema dell'umanità è ingenua, anzi infantile. La ricchezza oggi diffusa in occidente è data innanzi tutto dalla sovrapproduzione. E produrre in eccesso, come si tende a fare oggi, a cominciare dagli Usa, è un errore che l'umanità dovrà probabilmente scontare a caro prezzo nell'avvenire. Che non si debba produrre più di quello che serve a una vita dignitosa è l'unico punto che condivido con il padre del socialismo ottocentesco.

    La sovrapproduzione è un lusso ambiguo, dai risvolti pericolosi. Attualmente ce lo concediamo soprattutto perché stiamo attraversando un'era di Bengodi, resa possibile dall'energia fornita dal petrolio. Ma che l'oro nero aumenti di prezzo tutti i giorni, parallelamente al consumo di esso, che si estende in progressione geometrica, sono fatti che dovrebbero metterci in guardia. Gli storici dell'avvenire probabilmente definiranno i nostri tempi come "l'età grassa e incosciente del petrolio". Ma esaurito il petrolio, cosa succederà? Le fonti alternative di energia sono già molte, il vento, il sole, il nucleare, la benzina verde, le acque calde, i geyser. Però tutte insieme faranno fatica a sostituire totalmente il petrolio. Si spera che siano un giorno in grado di farlo. Tra l'altro offrirebbero anche il grande vantaggio di non essere inquinanti. Si spera anche di arrivare alla fusione fredda dell'atomo.

    Ma l'istinto profondo mi dice che sarebbe opportuno che l'umanità valutasse i problemi dell'avvenire con estrema prudenza. Anche se la difficoltà per produrre energia sufficiente saranno superate, grazie alle tecnologie esistenti e a quelle che verranno, altre ne nasceranno, di quelle il cui solo pensiero basta a far tremare le vene e i polsi. Prima di tutto c'è l'aumento vertiginoso del numero degli uomini.


    Esso è già eccessivo rispetto alle possibilità della terra di offrire ciò che serve alla sopravvivenza della specie. Già ci sono due miliardi di uomini sottonutriti, e molti milioni che muoiono letteralmente di fame ogni anno. O si riuscirà ad arrivare ad una drastica limitazione delle nascite, o il numero degli affamati aumenterà. Preoccupa il rapido esaurimento delle materie prime aggravato dalla sovrapproduzione. Preoccupa l'invasione continua dell'Europa da parte dei clandestini poverissimi del Terzo Mondo. Se essa dovesse continuare con il ritmo attuale (e non ci sono motivi di credere che le cose cambieranno) finirebbe per creare al Vecchio Continente problemi molto seri e alla fine insormontabili. L'Europa infatti non è scarsamente abitata, come l'Australia, o il Brasile, o il Canadà. La sua popolazione è fittissima e già eccessiva, secondo il giudizio degli ecologisti.

    Ci turbano in modi sempre più assillanti le variazioni del clima e gli inquinamenti che noi stessi produciamo. Molti parlano di un aumento pericoloso della temperatura, il famoso "effetto serra", che finirà per produrre lo scioglimento dei ghiacci polari e quello che ne consegue. Il quadro delle previsioni sul futuro è dunque cupo e notturno coma la pittura dell'epoca della Controriforma.

    Stando così le cose, sarebbe grandemente auspicabile che gli uomini si liberassero dell'ossessione di avere sempre di più, ad ogni costo, usando anche sistemi semiviolenti e ricattatori. Che tornassero alla mentalità parsimoniosa e misurata che caratterizzava l'epoca della civiltà contadina, sia pure senza farne un dramma angosciante, perché scienza e tecnologia ci forniranno aiuti sempre più decisivi. Ormai ai nostri tempi "progresso" vuol dire soprattutto progresso morale, il cui primo comandamento è il ritorno alla parsimonia, alla misura e al buonsenso.

    Carlo Sgorlon

    fonte: Il Gazzettino Mercoledì 23 marzo 2005

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  2. #2
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    A mio avviso solo cause di forza maggiore riusciranno a far
    rinsavire questa umanità alla deriva.

  3. #3
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    E' probabile che il futuro ci riserverà "strane" forme di commistione, o contaminazione, fra termini antitetici: tradizione e progresso, locale e globale. Crescita economica non ve ne sarà più, anzi: probabilmente prima o poi vi sarà una forte crisi economica seguita da una stabilizzazione su livelli inferiori a quelli attuali, tenendo anche conto che la Cina pretenderà la propria porzione di risorse e ricchezze; il reddito sarà redistribuito in maniera inferiore, tanto che le conquiste tecnologiche difficilmente continueranno ad essere così massificate come oggi. Forse non è il caso di allarmarsi, ma semplicemente di riconoscere che lo status quo attuale non è eterno o scontato. La storia lo insegna, dimostrando che non si è mai data sotto questo profilo una linea retta di sviluppo del benessere.

  4. #4
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    Che cagata di articolo.

    Sono duemila anni che i moralisti rincoglioniti danno la colpa
    dei problemi del mondo all'ambizione e al desiderio di progresso
    anche economico.

    Quid non mortalia pectora cogis, Auri sacra fames?
    (Eneide, III, 56...circa 2000 anni fa)

    Anzi, immagino che gia' 6000 anni fa ci sara' stato qualche Sgorlon
    quando hanno inventato l'agricoltura o addomesticato gli animali
    (che incoscienza, dove andremo a finire, sconvolgere cosi' la natura...)
    Un po' come gli estremisti verdi.

    Peccato che tutte le forme di progresso nascono proprio dall'ambizione
    economica. Se oggi Sgorlon scrive le sue cazzate su internet anziche'
    raccogliere bacche nel bosco e morire sbranato da un lupo a 35 anni,
    e' solo grazie all'ambizione economica dei suoi antenati.

    La "mentalita' parsimoniosa e misurata", la "moralita'" degli avi
    sono dei miti ripetuti a ogni generazione. Ma i nostri antenati
    non erano ne' piu' morali ne' piu' parsimoniosi, erano solo piu' poveri.

    Quasi tutti i problemi citati da Sgorlon (inclusa la sovrappopolazione)
    possono essere affrontati combinando naturale ambizione economica
    del genere umano e progresso tecnologico, non sopprimendoli.

  5. #5
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    Il mondo non ha mai avuto 7 miliardi di abitanti, con prospettive di averne 14 tra 25 anni;
    non sono mai stati necessari 70 milioni di barili di petrolio al giorno (con la prospettiva del raddoppio tra 10 anni) per far girare tutto l'ambaradan,
    il genere umano non ha mai avuto bisogno di filtrare l'acqua per poterla bere; il pianeta non ha mai avuto tanti inquinanti in cielo, nel suolo, nell'acqua; il mondo non ha mai avuto eserciti con armi tali da distruggere l’intero pianeta nel giro di poche ore; l’uomo non ha mai corso il rischio di estinzione come oggi per il proprio delirio di onnipotenza.
    Un tempo l’uomo non riusciva a guarire certe malattie, ora però riesce a morire avvelenato e con il peso di una angoscia per un “progresso” che non da più felicità.
    Non è lontano il giorno in cui si dovrà lottare duramente per conquistare qualche risorsa alimentare; il suolo avvelenato e reso sterile dalle “tecnologie” acquisterà come per incanto quel valore e quella importanza che i “primitivi” per millenni gli avevano attribuito in virtù di una profonda saggezza.
    Noi abbiamo sostituito l’antica consapevolezza dei nostri limiti con la superbia tipica dello stolto.
    Toccherà alla grande madre terra il compito di farci comprendere che niente ci è dovuto se non lo si è meritato.

  6. #6
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    IL problema della sovrapopolazione è assolutamente legato alla povertà.I paesi ricchi hanno già raggiunto un livello ideale di riproduzione che tende anzi a riportare un pò indietro il numero.

    I paesi più prolifici sono i paesi meno sviluppati.

    Quando la tecnologia e la produzione arriveranno anche lì le cose si assesteranno.

    Però il punto è proprio questo.Riusciranno ad arrivarci prima che i problemi legati alla sovrapproduzione e al vertiginoso aumento del denaro non ci travolgeranno tutti ?

    Inoltre il problema della sovrapproduzione si può anche risolvere senza diminuire i fatturati della aziende.Basta produrre meno roba a prezzi molto più alti, trasferendovi maggiore contenuti tecnologici.

    Ma poi chi se li potrebbe permettere ?

  7. #7
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    Secondo me siamo ad un cambio epocale, paragonabile solo alla caduta dell' impero romano, alla scoperta dell' america e a Napoleone. I valori in cui abbiamo creduto per 2 secoli, da quelli della democrazia, a quelli dell' etica a auelli dell' economia, tra 20 anni saranno completamente diversi.
    Il problema e' che alle spalle dell' impero romano c'erano il Cristianesimo e le prime civilta' germaniche, dietro alla scoperta dell' america c'erano umanesimo e rinascimento, dietro a Napoleone c' erano sia il Romanticismo che il Razionalismo.
    Ma dietro a Bush, Bin Laden, Lioce, chi c'e'

  8. #8
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    Il problema è che la pubblicità bombarda le menti di tutti invitando a spendere e a spandere senza ritegno.
    Insomma: sentite cosa pensano i ventenni (o i teenagers).
    Da uno studio emerge che sono insoddisfatti dei propri padri non perchè li maltrattano o non li ascoltano ma perchè non hanno fatto abbastanza carriera e, di conseguenza, non danno loro tanti soldi.
    Al giorno d'oggi bisogna essere veline, avere un'auto da 30.000 euro, possibilità di viaggiare 3-4 volte all'anno. Avere un impiego normale, con uno stipendio normale (e conseguenti problemi ad andare alla fine del mese) è visto come una sconfitta, un piombare nel grigiore.
    Beh, anch'io vivo in questo "grigiore" ma non mi sento un fallito. Mi sto per sposare, mi piace quel che faccio, le mie soddisfazioni me le prendo...beh, avere di più sarebbe bello ma non mi fa schifo quel che ho.
    E poi c'è troppa genete che vorrebbe tanti soldi senza far nulla, magari stando nella casa del Grande Fratello...

 

 

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