(solohockey.com)
Sull’offrire visibilità mediatica ( giornali, radio, televisione) ai fans, al tifo « organizzato » di vari club, esistono perlomeno due correnti di pensiero. La prima assolutamente contraria a far da cassa di risonanza, anche quando i comportamenti sono corretti, anzi quando cori e scritte vantano addirittura un tocco di genialità. Ricordate? « Voi co_ maschi, noi con... le femmine » arguto pensiero dei tifosi della Fiorentina affidato ad uno striscione, durante la partita con il Como. La seconda più conciliante, nel senso di non ignorare il fenomeno, comunque di inserirlo ( in dosi omeopatiche) nel contesto generale degli incontri. Insomma, scriverne, parlarne o riprendere ( televisivamente) con misura: anche perché le partite si giocano sul campo e non sugli spalti o altrove. Come già codificato nel calcio svizzero, anche nell’hockey ( dalla prossima stagione) verrà introdotta la responsabilità causale, nel senso che i club in trasferta dovranno accollarsi l’onere di eventuali danni attribuiti ai loro fans, cui viene assegnato ( sulle piste elvetiche) un determinato settore. Sembra paradossale, ma dalla documentazione fin qui raccolta risulta che il tifo organizzato si comporta più sportivamente nel proprio stadio che non nelle trasferte, al seguito della squadra del cuore.
Già durante il viaggio la birra corre a fiumi. Un giornalista del « Bund » di Berna, al seguito di un gruppo di fans, giovedì scorso, sul torpedone diretto a Davos, ha contato ben 240 lattine di birra, sei casse di alcopops, due litri di superalcolici e solo... quattro bottigliette di Coca_ Cola. Ha commentato Andreas Kopp nella NZZ am Sonntag del 20 marzo 2005 ( pag. 35): « Per quanto riguarda il contenimento della bevande alcoliche, le dirigenze dei club non arrivano ad un accordo. L’indecisione non sorprende: le maggiori squadre della DNA hanno produttori di birra come sponsor, la Kronenburg è fra i principali della Federhockey nazionale » . Da diversi anni un passo concreto è rappresentato dalla proibizione di vendere lattine e bottiglie di birra all’interno dello stadio: il prodotto viene versato nei bicchieri di plastica, così come per tutte le bevande non alcoliche.
Qualche addetto alla sicurezza ritiene che la proibizione della vendita di bevande alcoliche negli stadi sia soltanto « questione di tempo » e che con questo provvedimento la maggior parte dei problemi ( riguardanti appunto la sicurezza) « possano essere risolti » .
Dubitiamo che un « Verbot » , una proibizione del genere possa essere salutata con entusiasmo dai gestori di ristoranti e mescite all’interno degli stadi: sull’efficacia, poi, è lecito anche esprimere qualche dubbio, perché i fans « alcoldipendenti » possono darsi la carica durante la trasferta o comunque all’esterno della pista.
Dotare gli addetti alla sicurezza di alcolimetro sarebbe una complicazione, anche perché bisognerebbe definire la soglia, non necessariamente analoga allo 0,5 per mille, vigente per la circolazione stradale.
Secondo l’indagine esperita dopo i fatti accaduti fra fans dello ZSC Lions di Zurigo e del Lugano ( stagione 2000- 2001) non sembra che attualmente « si beva meno » , mentre purtroppo « il consumo di droga guadagna terreno » . All’epoca si documentavano « da tre a sei litri di bir- ra per persona, più superalcolici e droge leggere » . Ma ci sono, sempre stando all’indagine, anche segnali confortanti: quando accadono fatti incresciosi, un numero crescente di fans, anche quelli che appartengono al tifo organizzato, « prendono le distanze » e attraverso dichiarazioni e mail affermano « di dissociarsi dagli autori di gesti irresponsabili o addirittura criminali » .
Al di là delle problematiche sollevate dal consumo eccessivo di alcol ( fenomeno, del resto, che riguarda tutta la società civile e non solo da chi fa il tifo attorno alle piste), un indicatore potrebbe trasparire da tutti questi accertamenti: le dirigenze dei club dovrebbero stringere maggiormente legami e collaborazione con coloro che, pur riconoscendosi nel sostegno organizzato, si comportano correttamente. Anche per « espellere » la gramigna, che con il suo atteggiamento dissennato danneggia tutti. Anche e soprattutto il club.




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