da www.ilfoglio.it
" Fazio coltiva un “sogno”, ma non è il governo dei tecnici che alcuni sperano
Gli ultimi interventi del governatore preannunciano critiche, l’Ulivo ai suoi tempi reagì in modo stizzito
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Roma. Sabato prossimo, al rituale appuntamento annuale dell’assemblea generale, il governatore della Banca d’Italia terrà le sue undicesime considerazioni finali. Con la politica monetaria emigrata a Francoforte, al cui Consiglio il governatore compartecipa insieme ai suoi colleghi europei, restano però ad Antonio Fazio funzioni molto delicate. Come responsabile della stabilità e della concorrenza del sistema del credito, come analista e certificatore autorevole degli andamenti della finanza pubblica, grazie al monitoraggio degli aggregati pubblici di cui dispone via Nazionale. Vi è infine la particolarità del suo incarico “a tempo indeterminato”, che lo rende una figura del tutto atipica nell’architettura istituzionale italiana. Per tutte queste ragioni, è buona abitudine limitarsi a commentare le parole che effettivamente il governatore pronuncia, piuttosto che insufflare o deprecare quelle che non ha detto. Eppure, ancora l’altroieri un’agenzia nazionale d’informazione batteva cinque fitti lanci che facevano sobbalzare, visto che il titolo era “Fazio deluso, governo ha fallito su riforme”. Con lungo annesso elenco delle “occasioni perse”, “riforma delle pensioni, sanità, federalismo fiscale, efficienza della Pubblica amministrazione”. Si vedrà sabato se si è trattato dell’ennesimo infondato esercizio di arte aruspicina, o se invece l’agenzia si era procurata autorevoli indiscrezioni. Di giornalisti dalla mente fervida ce ne sono sempre stati, ma in effetti in questi ultimi anni di vita italiana, da che a via Nazionale il ruolo di decisore delle aggregazioni bancarie ha avuto la prevalenza su quello monetario, anche l’informazione ha conosciuto un processo analogo a quello che si è diffuso in larga parte del mondo finanziario e industriale italiano. A seconda cioè della vicinanza o della distanza dagli interessi rappresentati in questa o quella compagine bancaria, in ragione dei sì e dei no pronunciati dall’autorità di vigilanza su questo o quell’affare, e in attesa di quelli che potrebbero essere detti in futuro, si è finita per creare un’atmosfera vagamente opaca. Poiché, a differenza di altre banche centrali, sui criteri delle decisioni assunte in tali materie in Bankitalia non sono previste forme di pubblicità, anche nell’informazione si sono create cordate di giornalisti impegnati in “campagne”, per tirare di qua o di là via Nazionale, o magari i banchieri a lei più vicini. Ciò aiuta a capire perché sia sempre più frequente che “non giornalisti” sollevino degli interrogativi, come ieri Francesco Giavazzi che si chiedeva come mai via Nazionale abbia reinterpretato le norme sui requisiti di onorabilità, acconsentendo che un certo esponente finanziario divenga vicepresidente del Monte dei Paschi. Ricette in tempi di deflazione Vero è che Fazio il 2 maggio ha rotto il tradizionale silenzio prima delle considerazioni, e ha annunciato con un’intervista all’Ansa di “avere un sogno”, un sogno più che comprensibile, “un’Italia in ripresa, con una forte ripresa dell’occupazione”. E’ di fronte alla preannunciata “analisi di quanto Parlamento e governo potranno fare”, che c’è chi ha ripreso a temere improprie ambizioni politiche. La fitta serie di interventi pronunciati da Fazio in questi mesi, a Catania in dicembre, ad Agrigento il 25 gennaio, fino al ricordo di Guido Carli a fine aprile, disegnano in effetti un quadro attendibile delle “delusioni” di Fazio. Anche nei confronti del governo attuale. Esattamente come nel 2000 Fazio elencò impietosamente tutti i punti di competitività persi dall’Italia negli anni 1996-’99, sotto l’Ulivo. Riforme come quella della previdenza Fazio le ha sempre chieste. L’insistenza con cui si è battuto perché le risorse rese disponibili dagli interventi sul bilancio sostenessero lo sforzo straordinario per le infrastrutture invece che la spesa corrente, ha trovato orecchie attente solo in parte. Si potrebbe continuare a lungo. Forse allora la scelta più giusta è darsi un criterio istituzionale. Governo e maggioranza non riservino alle osservazioni di Fazio gli stessi toni di fastidio che nel 2000 e 2001 gli vennero dall’Ulivo. Dall’altra parte, via Nazionale non consideri atti di lesa maestà le osservazioni di chi, con tutto il rispetto per un’importante istituzione, si chiede se non sia il momento di riesaminare qualcuna delle sue caratteristiche, poste nell’ordinamento quando i tempi erano diversi, l’autonomia monetaria un bene da affermare verso i governi, l’onorabilità stessa dei banchieri centrali posta sotto accusa da cricche politico-affaristiche. Quanto poi a chi teme il ritorno di governi tecnici, non ha capito niente, dell’Italia di oggi. "
Riformare, riformare, riforamare....
Cordiali saluti




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