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«Se si perde il Lazio, il successore di Berlusconi non può essere che Prodi». Ha il volto meno livido dei giorni scorsi, ma è sempre teso, Francesco Storace: e manda un segnale preciso agli alleati. Decisa a sostenere il presidente uscente, Alleanza nazionale serra i ranghi. Gianfranco Fini affiancherà Storace negli ultimi giorni di campagna elettorale. Ma nella Casa delle libertà raccoglie sempre più consensi l’ipotesi di annullamento delle elezioni nel Lazio, dopo la sentenza di martedì del Consiglio di Stato che ha riammesso la lista di Alessandra Mussolini.
E il rischio di invalidazione incombe anche sulla Lombardia: la Digos avrebbe infatti accertato 3.383 irregolarità tra le 3.555 firme a sostegno della lista di Alternativa sociale. Che sarà regolarmente in corsa. Dopo il voto, però, un eventuale ricorso al Tar di uno dei candidati (quello dei Liberldemocratici, Marco Marsili, si è già detto pronto a presentarlo) potrebbe portare all’annullamento del voto.
«Sento sulle spalle una responsabilità enorme, perché il Lazio è diventata la regione più importante d’Italia», spiega Storace. «E se il Lazio cade, dopo Berlusconi non può esserci che Prodi», ripete. Il messaggio non è stato solo affidato ai mass media: dal suo ufficio l’ex Epurator ha telefonato al premier, a Fini e a Follini. I vertici del Polo lo hanno rincuorato garantendogli il massimo sostegno in questi ultimi nove giorni di campagna elettorale. A chi gli ha proposto di stipulare un accordo con il candidato del centrosinistra per prevenire il rischio di annullamento delle elezioni dopo il voto, Storace risponde sdegnato: «Non farò nessun patto con Piero Marrazzo: il rischio c’è solo se si vince di misura e solo Marrazzo può vincere di misura. Io aspetto di vedere i risultati. È molto comodo adesso dire "facciamo pace" dopo aver scatenato la guerra atomica». E buone notizie per lui arriverebbero da un sondaggio commissionato ieri dal suo entourage per vedere la reazione dei cittadini alla sentenza che ha riammesso la Mussolini: il risultato di 2.500 telefonate vedrebbe Storace in vantaggio di due punti percentuali su Marrazzo. Altro dato importante dell’indagine: gli indecisi nelle ultime 72 ore sono scesi del 3%. Tattiche? Guerra psicologica? Si vedrà presto.
Il presidente del Lazio rifiuta ogni accordo, ma Ignazio La Russa, vicepresidente vicario di An, ammette: «Il pericolo c’è. Quando alla fine si scoprirà che queste liste non potevano, secondo le regole, essere presentate, il rischio di annullare le elezioni ci sarà». Parole condivise dal leghista Roberto Calderoli, ministro per le Riforme: «Sicuramente il voto verrà invalidato». Rincara la dose Altero Matteoli, ministro dell’Ambiente: «Una volta accertato che le firme di As sono false, c’è il rischio di annullare le elezioni, visto che il Consiglio di Stato entra nel merito solo il 28 aprile». Al coro si aggiunge Fabrizio Cicchitto, vice coordinatore di Forza Italia: «Le elezioni sono a rischio». Sull’ipotesi di un rinvio del voto il premier Berlusconi precisa che «è una cosa che non riguarda il ministero dell’Interno, ma la Regione Lazio». E mentre il titolare del Viminale, Giuseppe Pisanu, invita il Parlamento «a riflettere sui rischi connessi alla proliferazione di leggi elettorali regionali», Clemente Mastella auspica dal governo «un decreto legge di sanatoria generalizzata per tutte le liste in campo». Controcorrente il coordinatore di FI, Sandro Bondi: «Sono ancora convinto che dobbiamo discutere con Alessandra Mussolini».
Per sostenere Storace e rivoluzionare la campagna elettorale ieri An ha convocato una riunione non programmata di parlamentari e dirigenti locali del partito, coordinati dal ministro dell’Agricoltura Alemanno. Ci sarà una mobilitazione straordinaria: tanti piccoli incontri da 100-200 persone, con presidio capillare del territorio, più manifesti e volantinaggio, oltre a decine di furgoni con i megafoni in giro per la capitale. E di notte lunghe riunioni per preparare tutto.
(Francesco Di Frischia, corriere.it)




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