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  1. #1
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    Predefinito bozza di statuto nuovo partito di pol

    Statuto di Democrazia Popolare (si potrebbe cambiare nome al partito)


    1. Democrazia Popolare (DP) è il partito di Pol che raccoglie tutti i forumisti che condividono il presente programma e che vi aderiscono accettandolo e, volendo, proponendo modifiche. Gli iscritti posso partecipare, qualora lo volessero, al Congresso della DP.

    2. L’adesione alla DP è aperta a tutti i forumisti che ne condividano il progetto, tenendo tuttavia ben presente che la matrice di DP è e sempre sarà democratica-popolare, con tutto quello che questi termini implicano.

    3. DP proclama come fondamento del proprio statuto il Simbolo della GENTE (o popolo), che richiama il Partito a questo termine e anche la democrazia cioè il consulto popolare sempre e in ogni caso almeno su tutto quello che riguarda il popolo

    4. DP si ispira alla vecchia Democrazia Cristiana riconoscendo fra le basi le storiche radici cristiane e concede libertà di culto a tutti che deve sempre essere garantito. Si ispira alla DC a cui da meriti e anche colpe che si evidenziano sulla storia. Si fa chiaro che questo partito non rappresenta la DC e la riconosce come base storica.

    5. In forza di quanto sopra, DP si fa portatrice del messaggio di libertà umane quali: libertà di culto, libertà di espressione, libertà di associazione e altre libertà generiche garantite dalla Costituzione di POL. Inoltre rifiuta le teorie estremiste di ogni schieramento esso sia (politico o religioso)

    6.DP rifiuta le teorie e le prassi tipiche dei regimi dittatoriali in quanto rendono il popolo oppresso senza garantire libertà tutte le altre teorie, eccetto quelle dittatoriali, sono accettate.

    7. DP esprime anche il suo rifiuto netto e irrevocabile per le teorie e le prassi del razzismo e di ogni teoria e prassi condannata che miri a dichiarare la superiorità di un’etnia o di un gruppo sociale su di un altro.

    8. Anche se il Partito dichiara le radici cristiane questo non può compromettere la libertà di culto o creare forme varie di razzismo. Il Partito si richiama a queste radici e accetta anche chi non le condivide concedendo appunto la libertà di culto ai suoi membri. Il Partito si basa sulle radici cristiane ed è aperto a tutte le religioni.

    9. DP si dichiara partito di Pol democratico e rifugge quindi ogni esercizio della violenza, pubblico e privato. DP inoltre ripudia la violenza. DP si dichiara un Partito con basi popolari cioè legato al popolo che deve sempre rispettare qualunque decisione esso prenda

    10. L’indirizzo politico di DP è essere un partito di centro che guarda alla moderazione di sinistra: eventuali alleanze non potranno prescindere dai valori di questo Statuto ma dalla decisione del Congresso.

    11. DP si dichiara partito italiano che rispetti la Patria con tutte le sue leggi e ordinamenti. Anche chi rivendica indipendenza dall’Italia è accettato a patto che esso si richiami agli ideali democratici e popolari che caratterizzano questa formazione politica.

    12. DP è fedele alla democrazia in qualunque forma essa sia a patto che sia garantita

    13. DP non esprime amicizia particolare a uno Stato ed è amico dei Paesi democratici che non usano la violenza come mezzo di potere e conquista.

    14. DP assicura il suo sostegno agli Stati ingiustamente attaccati da altri e condanna gli atti terroristici e cerca le soluzioni mediante il dialogo e la pace. DP con questo articolo si dichiara di ripudiare veramente la guerra.
    15. DP ripudia la violenza e la guerra e cerca di risolvere i problemi con il dialogo aperto e con la pace. DP ama la pace e la tranquillità.
    16. DP ama la Terra sulla quale viviamo e chiede il rispetto di essa in quanto in pericolo visto l’inquinamento che potrebbe nuocere l’uomo oltre che al nostro amato Pianeta.
    17. DP ha come organi decisionali: il Congresso e il Segretario del Partito.
    18. Il Congresso della DP,di cui fanno parte tutti gli iscritti e che decide le linee generali del partito, viene radunato ogni due mesi dal Segretario del Partito che ne propone l’ordine del giorno. Decide le alleanze con la maggioranza del 50%+1 mentre decide di cambiare lo statuto con la maggioranza del 75%. Il Congresso nomina il Segretario con un elezione che al primo turno deve superare il 50%+1 e al secondo anche. Può delineare le linee guida in caso di referendum sempre a maggioranza del 50%+1. Decide i candidati al Congresso di POL a maggioranza del 50%+1 degli iscritti votanti. I candidati al Congresso di POL devono dichiararlo.
    19. Il Segretario della DP è la più alta carica del Partito e lo rappresenta su tutto POL. Esso non può cambiare le linee guida prese dal Congresso. Mantiene la carica per 4 mesi e non può essere nominato a questa carica per più di 2 volte di fila. Qualunque iscritto al Partito può coprire questa carica a patto che abbia il diritto di voto in POL. Il Segretario viene nominato dal Congresso della DP e alla successiva riunione del Congresso della DP può,se vuole, illustrare le sue linee guida che possono essere votate dal Congresso della DP come linee del Partito. Il Segretario della DP rappresenta il Partito su POL e, se la situazione lo richiede, deve rendere pubbliche le linee guida del Partito.

  2. #2
    Lampo
    Ospite

    Predefinito

    Grazie per l'aiuto alemaggia..
    Per chi ne volesse sapere di più segua il Congresso del Partito che si aprirà il 6 marzo....

  3. #3
    Bestia in via d'estinzione...
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    Predefinito Re: bozza di statuto nuovo partito di pol

    In origine postato da alemaggia
    Statuto di Democrazia Popolare (si potrebbe cambiare nome al partito)


    1. Democrazia Popolare (DP) è il partito di Pol che raccoglie tutti i forumisti che condividono il presente programma e che vi aderiscono accettandolo e, volendo, proponendo modifiche. Gli iscritti posso partecipare, qualora lo volessero, al Congresso della DP.

    2. L’adesione alla DP è aperta a tutti i forumisti che ne condividano il progetto, tenendo tuttavia ben presente che la matrice di DP è e sempre sarà democratica-popolare, con tutto quello che questi termini implicano.

    3. DP proclama come fondamento del proprio statuto il Simbolo della GENTE (o popolo), che richiama il Partito a questo termine e anche la democrazia cioè il consulto popolare sempre e in ogni caso almeno su tutto quello che riguarda il popolo

    4. DP si ispira alla vecchia Democrazia Cristiana riconoscendo fra le basi le storiche radici cristiane e concede libertà di culto a tutti che deve sempre essere garantito. Si ispira alla DC a cui da meriti e anche colpe che si evidenziano sulla storia. Si fa chiaro che questo partito non rappresenta la DC e la riconosce come base storica.

    5. In forza di quanto sopra, DP si fa portatrice del messaggio di libertà umane quali: libertà di culto, libertà di espressione, libertà di associazione e altre libertà generiche garantite dalla Costituzione di POL. Inoltre rifiuta le teorie estremiste di ogni schieramento esso sia (politico o religioso)

    6.DP rifiuta le teorie e le prassi tipiche dei regimi dittatoriali in quanto rendono il popolo oppresso senza garantire libertà tutte le altre teorie, eccetto quelle dittatoriali, sono accettate.

    7. DP esprime anche il suo rifiuto netto e irrevocabile per le teorie e le prassi del razzismo e di ogni teoria e prassi condannata che miri a dichiarare la superiorità di un’etnia o di un gruppo sociale su di un altro.

    8. Anche se il Partito dichiara le radici cristiane questo non può compromettere la libertà di culto o creare forme varie di razzismo. Il Partito si richiama a queste radici e accetta anche chi non le condivide concedendo appunto la libertà di culto ai suoi membri. Il Partito si basa sulle radici cristiane ed è aperto a tutte le religioni.

    9. DP si dichiara partito di Pol democratico e rifugge quindi ogni esercizio della violenza, pubblico e privato. DP inoltre ripudia la violenza. DP si dichiara un Partito con basi popolari cioè legato al popolo che deve sempre rispettare qualunque decisione esso prenda

    10. L’indirizzo politico di DP è essere un partito di centro che guarda alla moderazione di sinistra: eventuali alleanze non potranno prescindere dai valori di questo Statuto ma dalla decisione del Congresso.

    11. DP si dichiara partito italiano che rispetti la Patria con tutte le sue leggi e ordinamenti. Anche chi rivendica indipendenza dall’Italia è accettato a patto che esso si richiami agli ideali democratici e popolari che caratterizzano questa formazione politica.

    12. DP è fedele alla democrazia in qualunque forma essa sia a patto che sia garantita

    13. DP non esprime amicizia particolare a uno Stato ed è amico dei Paesi democratici che non usano la violenza come mezzo di potere e conquista.

    14. DP assicura il suo sostegno agli Stati ingiustamente attaccati da altri e condanna gli atti terroristici e cerca le soluzioni mediante il dialogo e la pace. DP con questo articolo si dichiara di ripudiare veramente la guerra.
    15. DP ripudia la violenza e la guerra e cerca di risolvere i problemi con il dialogo aperto e con la pace. DP ama la pace e la tranquillità.
    16. DP ama la Terra sulla quale viviamo e chiede il rispetto di essa in quanto in pericolo visto l’inquinamento che potrebbe nuocere l’uomo oltre che al nostro amato Pianeta.
    17. DP ha come organi decisionali: il Congresso e il Segretario del Partito.
    18. Il Congresso della DP,di cui fanno parte tutti gli iscritti e che decide le linee generali del partito, viene radunato ogni due mesi dal Segretario del Partito che ne propone l’ordine del giorno. Decide le alleanze con la maggioranza del 50%+1 mentre decide di cambiare lo statuto con la maggioranza del 75%. Il Congresso nomina il Segretario con un elezione che al primo turno deve superare il 50%+1 e al secondo anche. Può delineare le linee guida in caso di referendum sempre a maggioranza del 50%+1. Decide i candidati al Congresso di POL a maggioranza del 50%+1 degli iscritti votanti. I candidati al Congresso di POL devono dichiararlo.
    19. Il Segretario della DP è la più alta carica del Partito e lo rappresenta su tutto POL. Esso non può cambiare le linee guida prese dal Congresso. Mantiene la carica per 4 mesi e non può essere nominato a questa carica per più di 2 volte di fila. Qualunque iscritto al Partito può coprire questa carica a patto che abbia il diritto di voto in POL. Il Segretario viene nominato dal Congresso della DP e alla successiva riunione del Congresso della DP può,se vuole, illustrare le sue linee guida che possono essere votate dal Congresso della DP come linee del Partito. Il Segretario della DP rappresenta il Partito su POL e, se la situazione lo richiede, deve rendere pubbliche le linee guida del Partito.
    Mizzè ale, pensavo fossi tu che lasciavi il Plc!!!!!!!!!! mi hai fatto venire un colpo!

  4. #4
    Lampo
    Ospite

    Predefinito Re: Re: bozza di statuto nuovo partito di pol

    In origine postato da Eegol
    Mizzè ale, pensavo fossi tu che lasciavi il Plc!!!!!!!!!! mi hai fatto venire un colpo!
    No, non ti preoccupare mi ha aiutato a pubblicizzare il nuovo partito !

  5. #5
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    Predefinito

    Anche se non credo aderirò al partito seguirò con interesse il congresso fondativo, anche perchè mi interessano le sue basi ideologiche.

    Ma c'entra con le democrazie popolari dell'est europeo nate dopo la seconda guerra mondiale? E con la libia di gheddafi della via islamica al socialismo (Gheddafi denomina la Libia una dem pop)?

    Sono curioso.

    Scusate la pubblicità, ma invito i compagni interessati a partecipare alla Casa del Popolo. Stiamo parlando di "Comunsimo oggi"


    Sempre avanti, compagni!
    A pugno kiuso!

  6. #6
    Lampo
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    Predefinito

    In origine postato da chenap
    Anche se non credo aderirò al partito seguirò con interesse il congresso fondativo, anche perchè mi interessano le sue basi ideologiche.

    Ma c'entra con le democrazie popolari dell'est europeo nate dopo la seconda guerra mondiale? E con la libia di gheddafi della via islamica al socialismo (Gheddafi denomina la Libia una dem pop)?

    Sono curioso.

    Scusate la pubblicità, ma invito i compagni interessati a partecipare alla Casa del Popolo. Stiamo parlando di "Comunsimo oggi"


    Sempre avanti, compagni!
    Chenap,
    il partito non ha a che fare con gli ideali socialisti o comunisti.....
    Il partito è un partito che si prefigge di essere democratico e di stare vicino al popolo...

  7. #7
    Lampo
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  8. #8
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    Predefinito a proposito di democrazia e di stare vicini al popolo ....

    Ranieri ed i dilemmi della sinistra

    Di una sinistra che sia sinistra di governo si sente il bisogno da sempre, nella Repubblica italiana, e non dalle scorse elezioni regionali. Quelle hanno segnalato la probabilità che la sinistra torni al governo, e non è la stessa cosa.
    Sulle caratteristiche, le sfide, i problemi di una sinistra di governo riflette Umberto Ranieri, in un bel libro (“La sinistra ed i suoi dilemmi”, Marsilio) che offre spunti interessanti. Soffermo l'attenzione su tre aspetti.



    Il primo è relativo alla storia comunista di gran parte della sinistra italiana (e non sere a niente prendere per le chiappe chi lo ricorda, giacché i comunisti, in Italia, sono nostri contemporanei, mica ominidi preistorici). Ranieri stesso viene dalla militanza comunista, ma questo non gli impedisce di dire parole chiare e forti che suonano condanna per quel sistema di valori che ha portato, ovunque abbia preso forma statuale, alla soppressione della libertà, politica ed economica. Ed ha particolarmente ragione nello scrivere che quella partita va chiusa una volta per tutte, senza cercare di sfuggire al problema. Giusto, anche perché, altrimenti, c'imbatteremo sempre in analisi come quelle fatte nell'ultimo libro di Fassino, che finiscono con il condannare anche Enrico Berlinguer senza, però, mettere in discussione l'esperienza personale di chi scrive.
    Però non credo che per saldare i conti con il passato si debba, come Ranieri sostiene, riconoscere la migliore natura della socialdemocrazia. O, meglio, quello è solo un passaggio, però inutile se non si prende atto che anche quell'esperienza è terminata.
    A sinistra, di tanto in tanto, si annuncia lo scandalo e si pronuncia il nome di Bettino Craxi. Gli si riconosce ragione su molti e decisivi temi, dalla politica sociale a quella economica, fin alla politica estera. Ma sarebbe errato trarre da quest'atto di contrizione una rivalutazione del socialismo, perché, a dirla tutta, il socialismo italiano aveva esaurito i suoi temi e la sua funzione ben prima che Craxi ne divenisse il leader. Quest'ultimo fu capace di abbandonare la tradizione e svolgere il diverso tema della modernizzazione. Fare i conti con il craxismo, insomma, non è fare i conti con il socialismo, perché questi ultimi possono essere comodamente lasciati agli storici.
    Ciò che la sinistra, d'oggi, deve avere ben chiaro è che altri sono i filoni di riformismo dove introdurre le radici, senza cercare di ravvivare un defunto dna socialista.
    La seconda questione è legata all'esperienza diretta dei contemporanei, Ranieri compreso. Lui ci va vicino, poi, però, divaga, sfugge, scantona. Allora, meglio dirselo con chiarezza: inutile fare i conti con il 1917 se si ha paura di farli con il 1992; inutile accanirsi sui padri, quando si è figli codardi. Ranieri ha parole di condanna per il clima ed i risultati del colpo giudiziario che, nel biennio 1992-1994, azzerò i partiti politici che avevano riscosso e riscuotevano la maggioranza dei consensi elettorali. Bene, ma si deve andare oltre.
    Posto che per ladri ed arricchiti non c'è da far altro che condannarli, in quel biennio si mise sul conto di tanti militanti politici il peso del finanziamento dei loro partiti. Ebbene, due cose Ranieri ed i riformisti di oggi devono avere il coraggio di dire: a. che il loro partito di allora era finanziato illecitamente più (dal punto di vista quantitativo) degli altri, benché attraverso canali diversi (ed a mio avviso di gran lunga peggiori); b. che l'attacco giudiziario colpì prevalentemente gli altri, intanto perché contro gli altri era diretto e, poi, perché i comunisti mostrarono una solidità e solidarietà interna ad altri sconosciuta. Da questi fatti molte conseguenze derivano, ma, intanto, questi sono i fatti.
    Terzo, infine. Scritto prima della vittoriosa campagna delle regionali, il libro di Ranieri ancora contiene molti dubbi sull'opportunità di un'alleanza fra la sinistra riformista e quella radicale, per comodità identificata con Rifondazione Comunista. Anche qui Ranieri ha ragione, ma tenga conto di due importanti elementi. Ai fini dell'affidabilità democratica, credo conti assai di più affronare la seconda questione di cui ho appena detto, che non tenere fuori dalla coalizione un Bertinotti, per molti versi assai più affidabile di certi forsennati interni al corpaccione della sinistra. E, poi, è vero che tra le idee di Rifondazione vi sono cose inaccettabili, come la patrimoniale, ma conta assai di più la politica estera, e su questa ho l'impressione che le cose meno potabili stiano altrove.
    In fondo, penso che Ranieri condivida la preoccupazione per un certo pacifismo, una certa idea dell'Europa allineata all'asse franco-tedesco e disallineata dal laburismo inglese, il cui seme viene gettato più da quanti si dicono appartenenti al centro che non all'estrema. Conta, e nuoce, di più il fatto che sulla partita irachena la sinistra arrivi sempre in costante ritardo (D'Alema disse che la prima guerra era giusta, dopo aver marciato verso il Papa per avversarla; Fassino ricorda che la seconda ha propiziato un certo grado di libertà e democrazia, dopo averla condannata), piuttosto che un antiglobalismo parolaio ed arcobalenato.
    A me piacerebbe una sinistra che parta dalle posizioni di Ranieri, nei confronti della quale esercitare un ruolo di critica (come sto facendo) per propiziarne una ulteriore evoluzione. Purtroppo la sinistra fatica ancora a raggiungerle, le idee di Ranieri.

    Davide Giacalone
    http://www.davidegiacalone.it
    .................................................. ..................
    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...hp?storyid=769

  9. #9
    Lampo
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    Predefinito Re: a proposito di democrazia e di stare vicini al popolo ....

    In origine postato da nuvolarossa
    Ranieri ed i dilemmi della sinistra

    Di una sinistra che sia sinistra di governo si sente il bisogno da sempre, nella Repubblica italiana, e non dalle scorse elezioni regionali. Quelle hanno segnalato la probabilità che la sinistra torni al governo, e non è la stessa cosa.
    Sulle caratteristiche, le sfide, i problemi di una sinistra di governo riflette Umberto Ranieri, in un bel libro (“La sinistra ed i suoi dilemmi”, Marsilio) che offre spunti interessanti. Soffermo l'attenzione su tre aspetti.



    Il primo è relativo alla storia comunista di gran parte della sinistra italiana (e non sere a niente prendere per le chiappe chi lo ricorda, giacché i comunisti, in Italia, sono nostri contemporanei, mica ominidi preistorici). Ranieri stesso viene dalla militanza comunista, ma questo non gli impedisce di dire parole chiare e forti che suonano condanna per quel sistema di valori che ha portato, ovunque abbia preso forma statuale, alla soppressione della libertà, politica ed economica. Ed ha particolarmente ragione nello scrivere che quella partita va chiusa una volta per tutte, senza cercare di sfuggire al problema. Giusto, anche perché, altrimenti, c'imbatteremo sempre in analisi come quelle fatte nell'ultimo libro di Fassino, che finiscono con il condannare anche Enrico Berlinguer senza, però, mettere in discussione l'esperienza personale di chi scrive.
    Però non credo che per saldare i conti con il passato si debba, come Ranieri sostiene, riconoscere la migliore natura della socialdemocrazia. O, meglio, quello è solo un passaggio, però inutile se non si prende atto che anche quell'esperienza è terminata.
    A sinistra, di tanto in tanto, si annuncia lo scandalo e si pronuncia il nome di Bettino Craxi. Gli si riconosce ragione su molti e decisivi temi, dalla politica sociale a quella economica, fin alla politica estera. Ma sarebbe errato trarre da quest'atto di contrizione una rivalutazione del socialismo, perché, a dirla tutta, il socialismo italiano aveva esaurito i suoi temi e la sua funzione ben prima che Craxi ne divenisse il leader. Quest'ultimo fu capace di abbandonare la tradizione e svolgere il diverso tema della modernizzazione. Fare i conti con il craxismo, insomma, non è fare i conti con il socialismo, perché questi ultimi possono essere comodamente lasciati agli storici.
    Ciò che la sinistra, d'oggi, deve avere ben chiaro è che altri sono i filoni di riformismo dove introdurre le radici, senza cercare di ravvivare un defunto dna socialista.
    La seconda questione è legata all'esperienza diretta dei contemporanei, Ranieri compreso. Lui ci va vicino, poi, però, divaga, sfugge, scantona. Allora, meglio dirselo con chiarezza: inutile fare i conti con il 1917 se si ha paura di farli con il 1992; inutile accanirsi sui padri, quando si è figli codardi. Ranieri ha parole di condanna per il clima ed i risultati del colpo giudiziario che, nel biennio 1992-1994, azzerò i partiti politici che avevano riscosso e riscuotevano la maggioranza dei consensi elettorali. Bene, ma si deve andare oltre.
    Posto che per ladri ed arricchiti non c'è da far altro che condannarli, in quel biennio si mise sul conto di tanti militanti politici il peso del finanziamento dei loro partiti. Ebbene, due cose Ranieri ed i riformisti di oggi devono avere il coraggio di dire: a. che il loro partito di allora era finanziato illecitamente più (dal punto di vista quantitativo) degli altri, benché attraverso canali diversi (ed a mio avviso di gran lunga peggiori); b. che l'attacco giudiziario colpì prevalentemente gli altri, intanto perché contro gli altri era diretto e, poi, perché i comunisti mostrarono una solidità e solidarietà interna ad altri sconosciuta. Da questi fatti molte conseguenze derivano, ma, intanto, questi sono i fatti.
    Terzo, infine. Scritto prima della vittoriosa campagna delle regionali, il libro di Ranieri ancora contiene molti dubbi sull'opportunità di un'alleanza fra la sinistra riformista e quella radicale, per comodità identificata con Rifondazione Comunista. Anche qui Ranieri ha ragione, ma tenga conto di due importanti elementi. Ai fini dell'affidabilità democratica, credo conti assai di più affronare la seconda questione di cui ho appena detto, che non tenere fuori dalla coalizione un Bertinotti, per molti versi assai più affidabile di certi forsennati interni al corpaccione della sinistra. E, poi, è vero che tra le idee di Rifondazione vi sono cose inaccettabili, come la patrimoniale, ma conta assai di più la politica estera, e su questa ho l'impressione che le cose meno potabili stiano altrove.
    In fondo, penso che Ranieri condivida la preoccupazione per un certo pacifismo, una certa idea dell'Europa allineata all'asse franco-tedesco e disallineata dal laburismo inglese, il cui seme viene gettato più da quanti si dicono appartenenti al centro che non all'estrema. Conta, e nuoce, di più il fatto che sulla partita irachena la sinistra arrivi sempre in costante ritardo (D'Alema disse che la prima guerra era giusta, dopo aver marciato verso il Papa per avversarla; Fassino ricorda che la seconda ha propiziato un certo grado di libertà e democrazia, dopo averla condannata), piuttosto che un antiglobalismo parolaio ed arcobalenato.
    A me piacerebbe una sinistra che parta dalle posizioni di Ranieri, nei confronti della quale esercitare un ruolo di critica (come sto facendo) per propiziarne una ulteriore evoluzione. Purtroppo la sinistra fatica ancora a raggiungerle, le idee di Ranieri.

    Davide Giacalone
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    Cosa centra con la Democrazia Popolare ?

  10. #10
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    ... come contributo alla formazione di un Partito democratico di sinistra .... senno' cosa fai ? ... un partito antidemocratico e poi anche di destra ?

 

 
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