Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Bolkestein,quello straordinario assalto a Bruxelles dei lavoratori dei paesi dell'Est

    Bolkestein, quello straordinario assalto
    a Bruxelles dei lavoratori dei paesi dell'Est

    La sola delegazione dei rumeni era composta da più di duemila persone
    Fabio Sebastiani
    Quasi nessun giornale italiano ha parlato della grande manifestazione
    di sabato scorso a Bruxelles contro la direttiva Bolkestein.
    Solo "Liberazione" e il "manifesto", poi, hanno messo in evidenza la
    straordinaria partecipazione dei paesi dell'Est. Delegazioni dalla
    Croazia e dalla Slovenia, ma anche dalla Polonia, dall'Ungheria,
    dalla Slovacchia e dalla Romania, molto numerosi. Sotto i colpi delle
    privatizzazioni dei servizi pubblici, sanità e assistenza sociale, e
    delle lucrose attività delle multinazionali minerarie e petrolifere,
    nei paesi dell'Est vengono tagliati centinaia di migliaia di posti di
    lavoro. «Ci ripetono che la colpa è della la crisi economica»,
    protestano alcuni minatori con in mano la bandiera di
    Solidarnosc, «ma i conti non tornano. Qui gli investimenti continuano
    a crescere». Il ritornello non se lo beve più nessuno, naturalmente.
    Anche il premier europeoo Barroso, che pochi giorni prima del grande
    corteo di Bruxelles, ha sbandierato l'importanza di una
    Bolkestein «chiesta dai paesi dell'Est» è rimasto con un palmo di
    naso nel vedere il grande striscione portato dai lavoratori rumeni
    con su scritto "Stop alla Bolkestein". «E' chiaro che c'è una netta
    contraddizione - sottolinea Walter Cerfeda, rappresentante italiano
    presso la segreteria della Ces, il sindacato confederale europeo -
    tra quanto sostengono i governi di quei paesi e il punto di vista dei
    cittadini che vedono nell'Europa un'occasione di progresso materiale.
    La Bolkestein in buona sostanza non fa altro che condannarli al
    trattamento salariale e normativo che hanno sempre avuto». Cerfeda è
    sicuramente d'accordo nel definire «ampia» la partecipazione dei
    paesi dell'Est, ma sottolinea anche la straordinaria presenza dei
    tedeschi, «il quadruplo di quelli previsti», e degli olandesi.
    Per Alessandra Mecozzi, della Fiom, la partecipazione di dell'altra
    fetta dell'Europa è stata «inaspettata». «Del resto, già abbiamo
    assistito a lotte importanti - aggiunge - contro la privatizzazione
    della sanità, come nella vicenda dell'ospedale di Budapest». «Quello
    che i lavoratori di quei paesi negano con forza è l'Europa a due
    velocità, una parte con più diritti e una parte con meno o nulla».
    Per Titti Di Salvo, della segreteria nazionale della Cgil, la
    manifestazione di Bruxelles di sabato scorso è stata «di portata
    straordinaria». «La presenza dei paesi dell'Est ha finalmente sfatato
    il luogo comune di sindacati insensibili al tema dei diritti perché
    attratti dalla possibilità di maggiori investimenti». La notizia che
    arriva da Varsavia conferma questa valutazione. La Fiat ha concluso
    da poco un accordo separato che Solidarnosc, però, non ha firmato.

    Anche Luciano Muhlbauer condivide il giudizio positivo sul "vento
    dell'Est", «un no preciso al dumping sociale». «E' stato il fatto più
    saliente di quella manifestazione», dice. «Non sarà possibile
    un'altra Europa senza l'integrazione sindacale con i paesi dell'Est»,
    aggiunge. «Mobilitarsi serve - conclude - se pensiamo al fatto che
    soltanto sei o sette mesi fa nessuno parlava della Bolkestein». Una
    delle idee su cui si sta lavorando (confermata anche dalla Di Salvo e
    da Marco Bersani, di Attac Italia) è quella di una iniziativa anti-
    Bolkestein potrebbe essere svolta in una delle capitali dei paesi
    dell'Est. Anche se si parla di "riscrittura" dell'odiata direttiva,
    nessuno ha intenzione di deporre le armi. Per Cerfeda, tuttavia, ad
    annullare l'effetto della grande manifestazione di Bruxelles è
    intervenuta la revisione del patto di stabilità. «Mi sono dissociato
    dall'appoggio dato a Barroso - sottolinea il sindacalista europeo -
    perché in questo modo di riapre la strada ai nazionalismi. Ognuno fa
    da se, e questo è uno dei presupposti proprio di quel dumping sociale
    sbandierato dalla Bolkestein».
    liberazione 26 marzo 2005
    http://www.liberazione.it/giornale/050326/default.asp
    ---------------

    Centinaia di migliaia di persone nel secondo anniversario
    dell'invasione dell'Iraq. Contro la guerra e contro il "mostro"
    Bolkestein
    Torna il movimento nelle piazze
    a Roma, Londra, Bruxelles e negli Usa

    Fabio Sebastiani
    Bruxelles - nostro inviato
    «La nostra è un'Europa sociale, la vostra è quella del profitto. No
    alla Bolkestein». Quando il segretario generale della Ces John Monks
    conclude il suo intervento la grand e piazza vicino alla Gare du Nord
    dove si svolge uno dei tre comizi previsti è piena di gente. Ma più
    della metà del corteo, allegro e colorato dall'inizio alla fine, deve
    ancora sfilare. Sulla carta erano previste cinquantamila persone, ma
    sono molte, molte di più. La differenza l'han fatta i chiassosi e
    numerosi militanti della Cgt, che hanno gridato il loro no al
    Trattato costituzionale dell'Ue, ma anche i lavoratori dell'Europa
    dell'Est, venuti fin qui a sostenere l'idea di «Europa sociale».
    Slovenia, Croazia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Polonia: il sogno di
    un progresso sociale sotto il segno del liberismo è già finito. «Non
    abbiamo nemmeno avuto il tempo di capire cosa stava succedendo -
    spiega un sindacalista mischiando francese e italiano - e già
    dobbiamo subire i tagli dei posti di lavoro e settimane lavorative di
    sessanta ore». Lo dicono perfino i minatori polacchi del sindacato
    Zzg e di Solidarnosc, che devono far fronte a un taglio di ben
    140mila posti di lavoro. Non è vero quindi come dice Barroso che a
    sostenere la Bolkestein ci sono i paesi dell'Est. Forse i loro
    governanti, ma non i cittadini.
    La differenza l'han fatta i giovani belgi, mobilitati in massa,
    adolescenti compresi. Vogliono sentirsi liberi di studiare senza
    l'incubo della privatizzazione della scuola, ma anche senza il
    terrore di dover partire in guerra. In mezzo a loro tanti ragazzi
    kurdi, marocchini, e palestinesi che gridano la rabbia, in francese,
    contro la guerra e contro la coppia Bush-Blair.

    Il sindacato confederale belga Fgtb sembra avercela messa tutta
    questa volta. In piazza ha portato le categorie in carne ed ossa, i
    lavoratori che non vogliono più sentir parlare di dumping sociale e
    di Bolkestein. «Bolkestein, Frankstein» urlano a squarciagola quelli
    dei servizi con in mano le bandiere della Epsu, la sigla sindacale
    che raccoglie tutti i sindacati del settore in Europa. Sembra
    avercela messa tutta anche la Dgb, il sindacato confederale tedesco,
    insieme a Verdi e alla Ig metall, che in patria deve affrontare i
    colpi della delocalizzazione e a Bruxelles non ha mancato di
    sottolineare l'importanza del rapporto tra sindacati e movimento.

    La sensazione è che dentro la Ces gli equilibri, e le posizioni,
    potrebbero modificarsi se in Europa la lotta contro la Bolkestein
    dovesse proseguire in questa direzione. L'atteggiamento tollerante
    del sindacato europeo sul trattato costituzionale e lo stesso
    slogan «regole per la privatizzazione» diventerebbero insignificanti
    davanti a un'offensiva liberista che di regole e di trattati non vuol
    sentir parlare. A tal punto che vuole travolgere anche quei pochi già
    scritti. La Bolkestein contiene, infatti, tali e tante contraddizioni
    da dar luogo, se venisse approvata, a un vero e proprio mostro
    giuridico.

    «L'offensiva della destra liberista è forte - sottolinea il
    parlamentare europeo del Prc Roberto Musacchio, tra gli organizzatori
    dell'audizione del Gue di venerdi con la società civile e i
    movimenti - ma giornate come queste aprono nuove prospettive al
    movimento dopo la fase del cattivo compromesso di Lisbona. Il clima
    di unilateralità si è rotto».

    Tra Cgil (Fiom, Fillea, Funzione pubblica e molte Camere del Lavoro
    come Brescia e Torino, e regionali come la Toscana e la Lombardia),
    Prc, manifesto, Emergency e tanti altri, gli italiani presenti al
    corteo sono stati quasi duemila. Dal palco ha parlato Raffaella
    Bolini, dell'Arci, che ha sottolineato il valore di un'Europa che da
    una parte lotta contro la Bolkestein e la direttiva sull'orario di
    lavoro, e dall'altra chiede il ritiro delle truppe in Iraq.

    Per Titti Di Salvo, della segreteria nazionale della Cgil, «se da una
    parte le elezioni europee hanno consegnato un quadro difficile,
    dall'altro la realtà dell'aggressione in corso spinge il sindacato
    europeo a prendere in mano l'Europa sociale».

    Hanno gridato «Europa sociale» anche olandesi, greci, ciprioti e
    sloveni. L'hanno gridato quelli di Attac e i militanti di Solidaires
    e di Ac, ma anche i portoghesi dell'Ugt e i tessili europei, presenti
    in massa, che hanno ricordato a Barroso i 165mila posti in meno da
    qualche anno a questa parte.
    Liberazione 20 marzo 2005
    http://www.liberazione.it/giornale/050320/archdef.asp

  2. #2
    Socialcapitalista
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    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  3. #3
    Hanno assassinato Calipari
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    Che ti aspetti da gente che non ha mai lavorato?

  4. #4
    Silvioleo
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    In Origine Postato da yurj
    Che ti aspetti da gente che non ha mai lavorato?
    sempre ricchissimi di argomenti per sostenere le vostre idiozie...

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    In Origine Postato da Silvioleo
    sempre ricchissimi di argomenti per sostenere le vostre idiozie...
    Se tu ragioni solo per ideologia, senza uno sguardo alla realta', che pretendi?

  6. #6
    Never say die
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    In Origine Postato da Silvioleo
    sempre ricchissimi di argomenti per sostenere le vostre idiozie...

    IDIOZIE: il termine edulcorato con cui descrivere le vere e proprie MINKIATE di voi liber_libbbbbbbbberisti in salsa siculobrianzola, variante Provenzano.

    Perchè quello che voi chiamiate liberismo - e che è un insieme di seghe mentali che avete la faccia tosta di chiamare "idee politiche", di pratiche idonee allo sfruttamento economico selvaggio e di meccanismi di organizzazione della società,
    del lavoro, dello Stato al servizio di nient'altro che una ristretta cerchia di amici-degli-amici - finalmente ha perso la maschera e mostrato chiaramente di aver riposto le le sue certezze su nient'altro che l'uso della forza e la sopraffazione.

    Ha rinunciato ad ogni ipotesi di via pacifica e negoziale e così alla politica, sia sul terreno sociale sia sul piano militare. Perchè la Bolkestein contro la quale ieri hanno sfilato 100 mila persone a Bruxelles non è altro che il palese tentativo di smantellare le legislazioni del lavoro, renderle inapplicabili, e consentire un'autoritaria, drastica riduzione dei salari quanto dei diritti.
    Obiettivi che conta di conseguire in un modo semplicissimo allorchè stabilisce che i lavoratori possono circolare liberamente per l'Europa ma che manterranno contratti di lavoro, paghe e diritti dei loro paesi d'origine.

    Cosa vuol dire? Che un polacco potrà lavorare in Italia, e il costo del suo lavoro sarà più o meno la metà del costo del suo collega italiano che fatica accanto a lui.
    Risultato: impennata dei profitti, calo dei salari, crescita non più controllabile della disoccupazione ed evaporazione di qualsivoglia residuo simulacro di forza contrattuale che nell'ultimo secolo ha garantito un minimo di equilibrio tra lavoro e capitale.

    E' una rivoluzione insomma. Reazionaria. Non è esagerato dire che la Bolkestein si muove in una prospettiva di "Capitalismo di guerra". Il capitalismo di guerra non è una scelta di classi dirigenti feroci e insensibili: è lo sbocco naturale della crisi delle sopraccitate seghe mentale confluite e battezzate nel calderone unico del presunto liberismo, non più capace di governare gli
    squilibri che ha creato.

    Si vede abbastanza bene che siamo a un punto della Storia nel quale si fronteggiano due prospettive: quella del capitalismo liberista di guerra, e un'ipotesi opposta, che si basa sull'idea di porre il lavoro e i diritti al centro dell'organizzazione sociale.
    Strade intermedie sono scomparse, non se ne vedono. E anche se si diceva ancora qualche tempo fa che i confini tra destra e sinistra stavano sfumando sono invece più che mai marcati. Sono le due alternative, nettissime: una società dove il mercato guida un regime che non ammette mediazioni, o una società basata sul
    lavoro, i diritti, la pacificazione.
    Ecco per cosa abbiamo sempre cambattuto, combattiamo e sempre combatteremo.

    E levatevi alla svelta dalla testa la malsana idea che potremmo forse concedervi campo......

  7. #7
    Silvioleo
    Ospite

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    In Origine Postato da Carmine
    IDIOZIE: il termine edulcorato con cui descrivere le vere e proprie MINKIATE di voi liber_libbbbbbbbberisti in salsa siculobrianzola, variante Provenzano.

    Perchè quello che voi chiamiate liberismo - e che è un insieme di seghe mentali che avete la faccia tosta di chiamare "idee politiche", di pratiche idonee allo sfruttamento economico selvaggio e di meccanismi di organizzazione della società,
    del lavoro, dello Stato al servizio di nient'altro che una ristretta cerchia di amici-degli-amici - finalmente ha perso la maschera e mostrato chiaramente di aver riposto le le sue certezze su nient'altro che l'uso della forza e la sopraffazione.

    Ha rinunciato ad ogni ipotesi di via pacifica e negoziale e così alla politica, sia sul terreno sociale sia sul piano militare. Perchè la Bolkestein contro la quale ieri hanno sfilato 100 mila persone a Bruxelles non è altro che il palese tentativo di smantellare le legislazioni del lavoro, renderle inapplicabili, e consentire un'autoritaria, drastica riduzione dei salari quanto dei diritti.
    Obiettivi che conta di conseguire in un modo semplicissimo allorchè stabilisce che i lavoratori possono circolare liberamente per l'Europa ma che manterranno contratti di lavoro, paghe e diritti dei loro paesi d'origine.

    Cosa vuol dire? Che un polacco potrà lavorare in Italia, e il costo del suo lavoro sarà più o meno la metà del costo del suo collega italiano che fatica accanto a lui.
    Risultato: impennata dei profitti, calo dei salari, crescita non più controllabile della disoccupazione ed evaporazione di qualsivoglia residuo simulacro di forza contrattuale che nell'ultimo secolo ha garantito un minimo di equilibrio tra lavoro e capitale.

    E' una rivoluzione insomma. Reazionaria. Non è esagerato dire che la Bolkestein si muove in una prospettiva di "Capitalismo di guerra". Il capitalismo di guerra non è una scelta di classi dirigenti feroci e insensibili: è lo sbocco naturale della crisi delle sopraccitate seghe mentale confluite e battezzate nel calderone unico del presunto liberismo, non più capace di governare gli
    squilibri che ha creato.

    Si vede abbastanza bene che siamo a un punto della Storia nel quale si fronteggiano due prospettive: quella del capitalismo liberista di guerra, e un'ipotesi opposta, che si basa sull'idea di porre il lavoro e i diritti al centro dell'organizzazione sociale.
    Strade intermedie sono scomparse, non se ne vedono. E anche se si diceva ancora qualche tempo fa che i confini tra destra e sinistra stavano sfumando sono invece più che mai marcati. Sono le due alternative, nettissime: una società dove il mercato guida un regime che non ammette mediazioni, o una società basata sul
    lavoro, i diritti, la pacificazione.
    Ecco per cosa abbiamo sempre cambattuto, combattiamo e sempre combatteremo.

    E levatevi alla svelta dalla testa la malsana idea che potremmo forse concedervi campo......
    ti ringrazio per l'intervento,son punti a favore...

  8. #8
    Never say die
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    In Origine Postato da Silvioleo
    ti ringrazio per l'intervento,son punti a favore...



    I punti non si pesano, si contano, banana!


    E quando verrà il momento di contarli ho come l'impressione che avrai ben altro da fare che ringraziarmi....

 

 

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