Il sovrintendente di uno dei teatri più importanti al mondo è stato sostituito. Apparentemente un atto quasi di ordinaria amministrazione si è trasformato in una crisi devastante. Una crisi, in primo luogo, di credibilità.
I fatti, telegraficamente, sono questi: da anni ormai, il sovrintendente Fontana incontrava una avversione diffusa in seno al cda della Fondazione Scala e, significativamente, il contrasto maggiore era col direttore artistico Riccardo Muti.
Dopo anni di tira e molla si giunge a dimissionare Fontana, a nove mesi dalla scadenza dell'incarico e dopo aver recentemente creato una figura ad hoc (il direttore della sezione Scala) per indebolirlo, affidato all'ex sovrintendente del lirico di Cagliari Meli.
Ora, non ci sarebbe nulla di scandaloso se non che il motivo per cui Fontana è stato "scaricato" non è stato reso noto in nessun modo non solo alla cittadinanza, ma neppure a responsabili politici di primo piano come l'assessore Carrubba (coerentemente dimessosi), nè ai lavoratori della Scala.
Il sindaco di Milano -presidente della Fondazione- si rifiuta di parlare, nonostante le richieste incessanti dell'opposizione e di parte della maggioranza. Il Cda tace, nonostante i lavoratori della Scala ne abbiano chiesto le dimissioni e si stiano mobilitando massicciamente.
Gestita tutta la questione a porte rigorosamente chiuse, senza apparenti motivazioni, la questione appare decisamente grave. Sotto Fontana la scala non ha conosciuto, artisticamente parlando, una stagione felice e tuttavia il difficilissimo passaggio da Ente Autonomo a Fondazione è stato gestito, a detta di tutti, egregiamente. E sul piano artistico le colpe del declino vistoso son da imputarsi non tanto al sovrintendente, quanto piuttosto a tutta l'amministrazione, in testa Riccardo Muti.
D'altra parte il sostituto di Fontana, fortissimamente voluto da Muti, è ampiamente valutabile per la passata gestione del teatro cagliaritano. Ora, le indagini sono in corso, ma pare assolutamente assodato che la splendente stagione del teatro (costellata di eventi di richiamo internazionale, non ultimo un concerto dell'inafferrabile Carlos Kleiber) abbia lasciato il teatro con le classiche "pezze al culo". Una gestione dissennata e, in definitiva, fallimentare, a fronte della rigorosa gestione scaligera.
Due problemi, entrambi gravissimi, si sommano: la rimozione carbonara di un amministratore competente e la sostituzione con un personaggio di dubbio rigore.
Abbiamo bisogno di questo per rilanciare la scala?




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