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    Come tante, tante, altre volte...

    Storace smentisce l'ex deportato e attacca l'Unità: «Rischio la vita per colpa loro».

    Francesco Storace denuncia una campagna di odio nei suoi confronti. Una serie di gravi intimidazioni avvenute nelle ultime settimane, fino alla contestazione subita giovedì mattina da parte di alcuni reduci dei lager nazisti alle Fosse Ardeatine. Ma l’ultima e più grave offesa è a suo avviso l’articolo pubblicato a pagina 3 de l’Unità del 25 marzo. A parlare è Mario Limentani uno dei contestatori di Storace, scampato a quattro campi di concentramento nazisti: «Il padre di Storace mi fermò per strada, mi portò alla casa del Fascio e mi picchiò...», afferma in una breve intervista.

    Accuse pesanti, ricordi sfocati e tuttavia dolenti di chi ha vissuto in prima persona la tragedia dello sterminio nazista. Un breve racconto. E tutto virgolettato, come riconosce lo stesso Storace prima di scagliarsi contro il quotidiano che ha pubblicato la notizia: «Siamo di fronte ad un linciaggio politico partito dal giornale comunista, l'Unità, contro di me – attacca il governatore - Mio padre non può smentire perchè è morto nel 1999, ma è indegno che il giornale comunista non si preoccupi di verificare che nel 1941 mio padre aveva 12 anni e viveva a Sulmona». Non solo: «Ha ragione Berlusconi, quando parla di mentalità stalinista: in Italia abbiamo la sinistra più faziosa d'Europa. Da mesi sono oggetto di un linciaggio mediatico senza precedenti che ha precise responsabilità politiche, ma la cosa più grave è quella orchestrata oggi dall' Unità».

    Immediata la solidarietà del premier: «Su Storace un linciaggio mediatico. Io so bene cosa vuol dire». Il governatore del Lazio, intanto, annuncia querele e chiede le dimissioni del direttore de l’Unità. Prima, però, dice di essersi preoccupato di informare «il presidente della Repubblica, il presidente del Senato, il presidente della Camera, il rabbino capo di Roma e l’ambasciatore israeliano in Italia».

    Presente alla conferenza stampa anche una delegazione della comunità ebraica. Per quale ragione? «Noi non facciamo campagna elettorale», precisa il portavoce Riccardo Pacifici, che tuttavia racconta: «La storia di Limentani è vera ma a quanto pare non è il padre di Storace».

    Quando l’autrice dell’articolo, Luana Benini, interviene precisando di avere la registrazione del racconto dell'ex deportato, nell’affollata sala dell’associazione stampa estera si sentono fischi e grida. E poi le proteste di alcuni giornalisti contro chi aveva gridato e fischiato contro una collega. Durissimo le parole rivolte da Storace alla Benini: «Vada sulla tomba di mio padre e chieda scusa».

    Fin dalla prima mattina l’ufficio stampa della Regione aveva diramato comunicati con i quali si annullavano tutti gli impegni elettorali del presidente e si prometteva la rivelazione «di fatti del tutto straordinarie e straordinariamente inaccettabili che impongono una risposta ferma e decisa da parte delle istituzioni». Dopo qualche ora di suspence, Storace ha parlato: «Rischio la vita per colpa de l'Unita, hanno insozzato la memoria di mio padre per scatenare i peggiori estremisti contro di me».

    Nel tardo pomeriggio, a proposito della smentita di Mario Limentani (“Non ho mai detto che il picchiatore era il padre di Storace”), il nostro direttore Antonio Padellaro conferma i contenuti dell'intervista all'ex deportato di cui, «come è noto, esiste una regolare registrazione che può essere ascoltata in qualsiasi momento».

    «Inoltre - continua il direttore - nella giornata di oggi Mario Limentani è stato di nuovo interpellato dall'Unità per avere chiarimenti». «Il padre di Storace stava con la ronda - l'Unità riporta l'intervista registrata a Limentani che verrà pubblicata integralmente domani - mi incontrò a largo Arenula». «Alla domanda “come fa a ricordarsi che quell'uomo era il padre di Storace” - conclude la nota - la risposta è netta: “Era il padre. Noi lo chiamavamo il picchiatore. Io avevo 18 anni, lui ne avrà avuti due in più”». Si può ascoltare qui la registrazione.

    --------------------

    Dimenticavo...Mario Limentani è ebreo

  2. #2
    panzerfaust2005
    Ospite

    Predefinito Re: Come tante, tante, altre volte...

    Originally posted by Sùrsum corda!
    Storace smentisce l'ex deportato e attacca l'Unità: «Rischio la vita per colpa loro».

    Francesco Storace denuncia una campagna di odio nei suoi confronti. Una serie di gravi intimidazioni avvenute nelle ultime settimane, fino alla contestazione subita giovedì mattina da parte di alcuni reduci dei lager nazisti alle Fosse Ardeatine. Ma l’ultima e più grave offesa è a suo avviso l’articolo pubblicato a pagina 3 de l’Unità del 25 marzo. A parlare è Mario Limentani uno dei contestatori di Storace, scampato a quattro campi di concentramento nazisti: «Il padre di Storace mi fermò per strada, mi portò alla casa del Fascio e mi picchiò...», afferma in una breve intervista.

    Accuse pesanti, ricordi sfocati e tuttavia dolenti di chi ha vissuto in prima persona la tragedia dello sterminio nazista. Un breve racconto. E tutto virgolettato, come riconosce lo stesso Storace prima di scagliarsi contro il quotidiano che ha pubblicato la notizia: «Siamo di fronte ad un linciaggio politico partito dal giornale comunista, l'Unità, contro di me – attacca il governatore - Mio padre non può smentire perchè è morto nel 1999, ma è indegno che il giornale comunista non si preoccupi di verificare che nel 1941 mio padre aveva 12 anni e viveva a Sulmona». Non solo: «Ha ragione Berlusconi, quando parla di mentalità stalinista: in Italia abbiamo la sinistra più faziosa d'Europa. Da mesi sono oggetto di un linciaggio mediatico senza precedenti che ha precise responsabilità politiche, ma la cosa più grave è quella orchestrata oggi dall' Unità».

    Immediata la solidarietà del premier: «Su Storace un linciaggio mediatico. Io so bene cosa vuol dire». Il governatore del Lazio, intanto, annuncia querele e chiede le dimissioni del direttore de l’Unità. Prima, però, dice di essersi preoccupato di informare «il presidente della Repubblica, il presidente del Senato, il presidente della Camera, il rabbino capo di Roma e l’ambasciatore israeliano in Italia».

    Presente alla conferenza stampa anche una delegazione della comunità ebraica. Per quale ragione? «Noi non facciamo campagna elettorale», precisa il portavoce Riccardo Pacifici, che tuttavia racconta: «La storia di Limentani è vera ma a quanto pare non è il padre di Storace».

    Quando l’autrice dell’articolo, Luana Benini, interviene precisando di avere la registrazione del racconto dell'ex deportato, nell’affollata sala dell’associazione stampa estera si sentono fischi e grida. E poi le proteste di alcuni giornalisti contro chi aveva gridato e fischiato contro una collega. Durissimo le parole rivolte da Storace alla Benini: «Vada sulla tomba di mio padre e chieda scusa».

    Fin dalla prima mattina l’ufficio stampa della Regione aveva diramato comunicati con i quali si annullavano tutti gli impegni elettorali del presidente e si prometteva la rivelazione «di fatti del tutto straordinarie e straordinariamente inaccettabili che impongono una risposta ferma e decisa da parte delle istituzioni». Dopo qualche ora di suspence, Storace ha parlato: «Rischio la vita per colpa de l'Unita, hanno insozzato la memoria di mio padre per scatenare i peggiori estremisti contro di me».

    Nel tardo pomeriggio, a proposito della smentita di Mario Limentani (“Non ho mai detto che il picchiatore era il padre di Storace”), il nostro direttore Antonio Padellaro conferma i contenuti dell'intervista all'ex deportato di cui, «come è noto, esiste una regolare registrazione che può essere ascoltata in qualsiasi momento».

    «Inoltre - continua il direttore - nella giornata di oggi Mario Limentani è stato di nuovo interpellato dall'Unità per avere chiarimenti». «Il padre di Storace stava con la ronda - l'Unità riporta l'intervista registrata a Limentani che verrà pubblicata integralmente domani - mi incontrò a largo Arenula». «Alla domanda “come fa a ricordarsi che quell'uomo era il padre di Storace” - conclude la nota - la risposta è netta: “Era il padre. Noi lo chiamavamo il picchiatore. Io avevo 18 anni, lui ne avrà avuti due in più”». Si può ascoltare qui la registrazione.

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    Dimenticavo...Mario Limentani è ebreo
    Se le cose stanno così, Stokazzo se la prenda con Limentani.
    Ma forse non può

 

 

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