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Risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: A cercare parole

  1. #1
    Alessandra
    Ospite

    A cercare parole

    Stare sul divano a guardare un vecchio film e sentire che ti addormenti nella mia mano, tra le vie del centro passeggiare insieme a te, tutto il pomeriggio intero a non far niente, telefonarti dopo le sei solo per domandarti che cosa fai, ci basta poco per stare insieme, ci basta solo quello che c’è, così com’è. Fare due fotografie mentre ridi e bevi il vino ed al ritorno buttarsi sul letto spogliati per metà a far finta di aver sonno ma non domire affatto, e assaporarsi, giocare un po’, scommetti che indovino che cosa vuoi. Finchè l’amore avrà gli occhi che hai tu quel vivere intenso, che porti con te, quel poco di immenso, che non ha pensieri sommersi ma brividi, per ritrovarci così, più forti del tempo, e per non perderci mai in un soffio di vento, mai, nemmeno un momento. E quando piove è bello accompagnarti anche così, abbracciati stretti stretti sotto lo stesso ombrello, confidarsi dei progetti in un piccolo caffè, e avventurarsi, sicuri che comunque vada resteremo io e te. In un mondo di parole ci spaventano i silenzi, ma è più difficile spiegare sentimenti e paure che bruciano nel cuore. E’ una trappola mentale che ci fa dormire male. Equivoci, per colpa dell’amore che è così, che a volte ci fa disperare, sono equivoci, effetto di un momento e sei in un labirinto di orgoglio e solitudine. Equivoci, banali malintesi tra di noi, noi che ci complichiamo tutto per scoprire che in fondo poi che non è successo niente. E non mi importa dove e quale sia la verità, quando mi parlano i tuoi occhi, io volo oltrepassando ogni confine tra di noi. Meglio essere invadenti piuttosto che star lì, colpevoli o innocenti. Equivoci, per colpa dell’amore che è così, che a volte ci fa disperare.

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  2. #2
    Alessandra
    Ospite

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    Una casa d’altri tempi, piena di libri e di oggetti d’arte. Giornate che scivolano placide tra il silenzio dello studio e impegni accademici. Una vita “nobile”, illuminata e risolta nel culto del Bello. Questo, alle soglie del 2000, è il mondo di Edoardo. Questo è Edoardo: reincarnazione di un personaggio quasi creato da Thomas Mann. Ma, a differenza degli Hans Castorp e dei Tonio Kröger, Edoardo vive in un mondo a sè stante, avulso dalla realtà quotidiana, asettico e alieno da sentimenti comuni, dove l’Arte non si permea nelle vicende politiche e sociali. Un microcosmo artificiale e statico in cui l’Arte diventa essa stessa linfa vitale della ragione e del cuore. Ma anche fonte di profonde contraddizioni. Un equilibrio precario che paradossalmente verrà meno proprio quando Edoardo sarà inaspettatamente investito dal sentimento forse più estraneo al cosmo che artificiosamente si è costruito: l’amore. Tutto precipita. Le illusioni sfumano. I toni cambiano. In un’aberrante lotta tra bene e male il suo sogno di Bellezza sarà annientato dall’impatto traumatico con una realtà che si rivela deludente, prosaica e meschina. Le parole sono mie è un romanzo che dapprima affascina e attrae come una visione idilliaca e che poi sconvolge e sgomenta come un mare in tempesta. Maria Grazia Greco ha creato infatti una storia insolita e “terribile” che, costellata di frequenti citazioni, vuole essere anche un omaggio alla parola scritta e ai grandi narratori del passato. Se da una parte il lettore sarà blandito da una vicenda inusuale, raffinata e intessuta di spezzoni di alta letteratura, dall’altra sarà fagocitato da una storia “maledetta” nella quale la follia diventa protagonista e l’Arte genera mostri.

    Pierpaolo Serarcangeli

  3. #3
    Alessandra
    Ospite

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    In un mondo i dodicenni che portano stivali sexy e di nonne che sfoggiano miniabiti di paillettes, il modo più sicuro per distinguere una prostituta che entra in un albergo a Heatrhrow è cercare una signora in completo firmato. Garantito.

    [...] Le borse piccole, bah! Le riviste possono anch pubblicizzare questa o quella pochette di stagione. Ma se penso a tutto quello che devo portarmi dietro quando esco di casa...Dunque: un paio di forbici pieghevoli (i fili volanti sono il nemico); cellulare (per chiamare l'agenzia all'arrivo e alla partenza); preservativi (di poliuretano e di lattice, c'è chi soffre di allergie); un cucchiaio, un flacone di lubrificante; lucidalabbra, fialetta di essenza profumata (sono preferibili le note agrumate; fazzolettini; mutandine e calze di ricambio; pinze per capezzoli; bavaglio di cuoio e frustino a più code. E' chiaro che un capace borsone è più indicato. Infilare tutto in una baguette di Fendi è un gioco di prestigio che non riuscirebbe neanche a Hudini.


    Dopo aver conquistato il Web con il suo blog piccante, la misteriosa squillo di lusso "Belle de Jour" invaderà presto anche le librerie italiane con il suo "The intimate adventures of a London call girl". Già un must in Inghilterra, il libro verrà pubblicato in Italia con il titolo "Diario (intimo) di una squillo perbene". In linea con il famoso blog online i contenuti del testo piccante, a cavallo tra sesso, cultura, alta società e trasgressione.


    Nello specifico, il libro racconta la storia di una bella e colta ventottenne britannica laureata in lettere che decide di fare la prostituta d'elite come secondo lavoro (un lavoro che la stessa protagonista definisce letteralmente come "un impiego stabile, ma non pesante").

    Tra le pagine del piccante diario cartaceo trovano spazio le numerose avventure della giovane squillo alle prese con vip e persone facoltose del jetset londinese. Edita da Sonzogno, l'opera prima della misteriosa autrice osè farà il suo esordio in Italia il 6 aprile. Con lo stesso stile raffinato ed elegante che sul Web le ha fatto conquistare le attenzioni del britannico "The guardian", Bell de Jour esce dalla Rete replicando non solo le esperienze di una prostituta di lusso alle prese con cene di gala e personagi altolocati, ma anche un inedito e irriverente spaccato dell'eros nell'alta società.

    Spesso diretta e intelligentemente ironica, Belle de jour su Internet ha stregato circa 15mila cybernauti al giorno con i suoi racconti e i suoi peccati. Nessuno, nonostante la curiosità degli appassionati e dei più scettici, ha ancora scoperto la sua identità. Ora un libro svela altre parti della sua personalità. Belle de jour, quando un blog diventa un caso editoriale.

    Il blog: http://belledejour-uk.blogspot.com/

  4. #4
    moderatore di bachelite
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    "Le vie della perdizione sono lastricate di buone edizioni". (Bertrand Russell)

  5. #5
    Alessandra
    Ospite

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    Fino all'ultima ora. Le memorie della segretaria di Hitler 1942-1945 (Junge Traudl)




    Dal 1942 al 1945 Traudl Junge è stata, poco più che ventenne, la segretaria privata di Adolf Hitler. "Fino all'ultima ora" sono le memorie che scrisse immediatamente dopo la guerra, tra il 1947 e il 1948, quando ancora la giovane età non le consentiva di rendersi davvero conto della straordinaria esperienza da lei vissuta e della gravità di quanto era accaduto in quegli anni. L'immagine di Hitler che si ricava da queste pagine è quella di un capo piacevole e gentile, quasi una figura paterna. La giovane Traudl registra con occhio ingenuo e attento numerosi dettagli appartenenti alla vita privata del dittatore tedesco e ci apre le porte su piccoli e grandi eventi di cui non comprende l'importanza e la gravità.

    Il libro è stato di grande spunto per La Caduta, il film prodotto da Bernd Eichinger e diretto da Oliver Hirschbiegels, che ricostruisce con accuratezza storica e dettagli perfino maniacali gli ultimi dodici giorni di Hitler e del nazismo, quelli wagneriani e mortiferi consumati nel ventre di Berlino, ormai soverchiata dall’Armata Rossa. E’ la prima volta che cineasti tedeschi portano sullo schermo la figura del Führer, mettendola a fuoco da vicino, dandogli una voce normale, cogliendone anche una dimensione intima e personale, che nella Germania del Dopoguerra era stata tabù.


    Nel fetido bunker della cancelleria, pochi giorni prima di far avvelenare i suoi sette figli e uccidersi insieme alla moglie Magda, Joseph Goebbels ebbe un lampo di lucidissima follia: «Signori - disse il capo della propaganda nazista, rivolto a un gruppo di ufficiali ormai prossimi alla disperazione - fra cento anni sarà girata una bella pellicola a colori sulle terribili ore che stiamo vivendo: non volete recitare una parte in questo film?». Era il 17 aprile 1945. Sono stati sufficienti meno di sessant’anni, perché la profezia di Goebbels si avverasse.


 

 

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