Oggi alle 13,15 mi imbarco sul volo Monastir - Roma, che mi riporta in Italia dopo una micro-vacanza tunisina.
Nel velivolo (736) stracolmo, noto alcune signore che bisbigliano e si sbracciano: un tizio di origine nordafricana,seduto a metà aereo di fronte a loro, aveva lasciato due borse ed era sceso dall'aereo, risalendo sul bus e andandosene.
Avvisato l'assistente di volo, quest'ultimo ha detto che il tizio in esame aveva dovuto scendere un attimo e sarebbe rientrato di lì a poco, cosa che puntualmente è avvenuta, con in mano una piccola borsa.
Bisbigliatosi qualcosa in madrelingua con lo steward, si è accomodato al suo posto, fila dell'uscita di emergenza, sedile al corridoio.
Peccato che nel sedile simmetrico, sulla destra, fosse seduto un altro tizio, anch'egli di chiara etnia maghrebina, che per tutto il viaggio ha nervosamente sfogliato un giornale scambiandosi sguardi furtivi con il personaggio di cui sopra e asciugandosi continuamente il sudore mentre guardava nel vuoto.
Chiamatemi fifone, chiamatemi visionario, o come volete, ma personalmente, nei giorni di Pasqua, a una settimana dalle elezioni e su un volo tutto di turisti diretti a Roma, non è che in queste condizioni (poi, magari, i due tipi in questione, poi rivelatisi quattro, erano dirigenti di una multinazionale petrolifera, ma lì sembravano tutt'altro) abbia viaggiato propriamente al culmine della tranquillità.




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