Intervista a Shaykh Hassan Zargani, ministro degli esteri di Moqtada Sadr



D: Può farci un aggiornamento della situazione nell’Iraq del sud e in particolare della corrente di Moqtada Sadr?

Il nostro movimento ha avuto inizio con la caduta del regime di Saddam. Ci siamo presi la responsabilità di fornire assistenza medica, approvvigionamenti e carburante dato che lo Stato Iracheno era assente. Lo
stesso è avvenuto per quanto riguarda la sicurezza. Organizziamo la gente attorno alle moschee per garantire la sicurezza e la fine dei saccheggi. Regoliamo anche il traffico.

Il movimento di Sadr proviene da una lunga tradizione ed è parte della coscienza del popolo Iracheno. Esiste fin dagli anni ’70 con il primo Sadr ed è continuato con Sadr Secondo che è stato martirizzato nel 1999. Ora è guidato dalla leadership di Moqtada Sadr, dopo che suo padre, suo fratello, sua zia e suo zio sono stati uccisi.

Possiamo chiamarlo “corrente” oppure “linea” o qualsiasi altra cosa, questo movimento nasce dal popolo e lavora per il popolo, di cui rappresenta la metà. Questa fedeltà si deve alla lealtà di Moqtada ai propri principi e responsabilità. La corrente non ha alcuna intenzione di prendersi cariche istituzionali. Ci siamo rifiutati di far parte del nuovo governo basato sul principio delle quote confessionali.

Molti settori delle masse e anche molti leader religiosi si sono riuniti attorno a questa giovane ed energica guida. Dopo la caduta di Bagdad ha immediatamente partecipato alla resistenza pacifica che consiste in
scioperi, dimostrazioni e tutte le forme di protesta.

Poi è arrivato il momento in cui le truppe Americane hanno iniziato a sparare sulle dimostrazioni pacifiche e hanno chiuso gli uffici di Moqtada Sadr e il suo giornale. Ci hanno minacciato con una multa di 100.000 dollari se avessimo continuato a pubblicare e a parlare del movimento. Hanno fatto ciò perché scrivevamo per la popolazione e lavoravamo per i suoi interessi. Non abbiamo chinato la testa. Abbiamo iniziato una sollevazione popolare. Siamo stati gli unici ad aver ufficialmente adottato la resistenza. Lottiamo a viso scoperto, con una nome conosciuto ed una linea politica risaputa da tutti. Siamo orgogliosi di ciò. Perché
non c’è altra forza apertamente contro gli USA che sta sulla propria terra e lotta con le proprie masse senza dover per questo scomparire nel sottosuolo.


D: Quali sono i rapporti con le altre forze della resistenza?

Noi coordiniamo tutte le forze della resistenza ma non consideriamo come resistenti coloro che vogliono soltanto esportare in Iraq la violenza criminale, mettendo bombe nelle moschee, nelle chiese, tra gli studenti e i semplici poliziotti, uccidendo gente innocente. Questi sono terroristi e sono le reali forze che resistono alla resistenza. Loro danneggiano la reputazione della resistenza, indebolendo le sue basi ed
incrementando la spaccatura tra le diverse confessioni. Ma praticamente siamo coordinati con le altre parti della resistenza e abbiamo partecipato alla battaglia di Fallujah. A Fallujah i mujahidin hanno innalzato
le foto di Moqtada Sadr e gli striscioni con la scritta “Da Fallujah a Kufa, non consegneremo la nostra patria”. Ora abbiamo un cimitero a Fallujah. Dall’inizio degli scontri a Fallujah ci sono state quattro brigate dell'esercito del Mahdi a difendere la città.

Esiste un documentario ed un libro ufficiale. Tutti lo dicono e nessuno si sogna di negarlo. Anche coloro che hanno combattuto a Fallujah sono venuti a Najaf e hanno partecipato alla battaglia che li si è svolta. Ci hanno fornito cibo e medicine nel corso della battaglia di Najaf come noi abbiamo fatto con loro. Ciò ha spossato il nemico. Di conseguenza a ciò, hanno incrementato i loro attacchi contro Sadr e hanno asserito che i Kurdi e gli Sciiti erano vittime del precedente regime e che la Resistenza esiste soltanto nelle zone Sunnite, rappresentata soltanto dai seguaci del regime Baath. Ma la resistenza capeggiata da Sadr – il quale è stato egli stesso un importante oppositore del precedente regime – travalica i limiti confessionali e dà alla resistenza una dimensione Irachena nazionale.

Il secondo punto è il carisma di Moqtada Sadr che ha raggiunto la popolarità dopo lo scontro con gli Americani, distruggendo l’immagine degli USA come invincibili utilizzando armi molto semplici. Il terzo punto è che la resistenza ha formato una forte solidarità tra tutti gli Sciiti della popolazione ed ha mostrato che la resistenza è un fattore importante che unisce il popolo Iracheno. E’ questo il motivo per cui gli attacchi a Sadr sono stati cruciali e sono stati accompagnati da una forte campagna diffamatoria. Il popolo Iracheno ha capito questo ruolo e le relative difficoltà e responsabilità. Il supporto alla corrente di Sadr è incrementato e le masse hanno difeso gli uffici di Moqtada Sadr a Najaf, Kufa e in tutte le città del Sud, del Centro e del Nord e anche a Kirkuk. Devo ricordare che Kirkuk ci chiese aiuto riguardo ai danni causati dai Kurdi. Nessuno era in grado di aiutarli se non l’Esercito del Mahdi. E’ per questo che la gente di Kirkuk è orgogliosa dell’Esercito Mahdi e ringrazia Moqtada Sadr che li ha salvati dall’egemonia degli alleati USA.


D: Quali sono le prospettive per il futuro?

Noi speriamo in un Iraq migliore poiché ci sono molte persone che resistono e rifiutano l’occupazione, ma dobbiamo fare attenzione perché alcuni gruppi stanno cercando di innescare un conflitto, piazzando bombe, tra le confessioni o tra i gruppi politici, tra le diverse etnie o tra musulmani e cristiani. Ci sono ancora molti cambiamenti da affrontare. L’occupazione e i traditori sono ancora qui. Ma abbiamo ancora le grandi basi delle masse popolari che credono nella vittoria della patria Irachena contro tutti questi fenomeni.


Intervista: Bahar Kimyongür, Fronte per i Diritti e la Libertà (HOC; Turchia)