ragazzi vi posto un articolo dal Giornale di Vicenza di oggi.
La guardia di finanza si è fatta viva da chi aveva disdetto il canone.vedremo come andrà finire...
Ad Arzignano sono iniziate ad arrivare le prime lettere per il suggellamento della televisione di coloro che non intendono più versare il contributo annuale «contro la tv di Stato che dimentica il Nord». Il Carroccio se la prende: «Perché non fanno controlli a Napoli, Palermo e Reggio?»
Mille non vogliono pagare la Rai
Scoppia il caso: la Lega attacca la Finanza, che agisce però legittimamente
(d. n.) L’accusa del leghista Davide Caparini, vicepresidente della commissione di vigilanza Rai, è pesante: «È scandaloso quello che sta accadendo ad Arzignano dove la Guardia di finanza ha inviato numerose raccomandate con la richiesta di scegliere un locale all’interno dell’abitazione dove procedere al sigillo in sacchi di iuta degli apparecchi televisivi. Una procedura illegale e frutto di una decisione politica intimidatoria ai danni di chi, legittimamente, ha deciso di disdire il canone Rai». E più avanti: «È vergognoso questo ricorso a leggi fasciste è quantomeno sospetta la concomitanza con le prossime elezioni». Eppure quanto sta avvenendo nella Valle del Chiampo, come pure in altre zone della provincia dove sono circa un migliaio i vicentini che hanno scelto di non pagare più il canone Rai e quindi attendono il "suggellamento" della loro tv, rispetta la normativa in materia. Come spiegano le Fiamme gialle, tu chiedi il suggellamento e io ti invito a metterci d’accordo per effettuarlo assieme. La vicenda è complessa e singolare ad un tempo. Complessa, perché da anni la Lega sta portando avanti una battaglia contro il canone Rai, singolare perché le accuse del Carroccio contro la Finanza paiono dettate più da ragioni politiche («al Nord si agisce in un modo, al Sud in un altro») che da un contrasto sul metodo. Per capirci qualcosa, bisogna fare un passo indietro. Un migliaio di vicentini non intende più pagare l’obolo annuale alla Rai e per questo chiede di disdire l’abbonamento; la maggior parte di loro lamenta una scarsa rappresentatività della Lega e del Nord nella programmazione di una tv che dovrebbe essere di Stato. Per questo, in tempi anche non recenti, ha scritto a Roma spiegando le proprie intenzioni.
Nei mesi scorsi, la Rai si è accordata con il comando regionale della Finanza, che deve occuparsi della vicenda, sulla strategia da adottare. Poiché per "suggellare" la tv (cioè sigillarla in un sacco lasciandola al proprietario, operazione che dev’essere compiuta da un ufficiale di polizia giudiziaria) è necessario entrare in casa, e per avere accesso sarebbe necessario un mandato di perquisizione che in questo caso non è previsto, l’accordo prevedeva di scrivere una lettera agli interessati. I finanzieri del colonnello Arturo Mascolo hanno pertanto inviato ad un centinaio di persone una missiva in cui si faceva riferimento alla questione del canone, e le si invitava a chiamare il comando della Finanza più vicino per mettersi d’accordo: a che ora e in che giorno venire per l’operazione. Inoltre, si chiedeva che mettessero a disposizione una stanza per il suggellamento.
Le prime lettere sono arrivate nella zona di Arzignano, dove sono in 250 coloro che della Rai non ne vogliono più sapere. Ma alcuni di coloro che l’hanno ricevuta si sono lamentati con la Lega. «Da tempo prestiamo attenzione al caso - spiega il senatore vicentino Paolo Franco, che precisa le affermazioni di Caparini impegnato in riunione - e diamo aiuto alle persone che pagano 5 euro per disdire l’abbonamento. Non discutiamo la legittimità, ma due sono gli aspetti che solleviamo: in primo luogo la solerzia della Finanza nell’intervenire al Nord. Vorremmo sapere quante verifiche su chi ha pagato il canone vengono fatte a Napoli, Palermo o Reggio Calabria. E poi ci chiediamo se la Finanza non abbia altre priorità, se non vi siano cose più importanti che suggellare le tv dei vicentini, come i controlli sulle importazioni».
Al comando della Finanza la prima reazione è lo sbigottimento di fronte alle accuse: quando mai qualcuno si lamenta perché si è compiuto il proprio lavoro?




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