Per me è una cosa straziante non essere stato li ad assistere di perona all'evento, ma di sicuro avrò modo di rifarmi nei prossimi mesi.
Do il benvenuto al nuovo BRI
![]()
![]()
www.aeroportidipuglia.it
Un pò di rassegna stampa:
------------------------------------------------------------------------------
La data Il via dopo cinque anni di lavori. Mistero sul primo passeggero che si imbarcherà
Signori, da oggi si vola
Ore 6,25: apre il nuovo aeroporto internazionale di Bari
BARIOre 4 del 31 marzo: le luci della vecchia aerostazione si spengono. Per sempre. Dopo oltre trenta anni di attese, cinque anni di lavori, milioni di euro pubblici investiti, questa mattina, quando il primo passeggero varcherà «per primo» la porta del nuovo aeroporto internazionale di Bari, tutto sarà finito. Sarà finita la megafesta durata fino all'alba che la Seap ha organizzato nella nuova aerostazione per tutto il personale che ha contribuito a realizzare «il sogno». Sarà finita la corsa alla ricerca dell'ultimo dettaglio tecnico prima dell'ora «ics». Sarà finito tutto quello che era cominciato quella mattina del 21 marzo del 2000 con la posa della «prima pietra». Alle 5 di questa mattina il direttore della Seap Marco Franchini ha virtualmente aperto al traffico passeggeri la nuova aerostazione internazionale di Bari. Senza un nastro tagliato, senza una bottiglia di spumante stappata. Senza un brindisi. Senza una autorità che regali l'evento alla Storia. «Senza fuochi d'artificio - spiega Franchini - perché in fondo la festa per questo evento durerà per i prossimi mesi». Franchini è stato sveglio per tutta la notte, in attesa del decollo del primo volo di questa mattina. Con il cuore in gola perché tutto funzionasse alla perfezione. Che la complessa macchina partisse senza intoppi. Ma Franchini ha aspettato anche di vedere partire l'amministratore della Seap, Domenico Di Paola con il primo volo dell'Alitalia alla volta di Milano-Malpensa. In tasca Di Paola aveva la carta d'imbarco numero 00001. Il primo documento di volo ufficiale emesso dal «sistema» di accettazione installato nella nuova aerostazione di Bari. Con quella carta in tasca Di Paola è stato di fatto il primo passeggero «della storia» partito dalla nuova aerostazione. «Scusate - ha detto l'amministratore della Seap - spero che questo atto di amore non sia un peccato. Ma per me, questo aveva un valore importante. Quasi simbolico». Simbolico: come quello dell'opera luminosa realizzata da un artista greco che ha vinto la gara e che lo stesso Di Paola ha fortissimamente voluto. Un fascio di luce, un insieme di simboli al neon realizzato dal greco Stephen Antonakos, da cui è stato tratto anche il logo degli aeroporti di Puglia. Simbolico: come il cielo in terracotta dei maestri ceramisti di Grottaglie realizzato nella sala vip della Seap con le costellazioni dello zodiaco. «Luci» (quelle dell'opera «Orizzonti» presentata ieri dall'artista e dal critico Achille Bonito Oliva) e «stelle» quelle della sala Vip. Tutti elementi simbolici, che rappresentano una sorta di firma che l'amministratore ha voluto apporre al nuovo aeroporto. Un'opera che si estende su una superficie di 29.000 metri, dotata di 20 banchi check-in, 9 sale d'imbarco e 18 piazzole di sosta aeromobili. «Si tratta - ha rilevato Di Paola nel corso della conferenza stampa ufficiale, la prima "cosa" ufficiale dedicata a questa infrastruttura - di un'opera che muove da un nuovo concetto di aeroporto, non più considerato come semplice luogo di imbarco e sbarco bensì come una macchina complessa e diversificata». Di Paola ha parlato di «sfida severa che comincia oggi, quella di rendere efficiente una struttura che servirà a far fronte a un movimento passeggeri che è raddoppiato negli ultimi 5 anni, giungendo a 1 milione e 800.000 l'anno e che nel prossimo quinquennio si prevede raddoppi ancora, sino a 3 milioni 600.000, dimensione per la quale la nuova aerostazione è stata costruita». Un augurio. Un altro sogno. Come quello che è cominciato oggi. Tutto il resto verrà. Franco Giuliano
31/03/2005
FITTO: OPERA CHE FARÀ DECOLLARE LA PUGLIA
BARIPer il presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, il nuovo aeroporto internazionale di Bari «è il risultato di una perfetta sinergia fra Governo centrale, Regione e Seap, e per questo voglio ringraziare, in primo luogo, chi in questi anni ha amministrato la Società di esercizio degli aeroporti di Puglia». Fitto ha spiegato di aver deciso di non avere voluto essere presente alla conferenza stampa di inaugurazione della nuova struttura «poichè ritengo - ha detto - questa opera troppo importante per farne una vetrina elettorale. Voglio tuttavia - ha aggiunto - esprimere il mio compiacimento per una realizzazione che ha un valore economico, ma anche simbolico. Il nuovo aeroporto internazionale di Bari è porta d'accesso nella Puglia dello sviluppo, è biglietto da visita per i turisti, gli operatori commerciali, le compagnie aeree che arrivano nella nostra terra sempre più numerosi. È il simbolo di una gestione manageriale e non politica della cosa pubblica». Fitto ha aggiunto che l'aeroporto di Bari «non è una cattedrale nel deserto. La Regione ha investito e continuerà a investire nei prossimi anni anche sugli scali di Grottaglie, Foggia e Brindisi per un totale di 319 milioni di euro. A questi investimenti - ha spiegato - si affiancano quelli avviati per le altre infrastrutture logistiche che faranno della Puglia l'hub del Mediterraneo. Realizzazioni concrete che consentiranno alla Puglia ed alle sue imprese di avvicinarsi ai mercati internazionali, di ridurre i costi del trasporto, in una parola di globalizzare la Puglia. È proprio questo uno degli obiettivi strategici del nostro programma di governo, quell'"Apulian Lifestyle" che significa promuovere sui mercati internazionali l'immagine della Puglia e delle sue imprese come eccellenza per le produzioni tradizionali del "Made in Italy" e per quelle agroalimentari». Per Fitto, «la disponibilità di un grande aeroporto internazionale sarà determinante per il successo dei nuovi investimenti in campo turistico che ci accingiamo a finanziare destinando complessivamente 180 milioni di euro per riqualificare le strutture ricettive esistenti, per attrezzare le dimore storiche e le masserie, per realizzare grandi strutture e campi da golf, per creare nuove imprese giovanili nei servizi e per la ricettività diffusa, per creare una rete efficiente dei porti turistici, per migliorare la qualità dell'offerta turistica regionale, per promuovere la creazione di un sistema regionale di offerta turistica integrata».
31/03/2005
Il sindaco di Bari, Michele Emiliano
«Ora dobbiamo creare attrazione alle spalle»
bariLa nuova aerostazione di Palese diventa realtà. Dopo anni di attese, rinvii, polemiche, ritardi, Bari finalmente usufruisce di una struttura adeguata alle potenzialità di sviluppo della città, alle proprie legittime aspirazioni. Il sindaco Michele Emiliano lo reputa il primo passo verso una nuova dimensione. «Creare sviluppo delle imprese locali - dice il primo cittadino - è l'unico modo di sostenere le potenzialità dell'aerostazione. Occorre determinare una serie di attività di trasformazione del territorio, di insediamenti produttivi ed attività turistiche, che giustifichino dal punto di vista economico l'apertura di nuove linee aeree». E quindi la valorizzazione dell'aeroporto. Emiliano è reduce dall'esperienza del Mipim di Cannes, la fiera internazionale del marketing territoriale, dove ha promosso il «prodotto Bari». «A Cannes - afferma - se non avessimo avuto la possibilità di illustrare le potenzialità della nuova aerostazione, probabilmente non ci avrebbero nemmeno fatto parlare. Dobbiamo ringraziare Mimmo Di Paola (amministratore unico Seap, ndr), per l'ottimo lavoro svolto, ma anche per le modalità con le quali ha recuperato una situazione difficile». Il sindaco punta a un rapporto di collaborazione con la Seap. «Siamo disponibili ad affiancare la Seap nella valorizzazione dell'aerostazione sul mercato internazionale. Dobbiamo costruire prospettive di sviluppo dell'area metropolitana di Terra di Bari, tale da poter consentire il pieno utilizzo dell'aerostazione». Propositi e promesse che si scontrano con un problema irrisolto, un tassello fondamentale allo sviluppo: la pista ha bisogno di altri 300 metri. Occorre ottenere alcuni suoli del Comune di Bitonto. «Offro alla Seap - afferma Emiliano - la collaborazione per aprire una mediazione col Comune di Bitonto. Sono convinto che se le proposte avranno il carattere della ragionevolezza, saranno accolte». Compagnie a basso costo per rafforzare, tra gli altri, il feeling Italia-Germania. Cultura, turismo, ma anche industria. «Si deve immaginare una linea aerea - sostiene - che non solo sostenga il traffico legato alle imprese tedesche, ma che serva anche, correndo sul mito di Federico II, a rilanciare le relazioni culturali e turistiche che esistono tra la Puglia e la Germania. Tale relazione può avere una duplice ricaduta: i colloqui avuti col sindaco di Stoccarda (a Cannes, ndr) sono stati incentrati sulla possibilità di insediare ulteriori industrie nell'area di Bari. E qui sarà decisiva la capacità che avrà Bari di relazionarsi in modo positivo con la Regione per favorire questi insediamenti». E c'è anche una ricetta barese per vincere la cosiddetta «delocalizzazione». «Stiamo premendo sul sindaco di Stoccarda - dice Emiliano - perché si faccia promotore di un incontro con i principali industriali del settore automobilistico, Mercedes e Porsche, per valutare la possibilità di insediare a Bari una fabbrica che ci dia l'opportunità di costruire l'intera vettura, visto che alla zona industriale già produciamo numerose componenti d'auto. Infatti possiamo offrire potenziale di eccellenza di risorse umane, ambiente sicuro dell'insediamento produttivo, ma anche la nostra collocazione geografica rispetto ai mercati di Medio Oriente e Nord Africa, che consente l'utilizzazione del porto per il trasporto via mare abbassando i costi». Il ruolo del Comune per migliorare i collegamenti con l'Europa. «Lo dico chiaro: gli aerei, come tutto il resto, vanno dove c'è una redditività potenziale. Quindi è inimmaginabile di questi tempi un intervento pubblico sul costo dei biglietti per favorire il sostentamento di una linea. L'unica alternativa che abbiamo è la solita: determinare una serie di attività che giustifichino dal punto di vista economico l'apertura di linee. Ovvero aprire mercati per la nostra agricoltura, per il turismo, determinare l'insediamento di aziende il cui management abbia bisogno di volare direttamente da Bari verso il resto del mondo. E soprattutto determinare per gli imprenditori locali una capacità di andare nei mercati esteri che sia tale da sostenere una linea aerea. Creare sviluppo delle imprese locali è l'unico modo di sostenere le potenzialità dell'aerostazione». Ninni Perchiazzi
31/03/2005
La scultura-simbolo di Antonakos
Un'opera come la luce del suo Mediterraneo
PIETRO MARINO Un cerchio spezzato rosso, una linea ondulata verde, due segmenti in rosso e blu. Sono le forme geometriche elementari e irregolari che splendono nella luce multicolore del neon sul fronte nord del nuovo aeroporto di Bari, e ne costituiscono anche il logo grafico. Sono opera di Stephen Antonakos, l'anziano (79 anni) artista nato in Grecia, naturalizzato americano, il quale ha vinto a suo tempo il concorso bandito dalla Seap (in palio una committenza da 466mila euro). Vittoria a mani basse, pare, anche per scarsità di concorrenti, nessuno comunque in grado di esibire un curriculum competitivo. Le condizioni del bando sembravano ritagliate per pochi artisti: chiedevano una struttura di luce artificiale, che richiamasse l'aria e la terra di Puglia. Ora, da decenni le installazioni al neon di Antonakos sono presenti in spazi pubblici (anche aeroporti e stazioni) di molte città in Usa, Germania, Francia, Giappone, Grecia, senza dire di quelle acquisite da importanti musei. Con l'Italia l'artista ha un feeling particolare: basta ricordare che rappresentava la Grecia alla Biennale di Venezia del 1997. È stato invitato a rappresentare il suo paese nella mostra «Periplo Mediterraneo» l'estate scorsa a Genova, per l'anno europeo della cultura. A Bari, poi, Antonakos è di casa o quasi, per via dei suoi rapporti antichi con Marilena Bonomo. Fu uno dei primi artisti ad esporre nella neonata galleria, nel 1976. Sono suoi gli archetti di neon verde che sottolineano con ritmi decrescenti i finestroni della Sala Murat. L'artista li installò partecipando ad una mostra per Art&Maggio («Take Five») curata nel 2002 proprio da Marilena Bonomo, e vi sono rimasti in permanenza. Non senza perplessità fra la gente. Anche l'ambiziosa installazione all'aeroporto qualche sconcerto lo va già suscitando: a molti sembra troppo elementare. Ma prendere o lasciare: l'invenzione di forme geometriche lineari che si esprimono come segni primari in luce artificiale, questo è da sempre il mondo di Antonakos. È stato fra i primi ad adottare il neon come medium d'arte, scultura di luce, sin dagli anni Sessanta (insieme con il più celebrato Dan Flavin) perché gli offriva infinite possibilità di strutture flessibili e di variazioni cromatiche esatte e intense. Era il tempo dell'arte minimal: così sono indicati gli artisti, quasi tutti americani (Lewitt, Judd, Andre, Morris), che proposero volumi primari realizzati in materiali tecnologici, con voluta inerzia, impassibilità. Per Antonakos è essenziale invece il dialogo dei segni luminosi, che sono anche segni-colore, con gli spazi che li accolgono. Per questo le sue linee sono spesso incomplete, interrotte, aperte al dinamismo dei tracciati, le curve, le diagonali: dovrà essere l'occhio dello spettatore, la vita stessa dei luoghi, a integrare l'esperienza visiva. Esperienza che è fondata sul rapporto fra luce del neon e luce naturale, in tutte le variazioni di clima e di ore, gioco di «mediterranea» espansione. Su questi metri sarà da verificare la tenuta visiva dell'insegna (un'altra composta da un cerchio intero e tre segmenti spezzati è collocata sul fronte est, verso terra). Antonakos (che si definisce «formalista») non ama che si leggano simbologie nel suo lavoro (cerchi di aria-cielo, ondulazioni di mare- acqua, linee di terra, come vorrebbe l'ing. De Paola?). Ci tiene semmai ad esaltare i movimenti di saluto e di commiato, il partire, l'arrivare, l'accogliere. Questo è il biglietto da visita che la nuova stazione dei voli propone per il suo «orizzonte» che si volge a Levante.
31/03/2005


Rispondi Citando


