Il '900 raccontato ai bambini come una bella fiaba.
Dalla coppia Rodari-Fo.
Raccontare favole è stato il talento di Gianni Rodari.
Fiabe, filastrocche, parole rimate tradotte in tutto il mondo, fantasie lette a scuola per far imparare l’abc anche ai più somari. Buoni e cattivi, gatti, gelati, bolle di sapone e lieti fini, e chi scrive per l’infanzia non può che essere buonissimo. Così, se essendo maestro e giornalista, decide di spiegare la storia ai ragazzini come una favola dolce – nel 1958, dalle caverne alla Guerra fredda – è certo una cosa carina ripubblicarla (consigliata dagli undici anni in su) nel 2005, con una bella descrizione di Lenin, eroe, appunto, da fiaba:
“Un uomo che è tra i massimi geni espressi dall’umanità nel suo cammino: un piccolo uomo modesto, disinteressato, malvestito, un gigante nell’azione rivoluzionaria, un cervello che valeva da solo più di un esercito… il primo stato socialista del mondo è salvo”.
Nel 1958 Stalin, il successore di Lenin, era morto da quattro anni, Krusciov ne aveva denunciato la tirannia sanguinaria, la rivolta d’Ungheria era stata repressa coi cingolati dall’Armata Rossa, ma
lo sguardo innocente di Rodari (“appassionatamente comunista”, ha notato l’editore) vedeva comunque un mondo bellissimo, “non c’è più disoccupazione, non c’è più analfabetismo”.
E gli errori “commessi durante quest’opera gigantesca appaiono forse più gravi di quanto siano effettivamente stati: agli occhi dello storico di domani le ombre perderanno rilievo davanti al risultato dell’opera, cioè un vita migliore per duecento milioni di uomini”.
Rodari morì nel 1980, e allora questa bella favola sulla storia del mondo l’ha portata a termine, per una riedizione di successo, Dario Fo, premio Nobel amato dai bambini.
Che ai bambini dice: siate furbi, rovesciate sempre tutto come faceva Gianni, “non fatevi incastrare dalle menzogne, non accontentatevi mai di una sola versione”.
Così con “La storia degli uomini” i ragazzini possono imparare da Dario Fo quel che è successo negli ultimi cinquant’anni – non con la stessa “semplicità e precisione” di Rodari, scrive Fo, ma comunque con “scopo didattico”.
Come non citare le Brigate rosse
Anni Settanta: “Pinelli fu gettato dalla finestra del quarto piano: qualcuno aveva voluto sperimentare se quei rivoltosi sapessero volare… tutto era stato organizzato da corpi speciali delle forze dell’ordine”.
Poi “in Italia piccoli gruppi di operai iniziarono a mettere in campo azioni di violenza rivoluzionaria, come la chiamavano; rapirono qualche dirigente di fabbrica, ma niente vittime; poi i primi gambizzati; poi i primi morti. Gli operai con grande anticipo su tutti si resero conto che quegli omicidi non avevano niente a che vedere con la lotta di classe, era follia criminale e basta”. Vietnam: “Il giorno della vittoria di Ho Chi Min… in diecimila ballammo e cantammo tutta una notte”.
1989: “Cade il muro di Berlino. E’ la fine del comunismo. Gli Stati Uniti rimangono unica potenza mondiale”.
Berlusconi: “L’unico industriale che a dispetto della catastrofe che ha creato riesce a guadagnare cifre esorbitanti”.
Undici settembre 2001: “Osama bin Laden è il capo e gran profeta dei terroristi; la sua famiglia, grandi magnati del petrolio, è intima amica di Bush senior”.
Iraq: “Andiamo a occupare l’Iraq!… le armi segrete le troveremo strada facendo”.
Fo teme che la radio, le tv, i libri, possano dare ai ragazzi notizie false, e teme “l’ignoranza, grande madre della disinformazione”.
“Ecco perché è importante studiare la Storia”, scrive infine.
Sennò c’è il rischio che qualcuno racconti favole.
Da il Foglio del 30 marzo
saluti




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