Rapita dalle bande dello Stato turco!

Una compagna Austriaca che da anni si dedica ai rifugiati e ai prigioneri politici della Turchia, è incarcerata in Turchia, ormai da sette settimane . Era venuta a Istanbul a osservare un processo politico diretto contro una serie di attivisti di organizzazioni giovanili, per i diritti umani e giornalisti di sinistra. Le autorità turche cercano con ogni mezzo di impedire che venga alla luce la verità dietro questo processo: un costrutto gigantesco che consiste nella falsificazione grossolana di una serie di dischette che conterrebbero messaggi che un´organizzazzione marxista avrebbe indirizzato ad altre organizzazioni, tutte legali.

In questi messaggi costruiti dalla polizia (lo sostengono anche vari avvocati europei fra i quali gli avvocati Poell e Walleck di Berlino) vengono sistameticamente citati nomi, cognomi e spesso simultaneamente anche soprannomi di vari attivisti politici.. Spesso, in questi messaggi, si parla addirittura di attività clandestine o semiclandestine. E poco verosimile invece l´esistenza reale di tal tipo di communicazioni che svelano senza le minime misure di precauzione tutti i nomi, anche quelli di “lotta” di attivisti sociali, e questo in un clima politico nel quale qualsíasi imprudenza può avere effetti imprevedibili. Inoltre, nel primo round del maxi-processo che si svolse l´anno scorso, le disquette non furono consegnate al Tribunale né alla difesa, ma solo delle copie. Per mancanza di elementi di prova il processo dunque fu rimandato. La maggior parte degli imputati invece rimase in galera. La nuova scadenza ci fu in febbraio.

Sandra Bakutz che ha partecipato a numerosi incontri e conferenze sulla Turchia e che parla perfettamente il turco, è una delle migliori esperte (non academico-scientifiche, ma politiche) della Repressione in Turchia ed è quindi da parecchio nel mirino dello stato poliziesco kemalista. A questo processo volle partecipare, gli fu negato. E un processo nella schia dell´operazione 1 aprile iniziata in Italia e vari altri paesi europei, ma precipatasi su decine e decine di compagni in Turchia. Sandra Bakutz si è occupata soprattutto (ma non solo) negli ultimi anni dei digiuni a morte, formula estrema di protesta diretta contro l´introduzione di celle d´isolamento imposte alla Turchia dall´Unione Europea e scientificamente escogitate e studiate da un Istituto per la Tortura che a sede ad Amburgo. Delle sue attività testimonia un´intervista su Liberazione del 2001.

Il teorema centrale della dittatura fascista turca consiste in un atto di forzata assimilazione di tutto l´arco della sinistra sociale (ivi comprese le associazione per i diritti umani, molto bene organizzate e presenti in molte città) ai gruppi marxisti armati clandestini. La categoria unica “terroristi” viene imposta ad esempio, sia al presidente dell´Associazione dei Familiari Tayad, Tekin Tangül, sia a Sandra Bakutz stessa.

Chi non è, in Turchia, dalla parte delle oligarchie, degli americani, del partito di governo e del kemalismo, chi non s´identifica con lo Stato e la sua ideologia unica viene classificato come “terrorista”, stigmatizzato, criminalizzato, e finirà nelle carceri d´isolamento.

Ora l´accusa tenta di dichiarare Sandra Bakutz membro dell´organizzazzione DHKP-C, una delle più intransigenti. Il programma di questo partito, e di altri, comprende la sostituzione del sistema presente con una società socialista. La Turchia però, che tanto si vanta di essere europea non può sopportare la minima idea dell´istituirsi, in Turchia, di un sistema socialista, concetto che del resto costituisce uno dei patrimoni della stessa Europa alla quale questa Turchia vuol aderire.

Le autorità giudiziarie e poliziesche, fino al giorno d´oggi, non hanno fornito alcuna prova. L´unico capo d´imputazione: un articolo del quotidiano Hürriyet in cui si tratta di una protesta svolta nel parlamento Europeo alcuni anni fa e che fu diretta contro l´allora ministro degli esteri turco Ismail Cem. In tutto l´articolo il nome di Sandra Bakutz non viene neanche menzionato. Sarebbe una prova? Due attivisti giovanissimi,dai 18 ai 20 anni appaiono nell´articolo, e questi sarebbero terroristi, dice l´accusa e Sandra una loro collega e quindi con-terrorista. Sul gionale non vi si trovano prove se non il verdetto del disturbo dell´ordine pubblico sul quale si basa il teorema del terrorismo.

La Turchia ovviamente non si può abituare al fatto che, in Europa, è d´uso contestare i ministri di un governo. In Turchia è terrorismo.

Viene attaccato in quell´articolo anche l´atteggiamento dell´eurodeputato Cohn-Bendit per non essersi opposto a quest´atto di contestazione leggittima e vien chiamato continuamente “Danny (!) il Rosso” come se la cultura imperante turca non permettesse altro che la percezione del diminutivo di Daniel sotto un´unica variante anglosassone.

Viene criticato in quest´articolo anche che la protesta si sia potuto svolgere indisturbata fino alla sua fine senza l´intervento delle guardie. Troppa permissività per la Turchia? Vuol introdurre le sue proprie regole da dittatura in Europa? Mah…! Prendono in giro anche il fatto che alcuni attivisti avevano parlato con europarlamentari in una cafeteria del Parlamento e che c´era stato addirittura un invito da parte di una diputata.

La trasparenze pubblica, frutto di anni e anni di lotta in Europa, la sfera pubblica conquistata con tanto sforzo ed accetta anche nelle sfere supreme delle istituzione europee, viene negata e cancellata con questo articolo autoritario che ci da una spiegazione intorno alle motivazioni intime dell´agire dello Stato Turco. Chi non è dalla parte della sottomissione merita l´isolamento. Chi è contro è un terrorista. Come in una dittatura!

Gli accusatori pretendono potersi servire di questo straccio per costruire indizi o addirittura prove? Sei settimane in carcere solo a base di formule decisioniste ed arbitrarie!

Abbiamo già avuto casi simili di italiani spariti nei carceri turchi …

Strana eclissi però della sinistra antagonista italiana! Mentre il 30 marzo, giorno del processo a Sandra Bakutz, si svolgeranno manifestazioni ad Ankara, Berlino, Amburgo, Vienna e Copenaghen, in Italia c´è un silenzio che s´è già verificato nel caso dei due compagni turchi che dopo la scarcerazione di tre attivisti del Campo Antimperialista sono rimasti a lungo nelle per loro non patrie galere.

Il Campo Antimperialista hanno dimostrato una certa esitazione, sono cuntatori, in questo caso, come certi allievi della scuola di Adorno. Strano che nessuno riempia questo vuoto! Bisogna lodare invece le istituzioni. La verde Luana Zanella a avviato un´interrogazione parlamentare indirizzata al ben noto ministro Fini. I Verdi Austriaci invece hanno espresso il loro (non troppo forte) malcontento solo con una pallida lettera di sostenuta protesta alla neo-ministro degli Esteri Ursula Plassnik, carinziana del Partito Popolare del Signor Schüssel.

E qui la differenza fra il mondo politico austriaco e quello italiano! Giuliana Sgrena è stata rapita da una banda (pseudo)islamista proamericana, E pure Sandra Bakutz da una banda dello Stato turco… Ma mentre Ciampi s´è pronunciato a varie riprese a favore della liberazione di Giuliana Sgrena e lo stesso Fini ha fatto interviste ad Al-Jazeera e conferenze stampa, il presidente Austriaco Fischer, socialdemocratico, non ha detto parola in pubblico, e la neo-ministra popolare Plassnik pure preferisce tacere, nonostante varie petizioni pervenute ad ella fra le quali una con centinaia di firme raccolte addirittura dall´orgnizzazione giovanile del GPA (il sindacato degli impiegati del settore privato, il più grande sindacato Austriaco).

A parte questo, silenzio totale da parte delle istituzioni.

L´omertà Austriaca copre anche un´innegabile provocazione da parte delle autorità turche che coinvolse l´ambasciatore austriaco in Turchia. A lui – ne testimoniano il quotidiano turco Radikal quanto Reporter sans Frontières – fu negato, durante tre settimane, l´accesso alla sua connazionale che all´inizio si trovava nel carcere di Gebze, cittadina situata a una cinquantina di chilometri da Istanbul. Gebze come Ulucanlar ad Ankara dove Sandra risiede adesso sono prigioni dove la tortura è roba di tutti i giorni.

Neanche il refoulement dell´ambasciatore Calligaris a ispirato la neo-ministra del governo nero-marrone a spiegarsi in pubblico.

Ma come si concilia questa turco-omertà col noto atteggiamento “turco-scettico” del cancelliere Schüssel? Questo Signore, un po´ autocrata, è costretto a considerare i profondi pregiudizi (critto-)razzisti dei suoi elettori. Fingendo di distanziarsi dalla linea euro-atlantica pro-turca propaga nello stesso tempo suo sostegno a una formula intermedia, il “partnership privilegiato”. Manovra già conosciuta. Ma sono abili questi neri, han detto che non aboliranno la neutralità, e allo stesso tempo fanno tutto per intensificare i rapporti con la NATO, anche qui a tramite un partnership, quello for Peace.

Li vuole privilegiare? E un trucco per salvare quello che ancora, forse, è da salvare. La rottura si vede dappertutto, lui la vuole evitare con manovre minime di gentilezza. E più efficace degli altri. Li vuole privilegiare? Quindi è costretto a tacere dei misfatti dei suoi partner commerciali. La politica di Schüssel è la sintesi di un No alla Turchia davanto alla plebe razzista e un Sì davanti alle vere centrali del potere.

In sintonia (Schüssel che preferisce il meno possibile esternare in pubblico, per questo, da anni, in Austria viene chiamto il Cancelliere Taciturno) col silenzio del governo nero-marrone e il quasi-silenzio dei verdi (che hanno fatto meno di quelli italiani) si muove il rifiuto totale, in Austria, di tutte le organizzazzione consciute, note, établies di mandare osservatori al processo contro Sandra a Ankara. La delegazione Austriaca è composta da attivisti di base. Da tutta l´Europa arriverà una ventina di delegati.

Rifiutano l´osservazione le ONG e le GONGOS Austriache non perché considerino Sandra una “terrorista” (perché quella è stimata anche per la sue motivazioni e la sua generosità nei diversi ambienti poltici in Austria), ma forse perché hanno capito che meglio vale non sporcarsi le mani con un affare del quale sanno bene che interferisce nelle relazioni fra Unione Europea e Turchia.

Il rifiuto da parte del procuratore di Ankara a permettere a Calligaris l´accesso alla prigione di Gebze (ma perché? Fu maltrattata Sandra?), motivando questo suo decreto con una presunta violazione delle leggi turche, fu già dichiarato da Radikal un “conflitto diplomatico”.

Chi sa leggere la politica sa che Sandra Bakutz diventa sempre di più un ostacolo per l´avvicinamento della Turchia all´Unione. Settori della politica ne son ben coscienti, e sono settori che son contrapposti al nucleo poliziesco-militare che tutt´ora ha il potere in Turchia servendosi di quel formidabile strumento che può esser considerato una dittatura nella dittatura e che si chiama Consiglio Superiore di Sicurezza. E il governo clandestino della Turchia, ed è stato appena riformato in alcuni punti poco essenziali e rilevanti.

Se la Signora Plassnik del Partito democristiano Austriaco aprisse bocca, lo scandalo sarebbe là. Invece, grazie al silenzio della Dama (che per parecchi anni era stata la mano destra del Cancelliere Taciturno) l´amalgama euro-turco prosegue indisturbato. Che ne direbbero gli americani se ci fosse una netta presa di posizione da parte del governo Austriaco?

Ma la rottura c´è. Sempre di più i giornali turchi (che una certa linea rossa non possono varcare) citano proteste e articoli di giornali all´estero. Il messaggio nascosto è: State attenti, quella può danneggiare i nostri rapporti con Europa.

L´unico, in Austria, nella classe politica, ad aver volto un´iniziativa di una percepibile dimensione fu un diputato socialdemocratico di nome Walter Posch con un´interrogazione parlamentare, passata fra altro sotto silenzio dai quotidiani Austriaci.

Il processo 10 Aprile coinvolgeva un piccolo elemento della sinistra antagonista italiana, e molti, molto compagni turchi. E bene che non se lo dimentichi, in Italia. Perché ci saranno altre ondate di repressione. Il processo a Sandra è un danno collaterale di questo mega-processo ma inizia a danneggiare gli interessi della Turchia.

Sandra Bakutz è il segno della rottura in Europa. L´Europa che tollera regimi fascisti (come fu il caso negli anni sessanta e settanta) non può essere la nostra Europa. Credevamo che questi tempi fossero passati.