ELEZIONI
Pronto soccorso nero, la sanità nel Lazio
Soldi ai privati, ospedali al lumicino. Le clientele di Storace nella regione

LAURA GENGA

Più spazio al privato accreditato, tagli ai posti letto e blocco delle assunzioni per gli ospedali pubblici, liste d'attesa lunghe mesi, ticket, cartolarizzazioni, debito e tanta propaganda. Sono tutti gli ingredienti della politica sanitaria della giunta di Francesco Storace (An) nel Lazio. E il risultato di fine legislatura, concordano opposizione e sindacati, «è un Servizio sanitario regionale (Ssr) più povero e ingiusto, messo in condizione di lavorare sempre meno per aprire la strada alla privatizzazione». Sin dai primi anni di centro-destra il privato accreditato ha acquistato nel Lazio uno spazio ben più ampio rispetto al resto del paese. Già nel 2002 - denunciano i Cobas - le cliniche private avevano 2,4 posti letto ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 1. Con il piano sanitario regionale 2002/4, poi, la giunta ha deciso una riduzione di 3.500 posti letto negli ospedali - di cui 2.000 da convertire in lungo degenza-riabilitazione - e l'aumento da 3.859 a circa 9.300 letti nelle residenze sanitarie assistenziali (rsa, strutture che normalmente fanno capo al privato convenzionato). I tagli hanno colpito piccoli presidi e strutture di eccellenza, come l'Irccs Spallanzani o il policlinico Umberto I, ma è ancor più grave il fatto che molti ospedali abbiano dovuto appaltare all'esterno alcune prestazioni sanitarie. Come il policlinico di Tor Vergata: il 18 febbraio scorso la maggioranza ha approvato in Consiglio regionale una risoluzione in cui si dice che «non potranno essere attivati in modo esaustivo tutti i servizi e le attività previsti» e quindi «si rende necessaria l'attivazione di rapporti convenzionali». Così vengono appaltati all'esterno la riabilitazione intensiva, la rsa e l'hospice, tutti servizi che viene deciso saranno forniti dalla casa di cura privata Centro romano San Michele, una struttura di 182 posti letto accreditata in fretta e furia il 17 gennaio scorso e di proprietà di una società intestata a una donna di 79 anni, che secondo le opposizioni altro non sarebbe che una prestanome. La crescita delle strutture convenzionate è andata di pari passo con inaugurazioni tanto spettacolari quanto ingannevoli: per tre ospedali romani (S. Andrea, Tor Vergata, Polo oncologico) Storace ha spacciato le semplici inaugurazioni per realizzazioni. Né sono mancati i casi di taglio del nastro in strutture attive a metà. Inaugurato nel 2003, il S. Andrea non ha mai avuto un pronto soccorso, servizio che è stato attivato solo a marzo. Ancora. Il Cpo di Ostia è stato inaugurato con le sale chirurgica e radiologica incomplete e senza la pianta organica. Del policlinico dei Castelli invece non c'è nessuna traccia.

L'aumento dei letti nelle cliniche convenzionate è un provvedimento che drena risorse dal pubblico al privato. Ma non è certo il solo. Tra i primi atti della giunta Storace, infatti, c'è anche l'equiparazione delle tariffe di ricovero (drg) delle cliniche accreditate a quelle degli ospedali pubblici, un regalo che ha fatto aumentare mediamente del 20% i ricavi delle strutture convenzionate. «Il centro sinistra - spiega Giulia Rodano, responsabile regionale sanità dei Ds - aveva articolato le tariffe drg per complessità di struttura, pagando il 100% alle più avanzate (ospedali con pronto soccorso, rianimazione, ecc.) e una quota variabile tra 90 e 70% per le meno complesse (di solito cliniche private)». Con Storace questa distinzione è caduta subito e tutte le tariffe sono arrivate al 100% per scendere, solo di recente, al 90. Considerando solo i ricoveri per acuti, l'aumento delle tariffe in convenzione è costato 80 milioni di euro in un solo anno e una cosa del tutto simile è avvenuta anche per i ricoveri di riabilitazione. Cifre che hanno fatto lievitare il costo medio per ricovero, che nel Lazio ha sfondato i 5.580 euro, mentre la media nazionale si attesta sui 3.062 (fonte Sole 24 ore, 2004). Altro primato: «Il Lazio - denuncia Tiziano Battisti, responsabile sanità regionale per la Cgil - è la prima regione per quota di assistenza erogata in convenzione: più della metà della spesa sanitaria e precisamente il 55.5%». Pagare e basta, senza preoccuparsi di incentivare percorsi di cura appropriati. Le conseguenze? Non è certo un caso se tra il 2000 e il 2002 i parti cesarei sono cresciuti del 6%: la regione eroga maggiori contributi per i parti chirurgici rispetto ai vaginali così, in assenza di controlli, il tasso di cesarei è arrivato al 40% contro il 33,2 della media nazionale.

Mentre aumenta il flusso di denaro pubblico verso le cliniche private, la giunta fa economia sulle strutture pubbliche sperando di contenere la spesa sanitaria. Così, dal 2002, si susseguono rigidi blocchi delle assunzioni per Asl e ospedali, con il risultato di far esplodere contratti di lavoro precari e liste d'attesa. Con personale e risorse contingentate, infatti, gli ospedali sono costretti a ridurre servizi e orari di apertura al pubblico. A Colleferro, ad esempio, la tac è operativa soltanto per pazienti ricoverati o oncologici e anche il reparto dialisi opera in modo ridotto; al Pertini il pronto soccorso funziona grazie ai doppi turni degli operatori, ma si devono fare ore di anticamera prima di essere visitati; per un'ecocardiogramma a Civitavecchia, invece, bisogna prenotare da un anno all'altro.