LA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE SPIEGA IL COMPORTAMENTO DEL NEODUCE BERLUSCONI IN QUESTA CRISI DI GOVERNO.
Per comprendere gli atteggiamenti del neoduce Berlusconi in questi giorni, bisogna tenere presente la controriforma costituzionale recentemente approvata.
Anche in questa chiave infatti è possibile spiegare le remore del neoduce Berlusconi a tornare in Parlamento per ottenerne di nuovo la fiducia per un governo “bis”: nella nuova controriforma costituzionale approvata, il presidente del Consiglio non avrà più bisogno del voto di fiducia del Parlamento per governare: in Parlamento il Presidente del Consiglio dovrà solo "illustrare il programma" e la sola Camera dei deputati "si esprimerà con un voto" (non vincolante, perciò) sul solo programma. Il nuovo Mussolini Berlusconi, dunque, oggi, vuol dimostrare di far a meno del Parlamento, anticipando nei fatti l’attuazione della controriforma costituzionale, che ancora deve essere sottoposta al vincolante parere del popolo attraverso Referendum. Ma l’arroganza ducesca di Berlusconi, si mette sotto i piedi la volontà popolare!
E sempre tenendo presente la recente controriforma costituzionale si spiegherebbe anche il grave “sgarbo” istituzionale del neoduce che venerdì non è salito al Quirinale per aprire formalmente la crisi di governo: nella controriforma costituzionale, infatti, il presidente della Repubblica viene spogliato di ogni sua attuale prerogativa, tra cui quella di sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni, perché sarà il Presidente del Consiglio a sciogliere le Camere se queste lo sfiduciano. Da qui la dichiarazione del neoduce: “O sostegno o si vota”, sottintendendo che decide lui se sciogliere il Parlamento, e non il Capo dello Stato.
Superpoteri al premier e riduzione dei poteri della presidenza della Repubblica, dunque, nella nuova controriforma presidenzialista, ed anche un drastico ridimensionamento dei poteri del parlamento rispetto a quelli dell'esecutivo e del premier (spariscono anche le due Camere con uguali poteri e la doppia approvazione delle leggi): poteri parlamentari già oggi di fatto ridotti alla passiva ratifica dei provvedimenti del governo.
Siamo dunque al presidenzialismo mussoliniano, a quei "pieni poteri" che Mussolini chiese ottenendoli nel '22 nel suo discorso di insediamento alla Camera, e nel 1925, allorché il potere esecutivo fu sganciato dalla designazione parlamentare.
I partiti della “sinistra” borghese non solo non hanno avuto il coraggio di appellarsi alla piazza per buttar giù il governo del nuovo Mussolini, macchiandosi della stessa colpa dei loro omologhi che non seppero sbarrare il passo all’ascesa al potere di Mussolini, ma hanno fatto di peggio accettando lo stesso terreno di Berlusconi sulle controriforme costituzionali con la Bicamenrale di D’Alema.
LOTTIAMO UNITI PER BUTTARE GIU’ CON LE SPALLATE DELLA PIAZZA IL GOVERNO DEL NEODUCE BERLUSCONI,
FACCIAMO COME I GLORIOSI PARTIGIANI, IERI CONTRO MUSSOLINI, OGGI CONTRO BERLUSCONI!
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