....con il mal di pancia

Parigi. Che fare se qualcuno finisce per dire “no” alla Costituzione europea? Ufficialmente l’argomento è tabù, a Bruxelles come nelle capitali più a rischio: discutere apertamente di un “contingency plan” vorrebbe dire ammettere in anticipo la sconfitta.
La Costituzione stessa dice poco al riguardo.
Da un lato prevede soltanto l’eventualità di un ritardo tecnico nel processo di ratifica, che potrebbe far slittare di qualche settimana o mese l’entrata in vigore del testo, prevista per il 1° novembre 2006. Dall’altro, in una dichiarazione allegata, si limita a prescrivere che, se alla scadenza dell’autunno 2006 soltanto i quattro quinti degli Stati membri avranno ratificato e il testo si troverà ancora in “difficoltà”, il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo dei 25 affronterà il problema.
Indica cioè una procedura, non una soluzione precisa.
Tecnicamente, dunque, non ci sono ricette predefinite. E da un punto di vista giuridico basta che un paese non ratifichi il testo perché la Costituzione non possa entrare in vigore. Politicamente i giochi sono più complessi e c’è spazio per soluzioni creative.
Già in passato l’Ue si è trovata di fronte a crisi inattese generate da un “no”. E’ accaduto nel 1992, con il primo “no” danese al Trattato di Maastricht, e poi di nuovo nel 2001, con il primo
“no” irlandese al Trattato di Nizza .
In entrambi i casi, i referendum sono stati ripetuti a poco più di un anno di distanza e, grazie anche ad alcune concessioni fatte dai partner ai paesi in questione, hanno avuto esito favorevole.
Nel caso della Costituzione il rischio referendum è più esteso e le ripercussioni di uno o più “no” maggiori.
Alla luce dei sondaggi, i paesi più a rischio sono: Gran Bretagna, Francia, Repubblica ceca e Polonia.
Nei due nuovi Stati membri l’incognita è legata a situazioni politiche interne particolari e instabili: lo scenario potrebbe evolvere positivamente una volta stabilizzato il fronte domestico.
I “soliti sospetti”, Danimarca e Irlanda, sembrano orientati a un voto favorevole. Nei paesi dove la ratifica sarà parlamentare non ci dovrebbero essere sorprese. Molto dipenderà dalla quantità e soprattutto dalla qualità degli eventuali “no”.
Anche la sequenza delle ratifiche avrà importanza: un “no” in Francia il 29 maggio potrebbe avere ripercussioni negative sul referendum olandese del 1° giugno e bloccare l’intero processo.
Gli altri paesi in bilico, a cominciare dalla Gran Bretagna, potrebbero infatti annullare le consultazioni previste, con la scusa che s’impone un nuovo negoziato.
Se un “no” arrivasse alla fine del processo – ad esempio, nel Regno Unito nella primavera 2006 – la situazione vedrebbe 24 “sì” contro un solo “no”, per il quale andrebbe ricercata una soluzione ad hoc. La possibile ripetizione di un referendum è proponibile soltanto in caso il “no” abbia prevalso di misura, con un basso livello di votanti.
L’eventuale crisi avrebbe contorni diversi se a dire “no” fossero paesi piccoli, ovvero uno grande e, nel caso della Francia, centrale nella costruzione europea.
Se il “no” dovesse restare tale, una cosa sarebbe negoziare un eventuale accordo separato con Dublino e Copenaghen, altra sarebbe farlo con Londra.
In caso di “mal francese” appare difficile immaginare cosa resterebbe della Costituzione. Tecnicamente sono discussi (sottovoce) tre scenari principali possibili.
Nel primo, due gruppi – chi ha ratificato e chi no – devono rinegoziare i loro rapporti futuri.
Nel secondo, un solo paese resta nel campo del “no”, ma accetta che gli altri 24 applichino la Costituzione e negozia per sé uno status più esterno, con partecipazione piena al mercato unico e “associazione” alle altre politiche, ma senza diritto di voto. Al limite potrebbe comprendere anche una clausola di “opt-in” nella Costituzione per il futuro.
Nel terzo, lo Stato riottoso non accetta che gli altri ratifichino la Carta e si trincera su Nizza. In questo scenario, gli altri potrebbero denunciare il Trattato di Nizza e adottare la Costituzione a 24.

Antonio Missiroli su il Foglio del 30 marzo

saluti