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    Post Un episodio significativo della vita di Giovanni Paolo II

    Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 41/05 del 4 aprile 2005, Sant¹Isidoro







    La storia di Shachne Berger, il bambino ebreo che Wojtyla non volle battezzare per rispetto della sua identità religiosa



    Era il 1946 quando Karol Wojtyla rifiutò di battezzare Shachne Berger, ebreo polacco rimasto orfano in seguito all¹Olocausto, per rispettare la sua identità e il suo credo religioso.

    La storia del bambino ebreo affidato dai genitori ad una famiglia cattolica per salvarlo dall¹orrore nazista e che il futuro Giovanni Paolo II non volle battezzare per rispettare la sua identità ebraica è emersa, dopo anni di silenzio, grazie al racconto del protagonista al quotidiano il Corriere della Sera.

    La vicenda di Berger iniziò a Cracovia nell'autunno del 1942, quando aveva appena due anni e i suoi genitori, Helen e Moses Hiller, decisero di affidarlo ad una coppia cattolica senza figli che viveva nella zona tedesca della cittadina di Dombrowa.

    ³Si chiamavano Yachowitch ed erano amici intimi dei miei², ha raccontato Berger.

    Dopo l'irruzione nazista del 28 ottobre nel ghetto di Cracovia, gli Hiller decisero di agire. ³Il 15 novembre mamma era riuscita a portarmi fuori dal ghetto e ad affidarmi ai suoi amici Cristiani, insieme a due grandi buste - ha ricordato Berger. La prima conteneva tutti i suoi oggetti di valore, l'altra tre lettere².

    La prima era indirizzata ai signori Yachowitch, ai quali veniva affidato il bambino, ³istruendoli di educarlo come Ebreo e di restituirlo al suo popolo in caso di morte dei genitori², secondo quanto riportato dal quotidiano.

    ³La seconda lettera era indirizzata allo stesso Shachne: gli spiegava che era stato un amore profondo a indurre mamma e papà a metterlo in salvo presso estranei e gli rivelava le sue origini, augurandosi che crescesse orgoglioso di essere ebreo².

    La terza conteneva il testamento di Reizel Wurtzel, madre di Helen, indirizzato alla cognata Jenny Berger a Washington.

    ³Nostro nipote Shachne Hiller, nato il 18 del mese di Av ( il penultimo mese del calendario ebraico, ndr ), il 22 agosto del 1940, è stato affidato a brave persone - si legge nella terza lettera. Se nessuno di noi farà ritorno, ti prego di prenderlo con te ed educarlo rettamente. Queste sono le mie ultime volontà².

    Prima di congedarsi dagli Yachowitch, Helen diede loro il nome e l¹indirizzo di parenti (gli Aaron e i Berger) che abitavano a Montreal e a Washington. ³Se non faremo ritorno - si legge, quando sarà finita questa follia spedisci loro queste lettere².

    Le tristi previsioni della madre di Shachne si avverarono presto: nel marzo 1943 il ghetto di Cracovia venne rapidamente liquidato e i genitori del bambino vennero deportati ad Auschwitz, da cui non fecero più ritorno.

    Il bambino si era salvato, ma non era ancora fuori pericolo: ³Dal 1942 al 1945 eravamo costantemente in fuga, da una casa all'altra e da una città a un nuovo villaggio - ha ricordato. Molti Polacchi ostili e antisemiti sospettavano, dal mio aspetto, che fossi Ebreo e se ci avessero denunciati i miei genitori adottivi rischiavano la morte².

    Nel frattempo, gli Yachowitch si erano profondamente affezionati a Shachne. Ben presto la ³madre adottiva² dimenticò le promesse fatte ad Helen Hiller e volle adottare ufficialmente il bambino e farne un buon Cattolico. Volendo farlo battezzare, si recò da un giovane sacerdote della sua parrocchia, rivelandogli la storia del piccolo.

    Di fronte alla volontà della donna, il sacerdote le chiese quale fosse il desiderio dei veri genitori del bambino quando lo avevano affidato a loro. Quando la donna rivelò il contenuto del testamento, il religioso si rifiutò di battezzare Shachne. Il nome del sacerdote era Karol Wojtyla.

    Grazie al futuro Papa (Giovanni Paolo II), Shachne poté partire per il Nord America, dove l'aspettavano i parenti materni, ma riuscì ad essere assegnato ai Berger solo nel 1950.

    ³Erano passati più di otto anni da quando, nel ghetto di Cracovia, mia nonna aveva scritto il testamento - ha affermato. Alla fine il suo desiderio si era realizzato².

    Nell¹ottobre 1978, quando Shachne era ormai diventato un Ebreo osservante, si era sposato ed era diventato padre di due gemelli, la signora Yachowitch, con cui era rimasto in rapporti epistolari, gli raccontò tutta la verità: ³per la prima volta, mi rivelava che aveva cercato di battezzarmi ed educarmi come cattolico. Ma che era stata fermata da un giovane prete, futuro cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla, da poco eletto Papa².

    ³Le vie di Dio sono misteriose, meravigliose, sconosciute agli uomini² ha detto il rabbino capo di Bluzhov, rabbi Israel Spira, dopo aver appreso dalla professoressa Yaffa Eliach la storia di Shachne. Forse è stato IL MERITO DI AVER SALVATO QUELL'ANIMA EBREA che lo ha condotto a essere Papa. È una storia che deve essere raccontata².

    (Agenzia Zenit del 18 gennaio 2005)


    _____________________________________


    Centro studi Giuseppe Federici: info@centrostudifederici.org

    http://www.centrostudifederici.org/

    (archivio dei comunicati nella sezione rassegna stampa)

  2. #2
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