Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Ospite

    Post Il ciclo nascita e morte, e simbolismo del cervo presso i nativi.

    Cervo
    La morte come dono di vita

    Secondo i Nativi Americani la vita è sacra, ma lo è anche la morte: ogni processo, uccidere, mangiare, defecare, non è altro che un rimettere in circolo, un "riciclare" come diciamo noi oggi.
    Un loro principio importante, logico secondo una prospettiva di totale uguaglianza, è che ogni essere merita di vivere: questo porta ad un paradosso, specialmente nei confronti del cervo. Infatti, perché gli umani possano vivere, alcuni cervi devono morire.
    Quindi, un tema ricorrente nelle storie dei Nativi Americani sul cervo è il tentativo di ricomporre questa contraddizione. Se la disponibilità dei cervi fosse data per certa, essi sarebbero ingiustificatamente sminuiti come esseri viventi, si sentirebbero insultati e così rifiuterebbero di darsi agli umani.
    Il sottile messaggio è che anche il cervo può fare le sue scelte. Invece del punto di vista antropocentrico che fa dire al cacciatore "oggi non ho cacciato bene" c'è l'umile riconoscimento che il mondo ha i suoi propri disegni, indipendenti dai nostri desideri.
    Un cacciatore pellerossa dirà invece: "Il cervo non vuole morire per me, oggi".


    fonte: Piemonte Parchi mensile di informazione e divulgazione naturalistica

  2. #2
    Ospite

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  3. #3
    Ospite

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    Dead Man

    ABOUT THE MOVIE

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    DEAD MAN tracks a young man's Homeric odyssey through the nineteenth-century American West. Lost and badly wounded, William Blake (Johnny Depp) encounters an outcast Native American named "Nobody" (Gary Farmer). Contrary to Blake's nature, circumstances transform him into a hunted outlaw, a killer and a man whose physical existence is slowly slipping away. The story leads the two men through situations that are in turn comical and violent, which ultimately change their unlikely union into friendship.

    DEAD MAN is written and directed by award-winning filmmaker Jim Jarmusch (Night on Earth, Mystery Train, Stranger Than Paradise) , with an internationally renowned cast and a score composed by Neil Young.

    --------------------------------------------------------------------------------

    DIRECTOR: Jim Jarmusch
    SCREENPLAY: Jim Jarmusch
    PRODUCER: Demetra MacBride, Paul F. Mayerson

    PRINCIPAL CAST:
    Johnny Depp ~ William Blake
    Gary Farmer ~ Nobody
    Mili Avital ~ Thel Russell
    Lance Henriksen ~ Cole Wilson
    Michael Wincott ~ Conway Twill
    Gabriel Byrne ~ Charlie Dickinson
    John Hurt ~ John Scholfield
    Alfred Molina ~ Trading Post Missionary
    Crispin Glover ~ The Fireman
    with a special appearance by
    Robert Mitchum ~ John Dickinson

  4. #4
    Ospite

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    Dead Man

    Western surreale girato in un nitido bianco e nero, "Dead Man" possiede una notevole forza narrativa e visionaria. La storia del film, che si svolge nel diciannovesimo secolo, racconta del viaggio spirituale del giovane William Blake. Recatosi in una ostile cittadina di frontiera in cerca di un lavoro che crede sicuro, il ragazzo verrà suo malgrado coinvolto in una serie di equivoci e in un omicidio.
    Tutto ciò lo costringerà alla fuga e lui, ferito gravemente da una pallottola che gli sfiora il cuore senza ucciderlo, incontrerà uno strano indiano di nome "Nessuno" che lo crede il defunto poeta inglese omonimo. L'indiano, che per tutto il film citerà a piene mani versi tratti dai "Proverbs From Hell" (Proverbi Infernali), lo trascinerà in una serie di situazioni grottesche e violentissime, mentre un gruppo di cacciatori di taglie lo braccherà senza sosta. Il sangue e il caos che lo circondano, uniti alle sue precarie condizioni fisiche, gli faranno prendere coscienza della fragilità del mondo dei vivi, avvicinandolo sempre più ad una dimensione spirituale e mistica. "Dead Man" è un film sulla morte, unica certezza della vita e, allo stesso tempo, suo più grande mistero. Forte della carismatica presenza del bravo Johnny Depp, il film annovera nel suo cast anche un Lance Henriksen sotto tono e un sempre grande Robert Mitchum in un cameo di lusso che rappresenta una vera chicca cinefila. Indulgendo spesso nella realistica rappresentazione di crudeltà e violenza, il film potrebbe risultare sgradito ai più, benché i grotteschi toni della narrazione contribuiscano a mitigarne l'effetto ripugnante. Straordinario e coinvolgente nella prima parte, "Dead Man" sia adagia nella seconda metà, scivolando lentamente in un finale stanco e inconcludente.
    Il tema centrale della sceneggiatura è quello del viaggio, che viene interpretato in maniera completamente diversa dal giovane Blake, per il quale rappresenta una possibilità di sopravvivere al corso degli eventi, e dall'indiano Nessuno, che vede nel loro peregrinare una sorta di cerimonia con la quale riconsegnare Blake alla sua originaria dimensione spirituale dalla quale lo crede fuggito. Proprio l'idea della vita come un ciclo senza fine è alla base della storia di "Dead Man" (come, del resto, ha anche sottolineato il regista in una recente intervista), ed ogni immagine o situazione rappresentata dall'autore non fa che ribadire ossessivamente questo concetto. Straordinaria la musica di Neil Young, compositore in stato di grazia per una delle più belle colonne sonore del genere. La versione del film destinata alle sale (e da me visionata) è tagliata di oltre 30 minuti rispetto alla prima edizione pensata dal regista. La mancanza del metraggio è a nostro parere molto evidente nella seconda parte, dove la narrazione si fa confusa e le motivazioni dei personaggi sempre più marginali. Non potendo confrontare direttamente le due edizioni, ci limitiamo ad avanzare il sospetto che la "director's cut" fosse qualitativamente superiore. Jarmusch resta, in ogni caso, un autore eccessivamente sopravvalutato in Europa che, forte di tali riscontri, si ostina a proporre opere ostiche al grande pubblico, in cerca di una consacrazione autoriale che, forse, non gli compete ancora.

    Luigi De Angelis


  5. #5
    Ospite

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    Nulla è stato più rimosso dalla "civiltà moderna" che la morte.
    ma dalla rimozione, si è passati alla desacralizzazione; alla morte come evento spettacolo mediatico, scorribanda di buffoni di regime, giornalisti e lacchè di mezza tacca, ruffiani e sgualdrinelle da avanspettacolo.


    Il film di cui sopra riallinea la morte nella sua giusta dimensione.Come evento naturale e culminante della vita.Come "sprono e chiamata" alla ricerca del sé.
    Unico modo per vincere la "paura" della morte, è affrontare la morte.O meglio, affrontare, la realtà, che un giorno la vita terrena avrà fine, con la morte, appunto.
    Accettare la naturalità di tale evento, e il mistero che tale evento porta con sé.
    Come il protagonista del film, che alla fine, si lascia andare sulla canoa che viene sospinta dal vento, accettando il suo fatum, aprendo le porte del suo spirito alla scoperta di se stesso e del Divino.
    geom.antonio


 

 

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