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    Predefinito L'Ultimo giro di giostra?

    Il Corriere Sgradito
    Roberto Cotroneo
    26 Marzo 2005

    Se Berlusconi sapesse quanti libri sono stipati nella casa troppo intellettuale di Ernesto Galli della Loggia comincerebbe a preoccuparsi persino di più di quanto già non sia preoccupato.
    E se Berlusconi sapesse, tra l'altro, che l'ordine di quei libri è assai approssimativo, anzi che si tratta piuttosto di disordine, beh, allora mostrerebbe un viso ancora più tirato.
    Lui, il cavaliere i libri ce li ha tutti messi bene, per dorso, per colore, e non per argomento.
    Peccato che i libri per argomento mostrano disordine, sono disarmonici, ma spesso portano ad associare cose, a fare ragionamenti, e a sorpresa a piazzare un editoriale come quello dell'altro ieri sul “Corriere della sera”, che è un j'accuse terribile sulla nuova Carta Costituzionale e il pericolo per l'unità italiana.
    Un j'accuse che poteva uscire tranquillamente sulle colonne del nostro giornale.
    Dove si afferma:
    “la riforma della Costituzione voluta dal governo e dalla sua maggioranza costituisce forse il più grave pericolo che l'unità italiana si trova a correre dopo quello terribile corso sessant'anni or sono nel periodo seguito all'armistizio dell'8 settembre”.
    Peggio di così non si poteva.
    Eppure Ernesto Galli della Loggia è un vero liberale, è un uomo educato a Tocqueville, ha una diffidenza nei confronti della sinistra che non lascia scampo.
    Ma soprattutto Galli della Loggia scrive sul “Corriere della sera”.
    È uno dei principi dell'editorialismo di via Solferino, alla corte di re Paolo Mieli.
    E allora?
    Allora dovremmo dare un'occhiata forse anche alle librerie, tutta storia contemporanea, di Paolo Mieli.
    E vedere che il disordine c'è anche lì.
    Niente libri allineati, lucidi e patinati.
    Ma i dorsi con le ferite della lettura, con le righe che li segnano e non li fanno mostrare come fossero nuovi.
    Anche Mieli è un pericoloso intellettuale che conosce troppo bene la sinistra, e con la sinistra ha polemizzato duramente, e con la storia scritta da sinistra, quando era faziosa, ha fatto altrettanto. E ha cercato in questi anni di capire un paese contraddittorio e difficile.
    E oggi, forse anche per questo, dirige il quotidiano dell'establishment, della finanza, il quotidiano che dialoga con Mediobanca, che sente ciò che avviene, che rappresenta un arco di lettori moderati, borghesi, qualche volta illuminati ma non certo barricaderi.
    E se il signor Mieli pubblica il Galli della Loggia, se anche lui, scorrendo i dorsi dei suoi libri ha deciso, che le cose stanno davvero male, che succede?
    Berlusconi potrebbe chiedersi questo.
    Ma se si fermasse a questa considerazione perderebbe di vista un dettaglio che dettaglio non è, ma è un macigno. Il “Corriere” è “il Corriere”, Mieli ragiona con Galli della Loggia, e poi apre le porte, e ascolta quelli che gli stanno attorno.
    E chi gli sta attorno dice sostanzialmente una cosa:
    siamo all'ultimo giro di giostra.
    Siamo a un governo fallimentare: in economia, nella scuola, nella sanità, ma soprattutto nelle riforme. Siamo di fronte a qualcosa che non è più tollerabile.
    Siamo al divorzio assoluto, e forse irrimediabile con i cosiddetti poteri forti.


    I poteri forti: guarda un po', proprio quello di cui parla assai “Il Foglio” di Giuliano Ferrara, che proprio ieri ha pubblicato due articoli raccontando il perché i poteri forti e il presidente del Consiglio non solo hanno avuto rapporti contraddittori, ma ormai liti e distanze che sono quasi incolmabili.
    Renato Ruggiero che si dimette, Tremonti che non riesce, Marzano che sbaglia tutto, Montezemolo che è ostile. Confindustria con lui che si tiene a distanza.
    Le banche, ispirate da Antonio Fazio, e non solo, che hanno difficoltà a digerire un attivismo naif che ormai non convince più nessuno.
    La zavorra della Lega che preme verso la sfascio del paese.
    L'accondiscendenza di Forza Italia ad accettare qualsiasi cosa, purchè si possano conservare governo e potere.
    Il potere dell'esecutivo, il potere legislativo.
    Eppure non basta perché c'è un potere altro, occulto ma non troppo che ti può sbarrare la strada.
    “Il Foglio” non riesce a resistere, e mettere in scena gli elementi di complottismo che sono nel suo Dna: mettendo in campo l'idea che ci sia una compagnia di giro di grandi vecchi (e qualche giovane) che sanno fare e disfare le trame di questo paese. Torna al vecchio tema, un po' gauche persino, come è un po' gauche proprio Giuliano Ferrara, per cui il vero popolare è Berlusconi, e persino Fini, e magari anche Bossi, e la sinistra è establishment. E l'establishment vuole conservare i suoi privilegi, contro tutti i tentativi, anche quelli naif berlusconiani di scardinarli.
    E questo “Corriere della sera” non ci voleva.
    Già Ferruccio De Bortoli aveva creato più di un problema.
    E quello sembrava un incidente di percorso.
    Passò la linea Folli
    , che era equidistante, con una tendenza al mesto, ma non durò quel che doveva.
    Paolo Mieli sembrava uno arrivato lì per giocarsi un partita con “Repubblica”, e non una partita con il governo e con Berlusconi e Bossi.
    Doveva essere una partita editoriale, un gioco di concorrenze.
    E invece si è cambiato fronte. Chissà quale fine c'è dietro questo. Perché, va detto, il “Corriere della sera” non è un giornale di sinistra, e quell'establishment, e quei lettori borghesi, come ci piace chiamarli con un pizzico di civetteria antistorica, non sono così certi di votare a sinistra in queste prossime regionali (per non dir delle future politiche).
    Non sono convinti di stare con Prodi, ma purtroppo, e questo “Corriere della sera” sta a testimoniarlo, sono sicuri che non voteranno centro destra.
    Un disastro.
    Persino Ferrara lo intuisce.
    Perché anche Ferrara ha i suoi bei libri in disordine.
    Ma lui, che viene da un ferreo partito comunista, è un hegeliano puro, non è come il suo amico Galli della Loggia, che preferisce John Stuart Mill. Macché, l'hegeliano Ferrara lavora con la dialettica.
    E la sua dialettica dice che sono le avanguardie a fare la storia, e nient'altro. Se le avanguardie poi si confondono con l'establishment il pasticcio è fatto.
    E Berlusconi è fritto. Anche se la preoccupazione maggiore sarebbe un'altra: che se va avanti così, se il referendum confermerà la tendenza Berlusconi-Bossi-Fini in materia di carta fondamentale, i danni saranno pressoché irrimediabili.
    Ora la scommessa del futuro starà nella capacità di Berlusconi di ricucire i suoi rapporti, e cercare di ammorbidire il “Corriere della sera”, ma è fin troppo ovvio che così non sarà.
    Basta solo guardare a due aspetti.
    Il primo è che Sandro Bondi carica la polemica a pallettoni e innesca il vecchio disco rotto dell'odio contro Berlusconi.
    Solo che non si riferisce più soltanto ai giornali della sinistra, “Repubblica” e soci, ma per la prima volta cita anche il “Corriere della sera”, e ieri a Siena ha detto:
    “Solo in questo Paese fantastico delle sinistre si può dare sfogo a ogni sorta di frustrazione e di odio come leggiamo stamani sui maggiori quotidiani italiani, “la Repubblica” e “Il Corriere della Sera”.

    Il secondo è che, dopo neanche tre mesi di direzione, Paolo Mieli si è preso una querela da Cesare Previti e da Mediaset, ovvero Fedele Confalonieri, che chiedono 250 mila euro di danni per aver pubblicato “atti processuali prima che siano stati depositati, e quindi consultabili anche dalla difesa”.
    Lo Studio Previti contro il “Corriere della sera”, come nota “Il Riformista” dell'altro ieri, è un'altra bordata un po' disperata dell'entourage di Berlusconi.
    Una bordata che dimostra soprattutto due cose.
    Che il cavaliere è un uomo disabituato alla mediazione vera del potere, ma soprattutto che non ci sono più spazi di mediazione: dunque via Solferino è diventato un indirizzo sostanzialmente nemico.
    Giorgio Bocca, che come il vino più invecchia e più diventa bravo, scrisse che Berlusconi è un eversore vero e proprio.
    Bocca lo aveva capito alcuni anni fa.
    La borghesia, il potere, l'establishment, i lettori del “Corriere della sera” lo hanno capito adesso.
    In ritardo forse, ma in tempo per segnare profondamente l'esito delle prossime regionali.

    (nb: peste colga chi rispondere per chiedere SOLO il link)

  2. #2
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    Condivido: ho trovato devastante per il governo l'intervento di Montezemolo a Bari: "Presidente, il paese è fermo" ha detto, più o meno. Micidiale, più di una intera campagna elettorale. Praticamente, dopo 4 anni di governo, una condanna quasi senza appello, una presa di distanza dall'esecutivo senza dirlo esplicitamente, ma chiara a chi ha un briciolo di testa per capire, a cominciare dagli imprenditori.

    Salto subito alle conclusioni...2-2 per il Csx alle regionali?

  3. #3
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    In Origine Postato da Curioso
    Condivido: ho trovato devastante per il governo l'intervento di Montezemolo a Bari: "Presidente, il paese è fermo" ha detto, più o meno. Micidiale, più di una intera campagna elettorale. Praticamente, dopo 4 anni di governo, una condanna quasi senza appello, una presa di distanza dall'esecutivo senza dirlo esplicitamente, ma chiara a chi ha un briciolo di testa per capire, a cominciare dagli imprenditori.

    Salto subito alle conclusioni...2-2 per il Csx alle regionali?
    12 a 2 magari è un pò troppo...ma già un 10 a 4 provocherebbe effetti di isteria collettiva nella CDL, che potrebbero trascinarsi fino al 2006.
    Non è un caso che pochi giorni fa Alemanno, solo dopo che la frittata (riforma costituzionale) era fatta, ha chiesto dopo le regionali un tavolo della CDL per discutere sulle riforme...nuova verifica infinita in arrivo?

  4. #4
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    In Origine Postato da Curioso
    Condivido: ho trovato devastante per il governo l'intervento di Montezemolo a Bari: "Presidente, il paese è fermo" ha detto, più o meno. Micidiale, più di una intera campagna elettorale. Praticamente, dopo 4 anni di governo, una condanna quasi senza appello, una presa di distanza dall'esecutivo senza dirlo esplicitamente, ma chiara a chi ha un briciolo di testa per capire, a cominciare dagli imprenditori.

    Salto subito alle conclusioni...2-2 per il Csx alle regionali?
    Anche un dieci a quattro sarebbe un terremoto (Prodi si ferma prudentemente ad un 8 a 6); ma, a mio modo di vedere, non è "neanche" questa la questione.

    Quello che afferma Cotroneo (condivisibile o meno) è che, valutati i "sintomi", il processo è irreversibile.

  5. #5
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    Hanno fallito a tutti i livelli.
    Adesso basta. Prima che distruggano anche l'unità d'Italia.

  6. #6
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    In Origine Postato da frontista
    Hanno fallito a tutti i livelli.
    Adesso basta. Prima che distruggano anche l'unità d'Italia.



  7. #7
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Anche un dieci a quattro sarebbe un terremoto (Prodi si ferma prudentemente ad un 8 a 6); ma, a mio modo di vedere, non è "neanche" questa la questione.

    Quello che afferma Cotroneo (condivisibile o meno) è che, valutati i "sintomi", il processo è irreversibile.
    Certo, certo, sono saltato subito alle conclusioni "spicciole", ma ho compreso il senso dell'articolo che hai postato.

    Ricordo di aver letto una volta su un libro di storia un commento a proposito del fascismo nel 1943, prima della destituzione di Mussolini: "un corpo morto che nascondeva il corpo stanco e sfiduciato del Paese".
    Ecco, qualcosa di simile, con le dovute differenze che è inutile spiegare, sta accadendo alla CdL: sembra aver perso sintonia con una parte importante (perlopiù non di sinistra) dell'imprenditoria. Con buona pace della retorica del suo capo e di certi suoi candidati.

    Piuttosto mi chiedo: visto che il Paese ha comunuqe bisogno di essere governato, ora che si chiarisce definitivamente l'incapcità della CdL a governare, il Csx ne sarà capace? Riusciranno i nostri eroi nel capannone a Bologna nello sforzo di partorire un programma che riesca ad ottenere il consenso anche di una parte di elettori non di sinistra (ad esempio imprenditori, magari anche un po' di commercianti) ? Io ho ancora un bel po' di dubbi in proposito.
    La sfida del prossimo quinquennio, se le elezioni le vincerà il Csx, si gioca prima di tutto a partire da quel programma. Poi verranno gli uomini.

  8. #8
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    Quanto scrive E. Galli della Loggia o quanto affermato da Montezemolo a Bari, è cosa nota da anni per coloro che frequentano il mondo delle imprese. Sono anni infatti che il Paese è fermo, non cresce, non ha idee e, sopratutto, è senza prospettive. Ovunque c'è ormai rassegnazione, mancano idee, l'innovazione è un miraggio. Chi fa impresa ha un unico obiettivo: tagliare. Costi non core, dipendenti, consulenze, tecnologia. Da qui la crescita <sic> dell'UNO % del PIl nel 2004, la precarizzazione sempre più diffusa nella società, i consumi che calano, il debito delle famiglie che invece cresce e si potrebbe continuare. Manca una visione propositiva e positiva, la politica è sempre più vista come luogo lontano, da utilizzare al più come elemento di relazione per aiutare nell'aggiudicarsi l'appalto, oppure per rimuovere l'ostacolo ad un finanziamento. Oggi nel Paese non c'è credibilità ne' verso l'esterno ne', sopratutto, nei confronti del sistema nel suo insieme. Stante così le cose la vedo dura anche per Prodi e, per tutti noi.

  9. #9
    .
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    In Origine Postato da Curioso
    ...
    La sfida del prossimo quinquennio, se le elezioni le vincerà il Csx, si gioca prima di tutto a partire da quel programma. Poi verranno gli uomini.
    Già, la stessa sinistra che ha permesso l'ascesa di Berlusconi e la cui flebile voce si sente poco e mai quando sarebbe opportuno urlare.
    Io li voterò, ma speranza sinceramente ne ho proprio poca.

  10. #10
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    Secondo me questa sinistra ha almeno limitato i danni. Berlusconi ha vinto ma di stretta misura, e con i "brogli" elettorali di Scajola. Altri comportamenti avrebbero forse portato un risultato quasi plebiscitario per Berlusconi.

    Il 2006 sarà l'anno del redde rationem, l'anno in cui sarà possibile "non fare prigionieri" senza scandalizzare il popolino.

 

 
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