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    Giacobino 1799
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    Predefinito La Lega Nord? Un fallimento totale...

    BANCA FALLITA. COOP LIQUIDATE: E LA LEGA E’ RIMASTA AL VERDE
    di Luca Fazzo


    La banca della Lega? Chiusa. Il villaggio turistico della Lega? Fallito. La holding delle cooperative padane? Liquidata. Il bingo padano? Barcollante. La sede del governo padano? Venduta. “Insomma” brontola un ex militante del Carroccio “nessuno pretende che la Lega sia come Re Mida e trasformi in oro tutto ciò che tocca. Ma qui si esagera”.

    Certo, andando a frugare nella storia degli affari made in Padania, la sensazione è proprio quella: che il fiuto politico di Umberto Bossi e dei suoi colonnelli non sia accompagnato da un istinto altrettanto solido per il business. La Lega – come altri partiti – ha infatti da sempre affiancato all’attività politica tradizionale una rete di operazioni imprenditoriali, destinate a finanziare il movimento e ad attrarre militanti. Peccato che, una dopo l’altra, le iniziative siano andate a gambe all’aria, lasciando (in un paio di casi) anche spiacevoli strascichi giudiziari. . E soprattutto l’amaro in bocca a centinaia di militanti che nelle imprese targate Carroccio hanno investito di tasca propria, seguendo gli appelli che venivano direttamente dai vertici del movimento, e che hanno visto i loro risparmi inghiottiti nel nulla. Col risultato di polemiche, scissioni, veleni grandi e piccoli.
    L’ultimo tonfo, in ordine di tempo, è stato quello della Credieuronord, la banca leghista, fortemente voluta da Bossi e affossata nel giro di tre anni da una gestione che definire approssimativa è un eufemismo. Quando alla fine, negli uffici della banca è arrivata la Guardia di Finanza, si racconta che i marescialli – gente avvezza a vederne di tutti i colori, quanto a contabilità disinvolta – siano sbottati: “Ma questi sono banchieri da operetta”.

    D’altronde l’inchiesta della Banca d’Italia su Credieuronord ha ricostruito come la banchetta del Carroccio non abbia fatto altro che smentire con i fatti le promesse che il suo amministratore Gian Maria Galimberti, nel gennaio 2001, aveva fatto al popolo leghista riunito a Origlio (nel Basso Varesotto) per convincerlo ad aprire il portafoglio e a sottoscrivere le quote.
    “Non faremo prestiti graziosi” garantì Galimberti. Invece di prestiti graziosi e graziosissimi ne sono usciti a pioggia, destinati a personaggi oberati di debiti e protesti ma di provata obbedienza leghista. Risultato: ogni tre euro prestati, uno ni si è puù visto. E la Credieuronord è scampata alla bancarotta solo grazie al generoso intervento della Banca Popolare di Lodi, che l’ha assorbita.
    Della scomparsa della banca, la maggioranza dei cittadini del Nord non si sono però nemmeno accorti: anche perché nonostante i proclami di Bossi (“apriremo sportelli in tutta la Padania”, 5 marzo 1999, al momento del crac di Credieuronord aveva una sola, malinconica filiale in una zona poco glamour di Milano, davanti al terrapieno abbandonato dalle vecchie ferrovie Varesine.

    Nel tentativo disperato di salvarla dal tracollo, il senatur un anno prima aveva inviato alla Credieuronord l’uomo di cui si fida di più per questo genere di affari: Stefano Stefani, orafo vicentino, già sottosegretario al turismo (abbandonò la carica per la famosa gaffe contro i turisti tedeschi, definiti biondi, ubriaconi, alla vigilia della stagione balneare). Stefani non è riuscito a salvare la banca, ma almeno ne è uscito senza grane. Cosa che non gli è riuscita nell’altra grande impresa leghista alla quale si era dedicato anima e corpo: lo sbarco nel turismo, la creazione di un villaggio riservato ai lumbard in terra di Croazia, un piccolo paradiso dove i padani avrebbero respirato salsedine e indipendenza. Patatrac. L’affare si rivelò un bidone, quattrini e villaggio vennero inghiottiti da una banca austriaca, e Stefani si ritrovò indagato per bancarotta fraudolenta insieme con altri big del Carroccio: il presidente del Consiglio regionale veneto Enrico Cavaliere e il sottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi.
    In realtà, al Nord, gira una voce ancora più allarmante secondo cui a barcollare sarebbero anche i conti della impresa più cara al cuore di Bossi, le Scuole padane, pilastro dell’identità lumabrd. Esaminarne i bilanci è impossibile. Ma i leghisti doc fanno sapere che, almeno dalle parti di Varese, le scuole tanto male non vanno se hanno da poco cambiato sede, allargandosi per fare fronte alle richieste di iscrizione (pare per la verità che la nuova sede non avesse licenze e destinazione d’uso in regola, ma questo è un altro paia di maniche).

    Più difficili appaiono da smentire le notizie su un’altra creatura vacillante: il Bingo padano, l’idea che doveva accoppiare svago per i militanti e utili per il partito, e che si dice faccia acqua da tutte le parti. “Siamo aperti e restiamo aperti, alla faccia di chi ci vuole morti” tuonano da Arsalo Seprio, cuore della presunta identità celtica dei lumbard, i gestori del Bingo.
    Ma negli ambienti leghisti si racconta che sia stato anche per supplire alle mancate entrate della tombolona di Arsalo che i vertici del Carroccio hanno dovuto compiere un sacrificio doloroso: la vendita della sede del governo padano a Venezia, cinquecento metri quadrati che dovevano ospitare i ministri della Repubblica del Nord. La Repubblica, per ora, non si è vista, e gli amministratori del Carroccio hanno deciso di liquidare la sede sul Canal Grande per fare cassa. Anche se Mario Borghezio ha già fatto sapere all’incauto acquirente di considerarlo un inquilino abusivo: “Appena avremo l’indipendenza quel palazzo lo requisiamo e ce lo riprendiamo”.
    Malinconicamente liquidata, a soli due anni dalla nascita, la Pancoop, la lega delle cooperative padane voluta da Bossi in persona (e anche qui c’era di mezzo Stefani). Conti in rosso e diffusione di nicchia per “La Padania”, organo ufficiale del partito. Smantellato persino Made in Padania, il marchio dell’artigianato e del merchandising coniato per i mercatini dei prodotti lumbard doc. Insomma, un disastro. E quando Bossi, a Lugano, nel suo primo comizio dopo la malattia, ha lanciato l’idea di una federazione tra Padania e Svizzera, qualcuno tra le camicie verdi deve aver pensato: “Magari gli svizzeri ci insegnano almeno a far quadrare un bilancio”.

    Dal “Venerdì di Repubblica” dell’1/4/2005

  2. #2
    Giacobino 1799
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    Venerdì 18 Febbraio 2005

    La Lega Padana, rivale del partito di Bossi, sta organizzando i 3.500 piccoli azionisti. «Una pagina nera»

    La banca in rosso del Carroccio

    CrediEuronord salvata dalla Popolare di Lodi. Le azioni crollate a 2 euro



    Parte la campagna elettorale della Lega padana Lombardia e va all’attacco della Lega nord. Non solo con accuse politiche, ma anche a colpi di carte bollate. «Ho presentato nei giorni scorsi un esposto alla procura di Milano perchè mi sento truffato da CreditEuronord, meglio nota come la banca della Lega - sostiene Roberto Bernardelli, consigliere regionale e leader della Lega padana -. Ho acquistato, quando militavo nella Lega nord, 1000 azioni che, dopo il salvataggio della Popolare di Lodi, sono scese al valore attuale di 2 euro dei 28 iniziali. Con me sono moltissimi i militanti che hanno perso i loro risparmi in questa banca creata dai vertici del partito di Bossi». Secondo le valutazione della Banca d’Italia, che ha fatto un’ispezione dal 10 marzo 2003 al 23 maggio 2003, in meno di 4 anni l’istituto fondato a ottobre del ’98 avrebbe mandato in fumo 20 milioni di euro tra perdite e crediti in sofferenza. Intanto si è costituito un comitato di piccoli azionisti e questi presenteranno un esposto collettivo contro questa banca. La relazione degli ispettori della Banca d’Italia rileva carenze nei controlli sul credito. Tra queste «gli affidamenti per operazioni finanziarie senza preventiva individuazione di fonti e tempi di rimborso (ad esempio la Bingo.Net Srl), facilitazioni accordate pur in presenza di elementi negativi prospettati in sede istruttoria ovvero di appostazioni a sofferenza presso il sistema (esempio Giovanni Robusti e Pietro Milano); assenza di vincoli alle annotazioni delle cosiddette "prenotazioni avere", considerate nella prassi aziendale come incrementative delle disponibilità di conto. Non seguite da effettivi versamenti, hanno consentito di non rilevare eccedenze per oltre 1,5 milioni sulla linea di credito al nome di Maura Lari/Franco Baresi (sì, proprio l’uomo simbolo del Milan d’altri tempi, ndr.)».
    Gli ispettori concludono: «La distanza sul portafoglio prestiti al 31.12.02 ha fatto emergere sofferenze per euro 4,8 milioni, incagli per ero 3,7 milioni e previsioni di perdita per euro 2 milioni».
    Giulio Arrighini, consigliere provinciale della Lega padana lombardia, sostiene: «Con questa operazione intendiamo dar voce ai cittadini vessati dal potere politico e soprattutto da operazioni fatte dai politici clasciano i cittadini sul lastrico. Si è infangata la tradizione morale dei movimenti autonomisti».
    «A Brescia ci sono ci siono circa 200 persone nel comitato - sostiene Rosanna Sapori, giornalista che sta preparando un libro su questo che definisce «uno scandalo a cui è stata messa la sordina» -. Un terzo dei 3.500 sottoscrittori ha più di 65 anni, sono pensionati che hanno investito lì i loro risparmi fidandosi dell’organizzazione politica e ora si trovano sul lastrico. Tra i creditori c’è anche la Bingo.Net Srl, che aveva ai suoi vertici il sottosegretario Maurizio Balocchi e il sindaco di Orzinuovi Roberto Faustinelli. Ma nel fallimento della Bingo.Net non figurano crediti verso questa banca. Non solo, c’è un’inchiesta aperta per riciclaggio, nell’ambito dell’indagine su oltre 70 miliardi di vecchie lire sotratti al tribunale fallimentare di Milano a favore dei Borra, quelli di Radio 101. Tre dirigenti della CrediEuronord sono accusati d’aver tentato di cancellare le tracce di quelle somme illecite».
    Arrighini prosegue: «Il salvataggio della Popolare di Lodi impedisce il peggio, ma ha i suoi riflessi politici. A favorire l’operazione è stato Antonio Fazio e questo spiega il cambio di linea politica della Lega nord nei confronti di Fazio». Sulla questione Arrighini ha presentato anche una variazione del bilancio della Provincia che chiede di destinare 150 mila euro «alle famiglie truffate da CrediEuronord».
    Tiziano Zubani

    da www.bresciaoggi.it

  3. #3
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  4. #4
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    Appunto!

    Ultras avvinazzati della politica; come VI si dice da sempre.


  5. #5
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    05/07/2004 14:20:25
    gabry82
    Sono un "brigidinaio" di pt, vorrei che si evitasse di generalizzare, le teste di c...o esistono ovunque e anche a pt dunque, il problema è che ci sono 15 o 20 ragazzini adolescenti, italiani e stranieri, che bivaccano a giornata nelle vicinanze di Piazza del Duomo rompendo l'anima al prossimo e facendo i grossi, si dice che tutto sia nato da un "terroni" di troppo. Sinceramente da pistoiese che conosce il vuoto presente nelle teste di quei ragazzini avrei preferito che fossero stati loro a prenderne invece dei baresi, a cui va tutta la mia solidarietà e un consiglio, tornate in 30 e mettete le cose a posto, dopotutto forse un paio di ceffoni è quello di cui hanno bisogno quei ragazzetti e che forse i loro padri li hanno troppo negato, dopo forse impareranno a passare meglio le loro giornate.

    04/07/2004 12:48:18
    Marcy, Fi/Ta
    Mha, io sono pugliese di nascita anche se ho sempre vissuto in Toscana, ma non mi spiego, non per contraccambiare un certo tipo di razzismo, come nel 2004 non possa essere considerato ridicolo che dei "brigidinai" pistoiesi (avessi detto nativi di Stoccolma) possano insultare dei meridionali in nome di una posizione geografica, Pistoia è come Palermo, Lucca come Agrigento, è la consapevolezza di essere ignoranti che vi fa diventare razzisti, la non sicurezza del proprio io, un'assenza totale di valori per cui avete bisogno di un presunto "inferiore" per poter dare un senso alla vostra vita vuota. Le teste di minchia ci sono a Pistoia come a Bari, a Firenze come a Pisa, vorrei fare il razzista all'incontrario ma cadrei nel vostero medesimo errore, ho detto "brigidanai" giusto per provocarvi, per farvi sentire come coloro che voi offendete. Poerranoi!

  6. #6
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    Però, Bossi, il figlio e il fratello ha pensato di sistemarseli bene, alla faccia dei piccoli azionisti creduloni di Credieuronord...



    Bossi, in Europa il fratello e il figlio del Senatùr
    Quando il Carroccio tuonava conro il clientelismo, il nepotismo e gli
    arrivisti

    di GIAN ANTONIO STELLA

    In attesa che Umberto Bossi sia pronto al gran rientro (auguri), la Lega
    Nord guarda al futuro. E ha mandato a prendere confidenza con Bruxelles e le
    istituzioni comunitarie, nel mentre crescono i giovani eredi Renzo, Roberto
    Libertà ed Eridanio, un altro paio di appartenenti alla Real Casa Senatùria:
    Franco Bossi (il fratello) e Riccardo Bossi (il figlio primogenito). Assunti
    presso il Parlamento europeo con la qualifica di assistenti accreditati.
    Portaborse, avrebbero detto i padani duri e puri di una volta. Ma pagati
    sontuosamente. Per l'attaché, ogni deputato riceve infatti 12.750 euro. Pari
    a 24 milioni e 687 mila vecchie lire. Al mese. La notizia, contenuta nell'
    elenco ufficiale pubblicato dall'Europarlamento e facile da controllare sul
    sito internet www2.europarl.eu.int/assistants, non precisa che mestiere
    facciano i due.

    Visto che l'assistente accreditato, pagato coi soldi nostri, è il braccio
    operativo di ogni bravo parlamentare, si presume che parlino fluentemente
    alcune lingue, capiscano di economia, siano dotti nelle materie giuridiche e
    magari abbiano una competenza specifica in qualche settore chiave nel quale
    il deputato di riferimento deve destreggiarsi.

    Franco Bossi, una preparazione, ce l'ha. Sa tutto di valvole, canne,
    pistoni, bronzine, guarnizioni, pompe ad acqua... Dopo aver studiato fino
    alla terza media inerpicandosi su su fino alle «commerciali», manda avanti
    infatti un negozio di autoricambi a Fagnano Olona. Una professionalità che,
    unitamente alla passione leghista, ha spinto il Carroccio non solo a
    ipotizzare una sua candidatura alla Camera al posto di Umberto nel collegio
    di Milano 3 (dove poi, forse per evitare le accuse di far tutto in famiglia,
    fu scelto il medico di casa del Senatur) ma ad affidargli negli anni ruoli
    di spicco quali quello di c.t. della squadra di ciclismo della Padania, di
    socio della controversa "cooperativa 7laghi", di membro del consiglio di
    amministrazione dell'Aler (case popolari) di Varese. Esperienze che a
    Bruxelles gli saranno utilissime.

    Quanto a Riccardo Bossi, se ne sa ancora meno. Se infatti sono ormai celebri
    i fratelli avuti dal papà nel secondo matrimonio, e in particolare il
    delfino Roberto Libertà cui il giornale La Padania arrivò a regalare per il
    compleanno un'intera pagina di sdiluviante entusiasmo («Che fortuna avere 12
    anni e festeggiarli in cima al Monte Paterno!»), lui è infatti rimasto
    sempre piuttosto defilato. Si sa che ha 23 anni, che è un ragazzone grande e
    grosso, che va matto per le auto ed è fuori corso all'università. Fine.
    Figlio di Gigliola Guidali, la prima moglie del segretario leghista che
    raccontò in un'intervista di aver chiesto la separazione dopo aver scoperto
    che Umberto usciva tutte le mattine di casa con la valigetta del dottore
    ("ciao amore, vado in ospedale") senza essersi mai laureato, pare non
    somigliare molto al padre. Tranne in una cosa: come il Senatùr alla sua età,
    diciamo, non è propriamente un secchione.

    A scegliere come braccio destro Franco Bossi, dice il sito dell'
    Europarlamento, è stato Matteo Salvini, già direttore di quella Radio
    Padania Libera che per anni ha cannoneggiato contro il clientelismo e le
    assunzioni in Terronia di amici, cognati e parenti. A scegliere Riccardo, lo
    «zio» Francesco Speroni, che di Umberto Bossi è stato il capo di Gabinetto
    al ministero delle Riforme e che in tema di nepotismo aveva già fatto
    spallucce davanti a un'altra polemica: la designazione, come presidente
    della provincia di Varese, di Marco Reguzzoni, marito di sua figlia Elena.

    Intendiamoci: tutto il mondo è paese. Lo ricordava già, ai suoi tempi, il
    cardinale Enea Silvio Piccolomini diventato Papa col nome di Pio II: «Quand'
    ero solo Enea / nessun mi conoscea / ora che sono Pio / tutti mi chiaman
    zio". La scelta del fratello e del primogenito del Senatùr per quelle due
    cadreghe europee, tuttavia, sia pure preceduta da altri piacerini a parenti
    e amici, segna il punto d'arrivo di un cammino che pareva partito con altri
    itinerari. Basti ricordare alcuni dei moniti di Umberto contro il «familismo
    amorale» e i regali ai clientes: «La Lega assicura assoluta trasparenza
    contro ogni forma di clientelismo». «Il nostro programma? Incrementare i
    posti di lavoro, eliminare i favoritismi clientelari e restituire il voto ai
    cittadini». «Non si barattano i valori-guida con una poltrona!».
    «Questo deve fare un segretario di sezione: far crescere la gente e non dare
    spazio agli arrivisti. Dobbiamo essere in primo luogo inflessibili medici di
    noi stessi se vogliamo cambiare la società!».

    Parole riprese e urlate in mille piazze e mille sagre e mille comizi da
    tutta la corte di fedelissimi, da Calderoli a Castelli, da Maroni al mitico
    «Sciur Cüràt». E impresse nel marmo della storia da un gesuitico comunicato
    dall'allora addetta stampa della Lega Simonetta Faverio: «In un movimento
    che si propone di far la rivoluzione non ci può esser posto per gli
    arrivisti, i corrotti, i poltronari, i leccaculo, "i pentiti" e i
    lottizzatori. Chi si è proposto di cambiare questo nostro povero Paese non
    può nello stesso tempo volere un posto al sole per sé o per i suoi amici,
    non può usufruire dei privilegi di cui hanno goduto i piccoli uomini
    politici della partitocrazia. Non può insomma parlare bene e razzolare male,
    prendendosi così gioco della base pulita, dei militanti, e di quei dirigenti
    onesti che per la causa leghista sarebbero disposti a tutto». Parole d'oro.
    Premiate un paio di anni fa con la nomina di Simonetta, in quota leghista, a
    vice della ancillare Anna La Rosa alla direzione dei servizi parlamentari
    della lottizzatissima Rai.
    (Corriere della Sera, 11 Novembre 2004)

  7. #7
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    In Origine Postato da Foetus
    L'importante è che non arrivino i nostri soldi. Per me il sud può anche scomparire domani stesso per quello che me ne frega (anzi...)
    Peccato che, anche nell'ipotesi, non scomparirà la mafia.
    (è ovvio che, al solito, non hai capito una mazza)

  8. #8
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    In Origine Postato da pablyto_87
    05/07/2004 14:20:25
    gabry82
    Sono un "brigidinaio" di pt, vorrei che si evitasse di generalizzare, le teste di c...o esistono ovunque e anche a pt dunque, il problema è che ci sono 15 o 20 ragazzini adolescenti, italiani e stranieri, che bivaccano a giornata nelle vicinanze di Piazza del Duomo rompendo l'anima al prossimo e facendo i grossi, si dice che tutto sia nato da un "terroni" di troppo. Sinceramente da pistoiese che conosce il vuoto presente nelle teste di quei ragazzini avrei preferito che fossero stati loro a prenderne invece dei baresi, a cui va tutta la mia solidarietà e un consiglio, tornate in 30 e mettete le cose a posto, dopotutto forse un paio di ceffoni è quello di cui hanno bisogno quei ragazzetti e che forse i loro padri li hanno troppo negato, dopo forse impareranno a passare meglio le loro giornate.

    04/07/2004 12:48:18
    Marcy, Fi/Ta
    Mha, io sono pugliese di nascita anche se ho sempre vissuto in Toscana, ma non mi spiego, non per contraccambiare un certo tipo di razzismo, come nel 2004 non possa essere considerato ridicolo che dei "brigidinai" pistoiesi (avessi detto nativi di Stoccolma) possano insultare dei meridionali in nome di una posizione geografica, Pistoia è come Palermo, Lucca come Agrigento, è la consapevolezza di essere ignoranti che vi fa diventare razzisti, la non sicurezza del proprio io, un'assenza totale di valori per cui avete bisogno di un presunto "inferiore" per poter dare un senso alla vostra vita vuota. Le teste di minchia ci sono a Pistoia come a Bari, a Firenze come a Pisa, vorrei fare il razzista all'incontrario ma cadrei nel vostero medesimo errore, ho detto "brigidanai" giusto per provocarvi, per farvi sentire come coloro che voi offendete. Poerranoi!

    non sono daccordo con le rappresaglie, ma il resto lo quoto tutto.

  9. #9
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    In Origine Postato da Foetus
    Tu sei cosciente, vero, che se abbiamo quel popo' di governo che (grazie ANCHE a te) abbiamo, lo DOBBIAMO al cappotto siciliano; si!!
    Lo sai, vero (e se non lo sai te lo dico io), che mezza amministrazione (bananas) siciliana e buona parte delle varie amministrazioni (bananas) isolane stanno sotto processo (se non GIA' in galera) per collusione mafiosa.
    Sei al corrente che l'architetto del partito di maggioranza relativa, al quale voi padanas siate attaccati come la zecca alla pelle della "bestia", è stato condannato (in I° grado) per mafia, vero?

    Dunque: ma che CIPPA stai vaneggiando?

  10. #10
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    In Origine Postato da Foetus
    Te che stai vaneggiando. In sicilia che ci siano clientele mafiose di ogni tipo non è una novità. Forza italia, ds..
    DS?...
    Citare, plìsss....


    chi più ne ha più ne metta.
    Chi NE HA; più che altro...

    Sono i siciliani che sono sbagliati, non i partiti.
    No comment...

    A me tra l'altro non me ne interessa, per me sono un altro paese.
    Però, magari, ci vai in vacanza...

    Io penso alla mia realtà, alla mia toscana.
    Che, da come scrivi, sta messa peggio della Sicilia...

    Ergo, il fatto grave è che certe mafiosità siano state esportate anche in Toscana, con certi sindaci salernitani della tua parte politica...
    ...(che dire?)

    Se tu invece di farti le seghe con la propaganda dei d.s.
    Figurarsi!
    Ritenta: sarai (sicuramente) più SFORTUNATO...


    ti informassi cosa stanno facendo i tuoi dalle nostre parti ti renderesti conto che non è così "chiaro" dove sia il marcio. La Toscana non conosceva la mafia.. ora la conosce, grazie a certi partiti della sinistra.
    Conosco la Toscana (quasi tutta) quasi come un residente.
    E conosco molto bene ANCHE la Sicilia; ed ANCHE la quasi totalità del nostro Paese.
    Che "andrebbe" PRIMA conosciuto, per potersi arrogare POI il diritto di criticarlo.
    Le chiacchiere se le porta il vento.

 

 
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    Ultimo Messaggio: 26-07-03, 17:06

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