emergenza ai confini usa
Volontari “a caccia” di clandestini
In Arizona ronde non violente segnalano alla polizia chi salta la frontiera
Tombstone (Arizona) - Cominciano a farsi vedere gli effetti della presenza dei “vigilantes” alla frontiera tra Stati Uniti e Messico in Arizona. I volontari che dal fine settimana presidiano il confine, a caccia di immigrati clandestini, hanno fatto arrestare un gruppo di 18 messicani che stavano cercando di entrare illegalmente negli Stati Uniti.
Il progetto dei volontari, battezzato “Minuteman”, entra nel vivo in queste ore a Tombstone, in Arizona, dove si trova il quartier generale dell’organizzazione che ha messo in piedi la campagna di vigilanza privata della frontiera, che durerà un mese. L’iniziativa, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole essere un modo per sensibilizzare il governo federale sul problema dell’eccessiva permeabilità del confine Usa-Messico. L’amministrazione di George W. Bush ha avviato nelle ultime settimane un programma di rafforzamento del corpo degli agenti di frontiera, inviando nell’area altri 500 membri delle forze dell’ordine.
La Casa Bianca e il governo messicano hanno criticato l’iniziativa dei vigilantes, ma il governo federale americano non l’ha vietata, ritenendo un diritto costituzionale dei cittadini quello di accamparsi nel deserto a osservare la frontiera attraverso la quale passano la maggior parte dei clandestini che entrano negli Usa. Manifestazioni di protesta si sono svolte a Tombstone contro l'Operazione Minuteman e in Arizona ci sono timori che organizzazioni supremaziste ariane possano infiltrare i volontari, dando vita a violenze contro gli immigrati. I vigilantes, inoltre, sono armati, ufficialmente per loro legittima difesa. I portavoce dell’iniziativa ripetono però che i volontari non sono autorizzati a tentare alcun arresto e che il loro compito è «osservare e riferire alle autorità». Ed è quello che è avvenuto domenica, quando un gruppo di messicani è stato individuato mentre si aggirava nel deserto ed è stato chiesto l’intervento della polizia di frontiera per arrestarli.
Le “ronde” hanno inoltre fermato un guatemalteco che si è imbattuto in una loro base. Perduto nel deserto e disperato per la mancanza di acqua e cibo, il clandestino si è diretto verso un Collegio per lo studio della Bibbia a Palominas, appena pochi metri a nord del confine con il Messico, per chiedere aiuto. Non sapeva che i locali erano stati trasformati in una base per i volontari. E’ stato consegnato agli agenti federali. Il guatemalteco «è finito nel vespaio», ha detto il portavoce del progetto Minuteman, Fred Elbel. «Ma tutto sommato - ha aggiunto - gli è andata bene: era esausto e disidratato e noi gli abbiamo fornito assistenza medica, cibo e acqua prima di consegnarlo agli agenti».
Da quando la California ha rafforzato le proprie misure di sicurezza al confine, l’Arizona è diventata la nuova frontiera rovente. Nel 2004, la polizia di confine ha arrestato in Arizona mezzo milione di clandestini, il 41% in più rispetto all'anno precedente. Nello stato, che ha 5 milioni di abitanti, ci sono adesso, secondo le stime, 500 mila messicani illegali, una fetta consistente del totale dei clandestini provenienti dal Messico che vivrebbero in tutti gli Usa, ritenuti circa 6 milioni.
Per l’amministrazione è un tema delicato. Il presidente messicano Vicente Fox nei giorni scorsi, in un vertice con George W.Bush, ha espresso la preoccupazione per l'arrivo di vigilanti lungo il confine e Bush ha promesso che saranno tenuti sotto controllo. Ma da più parti alla Casa Bianca viene rinfacciato di non aver trovato una soluzione a un’'invasione che potrebbe offrire tra l’altro un’opportunità per entrare negli Usa anche ai terroristi. E c’è chi chiede a Bush di non attendere «un nuovo 11 settembre» provocato dal confine permeabile, per agire in modo deciso.
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