Le strategie, le alleanze, i giochi di potere ...
Il blocco pro Ratzinger è entrato in conclave con circa 50 voti
L'altro fronte è ancora frammentato e non ha un candidato forte
Nella Sistina è subito scontro
gli indecisi a caccia di un nome.
di MARCO POLITI
CITTA' DEL VATICANO - Sono andati a votare subito. Senza rimandare a oggi il primo test. È servito per mettere in campo i pacchetti di mischia e per cominciare a ragionare concretamente su appoggi e alleanze. Da ieri sera è un fitto intrecciarsi di confidenze, opzioni e proposte al riparo delle mura (con schermo anti-cellulari) della residenza Santa Marta.
Nella Sistina non si parla. Lì regna solo il latino dei giuramenti e degli annunci degli scrutatori. Sotto la volta affrescata da Michelangelo è cominciato ormai un rito, che resterà misterioso fino al momento in cui il nuovo eletto si affaccerà alla loggia della basilica vaticana.
Prima che si serrassero le porte si sono infittite le voci su Ratzinger candidato forte. Fortissimo, secondo alcuni. Anzi, destinato alla vittoria. Già in fase di arresto, secondo altri. Opinioni divergenti tipiche di ogni elezione papale.
Resta sicuro che la prima votazione certifica soltanto una cosa: il candidato Ratzinger non ha raggiunto i settantasette suffragi necessari per essere eletto subito. Ma ieri sera è stato il momento in cui i suoi sostenitori hanno gettato sul piatto i voti disponibili. Tra i quaranta e i cinquanta - sono le stime della vigilia - e comunque tali da sfiorare la maggioranza assoluta, che si ottiene a quota cinquantotto.
Raggiungerla significa per i ratzingeriani avere l'asso in mano per convincere gli esitanti a non dare lo spettacolo di una Chiesa divisa, insistendo in una inutile resistenza.
Sono forti i ratzingeriani. Lo zoccolo duro è costituito dai cardinali di Curia Herranz, Trujillo, Castrillon Hoyos e Stafford. Tra gli italiani hanno l'appoggio di Ruini, Scola e Bertone, ma possono contare anche sui suffragi di De Giorgi e Giordano. Il fronte pro-Ratzinger raccoglie inoltre qualche suffragio nordamericano, quello del tedesco Meisner, dell'ungherese Erdo e dell'ucraino Jaworski.
Il fronte contrario è frammentato. "Arriva a circa quaranta voti", sosteneva un cardinale alla vigilia. Tettamanzi, prima del conclave, non è riuscito a presentarsi come l'unico federatore. Una parte dei porporati anti-Ratzinger ha già preannunciato che avrebbe votato per Martini, tanto per segnare il terreno. Sono la maggioranza dei porporati statunitensi e la quasi totalità dei tedeschi, i sostenitori di Sodano, vari cardinali dall'America latina all'Europa, all'Asia e all'Africa. È un fronte del no - che esprime vari nomi - e che ha la debolezza di chi si mette di traverso senza condottieri unanimemente riconosciuti, ma anche la forza vischiosa di una resistenza che può impantanare l'ascesa di Ratzinger al trono di Pietro.
La grande incognita, tuttavia, è rappresentata da quel quarto di cardinali che vengono dalle periferie dell'impero cattolico, conoscono poco le personalità dei contendenti, sono più permeabili ai suggerimenti della Curia. Ieri sera, tornati a Santa Marta, i cardinali si sono potuti dedicare ad incontri di gruppo e a nuovi contatti tra mediatori.
La giornata decisiva per Ratzinger è oggi. Due scrutini al mattino e due al pomeriggio mostreranno ai porporati se la sua candidatura supera la maggioranza assoluta o no.
Se così non fosse, si riapriranno tutti i giochi. Con tre ipotesi. Scenario italiano: contesa fra Tettamanzi, Ruini e Sodano. Scenario europeo: in testa sono l'austriaco Schoenborn e il portoghese Policarpo. Scenario latino-americano: dove accanto ai nomi già conosciuti di Hummes, Maradiaga e Rivera Carrera sono balzati in testa nelle ultime ore l'argentino Bergoglio di Buenos Aires e Geraldo Agnelo di Bahia, presidente della conferenza episcopale brasiliana. Come outsider: Errazuriz di Santiago del Cile. C'è infine un elemento che pesa parecchio negli accordi.
La questione del segretario di stato. Sono in lizza i cardinali Re, Sepe e Backis, cardinale lituano proveniente dalla diplomazia vaticana. Anche la loro sorte si gioca in questi giorni.
(19 aprile 2005)
Fonte: Repubblica
Ennesima (la seconda ed ultima) fumata nera
Er passamano - sonetto di Gioacchino Belli
Er Papa, er Viceddio, Nostro Signore/è un Padre eterno come er Padr’Eterno./Ciovè nun more, o, pe dì mejo, more,/ma more solamente in ne l’esterno.
Ché quanno er corpo suo lassa er governo/l’anima, ferma in ne l’antico onore/nun va né in Paradiso né all’Inferno,/passa subbito in corpo ar successore,
Accusì pò variasse un po’ er cervello,/lo stòmmico, l’orecchie, er naso, er pelo,/ma er Papa, in quant’a Papa, è sempre quello,
E pe questo ogni corpo distinato/a quella dignità, casca dar celo/senz’anima, e nun porta antro che er fiato.