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  1. #1
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    Predefinito Andare in vacanza con la moto...

    Cercavo qualche articolo che parlasse di come organizzarsi per un eventuale viaggio in moto e, dato che per me sarebbe il primo, volevo conferme su quello che altri motociclisti più scafati mi hanno raccontato....
    Per farvela breve ho trovato una serie di articoli piuttosto simpatici che vi propongo.

    Ps
    Se qualche mototurista vuole condividere i propri consigli è più che benvenuto...

  2. #2
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    Appurato che in Europa si può viaggiare senza problemi anche in Ciao, che cosa fa di una due ruote una moto più adatta al turismo di altre? Due borse laterali, un portapacchi robusto, un riparo aerodinamico efficiente e magari regolabile, una borsa da serbatoio facile da montare e smontare. E ancora: una posizione di guida comoda per pilota e passeggero, un motorone con tutto il tiro necessario, un’affidabilità a prova di bomba, un’insospettabile maneggevolezza a pieno carico.

    L’IDENTIKIT corrisponde a varie razze di moto e a questa stregua si possono considerare come globe trotter la cruiserona Moto Guzzi California, l’enduro BMW GS, la sport tourer Honda VFR o la supertourer Yamaha FJR 1300.
    Le moto citate, così diverse una dall’altra, offrono tutte le doti indispensabili di cui sopra e anche altri piccoli accorgimenti come l’indicatore della benzina, l’orologio, la presa di corrente, tanto spazio sotto la sella…E quindi sono ideali per viaggiare, sono le regine delle vacanze, il sogno di tutti i mototuristi.
    Però non tutti possono permettersi investire 20/25 milioni su sue ruote. Altri invece preferiscono tipologie diverse di moto, ma, giustamente, poi non vogliono rinunciare al gusto di una vacanza in stile Easy Rider.
    Ecco quindi i requisiti preferibili per macinare chilometri senza soffrire. Poi si può sempre scegliere di partire in Ciao.

    IL MOTORE: non ci sono limiti minimi di cilindrata per fare del turismo in moto, l’importante è non avere fretta e adeguarsi alle possibilità del proprio mezzo. Con un monocilindrico 350 non si viaggia a 140 fissi, questo è sicuro, ma accontentandosi di andare a 100 si va in capo al mondo. Ad ogni modo tenteremo di dare una definizione del "viaggiare bene". Secondo noi un motore che permetta di tenere i 130 in due e con i bagagli e di non usare troppo il cambio può considerarsi adatto al turismo, sempre che non vibri e non si spacchi. Potrà essere un 600 monocilindrico, un 500 bicilindrico o un 750 quattro cilindri. Per il quattro cilindri si può anche scendere a 600 cc, però si dovrà smanettare di più col cambio. Più si sale di cilindrata e più si avranno a disposizione potenza e coppia. Però aumenteranno anche peso, consumo di gomme e di benzina.

    L’AFFIDABILITÀ: nei motori contemporanei, diciamo dagli anni Ottanta in poi, non importa più di tanto la disposizione dei cilindri o il tipo di raffreddamento. È difficile, infatti, che nascano motori "malati" o inaffidabili come ancora succedeva nel decennio precedente. Tutti i propulsori quindi sono longevi (anche se alcuni lo sono di più…) e non richiedono manutenzione assidua. Che sogno, una volta non era così facile fare una vacanza senza rogne.
    Dove invece si possono ancora esprimere delle preferenze è sull’avviamento: elettrico è meglio, elettrico con la pedivella d’emergenza ancora meglio. A proposito, più la batteria è potente, più si sta tranquilli.

    LA TRASMISSIONE FINALE può fare la differenza: per i globe trotter, il must è il cardano, che non richiede alcuna regolazione. Bene anche la cinghia, per quelle poche moto che ce l’hanno, mentre alla catena va prestata una certa attenzione.
    Importante il capitolo sospensioni, che non devono contorcersi sotto il carico. Avere tanto spazio a disposizione sotto la sella è preferibile, altri punti a favore sono un manubrio alto (fa da timone) per governare bene la moto e, ovviamente, una sella comoda.
    Adesso non è il caso di cambiare la moto due giorni prima di partire, ma se si può aggiustare il tiro su qualche dettaglio…male non fa.

    A cura di Lorenzo Cascioli
    9 luglio 2001

  3. #3
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    Si può fare una vacanza anche con la moto da sparo, Ducati 996 compresa, basta andarci da soli e limitando il bagaglio. Dove si trova spazio su una iper sportiva? Non certo legando il sacco a pelo davanti al cupolino, come purtroppo abbiamo visto con orrore.
    Ci sono le borse da serbatoio, quelle laterali morbide e altre ancora fatte apposta per essere montate sul posto del passeggero. Tenendo conto che si viaggia da soli non ci si può neanche lamentare.

    IN DUE SULLA SPORTIVA. L’amore fa miracoli e allora si può anche decidere di partire in due sulla R1 di turno. In questo caso bisogna rassegnarsi alla dolorosa operazione portapacchi. Un pugno in un occhio su una moto pistaiola pura, ma come cantava Celentano "…dal pugno chiuso una carezza nascerà…"
    Un gesto gentile verso il passeggero: il portapacchi permetterà di caricare un bel borsone posteriore, evitando alle stremate fidanzate di accollarsi tutto il peso di una vacanza sulle spalle. Nel vero senso della parola: quante volte abbiamo visto poverette costrette a viaggiare con uno zaino da alpinista stracarico, magari con la tenda legata sopra che fa da vela. Che scene tristi. Purtroppo comuni. Il portapacchi non è né incollato né una condanna a vita, una volta tornati si può togliere!

    ENDURO Più semplice viaggiare con un’enduro monocilindrica: il portapacchi di solito è di serie, non è nemmeno un problema trovare delle staffe laterali in tubo dove montare a scelta due bauletti rigidi o altrettante borse morbide. Occhio solo al tubo di scarico alto che impone qualche attenzione. Sulle enduro non carenate si può anche installare un portapacchi anteriore, solidale alla forcella: proprio per questo non va caricato troppo, perché altrimenti appesantisce lo sterzo rendendo difficoltosa la guida. Si può pensare di legarci sopra oggetti leggeri come i materassini di gommapiuma, che faranno anche da riparo aerodinamico. Le enduro hanno di solito un serbatoio piuttosto appuntito, quindi non bisogna contare troppo sulla capienza di un’eventuale borsa da piazzarci sopra. Male non fa, ma non ci starà nemmeno tutta la roba che può stivare un bel borsone steso sul piano liscio e grande del serbatoio di una naked.

    ENDURO TWIN rispetto ad un’enduro monocilindrica, una bicilindrica non ha solo un cilindro in più, ma anche un paio di vantaggi. Di solito offre una sella più spaziosa (sulle mono il passeggero sta sì comodo ma anche strettino) e soffre meno il carico durante la guida. Sarà più stabile e avrà anche più spunto per un sorpasso. Il mastodonte composto da endurona più bagagli e passeggero non peserà poco, ma il problema si presenterà solo nelle manovre da fermo.

    TUTTO BENE CON LE NAKED d’impostazione classica: borsona da serbatoio fino al mento, portapacchi e due valigie laterali permettono di andare in capo al mondo. In fondo una volta le moto da turismo erano tutte così, nude e crude, quindi una naked dotata di una spaziosa sella è davvero un’ottima idea per spararsi 5000 chilometri in tre settimane. Oltretutto con una grossa borsa da serbatoio si supera il limite fisico delle moto nude, ovvero la mancanza di riparo aerodinamico. A proteggere dall’aria ci pensa la borsona stessa, provare per credere. Le naked hanno anche un bel manubrione largo che permette di dominare la moto stracarica. E non è poco.

    LE NAKED RIVESTITE sono tra le migliori moto per fare strada, perché la mezza carena fa lievitare le medie autostradali. Sono mezzi che si avvicinano molto per comfort e prestazioni alle più costose sport tourer.
    Dicevamo delle naked d’impostazione classica perché ci sono anche quelle più sportive. In questo caso uno scarico alto impedirà di montare i bauletti rigidi. E allora una moto del genere va caricata come una sportiva pura.

    TU VÒ FÀ L’AMERICANO la vita non è neanche troppo complicata, con le custom si soffre poco, con le cruiser si viaggia anche bene. Nonostante la stretta parentela tra i corrispondenti modelli custom e cruiser (es. Yamaha Dragstar e Dragstar Classic), le cruiser di solito possono offrire quei tre o quattro vantaggi che fanno la differenza: serbatoio più grande, sellona confortevole, sospensioni meno rigide, manubrio a corna di bue, più adatto del drag bar stretto e alto.
    Ad ogni modo custom & cruiser si caricano alla stessa maniera: le borse laterali in pelle sono un must per i puristi, ma i più furbi optano per i bauletti rigidi, ne esistono modelli dal look accattivante, ricoperti in pelle e con tanto di frange. Il portapacchi su una moto in stile yankee ci sta a fagiolo, soprattutto se si ha cura di sceglierne uno integrato al sissy-bar, l’irrinunciabile schienalino che fa la differenza per il comfort del passeggero. In mancanza del portapacchi si può avvinghiare uno zaino dietro al sissy bar stesso, ne esistono addirittura modelli appositi. La soluzione è ottima anche dal punto di vista estetico. Per fare il verso a Easy Rider si può sistemare il sacco a pelo sotto il faro anteriore, lungo la forcella. Alla guida non dà fastidio, l’importante è che sia assicurato bene. Se finisce nella ruota sono guai…
    La botticella a mo’ di S.Bernardo, piazzata davanti al motore, è più che altro un vezzo. Di solito striscia per terra e si rompe, non è impermeabile, non ha la serratura. Spesso sulle cruiser la strumentazione trova posto sul serbatoio, quindi è impensabile montare una borsa che la occulterebbe. Allora ritorna in ballo il discorso del riparo aerodinamico: ci sono grandi parabrezza con attacchi specifici per ogni modello.

    SUPERTOURER: di solito si intende con questo termine una moto dotata di carenona e borse laterali, sella comoda, motore potente e trasmissione finale a cardano. La BMW R1150 RT è un esempio eccellente. Si carica tanto e non si ribella con reazioni strane. Che aggiungere? Nulla, le supertourer sono semplicemente moto nate per macinare chilometri.

    UN GRADINO PIÙ IN SU ci sono le maxi tourer, tipo Honda Goldwing, O BMW K 1200 RS per intenderci. Qui il concetto di viaggio si sfuma in quello di lusso sfrenato. La carenatura si fa immensa e ospita ogni ben di dio, dalla radio alle bocchette per l’aria, le borse e il baule posteriore sono integrati nella carrozzeria. Insomma, non si possono staccare. Se da una parte queste moto offrono un comfort di marcia da berlina, è anche vero che non assicurano la stessa capacità di carico di una Guzzi California, per esempio. Sembra assurdo e invece è così: le borse integrate non sono spaziose come un bauletto vero, il serbatoio di solito pullula di pulsanti e pulsantini, quindi niente borsa sopra. Alla fine le maxi tourer sono adatte più che altro a un turismo tutto alberghi e autostrade.

    ULTIMI MA NON ULTIMI, GLI SCOOTERONI, ormai ospiti fissi degli itinerari vacanzieri. Sembrerebbe una moda recente, ma va ricordato che da anni c’è gente disposta a partire per il giro del mondo in Vespa (c’è ancora qualche disperso che a furia di stare in giro non riesce più a reintegrarsi nella società).
    Gli scooter più sono grossi più si caricano bene: sotto la sella ci sta parecchia roba, un bauletto o il portapacchi (ottimo quello anteriore proprio per la Vespa) permettono il trasporto di ulteriori attrezzature. A seconda della forma della pedana si può ospitare un’altra borsa, l’importante è che non impacci nella guida. Insomma, con lo scooterone (ma il discorso vale anche per un cinquantino) si può partire belli carichi. Per portare via ancora un po’ di roba si può pensare alle proposte di borse laterali (morbide) per scooter. Se poi ci sono quelle rigide come sull’Aprilia Scarabeo 150/200, tanto meglio.

  4. #4
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    Una volta detto di borse e bauletti il capitolo accessori potrebbe sembrare esaurito. E invece no, soprattutto se si dispone di una romantica naked senza carenatura. Un piccolo plex allevia la fatica nei trasferimenti autostradali, uno grande sarà ancora più protettivo. Però c’è l’inghippo, perché gli schermi di una certa dimensione possono provocare dei vortici o, peggio, qualche ondeggiamento di troppo. Sulle moto nude il riparo aerodinamico va infatti fissato al manubrio e questo può innescare un certo effetto vela. Il motto, dunque, è non esagerare con le dimensioni. In ogni caso, come già accennato in altra parte, anche una borsa da serbatoio protegge dal vento. Possibilità di personalizzazione anche per le moto già carenate, ormai anche le Case stesse propongono plex di varie dimensioni. Givi ne produce di ottimi per quasi tutte le moto in commercio; caratteristico quello con il bordino superiore rivolto all'insù, a mo’ di deflettore.

    SALVACARENE Per le grosse enduro bicilindriche si può pensare di montare un riparo tubolare per la carenatura, la caduta dal cavalletto è sempre in agguato: è tanto banale quanto costosa, direttamente proporzionale ai centimetri quadrati di plastica distrutta. In vacanza la moto rimane spesso incustodita, quindi più roba c’è per difendersi dai furti e più si sta tranquilli. Per gli antifurti non basterebbe un trattato, qui ci limitiamo al consiglio della nonna: chi più spende meno spende. Un paio di righe si possono dedicare ai sistemi di navigazione satellitare. Saremo dei romanticoni, ma la cara vecchia cartina in moto secondo noi è meglio. Il GPS è indispensabile in Africa, ma per una vacanza in Versilia è solo una preoccupazione in più. Il discorso cambia se è integrato nella moto, vedi BMW K1200 LT.

    A PROPOSITO DI CARTINE STRADALI dove le mettiamo? Nell’apposita tasca della borsa da serbatoio, in mancanza di questa è utile procurarsi un portacartine di quelli che si appiccicano sullo stesso serbatoio. Non avere la cartina sott’occhio è di una scomodità impensabile, oltretutto è un buon modo per sbagliare strada a ogni bivio. I soliti turisti tedeschi, che hanno sempre un accessorio più del diavolo, esagerano anche in questo senso: se ne vedono addirittura con il portacartina illuminato. Francamente ci sembra eccessivo, comunque si può trovare al sito www.touratech.de. Fateci un giro, più che altro perché ci sono un sacco di cosine interessanti.

    ELETTRODOMESTICI Merita attenzione la presa di corrente, di solito disponibile in optional solo sulle BMW. Ci si può alimentare un compressorino, una pila o, munendosi dell’adattatore giusto, il telefonino. Con una presa di corrente può funzionare qualsiasi accessorio alimentato a 12V, ma visto che la batteria della moto non è un generatore a gasolio, meglio non sfruttarla troppo a motore spento.
    Ultimo ma non ultimo (anzi, avremmo dovuto metterlo per primo) l’interfono, interessante gadget per chiacchierare con il passeggero. La tecnologia ha fatto passi da gigante e sono lontani i tempi in cui si rimaneva ingarbugliati tra cavi elettrici o legati a doppio filo al passeggero, in una sorta di comunione assolutamente non spirituale.
    Oggi gli interfoni radio (senza fili) sono diffusi e affidabili, oltretutto si possono utilizzare da moto a moto. Non costano un’esagerazione e sono facili da applicare a qualsiasi tipo di casco.
    Ci sono vari step di sofisticazione, per allacciarli al walkman o addirittura al telefonino. Nei migliori store di accessori per moto se ne trova una vasta scelta.

  5. #5
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    "Speriamo sia subito domani!". Si stringevano gli occhi e si aspettava di prender sonno, con la speranza di svegliarsi alla mattina di un giorno speciale: Natale, la gita scolastica, la finale di pallone all’oratorio. Oggi che non siamo più bambini lo scherzetto succede ancora puntale, guarda caso proprio la sera prima di partire per la vacanza in moto. La mattina arriva in fretta, si fa una bella colazione e via. È tutto pronto, ora tocca al pilota.La moto è la stessa che sa a memoria il percorso casa-ufficio, ma bardata per le vacanze sembra diversa. È più bella, però incute un po’ di timore…

    PRIMA DI TUTTO è carica come un asino (poverina), quindi è necessario un minimo di assuefazione già in manovra. Il peso è tanto, la sella alta, la nostra gamba corta…inutile zampettare come una ballerina russa, meglio scendere dalla moto e spostarla tenendo una mano sul manubrio e una sulla sella (in retromarcia), con tutte e due le mani sul manubrio per spingerla in avanti. Se c’è qualche piccola asperità va sfruttata per far manovra a motore acceso: ci si sale con la ruota anteriore per poi lasciar scivolare la moto all’indietro. Più facile del previsto. Bisogna però evitare le insidiose manovre in contropendenza, pena il ribaltamento.

    OCCHIO ALL’INCLINAZIONE della moto carica, oltre un certo limite non la si regge più. Se le manovre sono la parte più faticosa della vacanza in moto, il parcheggio è altrettanto impegnativo. Molto, ovviamente, dipende da come è fatto il cavalletto della moto. Se il laterale è corto, la moto cercherà sempre di ribaltarsi: una piccola asse di legno risolverà tutto. Se invece è troppo lungo, la moto rimarrà così in piedi da far temere a ogni colpo di vento. Allora achtung alla pendenza della strada, si può sfruttarla per guadagnare quel zic di inclinazione. Mai lasciare la moto sul bitume o su asfalti soffici, perché con il caldo si squagliano. Eventualmente utilizzare la tavoletta di cui sopra. Evitare anche di parcheggiare la moto in discesa, perché altrimenti il cavalletto si chiude. Sistemarla con il manubrio a monte e con la prima inserita.

    CON IL CAVALLETTO CENTRALE tanti di questi problemi non esistono, però non tutti ce la fanno a tirar su il tutto. Se "il centrale" è studiato bene, la moto però dovrebbe salire da sola, semplicemente puntando il piede destro sul cavalletto e spostando il peso all’indietro. Le braccia vanno tenute una sul manubrio e una su un appiglio posteriore, per aiutarsi tirando leggermente. Evitare strappi tipo sollevamento pesi: la moto non vorrà saperne di salire sul cavalletto e il colpo della strega sarà lì pronto in agguato. 2.600 battute e non ci siamo ancora messi in movimento? OK, si parte, si voleva solo evitare un inglorioso crash davanti ai parenti che salutano in lacrime col fazzoletto bianco.

    CHILI SUPERFLUI anche se il bagaglio è stato disposto bene e in modo equilibrato, ci si trova a scarrozzare un bel surplus di peso: la prima impressione è che la moto non sia maneggevole come al solito. Ed è vero, però non bisogna farne un dramma, perché già dopo qualche decina di chilometri sembrerà tutto più normale. Si capirà al volo che la due ruote carica non è una penitenza. Basta addolcire la guida disegnando traiettorie dolci e rotonde, evitando staccate da Gran Premio e accelerazioni da dragster.
    I trasferimenti di carico non sono infatti graditi dalla moto in assetto da vacanza: la sospensione posteriore, anche se irrigidita, tenderà infatti al fondocorsa e anche a rimbalzare sulle asperità.

    BALLERINO in compenso l’avantreno sembrerà molto più leggero: in accelerazione e sullo sconnesso potrà tirare una sbacchettata, addirittura nelle partenze in salita ci regalerà una innocente impennatina, se si abusa con il gas.

    È normale, con tutto quel peso dietro…basta farci l’abitudine ed evitare di esagerare col gas. L’avantreno leggero però diventerà pesante nelle curve lente tipo tornante, tendendo anche a chiudersi su se stesso. Tenere la moto in tiro dando trazione risolverà tutto, se poi si capisce che in due con i bagagli è inutile spostarsi in sella come Randy Mamola…allora la guida del cargo a due ruote diventerà un vero piacere. Per i più sportivi è concesso il movimento di spalle verso l’interno.

    LE PIEGHE si fanno più sicure e si aumenta il ritmo, di pari passo si intuisce che è sempre meglio anticipare la frenata, magari aiutandosi col freno dietro, considerata la mole da rallentare. Giù in curva e…crunch, il cavalletto striscia. È normale anche questo, perché la moto carica si appiattisce di brutto. Questo per quanto riguarda il misto, in autostrada il consiglio è comunque di non esagerare con la velocità: 130 al massimo con l’enduro mollicciona, 160 con la sport tourer. Bastano e avanzano per fare tanta strada, soprattutto se non ci si ferma ogni 10 minuti, se si spegne il telefonino e se si ha l’accortezza di fare benzina e pipì tutti insieme.
    Quando si viaggia in gruppo è fondamentale non perdersi, se i più lenti fanno l’andatura il problema non dovrebbe porsi. Comunque è utile che tutti abbiano chiaro il percorso e dispongano di una cartina.

    HIGHWAYS torniamo alla guida vera e propria: nei curvoni autostradali bisogna tenere conto che le sospensioni lavorano in modo anomalo, quindi se c’è una tendenza a ondeggiare già a moto scarica, questa sarà accentuata. Evitare di buttarsi al limite è la mossa più saggia, tenere in tiro il motore e magari pelare il freno dietro è l’antidoto allo sbacchettamento a 160. Guai a mollare di colpo.
    Stesso discorso per le folate di vento. Per quelle improvvise, perché ci sono anche i balordoni prevedibili: classici quelli sui viadotti della Genova-Ventimiglia o all’uscita delle gallerie. Prevenire è meglio che curare. Se il vento invece è costante meglio rallentare e mettersi il cuore in pace.

    UNA GUIDA DA VACANZA è quella che riconosce i limiti dell’accoppiata moto-pilota. Non è scontato suggerire di lasciare sempre un buon margine di sicurezza, di non esagerare con i chilometri e di evitare stancanti tirate in notturna. Quante volte abbiamo sentito dire: "Pizza con gli amici e poi via, Milano-Taranto in una nottata, che si viaggia più freschi!". Chissà che divertimento viaggiare con il buio e gli occhi lì lì a chiudersi dal sonno. Il consiglio migliore è sempre quello della nonna: in vacanza non ti corre dietro nessuno.

    MASSIMO RISPETTO Per questo bisogna anche avere rispetto del motore, non sforzarlo inutilmente. Non è ancora appurato se la moto abbia un cuore o no, però è sicuro che ha un regime di rotazione preferito, può corrispondere a 120 all’ora per un 600 monocilindrico e a 140 per un 750 bicilindrico. In ogni caso il passo "giusto" si rivela da solo, è quella velocità a cui ci si ritrova sovrappensiero, lasciandosi trastullare dal paesaggio. Se la moto vuole andare a 130, è una bella cattiveria forzarla a 140 sentendo che soffre. Una buona regola è di scaldare bene il motore alla mattina, come di lasciarlo girare al minimo per un minuto quando si arriva al pit stop autostradale dopo una bella tirata. Se il motore non è proprio fresco viene naturale tendere l’orecchio per cogliere rumori anomali, come del resto controllare eventuali perdite d’olio.
    OK, bisogna però evitare di "somatizzare" o di passare la notte pensando a "quello strano tic tic…"

    ALTRI ACCORGIMENTI nella guida da vacanza riguardano le borse laterali, soprattutto in città è meglio evitare di fare il pelo alle macchine in coda. Non arrivare all’ultimo goccio della riserva di benzina è un’altra buona regola, come del resto tenere libera la visuale sulla strumentazione: le spie dell’acqua e dell’olio non devono essere nascoste dalla borsa del serbatoio.
    Una raccomandazione per i fuoristradisti: andare a cercarsi i pericoli, si sa, è bellissimo. Però è meglio tenere conto che una piccola caduta con leva della frizione rotta o, peggio, distorsione di una caviglia, lontano da casa diventa un grosso problema. Fuori strada sì, fuori di testa no.

    DIRITTI E DOVERI anche per il passeggero, perché si renda conto di essere un prezioso compagno di viaggio e non un peso da portare dietro. La pausa sindacale ogni tot è sacrosanta. Tra i diritti anche quello di godersi in relax il viaggio: richiedere al pilota una guida soft è il minimo, però bisogna ripagarlo fidandosi ciecamente e senza irrigidirsi. Ci sono poi piccoli doveri cui è meglio si dedichi il secondo: ricambiare il saluto degli altri motociclisti, provvedere a biglietti e pagamenti dell’autostrada. Un’occhiata (o una palpatina) per controllare i bagagli è compito sempre del passeggero. Molto importante avvertire sempre quando si sale e o scende dalla moto, in modo che il pilota non si trovi impreparato. A proposito, vietato arrampicarsi saltando sulla pedana e sbilanciando il tutto. Se proprio non ci si arriva di gamba, si può chiedere al pilota di avvicinarsi a un marciapiede. Il pilota gradisce sempre una spintarella in manovra, a patto che lo si avverta.

  6. #6
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    Carico è bello

    Crisi di panico, crisi mistiche, crisi di nervi. Ecco le reazioni più comuni quando si affronta il discorso bagagli per una vacanza in moto. Il dramma può assumere varie sfumature, mentre incubi notturni tormentano i sonni dei neo-mototuristi: bauletti giganti come roulottes, calzini persi per strada, fidanzate che fuggono con il primo automobilista a tiro… I consigli per dormire sonni tranquilli. E viaggiare con tutto ciò che serve.

    I mototuristi di lungo corso dicono che non ci sia nulla di più bello di una moto carica come un asino. Noi sottoscriviamo. Forse però non la pensa così il novello centauro alle prese con la prima vacanza a due ruote. Le paure sono tante, la più comune è di non riuscire a portarsi tutto il necessario.

    Iniziamo dal caso più difficile, che poi è anche quello più bello: pilota e passeggero che decidono di avventurarsi in una vacanza in moto più tenda. Ci si può complicare la vita andando nel grande nord (Svezia, Norvegia ecc.) dove è tutto caro come il fuoco. In questo caso oltre all’attrezzatura da campeggio si può prevedere una piccola cucina da campo e qualche chilo di pasta. Un piatto di spaghetti ha il triplice vantaggio di costare poco, riempire la pancia e attirare le attenzioni del vicino di tenda straniero. Amicizia assicurata, ma dove si mette tutta ‘sta roba?
    Tutto è possibile,basta portare via gli oggetti “giusti” e disporre di due bauletti laterali, un robusto portapacchi , una borsa da serbatoio e di un po’ di furbizia.

    SINGLE D’ASSALTO Da un estremo all’altro: il caso più facile è quello dell’impeccabile single che parte da solo con pernotti prenotati in albergo e motona da turismo con tanto di autoradio. Beato lui, potrà anche portarsi lo smoking per la serata di gala. E un casco di scorta per accompagnare a casa la distinta signora incontrata al party.
    Tra i due estremi ci sono una marea di sfumature, di modi di intendere la vacanza. La moto stessa con cui si viaggia imporrà un tipo di carico piuttosto che un altro. Si può partire in coppia pernottando in albergo, andare via sempre in coppia ma con due moto (come fanno i tedeschi), da soli su una supersportiva, limitando quindi il bagaglio a poche cose.
    E ancora, non è una cattiva idea quella di partire in gruppo e spartirsi le attrezzature da campo: uno porta la tenda, un altro la cucina, un altro ancora i viveri.

    DUE + QUATTRO NON VA BENE Sconsigliata invece l’abbinata macchina-moto. Certo, la tentazione di farsi trasportare pacchi e pacchetti su quattro ruote è forte, ma auto e moto viaggiano a ritmi diversi. Con la macchina ci si possono sparare 500 chilometri di autostrada di fila senza soste, in moto almeno ogni 150 bisogna fermarsi a sgranchirsi. Quando poi l’auto viene fagocitata dagli ingorghi estivi, la moto guizza via e fugge. Insomma, a tentare di viaggiare insieme si perde solo un gran tempo. Può essere un’idea darsi appuntamento a fine giornata, ma che succede se poi si vede un posto incantevole prima del luogo prefissato? Lo si lascerà perdere digrignando i denti, mentre all’amico automobilista fischieranno le orecchie. No, macchina e moto non vanno decisamente d’accordo.

    a cura di Lorenzo Cascioli
    20 giugno 2001

  7. #7
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    ma che moto hai preso poi?

  8. #8
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    Ancora non l'ho presa, aspetto l'estate se tutto va bene anche perchè, dopo aver dato via la vecchia, al momento mi manca perfino il garage che avrò invece a luglio....

    Mordo il freno, ma mi tocca aspettare...

  9. #9
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    Tutto giusto quello che ho letto. Riprendo solo un'osservazione:
    "Il consiglio migliore è sempre quello della nonna: in vacanza non ti corre dietro nessuno"
    Ecco, non sta bene spararsi in autostrada a 140 per arrivare un po' prima; si guadagna poco tempo (perchè basta un rallentamento per far crollare la media), si spendono soldi e non si ha modo di guardarsi intorno. Che senso ha andare da Milano a Roma in un fiato e perdersi tutto quello che sta in mezzo ?
    L'ideale (lo dico dopo più di 30 anni di mototurismo ) è viaggiare sulle statali, quindi a 90 all'ora e non a 140, guardandosi intorno e fermandosi ogni volta che si vede qualcosa di interessante a fare una foto e magari quattro chiacchiere con i locali. Non viaggiare più di mezza giornata e lasciare l'altra mezza per le visite a piedi. Meglio viaggiare di pomeriggio, quando fa troppo caldo per gironzolare e i negozi sono chiusi, e riservare la mattina alle visite ai monumenti (attenzione però, che i distributori sulle statali sono chiusi fino alle 4 del pomeriggio).
    Con queste premesse che ce ne facciamo di una 1000 di 230 chili + bagaglio + passeggero, che in manovra e in città dà solo problemi ?
    La moto deve solo avere il peso minimo compatibile con il carico che deve portare, e per andare intorno a 90 all'ora, salite comprese, 350 cc. bastano. Ho fatto 90.000 km con una Kawa 400, con moglie e bagagli, e l'ho cambiata con una Breva solo perchè in salita (e d'estate in Sardegna...) avevo paura che il vecchio motore grippasse; ma dover andare piano "obbligava" a guardare il paesaggio.
    Adesso dovrò imparare a tenere a freno la nuova moto per impedirmi di correre. In moto, lo scopo del viaggio non è arrivare, ma il viaggio stesso.

  10. #10
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    Originally posted by Giove38
    Tutto giusto quello che ho letto. Riprendo solo un'osservazione:
    "Il consiglio migliore è sempre quello della nonna: in vacanza non ti corre dietro nessuno"
    (omissis)
    La moto deve solo avere il peso minimo compatibile con il carico che deve portare, e per andare intorno a 90 all'ora, salite comprese, 350 cc. bastano. Ho fatto 90.000 km con una Kawa 400, con moglie e bagagli, e l'ho cambiata con una Breva solo perchè in salita (e d'estate in Sardegna...) avevo paura che il vecchio motore grippasse; ma dover andare piano "obbligava" a guardare il paesaggio.
    Adesso dovrò imparare a tenere a freno la nuova moto per impedirmi di correre. In moto, lo scopo del viaggio non è arrivare, ma il viaggio stesso.
    Su questo non so, ho sempre pensato che convenisse avere un bel motorone con una bella coppia in basso e buona resistenza per fare viaggi comodi ed in sicurezza; devo annettere che a questo proposito guardo con sospetto anche le mezzo litro (nonostante ne abbia avuta una)...

 

 
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