da www.noreporter.org
La piccola Baviera
Nel marasma rosa-arancio che ha sconvolto gli equilibri elettorali resiste una roccaforte DR, Roma. Leggiamo, tramite il computo delle preferenze, cosa ha detto l’elettorato ideologizzato o sensibilizzato.
A Roma, dove esiste un elettorato per così dire radicale (anche se il termine è purtroppo inesatto e si dovrebbe parlare piuttosto di tifoseria irriducibile) si è assistito ad una competizione nella competizione.
Ecco le preferenze raccolte dai principali candidati nella provincia di Roma:
Germano Buccolini detto Gerri (Mutuo Sociale/Osa, nella Lista Storace) 1.555
Roberto Fiore (Forza nuova in Alternativa Sociale) 1.401
Adriano Tilgher (Fronte Sociale Nazionale in Alt. Sociale) 1.159
Alfredo Iorio (Trifoglio, per Storace) 965
Carlo Maria Breschi (già Spina nel Fianco, nella Lista Storace) 608
Ulteriori elementi di lettura:
Gerri si presentava in una lista dove non esistono tifosi e, quindi, le preferenze la ha prodotte da solo. Si aggiunga che la difficoltà del cognome e il “detto Gerri” hanno fatto accantonare numerose preferenze che saranno ricontate.
Il che non gli impedisce di essere in testa nella competizione interna pur correndo ad handicap, visto che non poteva assumere su di sé alcun voto orientato sulla lista ma se li doveva portare tutti lui (dal che si deduce che il radicamento quotidiano paga).
Inoltre, se si tiene conto del voto “ideologizzato” in modo trasversale e si computano in un’unica classifica insieme ai detro-radicali anche i paladini dell’estrema sinistra (che hanno una base elettorale di partenza ben piìù cospicua), Gerri entra comunque nel Top 10 di tutta la provincia romana.
Fiore e Tilgher hanno visto dimezzate le loro preferenze rispetto alle europee. Il che è in perfetta linea di tendenza con la percentuale di AS che dimezza anch’essa, ma è comunque significativo. Perché se si dimezzano le preferenze significa che è dimezzato anche l’elettorato prossimo. Insomma le scelte d’immagine e di linea di AS e le esternazioni a dir poco imbarazzanti della signora Alessandra sono state bocciate non solo dagli elettori ma anche dai simpatizzanti cronici.
Ci sono stati dei superbocciati. Alcuni candidati che sono stati esaltati dai forum e dalle campagne pre-elettorali combinano assai poco. Tra questi l’avvocato della famiglia Mattei Luciano Randazzo che, piazzato tra l’altro in lato nella lista, raccoglie 196 misere preferenze e Nicola Cospito che doveva rappresentare la trasversalità militante e il radicamento nazionalpopolare e conteggia a mala pena 272 preferenze.
A questo punto appare rilevante, nella débacle, il voto raccolto in sordina da Roberto Bevilacqua che con le sue 240 preferenze si dimostra ben più prezioso dell’ex delfino rautiano. E lo stesso Alessandro Rosa (GdO) con 147 preferenze esce oggettivamente meglio di lui.
Si aggiunga che questo calcolo si è fatto sul collegio provinciale. Ma Gerri fa manbassa quasi esclusivamente nel comune stracciando letteralmente ogni concorrente diretto. Poiché Gerri è un neofita, un outsider, poiché rappresenta una sfida, il dato più rilevante che emerge dal bilancio è questo:
non si ottiene consenso per le esternazioni o per le pretese di rappresentare un qualcosa di puro e duro non meglio identificato. Si ottiene consenso, e parecchio, col radicamento quotidiano. Insomma le elezioni sono, tutt’al più una verifica. Vivere in funzione di esse va bene se si è un anchorman, se si è – o ci si pretende – militanti sociali e radicali è nel radicamento sociale che si consolida il consenso.


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