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    Predefinito Europa massonica e senza radici

    Scontata approvazione della Costituzione Ue
    Sì all’Europa senza radici
    Ma Palazzo Madama vota anche un documento della Lega a tutela della famiglia fondata sul matrimonio

    Roma - Sì definitivo del Senato, nella prima serata di ieri, alla Costituzione europea, ma parere positivo di Palazzo Madama anche ad un Ordine del giorno presentato dal Carroccio in cui si ribadisce l’impegno a favore della famiglia eterosessuale fondata sul matrimonio, così come emerge dalla Costituzione italiana in vigore.
    In mattinata, in Aula si era svolta la discussione generale, nel corso della quale la Lega Nord aveva annunciato la sua contrarietà alla Costituzione europea. È stato Pier Giorgio Stiffoni, a nome del Carroccio, a esprimere le critiche dei leghisti. «Verso questa Costituzione - ha detto - noi diciamo pollice verso e dovrebbe farlo anche tutta la maggioranza: se ci fosse un momento di coerenza, questo Trattato non dovrebbe essere approvato».
    «Tutti vogliamo l’Europa - ha detto Stiffoni - ma la Lega Nord vuole l’Europa dei popoli e non l’Europa dei burocrati». Il senatore leghista ha duramente criticato il Trattato costituzionale, e soprattutto il suo preambolo «che è un monumento al relativismo etico-culturale e all’ignavia politica». Il no alla ratifica era subito stato annunciato anche, con motivazioni ben diverse, da Rifondazione Comunista. «Noi - ha spiegato il capogruppo Luigi Malabarba - diciamo che la Costituzione è il frutto di un combinato disposto del mercato e del potere degli esecutivi degli Stati, che ha obbedito ad una lunga fase nella quale le ideologie e le politiche neoliberiste hanno prevalso».
    Successo del Carroccio invece per l’Ordine del giorno a tutela della famiglia: «si impegna il governo - recita il documento approvato da Palazzo Madama - al rigoroso rispetto dei principi affermati dall’art. 29 della Costituzione italiana che non riconosce modelli di famiglia diversi da quella monogamica, eterosessuale e fondata sul matrimonio». L’ordine del giorno porta le firme dei senatori della Lega Stiffoni, Ettore Pirovano, Rossana Boldi e Paolo Franco che hanno voluto fosse inserito con votazione elettronica sull’approvazione del Trattato di Costituzione Europea.
    L’Odg è stato approvato con i voti a favore della Cdl «con qualche defezione», come ha spiegato Pirovano mentre la sinistra ha votato contro. «La nostra Costituzione nell’art. 29 - spiega il presidente dei senatori leghisti - prevede un modello di famiglia che appartiene alla tradizione e alla cultura del nostro paese. Questo Odg, che il governo voleva accogliere come raccomandazione, è un piccolo successo in questo buio e controverso Trattato Europeo da cui il popolo è escluso. Ci siamo presi una piccola rivincita - conclude il presidente dei senatori del Carroccio - contro chi, come l’Unione Europea, vorrebbe fosse il valore della famiglia».
    Mentre da ampi settori della maggioranza e dell’opposizione questo sì del Senato alla Costituzione europea è stato accolto con soddisfazione, da entrambi i settori sono giunte anche critiche che riecheggiano le stesse motivazioni espresse dalla Lega Nord.
    «Il mancato inserimento nella Costituzione europea del riferimento alle radici cristiane resta una lacuna fondamentale in un’Europa che si riconosce in tanti valori condivisi e comuni ma che nasce orfana alla radice, in quanto ha rinnegato le sue origini per le quali essa, come comunità di popoli esiste e senza le quali oggi non sappiamo quale coacervo di genti potrebbe rappresentare». Questo l’intervento del questore Mauro Cutrufo (Udc).
    Il malinteso laicismo «che ha spinto i Paesi più arroganti a pretendere la non inclusione nella Carta europea delle comuni radici cristiane - ha continuato Cutrufo - ha creato un vuoto che mina alla base l’unità europea perché contribuisce a disaggregare anzichè unire i popoli». Nello stesso senso le parole del senatore di An Riccardo Pedrizzi. E, in effetti la Cdl al completo ha votato un altro ordine del giorno che chiede al governo di proseguire l’impegno di introdurre le radici giudaico-cristiane nelle prossime modifiche del trattato. A proporre il documento è stato il senatore dell’Udc Maurizio Eufemi sostenuto dall’intero gruppo di appartenenza. Tutto il centrodestra ha votato a favore, mentre il centrosinistra si è schierato sul no.
    Dall’opposizione, a parte il caso di Rifondazione che ha votato no, le critiche principali sono state rivolte alla mancanza di legittimazione democratica della Carta. «Il gruppo Verdi del Senato ha deciso di votare “sì” a questo testo, ma è un “sì” critico, fortemente critico», ha affermato il senatore Stefano Boco, capogruppo dei Verdi a palazzo Madama, durante la discussione. «Questa Costituzione non è quella che volevamo», ha aggiunto: «Avremmo voluto un referendum per fare innamorare il paese di questo sogno che si chiama “Europa”. Ma questa Costituzione rischia di diventare un prodotto esclusivo della politica e lontano dalla gente». Da segnalare, inoltre, la presa di posizione dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che non ha partecipato alla votazione in Senato a causa dei postumi di un intervento chirurgico, ma ha annunciato la sua contrarietà al provvedimento di ratifica. «Se presente - ha detto in una breve dichiarazione - avrei espresso voto contrario».
    Il nuovo trattato costituzionale sostituirà tutti i trattati precedenti che hanno dato vita alla Ue. Nel testo si legge che la Costituzione si ispira «alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto».
    Il parlamento europeo avrà un tetto di 750 eurodeputati, a prescindere dai futuri allargamenti (il numero attuale è di 732). I suoi poteri sono aumentati: la codecisione viene ora estesa al 95% delle leggi adottate dal Consiglio su proposta della Commissione.
    Finisce il principio della rotazione semestrale delle presidenza dell’Unione Europea. Si introduce un presidente stabile per due anni e mezzo, eletto a maggioranza qualificata. Il numero di commissari resterà uno per paese. Dopo il 2014 solo due terzi degli stati avrà un commissario, dunque 17 nel caso di un’Ue a 25.
    Per le votazioni a maggioranza qualificata in seno al Consiglio, la Costituzione prevede due criteri: il 55% dei paesi che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue. Perchè una minoranza possa bloccare una decisione, però, non le basta superare il 35% della popolazione, ma deve contare almeno quattro Paesi.


    [Data pubblicazione: 07/04/2005]
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Predefinito

    referendum dagli esiti incerti
    Ma si diffonde dalla Francia il vento degli euroscettici


    BRUXELLES - Mentre nelle stanze chiuse del Parlamento italiano viene ratificata la Costituzione europea, dall’epicentro francese il terremoto degli euroscettici dilaga in Europa.
    FRANCIA - In Francia i sondaggi parlano forte e chiaro: il 54% dei cittadini è pronta a bocciare la Costituzione europea durante il referendum che si terrà il 29 maggio. I favorevoli corrispondono invece al 46%. Nei quattro rilevamenti statistici compiuti in Francia nelle ultime settimane si è rilevata inoltre una crescita dei no alla Carta Ue. Nel giro di 15 giorni, i contrari sono cresciuti del 2% passando dal 52 al 54%. Mentre il governo di Jacques Chirac è in stato di mobilitazione per promuovere la Costituzione, i francesi pare abbiano già le idee chiare, sia sul Trattato Ue che sull’adesione della Turchia all’Ue. Il 63% dei cittadini è infatti contrario all’ingresso di Ankara. Percentuali simili anche in Germania dove il 64% dei tedeschi si è espressa negativamente sull’entrata del Paese di Tayyp Erdogan nell’Unione.
    DANIMARCA - Istituzioni comunitarie troppo lontane, burocrazia eccessiva, meccanismi poco democratici. Queste sono solo alcune delle ragioni che spingono numerosi danesi ad essere ostili alla Ue. Nell’intento di fare digerire ai suoi concittadini la Carta Ue, che sarà loro sottoposta il 27 settembre, il primo ministro Anders Fogh Rasmussen ha rilasciato dichiarazioni allarmanti: un no alla Costituzione unita creerà «insicurezza in Danimarca circa quale sarà il suo futuro in Europa». Ma i risultati delle ultime elezioni politiche, dove sono stati premiati alcuni partiti euroscettici, avevano già evidenziato che i danesi non vedono di buon occhio l’invadenza di norme e direttive imposte da Bruxelles.
    SVEZIA - Hanno bocciato l’euro, hanno disertato le elezioni per l’Europarlamento e mal sopportano il centralismo europeo. Gli svedesi hanno fatto sentire a gran voce il loro euroscetticismo votando numerosi il partito “Lista Giugno” (14.45) ai danni di partiti euro-entusiasti come quello del premier socialdemocratico Goeran Person. Fondata dal professor Nils Lundgren, la “Lista Giugno” si batte contro i poteri accentratori dell’Unione, contro la Costituzione Ue e contro l’euro. Oltre a sostenere che l’Ue porta meno democrazia, più inquinamento e maggiori disparità sociali.
    POLONIA - A storcere il naso all’Unione europea ci sono anche i polacchi che hanno aderito in massa al partito “Autodifesa” di Andrzei Lepper, fortemente euroscettico, che è diventata la seconda forza politica del Paese e, insieme alla Lega cattolica delle famiglie polacche, movimento di ispirazione nazionalista e clericale, denuncia la limitazione della sovranità nazionale e i problemi economici che l’Ue provoca.
    GRAN BRETAGNA - La culla dell’euroscetticismo si chiama Gran Bretagna. È nota l’ostilità dei sudditi di Sua Maestà verso il Superstato europeo e verso l’euro. Non a caso lo scorso giugno il partito Ukip, che sostiene la necessità che il Regno Unito esca dalla Ue, ha raggiunto un notevole risultato conquistando ben il 12 seggi all’Europarlamento. Uno dei leader del movimento ha dichiarato: «la Costituzione europea segna l’inizio della fine della Gran Bretagna come Stato nazione basato sull’autogoverno».


    [Data pubblicazione: 07/04/2005]
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