Il Cav. è primo imputato. Poi c'è la Lega....
....E Fini
Roma. “Il problema è che l’allenatore è anche il padrone del centrodestra (non dobbiamo aver paura delle parole!) Se fosse sul serio interessato al centrodestra (e non solo ai fattacci suoi!) Berlusconi dovrebbe andarsene via... Berlusconi, comportati da persona seria (se lo sei): vattane!”.
Adesso, dopo il voto delle regionali, il forum del sito di Alleanza nazionale trabocca di antiberlusconismo.
Al Cav., parecchi militanti del partito di Fini accollano l’intero disastro elettorale. Qualcuno, invece, lo carica direttamente sulle spalle del leader di An. Parecchi ce l’hanno con la Lega (ma alla fine sempre con Fini, accusato di “troppe lampade”, che con Bossi non rompe). Ma appunto, nemmeno il premier è risparmiato. Anzi, al premier i militanti di An puntano.
Pure se, come scrive Emanuele, “sorrido amaramente pensando a un’eventuale sconfitta del centrodestra alla prossime politiche. Berlusconi tornerebbe a fare l’imprenditore.
E An che farebbe?”.
Giusto quesito, anche se per ora prevale il risentimento. “Se non si vuole ‘gettare la spugna’ già da adesso, una sola cosa è possibile: un passo indietro di Berlusconi, uno scossone forte, un trauma forse, ma inevitabile per riprendere slancio”, sostiene Andrea.
E Tullio: “Se vogliamo vincere le elezioni politiche del 2006 bisogna togliere con coraggio l’unico argomento alla sinistra: il presidente Berlusconi deve lasciare la leadership e rimanere per un po’ in secondo piano”.
C’è chi (ma è raro) non è d’accordo: “La responsabilità non può essere attribuita a Berlusconi, troppo comodo”.
C’è il militante stranito dalla visione di Ballarò: “Ho assistito anch’io allo spettacolo vergognoso al quale ci ha costretto Berlusconi, vedere Alemanno muoversi come tirato da un burattinaio con le braccia ingessate è stato veramente penoso. Ma la dignità dov’è?”.
Insiste Giove: “Bisogna cambiare candidato alla presidenza del Consiglio, Berlusconi non è più credibile agli occhi della gente, così si va verso una sonora mazzata”.
E ancora: “Il Cavaliere senza ombra e senza macchia ora cosa ci proporrà? Di tenerci stretti la Lombardia e il Veneto?”.
E più l’entità della sconfitta si fa chiara, più il tono sale.
Come nella missiva intitolata “Io mi vergogno di Lui”: “Basta, ci sta trascinando verso il baratro! Sono stanco delle sue improvvisate e soprattutto delle sue stupidate da Bar dello Sport: l’ho detto, non l’ho detto, mi avete frainteso, strumentalizzato... Voi avete le televisioni! Avete visto la faccia di Alemanno? Vi ricordate quella di Fini a Strasburgo?
Dai, su, fuori i coglioni, Gianfranco...”. E Niko: “Penso che abbiamo venduto la nostra identità finendo solo a fare da paravento a Berlusconi”.
C’è chi sospira sconsolato: “Il bello è che il leader della nostra coalizione dovrebbe essere un esperto divulgatore!”.
Pochi, pochissimi i riferimenti alla sinistra. Sì, se ne dice male,
“paese in mano alla sinistra, paese che fa sangue da tutte le parti”, ma in fondo solo lo stretto indispensabile, anzi si annota: “Mentre a sinistra si cucivano mediazioni, a destra per lo più si è venduto il capitone”.
E comunque, paradossalmente, se ne dice meno male del Cav.
Meno della Lega. Forse persino meno di Fini.
Del resto, il partito di Bossi sembra un vero e proprio incubo per l’elettorato finiano. Un incubo (“Si vince solo dove c’è la Lega. Poveri noi!”), che però suscita anche una sorta di non celata ammirazione: “Ragazzi, la Lega rogna quando crede di doverlo fare, e credo che sia il metodo migliore per far sapere agli elettori di non essere piatti”.
Analizza Salvatore: “Il problema è che il nostro partito sembra appannato da FI e Lega”.
Urla un napoletano: “Basta con la Lega!!!”.
Invoca Strano: “Caro Gianfranco, stiamo ahimé diventando ostaggi di una politica che non ci riguarda e che a malincuore dobbiamo mandare giù come un piatto di maccheroni freddi... Taglia i fili del burattinaio, stiamo perdendo la faccia per colpa di chi ci mette nelle mani di un manipolo di contadini che non parlano nemmeno l’italiano e dettano legge. Salvaci, io non voglio amici con la camicia verde”.
Che pure, dall’invocazione all’insulto, il passo si fa breve, nel forum di An.
E su Fini vengono scritte cose inimmaginabili fino a poco tempo fa.
Fa sapere Duja: “Ormai è arrivato il momento di dire basta alla politica del nostro beneamato Gianfranco”.
Aggiunge Friederich: “Lo Stato Maggiore guarda il dito e non la luna. Forse il problema è che nella Destra manca ancora una leadership forte. Gianfranco Fini è ‘solo’ un funzionario di partito più intelligente della media”.
Minaccia Leonardo: “Io mi sono stufato, e se non ci sarà un impegno maggiore, autoritario, prepotente di Fini credo che non voterò più oppure guarderò altrove”.
La critica dei militanti, ovviamente, riguarda il leader ma anche l’intera Alleanza nazionale. “An le sta pagando tutte, alle prossime elezioni ripresentiamoci così e altri cinquant’anni di oblio non ce li toglie nessuno”.
Si rifà vivo, con metafora non proprio felice, Friederich: “La maxibatosta è stata presa per lo stile che il partito ha copiato pari pari dal mercato ittico di Portico d’Ottavia”, e rammenta che il percorso “da via della Scrofa alle Catacombe” non è così impossibile.
C’è chi si interroga: “Spero che alla maggioranza piaccia Fini, forse è una persona troppo onesta e coerente per scatenare le fantasie della gente”.
Un militante si lamenta “che per la fine del mese non ho più un centesimo da spendere, non dico per me, ma per la mia famiglia... Non so se sono riuscito a spiegarmi, ma tornerò a votare An quando la mia vita sarà un po’ meno un incubo, nel frattempo: boia chi molla!”.
Prova a consolare Liberio: “Benché amareggiato dai risultati elettorali, ritengo che dal punto di vista morale è comunque una vittoria”.
Ma qualcuno evoca il nuovo libro (profetico) di Marcello Veneziani, “dal titolo ‘Perdenti’”.
saluti
Per An è più facile accordarsi....
....con gli alleati che all'interno
Roma. Probabilmente per An sarà più difficile, alla fine, trovare la composizione delle polemiche all’interno del partito che all’interno del governo.
Fin dalle prime ore successive alla sconfitta elettorale, Ignazio La Russa getta acqua sul fuoco e blinda il sistema dei coordinatori voluto da Fini.
Così che dentro il partito ormai circola una battuta: “La rissa in An? Macché, casomai La Russa. Nel senso che dormiamo...”. Battuta di un certo successo, se anche il portavoce del partito, Mario Landolfi, commenta ironico: “C’è un dibattito in corso? Non mi sono accorto. E se c’è stato si vede che larussavo, non l’ho sentito...”.
Di ritorno dall’America, Fini troverà un governo avviato sulla stanca strada della verifica, e un partito che ribolle.
“Dieci giorni dopo una sberla elettorale del genere – sbotta persino un parlamentare finiano – non abbiamo ancora discusso di niente, passeggiamo avanti e indietro tutto il giorno con le mani in tasca, fischiettando e fingendo indifferenza...”.
Mordono il freno i seguaci del presidente, mordono il freno persino i seguaci della Destra sociale di Alemanno e Storace (che pure l’altro giorno, sulla prima pagina del Secolo d’Italia ha scritto un articolo di fuoco), e allora parlano e si sfogano i senza corrente, quelli senza aspettative ministeriali, quelli esclusi dalla triade coordinatrice che governa il partito.
Come Publio Fiori, tra i primi democristiani a passare con Fini all’inizio degli anni Novanta. “Uno schifo”, risponde secco a chi gli chiede un’opinione sul dibattito post elettorale nel partito.
“Bisogna mettere in discussione la classe dirigente del partito, i metodi di selezione, il metodo di gestione del partito stesso. Altro che riunioni da club privato! Il partito ha perso il 37 per cento dei voti, non capisco che cosa si aspetta...”. E ha inviato una lettera a Fini chiedendo “l’immediata convocazione della direzione nazionale”, con la necessità di “fare autocritica sugli errori commessi, sulle leggi votate contro il proprio convincimento, sui silenzi compiacenti”.
In realtà, molti dentro An condividono la richiesta di Fiori.
Anche se pochi, alla vigilia del vertice con Berlusconi, hanno voglia di ammetterlo. Giusto, per esempio, Gustavo Selva, presidente della Commissione esteri. O Teodoro Buontempo, che ha mandato una lettera a tutti i colleghi deputati, “visto che ancora oggi non è stata convocata né da An né dalla Casa delle libertà una riunione per analizzare quello che è accaduto”.
E se non ci sarà presto una convocazione, Buontempo invita tutti gli eletti di An in Parlamento ad “autoconvocarsi”.
Ma ieri, il tormentone è stato anche su cosa farà Francesco Storace. Una certa tentazione a entrare nel governo, nonostante i molti che lo sconsigliano, l’ex governatore del Lazio ce l’ha. Anche perché, come nota Carmelo Briguglio, vicecapogruppo ed esponente di Destra sociale, “lui viene da una regione dove abbiamo il 24 per cento dei voti, che devono essere rappresentati”.
Spiega un dirigente di via della Scrofa: “Per Storace, l’unica cosa che avrebbe senso sarebbe la nascita di un’opposizione interna al partito. Ma onestamente, non c’è aria, anche se Fini ha dato negli ultimi tempi più di una ragione per la nascita di questa opposizione”.
Ancora fino a sera, raccontavano dentro An che Storace non aveva deciso se accettare il ministero delle Aree urbane. Tanto che pure Briguglio ironizzava e sognava l’impossibile: “Storace ministro delle Riforme sarebbe un forte elemento di discontinuità...”.
E’ discontinuità la parola magica che ricorre dentro An, evocata da ognuno in vista del vertice con Berlusconi.
“An ha oggi un unico linguaggio”, giura La Russa. Ma tutti sanno che è solo per ora (e già non per tutti è così).
Per dire, in attesa di Fini, ieri a Palazzo Grazioli, oltre ai coordinatori, si è presentata una quarta persona.
“I tre sono andati – ridacchia Mirko Tremaglia – e per caso passava da quelle parti pure Gasparri”.
Dentro An alzano le spalle: un po’ di insofferenza, un po’ di indifferenza.
“Ma dovremo pur discutere tra di noi, prima o poi. Al confronto, l’Udc oggi pare un partito serio”.
da il Foglio del 14 aprile
saluti