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  1. #1
    Ass. Cult. Nuova Gestapo
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    Predefinito Golpe tentato il 19 ottobre 1939?????

    Salve, in questo sito
    Benito Mussolini, storia d'Italia, la seconda guerra mondiale ho trovato questa frase: Nel discorso del 25 ottobre 1938, analizzando bene le parole di Mussolini, appare già questa solitudine. E' uno statista perdente! La
    situazione precipitava davanti a una realtà oggettiva del Paese che dimostra subito quanto effimeri, artificiali, e come erano sempre suonati falsi, gli accenti eroici, i toni di sfida di una certa propaganda. Era quello già il discorso della sconfitta, soltanto che lui non se ne era reso ancora conto,
    anche se lo aveva intuito: gli italiani che "contavano" invece sì; non per
    nulla questa intuizione la esternò con amarezza proprio in questo discorso:
    "....quel mezzo milione di vigliacchi borghesi che si annidano nel paese".
    Infatti, quelli che proprio lui aveva fatto diventare ricchi, gli avevano
    già voltato le spalle. Un "25 luglio" infatti fu già cospirato il 19 ottobre
    del 1939 e quasi dagli stessi uomini del successivo '43: Grandi, il Re, il
    principe Umberto, Balbo.

    A cosa si riferisce questo presunto golpe del 19 ottobre 1939? Cosa accadde?
    Non ho trovato nient'altro!

    •   Alt 

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  2. #2
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    Post Rif: Golpe tentato il 19 ottobre 1939?????

    Penso si riferisca alla cosiddetta congiura delle Barbette.
    Alcune informazioni ritrovate in vecchi articoli

    Perchè il Duce si decise? Vi fu spinto da tutta l'opinione pubblica, di ogni ceto. A parte le enfatiche e pompose pagine di "tutti" i giornali, le battute della gente comune in Italia non mancavano (ed erano anche piuttosto realiste): "per fortuna che l'Italia è alleata della Germania, altrimenti li avremmo in due giorni addosso"; tutti hanno paura di non poter saltare sul "treno Hitler" che va di corsa verso Parigi. "Perché mai ci siamo alleati allora con Hitler, per stare a guardare?'". E se Prezzolini spingeva all'azione gli italiani, Berto (che fra l'altro non era un fascista!) li offendeva pure: "starsene inerti a guardare gli avvenimenti è la cosa piu' vile che si possa fare". E così molti altri, fior di intellettuali, a dire le stesse cose sui giornali, come questa sul Bertoldo: "chi aspira spara, e chi non spara, spira".

    Ma non c'era bisogno nemmeno degli intellettuali, tutti gli italiani (anche il più stupido) erano convinti che bisognava salire sul carro del vincitore. Hitler si era permesso di ricacciare gli inglesi sull'isola e ora stava occupando l'intera Francia. Ed entrambe non erano il piccolo Stato di San Marino o il Principato di Monaco, ma due potenze mondiali travolte in una decina di giorni; (l'Inghilterra in cinque giorni!) perfino umiliate e dileggiate sulla stampa nazionale.

    "... fanno la figura di cattivi dilettanti in paragone con i tedeschi. Non ci s'improvvisa soldati e tanto meno quando si tratta di fronteggiare delle truppe come quelle del Terzo Reich.
    Forzata la prima linea chi può ora minacciare le fortezze mobili dell'esercito di Hitler? Superiorità di materiale? Non c'è dubbio....Velocità? Anche.... Ma vogliamo immaginare che queste fortezze mobili tedesche hanno una corazza imperforabile come la pelle di Sigfrido dopo il bagno di sangue del drago" (Giornale di Sicilia, 25 maggio 1940 - e molti altri con lo stesso tono).

    "IL FUHRER DIRIGE PERSONALMENTE LE OPERAZIONI DELL'OFFENSIVA - Questa è la realtà. E i suoi generali, anche quelli altolocati, sono esecutori collaboratori di dettagli....e presuppongono non soltanto un'assolutamente eccezionale facoltà di concentrazione, quali tutti ormai riconoscono a Hitler, ma nello stesso tempo una vastità di concezione, una forza e un'audacia di decisione che, pur tributando il giusto riconoscimento ai generali, soltanto il Fuhrer può avere in questo momento" (Ibid.)

    " GUAI AI NON PROTAGONISTI - Oggi non è più tempo di reclamare i nostri diritti calpestati facendo appelli a tardivi atti di resipiscenza; non è più tempo di piangere sulle tombe dei nostri seicentomila caduti nella Grande Guerra...è tempo di realizzare i nostri diritti, realizzarli nella sola maniere nella quale potevano e dovevamo realizzarli, con la precisa volontà di mantenere alto e puro il prestigio dell'Italia quale grande potenza operaia, guerriera e fascista, che intende mantener fede ai suoi impegni, e insieme con essi, al suo più grande destino. Nelle vicende di questi giorni si combatte una guerra che non è soltanto grande per le sue dimensioni belliche, ma che è tale, soprattutto per la funzione storica che assolve, fatalmente, come moto di giustizia e di liberazione. Funzione al cui sviluppo noi abbiamo preso e più prenderemo attivamente parte.
    E GUAI AI VINTI ED AI NON PROTAGONISTI. (ibid)

    Poi c'erano i "tutori" della Nazione. Il piccolo Re con i grossi stivali (di sette leghe, che gli serviranno poi nel '43 per scappare) smise all'improvviso di essere un insofferente antitedesco; la sua frase che girava negli alti comandi militari era "gli assenti hanno sempre torto".
    Poi volle anche strafare a blitz concluso. In pompa magna cinse il collo di Goering con il collare dell'Annunziata, che vuol dire trasformarsi in "cugino del Re". (Al processo di Norimberga, a Goring gli stavano mettendo un altro "collare" meno nobile, ma preferì suicidarsi)

    Il Re, aveva già dimenticato la congiura ordita soli pochi mesi prima. Un golpe antifascista per scaricare Mussolini. L'anno prima infatti, dalla fine di luglio al 19 agosto, fu messo in atto un tentativo per evitare la catastrofe dell'implicazione italiana nel conflitto polacco, che ebbe per protagonisti Dino GRANDI e un personaggio insospettabile, il Principe UMBERTO di Savoia (ispiratrice forse sua moglie MARIA JOSE ). La rivelazione dell'episodio -passato inosservato ai più- ma che stava per mutare il corso della nostra storia, ci viene da un giornalista americano, FRANK STEVENS, che il 10 ottobre 1939 scrisse sul "El Tiempo", quotidiano di Bogotà, un'ampia corrispondenza dall'Italia in cui, esaminando la situazione politica del nostro Paese, dava notizia di una "congiura delle barbette" che, facendo perno su DINO GRANDI e ITALO BALBO, mirava a provocare un voto di sfiducia nel Gran Consiglio fascista per consentire al Re di destituire Mussolini e di formare un nuovo governo presieduto dal maresciallo Badoglio, formato da personalità ostili al fascismo o da fascisti di tendenza antitedesca.


    (ma qualcosa del genere era già accaduto nel 1922, alla Marcia su Roma e accadrà ancora nel 1943, il 25 luglio. E quasi con gli stessi protagonisti
    Montanelli il 27 nov 2000, sul Corriere della Sera, scrive che quella della "Congiura delle barbette" (riferita qui) è una notizia degna di un giornale di Bogotà. Ma sappiamo poi il seguito. Balbo morto, Grandi fu il protagonista alla famosa seduta (ci andò con in tasca due bombe a mano) poi dovette far fagotto per non finire anche lui come l'altra "barbetta" De Bono, fucilato a Verona come "traditore". Aveva ragione il giornalista di Bogotà! Come sarebbe andata a finire non lo sapevano in Italia, ma a Bogotà lo sapevano.
    Intanto gli italiani come si prepararono in quei giorni di inizio guerra? Se dobbiamo sempre credere a Montanelli ecco la sua risposta in L'Italia dell'Asse,, Rizzoli ed. 1981- "I più fecero come chi scrive, cioè nulla. Ci lasciammo portare dagli avvenimenti quasi dissolvendoci in essi, e senza contribuirvi né in un senso né nell'altro. Quelli di noi che vennero richiamati alle armi, cioè quasi tutti, non furono soldati traditori, ma nemmeno buoni soldati".
    Insomma non si poteva a queste condizioni "fare nulla" nemmeno lontanamente sperare di vincere; ma a Bogotà già lo sapevano! Anzi se gli italiani avessero letto i giornali di Bogotà avrebbero capito che questi erano più credibili, o almeno non falsi.
    Il Corriere della Sera, del 24 giugno in prima pagina scriveva "L'Italia contribuisce in modo positivo a modificare profondamente la situazione strategica e il rapporto delle forze in questo teatro della guerra....E troveranno il loro giusto compenso, come hanno già trovato il leale riconoscimento del nostro alleato". A Bogotà non scrivevano questo!
    "Giusto compenso" che l'Italia poi non ebbe, forse proprio perchè, molti "fecero nulla", e questo lo avevano capito non solo a Bogotà, ma lo aveva capito anche Hitler.

    Liquidato Mussolini, l'Italia avrebbe denunciato il Patto d'acciaio e rinsaldato i legami con la Francia e l'Inghilterra. Il Principe Umberto, non sappiamo se vero protagonista del complotto, si sarebbe adoperato per mandare in porto l'operazione e avrebbe avuto tre incontri con il neoeletto Papa PACELLI, al quale avrebbe chiesto consiglio e sostegno. Ecco a proposito quanto scrisse Stevens, a Bogotà:

    "Umberto si è recato in tutta segretezza dal Pontefice. Il cardinale Maglione lo ha introdotto nelle stanze private di PIO XII. Il Principe ha uno sguardo triste, preoccupato. E' latore di una proposta audace. L'Imperatore e Re suo padre è disposto a rinunciare al trono in favore del figlio se questo gesto e le sue ripercussioni possono permettere al nuovo sovrano di liberare l'Italia dalla degradante obbedienza agli ordini di Berlino. Il Papa chiede due giorni per riflettere e allo scadere del secondo giorno Umberto riattraversa il cortile di San Damaso in Vaticano per conoscere il responso del capo della Chiesa.
    Pio XII parla a lungo, tristemente. Il Principe ascolta in silenzio. Quando Umberto lascia la biblioteca sa che il Papa teme, non per lui ma per il Paese, che un così radicale mutamento sconvolga la situazione interna, conduca a una guerra civile e favorisca l'avvento di un razzismo pagano".

    ... MA IL PAPA NON GLI DIEDE APPOGGIO - Senza l'appoggio del Papa il "golpe" non avvenne, ma il fatto non toglie nulla alla veridicità della rivelazione fatta dal giornalista americano, che appare molto ben informato sui retroscena della politica italiana del tempo. Una rivelazione che contiene molti elementi di credibilità, avvalorati nel 1966 dall'esilio di Cascais da parte dello stesso Umberto che ammise l'intenzione, maturata nel 1939, e concretamente poi condotta a termine solo il 25 luglio 1943; l'intenzione di provocare un voto di sfiducia del Gran Consiglio del fascismo per mettere in minoranza Mussolini e chiederne le dimissioni.

    Resta infine da capire l'atteggiamento marcatamente contrario del Papa al tentativo di destituzione del Duce. Ed è anche risaputo che Pio XII era ostile a Hitler e al suo regime perchè esaltava i valori pagani. Probabilmente il Pontefice, nella sua valutazione negativa, aveva anteposto all'avversione per il dittatore nazista il timore di peggiorare la situazione provocando le sue violente ritorsioni contro l'intero cattolico popolo italiano.

    Ma ritorniamo a CIANO, che secondo tante fonti storiche, era insofferente ai tedeschi, ed era contrario alla guerra. Ma fino a che punto?
    Abbiamo rintracciato sulla Gazzetta del Popolo, il suo discorso tenuto a Milano il giorno 20 maggio, poche ore prima di recarsi a Berlino (da 10 giorni Hitler ha già scatenato l'inferno in Francia, e proprio il 20 ha chiuso Belgi, Olandesi, Inglesi e Francesi in una sacca ). Ciano, nei commenti dei giornali, che amplificano il suo discorso, non sembra proprio che gli manchi l'entusiasmo e la determinazione di marciare a fianco dei tedeschi. Il suo fu un discorso di guerriero, e nel declamarlo prese perfino atteggiamenti mussoliniani.

    Senza voler interpretare nulla, pubblichiamo semplicemente il giornale e il testo.



    " PRONTI AGLI ORDINI DEL DUCE" Roma, 20 maggio, pom. - Se come riferiscono le notizie da Londra e da Parigi, il discorso di Milano ha fatto all'estero una forte impressione, all'interno ha suscitato i più larghi e calorosi consensi. Il discorso del nostro ministro degli esteri ha ricordato le nostre aspirazioni.
    "Tutti avvertono e profondamente sentono che l'Italia non può rimanere estranea alla nuova sistemazione europea e mondiale che si sta preparando. Il trattato di Versaglia è ormai in pezzi e qualcuna delle ingiustizie che aveva sanzionato è già stata riparata. Ma altre rimangono e dovranno essere cancellate ....Le nostre aspirazioni sono naturali perchè sono eque ed indispensabili alla vita medesima del Paese. Esse avrebbero potuto e dovuto già essere state appagate: ma la cattiva volontà delle Potenze demo-plutocratiche ha impedito ogni concreta realizzazione.
    E prima di tutto l'Italia imperiale intende far valere i suoi diritti sovrani in terra, in aria e sul mare, diritti che da quando è scoppiata la guerra sono stati misconosciuti e offesi.
    La recente formidabile documentazione resa pubblica colla relazione Pietromarchi ha dimostrato e denunciato alla Nazione e al mondo la pretesa anglo-francese di tenerci prigionieri nel mediterraneo, di sottoporci al loro controllo, di limitare arbitrariamente i nostri traffici e i nostri rifornimenti.
    Questo stato di cose (si riferisce alla non belligeranza - Ndr) deve cessare e cesserà.
    La violenza esercitata a nostro danno ha chiarito la pretesa anglo-francese di tenere l'Italia in uno stato di soggezione che è intollerabile e incompatibile coi nostri diritti, colla nostra dignità di Stato sovrano, colle nostre stesse possibilità di vita.
    Tutti gli italiani che sentono la fierezza di vivere in questa eccezionale epoca, in questo clima eroico creato dal Duce, avvertono come la nostra ora si avvicini".

    E l'immensa eco che le fiere parole del conte Ciano hanno avuto prima fra la moltitudine milanese e poi in ogni parte d'Italia dimostra che gli italiani sono pienamente consapevoli dell'ora storica.
    LA PAROLA D'ORDINE E': PRONTI AGLI ORDINE DEL DUCE".

    L'unico a non parlare era Mussolini.
    Quando poi la sofferta "avventura" iniziò (dopo aver visto umiliare in un baleno, Francia e Inghilterra nelle Fiandre, proprio lo stesso giorno, il 20) tutti plaudirono.

    L'Eco di Bergamo , il 21 giugno, titolò su 8 colonne in prima pagina "Crisi dinastica in Gran Bretagna. Dopo la sconfitta degli inglesi - Era di prosperità per l'Europa"
    "A Madrid rievocano Napoleone: Gli inglesi si comportarono in Spagna come i briganti"

    Il Corriere della Sera, il 24 giugno "L'Italia contribuisce in modo positivo a modificare profondamente la situazione strategica (all'uscita del giornale la Francia capitolava - Ndr) e il rapporto delle forze in questo teatro della guerra....E troveranno il loro giusto compenso, come hanno già trovato il leale riconoscimento del nostro alleato".

    Una panzana! - I compensi furono poi irrisori. Mussolini aveva chiesto la Corsica, la Tunisia, Avignone, Valenza, Lione, Casablanca, Beirut; l' occupazione fino al Rodano e testa di ponte a Lione più la consegna della flotta francese dentro il Mediterraneo. Quanto a lealtà, Hitler non lo invitò nemmeno in Francia; lui farà il "suo" armistizio e detterà le "sue" condizioni a Parigi, e Mussolini si faccia le proprie in separata sede a Roma con i i francesi. "Io non chiederò queste cose ai Francesi".

    Alla fine Mussolini otterrà, solo l'uso del porto di Gibuti, in Africa.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Golpe tentato il 19 ottobre 1939?????

    Si riferisce alla c.d. "congiura delle barbette".
    L'arte di essere P.A.

  4. #4
    Ass. Cult. Nuova Gestapo
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    Predefinito Rif: Golpe tentato il 19 ottobre 1939?????

    Al proposito in un libro (storia segreta del 25 luglio 1943, Mursia) ho
    letto che praticamente il golpe del 25 luglio c'è stato perchè Mussolini
    voleva fare la pace con l'Urss, in seguito alla quale successivamente di
    sicuro anche gli altri nemici avrebbero acconsentito a patti. Fu fatto
    cadere insomma proprio per impedire la fine della guerra, e non il contrario
    come oggi si crede. Che ne dite?

 

 

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