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  1. #1
    laico progressista
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    Predefinito Il Partito Unico del Centrodestra

    La proposta lanciata ieri da Berlusconi sul partito unico del centrodestra apre un nuovo capitolo nello scenario politico italiano.
    Siamo difatti davanti a un bivio: se il centrodestra risponderà con sufficiente compattezza a questa sfida, lo schema bipolare ne uscirà definitivamente irrobustito. Uno schema da cui sarà difficile tornare indietro, perché le due colonne di cui si compone, per vincere la competizione della credibilità e della stabilità, si faranno forza l’una contro l’altra, esercitando un'attrazione centripeta su entrambi gli archi dei due schieramenti.
    Col tempo, una volta innescato questo processo, avremo inesorabilmnte due soli partiti.

    Ma cos’è che spinge su questa strada? E quali sono i pericoli e le conseguenze?

    La sinistra ha cominciato il percorso. Un percorso al buio, fondato su una scommessa azzardata, ma intrapreso da Prodi con tenacia e seguìto dagli altri con fideismo a tratti surreale. Sembrava destinata al soliloquio, l'aspirazione ad un partito unico del centrosinistra, che non trovasse sponde nel versante opposto, né l'avallo di un sistema elettorale riformato in senso fortemente maggioritario.
    Gli eventi però, hanno messo la destra in un angolo. O meglio, hanno stretto in un angolo il suo capo che, reo di un disastro governativo ed elettorale, si è reso conto che soltanto con una forzatura unitaria, di cui si fa garante e promotore, può mantenere il ruolo di leader.
    In altre parole, se la destra riesce a federarsi in un unico soggetto, il berlusconismo rinascerà dalle sue ceneri e prolungherà il suo futuro sulla scena politica ancora per molto tempo.
    Il dilemma, da quelle parti, è enorme. A destra le differenze politiche e culturali sono fortissime, acuite oltretutto dalla fallimentare prova governativa. La cura più ragionevole sarebbe quella di cambiare leader, riaggregarsi e rimescolarsi secondo nuovi schemi, facendo anche leva sulla liquidazione di Forza Italia. La Lega ad esempio prefigura un Partito del Nord, rafforzato dalla presenza di Tremonti e degli azzurri più sensibili alle istanze dell’Italia aziendale e produttiva. An punta a rinfoltirsi con qualche forzista in uscita. L’UdC invece ha ambizioni più grandi e un campo d’azione invidiabile: mira ad un vasto centro cattolico sulle orme del Ppe (o se preferiamo, della vecchia Dc) aggregando attorno a sé l’anima democristiana di Forza Italia, i cattolici sparsi del centrodestra, e pezzi significativi del cattolicesimo che alberga a sinistra (Ppi, Udeur).
    Ma due impedimenti incombono: uno è il sistema maggioritario, che obbliga alla formulazione di alleanze elettorali forti e coese, soprattutto a fronte di un centrosinistra compatto. L’altro è Berlusconi che non molla, che ha capito il trucco e vira deciso sul versante opposto e contrario: non lo scompaginamento, ma la fusione.

    Dicevo, appunto, il dilemma è atroce. La destra ha puntato anni fa per convenienza sull’anomalia Berlusconi, con tutto il bagaglio di contraddizioni, di ricatti e di pericoli che si portava dietro. Oggi scopre che si tratta di un cavallo zoppo, e che non potrà più vincere. Scopre che restando su quel cavallo, perderà tutte le prossime corse. Eppure sa che non potrà liberarsene facilmente.
    Se il problema riguardasse solo la destra, si potrebbe concludere con doveroso cinismo e una punta di compiacimento che chi è causa del proprio male pianga se stesso. Ma Berlusconi in politica è un male non solo per la destra, ma per l’Italia intera. E’ un tappo e un’insidia alla piena maturazione del confronto democratico.
    Questa destra che oggi si riscopre antiberlusconiana, a mio avviso, andrebbe aiutata. Perché o ci liberiamo adesso del Cavaliere, o non ce ne liberiamo più.

    Ho sempre sostenuto che il progetto bipolare e bipartitico di Prodi rappresenta l’altra faccia della medaglia berlusconiana. Il bivio a cui giunge oggi la politica ne è l’esempio più limpido, la prova provata.
    Il nostro bipolarismo si sostanzia con Berlusconi, senza il quale non è in grado di reggere per davvero. E lo stesso magnate si nutre di bipolarismo, si difende e contrattacca proprio dietro le sue barricate.
    Disinneschiamo dunque questa mina bipolare, allentiamo la tensione sul futuro della politica, lasciamo che la destra in redenzione trovi la via d’uscita. Favoriamo, nei modi e nei tempi più consoni, la transizione ad un nuovo sistema elettorale proporzionale. Un sistema che faccia tornare l’Italia al dialogo, al pluralismo, all’armonia fra i cittadini.
    Un sistema che inauguri una nuova era della nostra repubblica e che scriva soprattutto la parola fine a questo decennio buio per la democrazia.

  2. #2
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    Predefinito

    L'idea di una Fed del centrodestra non ha né capo né coda, è un vero e proprio suicidio politico.

  3. #3
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    Predefinito Che sia

    un muori Sansone con tutti i filistei? Con Berlusconi(Sansone) e Prodi(filisteo)?

    Tex Willer

  4. #4
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    Predefinito Beh Tex,

    Se anche fosse,non è che sprecherei troppe lacrime,anzi...
    omar proietti

  5. #5
    laico progressista
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    Predefinito

    Berlusconi oggi ha voluto rinforzare la sua proposta di Partito Unico con una presunta minaccia, che ben fotografa la visione schematica, limitata e distorta dell'opinione pubblica sui sistemi elettorali. Dice Berlusconi, che se non si arriverà alla costituzione di un unico soggetto politico della destra che rafforzi il maggioritario, allora tanto vale ritornare al vecchio proporzionale, che tanta instabilità ha portato per il nostro Paese.

    Il ragionamento di Berlusconi, sulle prime, non fa una grinza. E' la presa d'atto che questo sistema maggioritario ha fallito e che occorre rilanciarlo con un nuovo progetto politico. Se ciò non sarà possibile, bisognerà riconsiderare l'alternativa della Prima Repubblica.
    Lo considero un assist formidabile. Berlusconi, come la stragrande maggioranza degli italiani prevenuti, parla di proporzionale al passato, tacendo volutamente tutte le possibili ed efficaci varianti con cui questo sistema può essere coniato.
    Qualcuno ora potrà prendere la palla al balzo e rilanciare l'idea di un nuovo proporzionale con sbarramento e premio di maggioranza.
    D'altronde abbiamo ben chiaro che, così come stanno le cose, perseverare nel maggioritario significa convivere ancora col berlusconismo. Scompaginare le carte col proporzionale, invece, potrebbe metterlo fuori gioco più facilmente, diventando la situazione più fluida e meno costrittiva per i partiti. Il Cavaliere l'ha capito bene, e fa di tutto per far apparire quest'ultima ipotesi uno spauracchio, piuttosto che un'opportunità.
    Se Berlusconi perde il ruolo di leader della coalizione (ed oggi è leader solo perché è l'unico in grado di riassumere le diversità di questa destra), il suo partito si sfalda, perché è un partito che vive di luce riflessa. E se cade il Cavaliere e scompare Forzitalia, senza il cemento antiberlusconiano, a sinistra tornerà l'orgoglio di partito, verranno a galla le differenze politiche sottaciute, si cominceranno a contare i distinguo dal pastrocchio prodiano. Tutto si rimetterà in movimento.

    Follini, gigante di coraggio e strategia, a te la palla.

 

 

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