La proposta lanciata ieri da Berlusconi sul partito unico del centrodestra apre un nuovo capitolo nello scenario politico italiano.
Siamo difatti davanti a un bivio: se il centrodestra risponderà con sufficiente compattezza a questa sfida, lo schema bipolare ne uscirà definitivamente irrobustito. Uno schema da cui sarà difficile tornare indietro, perché le due colonne di cui si compone, per vincere la competizione della credibilità e della stabilità, si faranno forza l’una contro l’altra, esercitando un'attrazione centripeta su entrambi gli archi dei due schieramenti.
Col tempo, una volta innescato questo processo, avremo inesorabilmnte due soli partiti.
Ma cos’è che spinge su questa strada? E quali sono i pericoli e le conseguenze?
La sinistra ha cominciato il percorso. Un percorso al buio, fondato su una scommessa azzardata, ma intrapreso da Prodi con tenacia e seguìto dagli altri con fideismo a tratti surreale. Sembrava destinata al soliloquio, l'aspirazione ad un partito unico del centrosinistra, che non trovasse sponde nel versante opposto, né l'avallo di un sistema elettorale riformato in senso fortemente maggioritario.
Gli eventi però, hanno messo la destra in un angolo. O meglio, hanno stretto in un angolo il suo capo che, reo di un disastro governativo ed elettorale, si è reso conto che soltanto con una forzatura unitaria, di cui si fa garante e promotore, può mantenere il ruolo di leader.
In altre parole, se la destra riesce a federarsi in un unico soggetto, il berlusconismo rinascerà dalle sue ceneri e prolungherà il suo futuro sulla scena politica ancora per molto tempo.
Il dilemma, da quelle parti, è enorme. A destra le differenze politiche e culturali sono fortissime, acuite oltretutto dalla fallimentare prova governativa. La cura più ragionevole sarebbe quella di cambiare leader, riaggregarsi e rimescolarsi secondo nuovi schemi, facendo anche leva sulla liquidazione di Forza Italia. La Lega ad esempio prefigura un Partito del Nord, rafforzato dalla presenza di Tremonti e degli azzurri più sensibili alle istanze dell’Italia aziendale e produttiva. An punta a rinfoltirsi con qualche forzista in uscita. L’UdC invece ha ambizioni più grandi e un campo d’azione invidiabile: mira ad un vasto centro cattolico sulle orme del Ppe (o se preferiamo, della vecchia Dc) aggregando attorno a sé l’anima democristiana di Forza Italia, i cattolici sparsi del centrodestra, e pezzi significativi del cattolicesimo che alberga a sinistra (Ppi, Udeur).
Ma due impedimenti incombono: uno è il sistema maggioritario, che obbliga alla formulazione di alleanze elettorali forti e coese, soprattutto a fronte di un centrosinistra compatto. L’altro è Berlusconi che non molla, che ha capito il trucco e vira deciso sul versante opposto e contrario: non lo scompaginamento, ma la fusione.
Dicevo, appunto, il dilemma è atroce. La destra ha puntato anni fa per convenienza sull’anomalia Berlusconi, con tutto il bagaglio di contraddizioni, di ricatti e di pericoli che si portava dietro. Oggi scopre che si tratta di un cavallo zoppo, e che non potrà più vincere. Scopre che restando su quel cavallo, perderà tutte le prossime corse. Eppure sa che non potrà liberarsene facilmente.
Se il problema riguardasse solo la destra, si potrebbe concludere con doveroso cinismo e una punta di compiacimento che chi è causa del proprio male pianga se stesso. Ma Berlusconi in politica è un male non solo per la destra, ma per l’Italia intera. E’ un tappo e un’insidia alla piena maturazione del confronto democratico.
Questa destra che oggi si riscopre antiberlusconiana, a mio avviso, andrebbe aiutata. Perché o ci liberiamo adesso del Cavaliere, o non ce ne liberiamo più.
Ho sempre sostenuto che il progetto bipolare e bipartitico di Prodi rappresenta l’altra faccia della medaglia berlusconiana. Il bivio a cui giunge oggi la politica ne è l’esempio più limpido, la prova provata.
Il nostro bipolarismo si sostanzia con Berlusconi, senza il quale non è in grado di reggere per davvero. E lo stesso magnate si nutre di bipolarismo, si difende e contrattacca proprio dietro le sue barricate.
Disinneschiamo dunque questa mina bipolare, allentiamo la tensione sul futuro della politica, lasciamo che la destra in redenzione trovi la via d’uscita. Favoriamo, nei modi e nei tempi più consoni, la transizione ad un nuovo sistema elettorale proporzionale. Un sistema che faccia tornare l’Italia al dialogo, al pluralismo, all’armonia fra i cittadini.
Un sistema che inauguri una nuova era della nostra repubblica e che scriva soprattutto la parola fine a questo decennio buio per la democrazia.




Rispondi Citando
