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    Predefinito Chi Sara’ Il Prossimo Papa?

    CHI SARA’ IL PROSSIMO PAPA?

    In Usa comincia a prendere forza una voce: il prossimo Papa sarà ebreo. O cripto-giudeo, o giudaizzante. La voce prende credibilità dalle evidenti manovre pre-elettorali di un certo numero di cardinali papabili di ingraziarsi il giudaismo internazionale, con dichiarazioni di sapore “neocon”.
    Ancor più, la voce diventa credibile a chi conosce come, nella storia recente, la nota lobby abbia agito sulla Chiesa per mutarla in senso filo-giudaico.
    Il primo mutamento visibile apparve quasi in chiusura del Concilio Vaticano II, quando Paolo VI emanò la Dichiarazione sui rapporti con le altre religioni. Al capo quarto, di fatto veniva eliminata la tradizionale accusa agli ebrei di aver fatto crocifiggere Gesù. L’arcivescovo di Aix, Charles de Provenchère, commentò esultante: “è segno dei tempi che un. laico, e un laico ebreo per giunta, abbia originato un decreto conciliare”.
    Alludeva a Jules Isaac. Storico, ebreo francese, nel 1948 aveva scritto un libro per “dimostrare” che il disprezzo dei cattolici per gli ebrei aveva provocato l’olocausto. Poi aveva fatto circolare il libro fra suoi correligionari nella Chiesa. Padre Gregory Baum, un agostiniano “convertito” dall’ebraismo, agitò adeguatamente il tema sull’ “amore che Gesù portava al suo popolo, l’ebreo, e il disprezzo che i cristiani portavano ad esso”.
    Abili manovre fecero sì che, nel 1949, Pio XII fosse costretto a ricevere Jules Isaac. La cosa non ebbe seguito; e da qui l’odio inestinguibile della lobby per Pio XII, da allora periodicamente vilipeso, diffamato e accusato di aver “taciuto sull’olocausto”. Bisognò aspettare 11 anni. Nel giugno del 1960, su pressioni dell’ambasciata di Francia (a sua volta premuta dalla lobby) Jules Isaac chiese un colloquio con Giovanni XXIII. Si cercò di filtrare l’incontro. Isaac passò al cardinale Tisserant, poi a Ottaviani, da cui ovviamente ottenne poca soddisfazione. Ottaviani lo passò ad Andrea Jullien, un cardinale francese di 83 anni. Isaac gli ripetè come i cattolici fossero stati antisemiti per 2000 anni. Jullien ascoltò in silenzio. Senza rispondere. Passato un minuto di silenzio, Isaac chiese: “chi devo ancora vedere per parlare di questa cosa orribile”. Silenzio. Infine, Jullien pronunciò un nome: “Tisserant”. A questo punto fu Isaac a chiudersi in un eloquente silenzio-rifiuto. Altro nome: “Ottaviani”. Altro rifiuto. Infine un terzo nome: “Bea”. Come no? Augustin Bea, gesuita tedesco, “convertito” dalla vecchia religione (allora si chiamava Behar). La lobby aveva trovato il suo fautore interno.
    Già il giorno seguente Isaac era a colloquio con Papa Giovanni, che gli promise il massimo. Anche se, disse, “devo consultare gli altri…questa non è una monarchie absolue”.
    Ma lo sarebbe diventata: come si vede con Giovanni Paolo II, che ha usato i suoi poteri come un assoluto monarca, la riduzione del cattolicesimo a “papismo” (e papolatria) dà al pontefice poteri arbitrari di ogni tipo: alla faccia della “collegialità”, retoricamente invocata ogni volta.
    Cominciava il lungo e fatale periodo conciliare: da allora la Chiesa ha cessato di ascoltare il suo popolo fedele (in via di accelerata sparizione, del resto) per ascoltare invece le lobbies potenti nel mondo.
    Il cardinale Bea era già stato posto da Giovanni XXIII a capo del Segretariato per la promozione dell’unità fra i cristiani: un ufficio non competente a trattare la questione ebraica, ma che di fatto se la avocò. La Chiesa era tutt’orecchi, ormai: all’ascolto della Massoneria giudaica americana (B’nai B’rith) e dell’American Jewish Congress, fattisi avanti in modo concertato per sostenere Isaac, e inondare i prelati con opuscoli e “rapporti”, insomma il classico materiale e metodo dell’influenza lobbistica.
    Si distinse in questo il rabbino Abraham J. Heschel di New York, che pretese fosse tolta dalla messa la preghiera per la conversione degli ebrei, ed ogni altra esortazione ecclesiastica alla loro conversione. Poi entrò in campo Nahum Goldmann, della Confereza Mondiale delle Organizzazioni Ebraiche, con nuove richieste. Il B’nai B’rith infine pretese “la cancellazione” di tutti i passi liturgici della Chiesa che fossero “antisemiti”.
    Il che non era facile, dopotutto. Per ché se la liturgia si poteva “correggere” a piacere (il Concilio farà proprio questo) con aggiunte di fantasia e tagli adatti a compiacere il mondo, altra cosa era con i Vangeli. Nei testi, che gli ingenui fedeli credono divinamente ispirati, la condanna dei giudei era esplicita, forte e ripetuta. L’impiccio dei testi evangelici fece alquanto arenare i progressi della lobby.
    Giovanni XXIII, prese l’ingegnosa decisione di risolvere il problema ingrossandolo. Volle che al Concilio, il suo giocattolo, fossero invitati “osservatori” non cattolici: ancora una volta, divenuto sordo verso il popolo cristiano, il Papato si dichiarava pronto a farsi giudicare, influenzare, criticare, a mettersi insomma nelle mani di ogni denominazione “altra”, di ogni influsso estraneo. I protestanti accettarono con entusiasmo. E’ significativo invece quale fu l’atteggiamento giudaico: un rifiuto iniziale. Perché? Perché partecipare al Concilio avrebbe indicato che gli ebrei erano in qualche modo interessati alla “verità” cristiana, che per loro è abominio e vergogna. D’altra parte, non partecipare sarebbe stato come mandare il segnale che al giudaismo non si interessava troppo nemmeno alla cancellazione delle “frasi antisemite” nei Vangeli.
    Così, gli ebrei pretesero una dichiarazione pro-Giuda “anticipata”. E la ottennero. Bea stilò tale dichiarazione – che aboliva l’accusa di deicidio – da portare al Concilio.
    Solo allora il Congresso Ebraico Mondiale fece circolare la voce che sì, un giudeo avrebbe partecipato al Vaticano II: Haim Vardi, un israeliano.
    Israele non aveva ambasciata in Vaticano. L’avevano invece molti paesi arabi, che fecero educatamente presente come l’invito ad un israeliano sarebbe stato grave; tra l’altro, quasi tre milioni di cattolici vivevano nei Paesi arabi.
    Furono buttati a mare.
    Ma le resistenze interne alla Chiesa ci furono. Uscì un volume di 900 pagine, “Il complotto contro la Chiesa”, che fu distribuito a 2200 prelati: una contro-informazione, un’operazione di lobby di segno opposto, per mettere al corrente l’alto clero delle manovre (per lo più segrete) del giudaismo. Il testo elencava un certo numero di cardinali e prelati, che avevano in mano la questione, e che erano in realtà ebrei: oltre a Bea e a padre Baum, il braccio destro di Bea, monsignor Osterreicher.
    Il 31 marzo 1963, una limousine si fermò davanti all’Hotel Plaza di New York, per portare Bea – arrivato in incognito – sei strade più avanti: alla sede dell’American Jewish Committee. Qui, ricevette l’applauso di un affollato sinedrio convocato per l’occasione. Bea si era assicurato che dell’incontro fosse tenuta all’oscuro la stampa e la Lega Araba; e nemmeno la Santa Sede doveva saperne nulla. “Non posso parlare ufficialmente”, esordì il congiurato cardinale, “ma…”. E spiegò accuratamente quello che sarebbe divenuto, di lì a poco, “opera dello Spirito Santo” nella “Nuova Pentecoste” conciliare. Il problema, spiegò, è che i testi evangelici dicono in modo troppo chiaro che gli ebrei sono deicidi, e che questo implica una maledizione su di loro. Il Concilio decreterà che i colpevoli furono, semmai, solo “i capi” nella Gerusalemme del primo secolo. E che nessuna maledizione operava, visto che Gesù aveva perdonato tutti sulla croce.

    I rabbini del sinedrio non erano contenti.
    Esigevano che l’accusa di deicidio e il rifiuto conseguente del popolo ebraico da parte di Dio fossero dichiarati, con tutta l’autorità pontificia, “errori”. Bea ammise che non poteva impegnarsi fin nei particolari, poteva solo insufflare “le linee generali”. Ci fu un brindisi a base di sherry. Un rabbino – fatto significativo – si lamentò persino di monsignor Osterreicher, secondo lui troppo “cristiano”. “Lei capisce, eminenza, che gli ebrei non considerano i convertiti ebrei i loro migliori amici”. Bea rispose, tranquillizzante: “non è il caso dei nostri ebrei”.
    Nel frattempo, la lobby aveva mobilitato un suo scrittore, Rolf Hochhut: l’autore del “Vicario”, il dramma che accusava Pio XII di aver taciuto sull’olocausto. G. B. Montini, che era stato segretario di Pio XII, si vide costretto a scrivere un attacco al “Vicario”. Monsignor Osterreicher si precipitò a consigliare i rabbini: “prendete le distanze dal dramma, o vi giocate lo scopo principale”.
    Difatti, alla seconda sessione del Concilio, il documento di Bea fu approvato nei primi tre capitoli. Ma il quarto, quello che sollevava gli ebrei, fu sospeso. Il lavorio degli emissari della lobby, stanziati in modo permanente a Roma per “lavorarsi” i cardinali – Joseph Lichet del B’nai B’rith, Zachariah Shuster dell’American Jewish Congress, Frith Becker del World Jewish Congres – divenne frenetico.
    Intanto Paolo VI compiva il suo primo viaggio papale in Terra Santa: e in Israele si trattenne brevissimamente, facendo un discorso contro “Il Vicario” e riuscendo a non pronunciare mai il nome dello stato ebraico.
    Ma la lobby stata manovrando con successo in Usa.
    Rabbi Abba Hillel Silver aveva avvicinato il cardinal Spellman, grande pagatore delle finanze vaticane (che gli dovevano gratitudine); a Pittsburgh, la Catholic Press Association fu istruita sul problema del “deicidio” dal rabbino Marc Tanenbaum (AJC). Infine furono spediti a Roma sei membri dell’AJC, guidati da Leonard Sperry, con l’argomento ritenuto più convincente: una donazione alla Università Pro Deo. Paolo VI disse loro che, effettivamente, il cardinale Spellman aveva ragione a non ritenere gli ebrei colpevoli di deicidio.
    La bozza che tanto interessava gli ebrei, ancora “segreta” perché da votare al Concilio, apparve pari pari sull’Herald Tribune il 12 giugno 1963. Nella bozza non c’era menzione dell’accusa di deicidio. Ma, vi compariva una lunga tirata “ecumenica” che concludeva così: “l’unione del popolo ebraico alla Chiesa è parte della speranza cristiana”. L’intero ebraismo americano impazzì di rabbia, e fece presente la sua indignazione (che sarebbe stata costosa in molti sensi) ai cardinali americani. La “speranza” doveva sparire.
    Rabbi Hschel, ottenuto un colloquio col Papa grazie al cardinale Cushing, esigette da Paolo VI una dichiarazione che facesse divieto ai cattolici di fare proselitismo con gli ebrei. Pare che il Papa ne restasse urtato, e che l’incontro finisse in un gelo profondo. Non era ancora il tempo in cui i rabbini avrebbero dato ordini alla Chiesa.
    Furono mobilitati altri cardinali dai nomi ebraici, finora tenuti di riserva: Joseph Ritter di St. Louis, e Albert Meyer di Chicago. Un terzo, il vescovo Steven Leven (Levi) di San Antonio, chiamato misteriosamente a rivedere la bozza, disse: “bisogna espellere questa parola [deicidio] dal vocabolario cristiano, sì che non possa essere mai più usata contro gli ebrei”.
    E così fu fatto.
    Una nuova dichiarazione, completamente rimaneggiata da mani ebraiche, fu approvata da 1770 voti vescovili contro 185. In Usa, l’ebraismo americano si abbandonò a scene di esultanza.
    Ma c’erano intoppi residui.
    Alcuni voti erano espressi come “placet juxta modum”, ossia approvavano, ma con richiesta di modifiche. Un vescovo, Luigi Carli di Segni (Roma), ignaro, scrisse sul settimanale diocesano la bimillenaria nozione cattolica: che gli ebrei restavano colpevoli anche oggi della crocifissione.
    Divenne il primo vescovo ad essere bollato come “antisemita”.
    Bea faceva la spola tra Roma e NewYork per placare il rabbinato: il vescovo parlava a “semplici fedeli” ingenui da ingannare, “e non a gente di cultura”. Il Segretariato aveva tutt’altre concezioni. Ad accompagnare all’aeroporto Bea fu Morris Abram dell’AJC, con le ultime raccomandazioni.
    E’ inutile raccontare quali ulteriori pressioni, segrete manipolazioni, “lavori ai fianchi” di vescovi furono in seguito messe in opera per eliminare le obiezioni “juxta modum”. Basti ricordare il titolo con cui il New York Times salutò il sospirato voto: “Il Vaticano perdona gli ebrei – gli ebrei non colpevoli”.
    A Roma, padre Felix Morlion poteva riassumere il pensiero dei congiurati pro-giudei: una soddisfazione limitata, perché i Vangeli non si erano potuti modificare. Con più accortezza da parte della lobby, disse padre Morlion, “avremmo potuto battere i dogmatici”.
    I “dogmatici”: cioè quei vescovi che, coi loro ingenui fedeli, credevano ancora al dogma dell’ispirazione divina dei Vangeli. Il Concilio che aveva abbandonato i fedeli (“dogmatici”) stava già producendo i suoi effetti suicidi nello svuotamento delle parrocchie.
    Meglio: meno pubblico, minori le opposizioni alla correzione dei “passi antisemiti” di Giovanni, Marco, Luca e Matteo.
    Sarà il compito del prossimo Papa ebreo?

    Di Maurizio Blondet
    Giampaolo Cufino

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  2. #2
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    I Visitors stanno cercando di mettere i loro tentacoli sulla chiesa cattolica?

  3. #3
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    In origine postato da frontista
    I Visitors stanno cercando di mettere i loro tentacoli sulla chiesa cattolica?
    sei un po' in ritardo...
    sono cinquant'anni che comandano in Vaticano.
    sveglia!
    "... e ciascuno morendo scagli l'asta per l'ultima volta,
    ché degno d'onore e magnifico è per un uomo combattere
    per la sua terra e i figli e la sposa legittima
    contro i nemici "
    Tirteo


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  4. #4
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    In origine postato da AIACE TELAMONIO
    sei un po' in ritardo...
    sono cinquant'anni che comandano in Vaticano.
    sveglia!
    50? A me sembravano 2000

  5. #5
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    In origine postato da AIACE TELAMONIO
    sei un po' in ritardo...
    sono cinquant'anni che comandano in Vaticano.
    sveglia!
    Non sono molto esperto perché non frequento certa gente.
    Fossero tutti come me, avrebbero chiuso la baracca da un pezzo.

  6. #6
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    GUAI!
    EBREO RESTA A CASA TUA E NON ROMPERE LE PALLE A NOI!

    BUSH VAFFANCULO, PURE LA NOSTRA CHIESA SI VUOLE PRENDERE, BASTARDO!

  7. #7
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    I Visitors stanno cercando di mettere i loro tentacoli sulla chiesa cattolica?

    CHI SAREBBERO QUESTI
    CARDINALI EBREI?

    VOGLIO NOMI E COGNOMI!!!!

  8. #8
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    In origine postato da capitanamerica7
    CHI SAREBBERO QUESTI
    CARDINALI EBREI?

    VOGLIO NOMI E COGNOMI!!!!
    La maggior parte dei cardinali (quasi tutti) sono massoni.
    Uno fra questi il cardinale ratzinger.
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

  9. #9
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    In origine postato da ISKANDER
    La maggior parte dei cardinali (quasi tutti) sono massoni.
    Uno fra questi il cardinale ratzinger.
    Se non sbaglio ratzinger ha un passato nella gioventù hitleriana.

  10. #10
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    La maggior parte dei cardinali (quasi tutti) sono massoni.
    Uno fra questi il cardinale ratzinger.

    VOGLIO SAPERE QUANTI SONO
    EBREI!!!!!!!!!!!!!!!!!

    NOME E COGNOME!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 
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