Parigi, aziende straniere e Stati del Golfo tra i finanziatori della Fondazione islamica
di Jean-Pierre Husson
PARIGI - Chi ha versato i primi 800mila euro alla neo costituita Fondazione nazionale per il finanziamento dei luoghi di culto musulmani? E’ un segreto ben custodito, che neanche il ministro dell’Interno francese, Dominique de Villepin, ha voluto svelare. Eppure questa somma, necessaria a lanciare la Fondazione, è già stata versata alla Cassa depositi e prestiti.
Ma da chi? Al ministero dell’Interno evitano di rispondere, invocando il segreto bancario per non dover svelare l’identità dei donatori. Si sa soltanto che alcune grandi e medie aziende nazionali e straniere operanti in Francia avrebbero versato un contributo, inoltre si sarebbero fatti avanti anche privati cittadini e alcuni donatori originari degli Stati del Golfo.
Stranamente sembrano più propensi a parlare i diretti beneficiari: l’Unione delle organizzazioni islamiche in Francia (Uoif), rappresentata da Lhai Thami Breze, ha confermato che sono stati accettati inizialmente finanziamenti di provenienza straniera, precisando comunque che “l’Islam in Francia deve essere finanziata con soldi francesi”. Ed è proprio per questo che il ministero dell’Interno e le varie federazioni islamiche presenti in Francia, a cominciare dall’Uoif e dalla Federazione nazionale dei musulmani di Francia (Fnmf) di Mohamed Bechari, stanno studiando la possibilità di indirizzare verso la Fondazione la zakat, l’elemosina religiosa che è una dei cinque pilastri dell’Islam.
Inoltre è anche previsto che le grandi aziende e le medie e piccole imprese che danno un loro contributo alla Fondazione possono beneficiare di vantaggi fiscali, dopo essersi assicurate che il denaro versato sia utilizzato per progetti concreti. I soldi raccolti devono servire principalmente a finanziare la costruzione di nuovi luoghi di culto per rimediare alla mancanza di moschee nelle città, oltre che acconsentire il rinnovamento delle sale di preghiera allestite in edifici e/o abitazioni private. Se la scarsità di moschee di medie dimensioni in Francia è palese (ne esistono solo venti in grado di accogliere un migliaio di fedeli e una cinquantina che possono ospitare da 500 a 1.000 persone), a scarseggiare sono comunque le strutture più piccole, spesso in pessime condizioni. In totale sono stati censiti in Francia 1.685 luoghi di culto musulmano (erano un centinaio nel 1970), un numero decisamente irrisorio per accogliere i circa 5 milioni di musulmani che vivono Oltralpe, anche se risulta che non più dell’8% di questi si reca settimanalmente in una moschea.
La Fondazione potrà, a seconda dei progetti, assicurare un finanziamento parziale o totale, nonché garantire prestiti. “La comunità islamica desidera poter disporre di veri e propri luoghi di culto, e non più di vetuste sale di preghiera sistemate alla meno peggio” hanno ribadito infatti rappresentanti del Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm). Tali dichiarazioni hanno suscitato ovviamente tutta una serie di reazioni: alcuni sindaci, per esempio, si sono già impegnati ad accogliere una moschea nel proprio comune, talvolta solo a scopo elettorale, come è successo per le ultime municipali a Bagnolet, nel dipartimento della Seine-Saint-Denis, nei pressi di Parigi, dove risiede una forte comunità musulmana. Altri sindaci, per gli stessi motivi elettorali, hanno espresso forte contrarietà alla presenza di moschee sul territorio del proprio comune.
Oltre al finanziamento dei luoghi di culto la Fondazione intende anche sostenere economicamente la formazione degli imam e facilitare il buon funzionamento del Cfcm e dei Consigli regionali del culto musulmano (Crcm). Sino ad oggi il Cfmc non ha né sede sociale né amministrazione. Stessa situazione per i Crcm, che non possiedono locali propri. In futuro entrambi potranno chiedere quindi alla Fondazione un budget di funzionamento.
http://www.ilpassaporto.kataweb.it/d...p?id=27935&s=0
Se sapete quali sono le aziende...


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