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  1. #1
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    Predefinito Uno dei fallimenti italiani

    ROMA - ''Debbo ribadire che se le circostanze mi costringessero a scegliere tra l'incolumita' degli operatori di polizia e la presenza del pubblico alle manifestazioni calcistiche, non esiterei un istante a far chiudere gli stadi piu' a rischio''. Ad affermarlo e' il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu che giudica ''intollerabile'' il bilancio della violenza negli stadi della trascorsa domenica.

    ''Mentre l'Italia offre al mondo dimostrazioni di civilta' - sottolinea il ministro dell'Interno - negli stadi torna a scatenarsi la violenza piu' becera''. ''In occasione delle partite di calcio Lazio-Livorno, Palermo-Messina, Perugia-Ternana e Cavese-Juve Stabia - aggiunge Pisanu - si sono viste all'interno e all'esterno degli stadi barbarie di ogni genere che hanno duramente impegnato le forze dell'ordine. ''Alla fine della giornata si sono registrati 17 arresti in flagranza, 259 denuncie a piede libero e, purtroppo, il ferimento di ben 85 operatori delle forze dell'ordine''. ''E' un bilancio intollerabile''.

    ribadisce il ministro. ''Ancora una volta - aggiunge - risulta evidente che per arginare la violenza non bastano le sole misure di ordine e sicurezza pubblica, ma occorre anche il conributo rigoroso e determinato delle stesse societa' e, soprattutto, degli organi della giustizia sportiva''. E conclude: ''se le circostanze mi costringessero a scegliere tra l'incolumita' degli operatori di polizia e la presenza del pubblico alle manifestazioni calcistiche, non esiterei un istante a far chiudere gli stadi piu' a rischio''.

    ---------------------------------------------------------------------------------

    E' 30 anni, 30 anni! che esiste il problema della violenza negli stadi ed è 30 anni che si fanno due cose: 1) parole 2) scatenare reparti di ultras in divisa che, forti di scudo, manganello (utilizzato al contrario così da colpire con l'estremità in ferro), imbottitura, gas lacrimogeni, alimentano disordini altrimenti contenuti, picchiano come fabbri ferrai e si fanno medicare al pronto soccorso spacciando graffietti e screpolature per ferite.
    Lungi da me giustificare gli ultras violenti, sia chiaro, ma chiudere con un decreto gli stadi di intere città, come se questa invece che una resa fosse la soluzione, mi sembra sconsiderato e assurdo.
    Se lo Stato ha fallito, e certamente ha fallito, faccia un passo indietro per davvero. Responsabilizzi le società, responsabilizzi il mondo del calcio, responsabilizzi le città e vedrà che, in sua assenza, oltre a far risparmiare i cittadini, le soluzioni verranno a galla.

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  2. #2
    piemonteis downunder
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    >2) scatenare reparti di ultras in divisa che,
    >forti di scudo, manganello (utilizzato al
    >contrario così da colpire con l'estremità in
    >ferro), imbottitura, gas lacrimogeni,
    >alimentano disordini altrimenti contenuti,
    >picchiano come fabbri ferrai e si fanno
    >medicare al pronto soccorso spacciando
    >graffietti e screpolature per ferite.

    Qualcuno potrebbe anche sostenere che e' esattamente
    la stessa tattica adottata per il G8 nella tua citta'....

  3. #3
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    In origine postato da aussiebloke
    >2) scatenare reparti di ultras in divisa che,
    >forti di scudo, manganello (utilizzato al
    >contrario così da colpire con l'estremità in
    >ferro), imbottitura, gas lacrimogeni,
    >alimentano disordini altrimenti contenuti,
    >picchiano come fabbri ferrai e si fanno
    >medicare al pronto soccorso spacciando
    >graffietti e screpolature per ferite.

    Qualcuno potrebbe anche sostenere che e' esattamente
    la stessa tattica adottata per il G8 nella tua citta'....
    Genova, nel 2001, non è stata solo vittima dei no-global, ma anche dello Stato italiano. I verbali della Diaz parlano abbastanza chiaramente. Il tutto, naturalmente, sulla pelle della città e dei suoi abitanti.
    Comunque è 15 anni che frequento stadi, e spesso vado anche in trasferta. Direi che ho avuto modo di farmi un'idea piuttosto precisa in merito. Senza minimizzare la presenza di teste calde, non si può più tacere che olte tensioni, da cui poi scaturiscono incidenti, nascono dall'atteggiamento ottuso e arrogante delle forze dell'ordine. A volte emerge anche il sospetto che certi comportamenti provocatori siano premeditati.
    Sia come sia, sfido chiunque a pensare che le forze dell'ordine, invece che da ragazzi pari pari agli ultras, che hanno scelto il manganello come utensile di lavoro,siano composte da schiere di arcangeli e cherubini.
    Pisanu dice di voler garantire l'incolumità dell'ultimo dei poliziotti. Inizi a garantire l'incolumità di tutti i tifosi educando la celere a non comportarsi come un reparto speciale sudamericano.

  4. #4
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    Da Il Tirreno del 12/04/05:


    "Gli ultrà denunciano: calci e manganellate

    La versione dei giovani fermati: né acqua né cibo, botte a chi si appisolava

    «Ci hanno umiliati ed offesi: dalla stessa bottiglietta, riempita da un rubinetto, abbiamo bevuto in duecento»

    LIVORNO. La rabbia corre lungo quel binario, e a ogni treno che si ferma c’è chi cerca un volto, il figlio, il fratello, l’amico. La preoccupazione raccolta in una pensilina di una giornata quasi invernale. I telefonini non squillano più, le batterie si sono scaricate. Il treno scende pochi reduci, 23 alle 16.40, nessuno alle 16.49, alle 17.57. Tre persone scendono dal rapido delle 18.40. «Sono ancora quasi tutti laggiù».
    Raccontano quello che è stato un brutto incubo. Qualcuno raggiunto per telefono ancora a Roma, gli altri scesi dal treno. Dicono tutti la stessa cosa: «Ci hanno umiliato, picchiati, offesi. E la città ci ha abbandonati».
    Stefano Cambi, dipendente di un’impresa, non ha problemi a dare nome e cognome. «E’ la verità. Sono le sei del pomeriggio, ho passato ventidue ore in quella stanza. Non sapevamo neppure dove ci avevano portati, chi diceva all’Aquila, chi a Latina. Solo nella tarda mattinata abbiamo capito di essere vicini a Roma, alla città, in un centro per gli immigrati, trattati molto peggio degli immigrati. Sono uscito e dentro ne ho contati ancora 121». Erano le 18 di ieri. Più della maggior parte erano ancora bloccati dentro, in mano alla polizia. «Alla stazione», dice ancora Cambi, «è successo il finimondo. Ce le hanno date di santa ragione, poi tutti sdraiati in terra, sotto la pioggia. Io ho un occhio malmesso, ho perso sangue dalla testa. Manganellate, date col manico per fare male. Poi gli sputi, le offese, “comunisti, ve lo facciamo vedere noi, questo giorno non lo dimenticherete più”. E ancora botte. Poi tutti negli stanzoni, senza acqua né bagni. Dalla stessa bottiglietta, riempita dal rubinetto, abbiamo bevuto in duecento persone. Per chi si appisolava, sdraiato come un barbone, calci allo stomaco, dati con gli anfibi. Non era permesso chiudere gli occhi».
    Sul binario 3 c’è il padre di un ragazzo, Dario, poco più che vent’anni. Il padre si chiama Vinicio S. - «non voglio il cognome sul giornale» - si raccomanda. Porta un cappellino bianco per ripararsi dal freddo. «Ho sentito Dario prima che entrasse allo stadio, all’una di domenica. Poi alle 3. Mi ha detto che gli avevano tolto sciarpe e striscioni. Anche quello del Moby Prince. Poi l’ho chiamato la sera, quando ho sentito in tv degli scontri. Mi ha detto che era in caserma. Stamani (ieri per chi legge ndr) la moglie di un amico mi ha detto che Dario l’avevano portato in ospedale. Ora sono qui che lo aspetto. La polizia mi ha solo detto che non è tra gli arrestati. Il telefonino è scarico. Non ho saputo più niente». Arrivano i primi treni, Dario non c’è.
    Malconcio è anche il marito di Daniela Borrelli, lui ha 29 anni. «Li tenevano in caserma e non volevano dire niente. Lui voleva andare in bagno, gli hanno dato una bottiglia vuota: “Falla qui dentro”. Me lo ha detto lui al telefono. Mi ha raccontato delle botte e dei calci a chi si addormentava, del divieto di telefonare. Parole sue: scene che avevo immaginato nell’anno 1945».
    Poche notizie di Simone Bruna, uno degli ultimi a lasciare il casermone, ieri a tarda sera. E anche lui racconta la solita storia, i soprusi subiti, le umiliazioni, gli sputi. Le botte, tante. «La carica», dice, «dentro al vagone del treno, dopo che la polizia aveva sfondato i vetri e lanciato dentro i fumogeni. Tutti raccolti in un vagone. E senza alcun motivo».
    Dal treno da Roma delle 16.40 escono alcuni tifosi rilasciati. Poca voglia di parlare. Qualcuno ha sul volto e sulla testa i segni delle manganellate. E sulla testa dei ragazzi i segni sono inequivocabili. "
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  5. #5
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    Non mi stupisce il racconto dei livornesi malmenati. e parlo perchè anch'io ho vissuto un'esperienza simile in trasferta a Bergamo con tutto il settore sequestrato dalla polizia.
    cmq il fatto è che la sicurezza degli stadi deve essere affidata alle società! è impensabile debba pagare lo stato ogni domenica per delle semplici partite di calcio ! quindi si responsabilizzino le società calcistiche !

    e lo dice uno che ancora adesso ha l'abbonamento in curva!

  6. #6
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    La violenza negli stadi è iniziata dopo il 1968 e da allora è sempre stata utilizzata da gruppi pseudopolitici e la cosa stà peggiorando, ma come mai incidenti negli stadi padani occupano le pagine dei giornali con commenti denigratori e quando avvengono nel sud ci si limita alla presenza di simboli nazifascisti e raramente comunisti come se i tifosi violenti non fossero dei delinquenti a tutte le latitudini?
    Speriamo che non ci siano i soliti fessi al derby Atalanta Brescia.
    PADANIA INDIPENDENTE

  7. #7
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    In origine postato da El Milanes
    La violenza negli stadi è iniziata dopo il 1968 e da allora è sempre stata utilizzata da gruppi pseudopolitici e la cosa stà peggiorando, ma come mai incidenti negli stadi padani occupano le pagine dei giornali con commenti denigratori e quando avvengono nel sud ci si limita alla presenza di simboli nazifascisti e raramente comunisti come se i tifosi violenti non fossero dei delinquenti a tutte le latitudini?
    Speriamo che non ci siano i soliti fessi al derby Atalanta Brescia.
    PADANIA INDIPENDENTE

    intanto i soliti fessi sono a Milano.....

  8. #8
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    Non cambio la mia opinione in merito. Stasera Milano, spiace dirlo, ha mostrato l'altra faccia della medaglia. Consola, si fa per dire, il fatto che è la Milano che sventola il tricolore col fascio littorio, la Milano vicino all'area nazional-popolare. Ma nel complesso una gran figura di merda per una Padania più che mai italianizzata.

  9. #9
    piemonteis downunder
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    Che tristezza....

    Se i milanesi usassero le stesse energie e senso
    di (chiamiamolo cosi') appartenenza contro roma anziche'
    fra due squadre di calcio.... ok, non sono veri milanesi, sono
    in gran parte melanesi 200% (senza offesa per la Melanesia).

    A Barcellona, dove c'e' una sola grande squadra,
    la rivalita' calcistica Barca-Real ha sempre aiutato l'identita'
    nazionale catalana. A Milano invece la rivalita' Milan-Inter
    sembra che spinga in senso opposto...a chi si comporta
    in modo piu' itagliano...


 

 

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