La Giunta: non sono ancora trascorsi dieci anni dalla scomparsa dello scrittore
Sergio Atzeni, scuola negata
Tecnico 2, no del Comune alla nuova intitolazione
Sergio Atzeni dei giri del nulla o molto nell'infinito cielo magari ci ride su, uno come lui che in vita amava definirsi «sardo anarchico, randagio» non può dare peso alla decisione della Giunta comunale di non concedere il benestare per intestargli una scuola cittadina. "Diniego", gli assessori si sono serviti di un borbonico bollo unto di inchiostro grasso per stoppare la volontà del consiglio di istituto del Tecnico 2 e ancora prima della maggioranza dei ragazzi. La memoria richiede passaggi alti, quando si tratta un personaggio come lo scrittore Sergio Atzeni si impongono altre considerazioni che non siano quelle del burocratese preferito dagli assessori comunali per dare un senso al loro niente. Una delibera spinta sotto il vuoto assoluto dopo un inizio ricco di incoraggianti prospettive. Il consiglio di istituto del Tecnico commerciale numero 2 delibera di intitolare l'istituto allo scrittore sardo Sergio Atzeni. Vorrebbe farlo nel decennale della istituzione ma la Provincia impone passaggi che portano all'intitolazione: Comune e prefetto. «Qualcuno l'ha fatto notare, ci siamo documentati e la questione è stata girata a chi di competenza», osserva il presidente della Giunta Mario Diana. Dall'Istituto tecnico aggiungono: «La decisione di intestare la scuola è stata assunta dal consiglio di istituto dopo che la maggioranza degli studenti, interrogati su una serie di nomi, si era espressa per Sergio Atzeni con una serie di motivazioni importanti». Una cosa è volere, altra evidentemente potere. La intitolazione di scuole, aule scolastiche e altri locali alle scuole stesse impongono il parere del Prefetto e della Giunta comunale, legge 1.188 nientepopodimeno che del 23 giugno 1927. Roba dell'altro ieri, adatta ai tempi ma quella è. Purtroppo, o meno male, dipende se si vuole o meno entrare nei particolari oppure tagliare corto per liberarsi delle carte. Dice questa legge che «nessuna strada, piazza, lapide può essere dedicata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni». È in facoltà del ministero dell'Interno consentire la deroga in casi eccezionali, quando si tratti di persone che abbiano «benemeritato la nazione». La Giunta neppure discute sulle benemerenze letterarie di Sergio Atzeni, non sanno o se lo sanno se ne guardano bene dal mettere nero su bianco per citare i dieci straordinari libri di un sardo aperto al mondo, di uno che ha raccontato l'Isola come pochi altri, che ha tradotto una immensità di libri. Almeno dirlo, se non altro questo. Invece se la cavano dicendo che «l'amministrazione non è concorde con la volontà espressa dal consiglio di istituto di intitolare la scuola allo scrittore Sergio Atzeni in quanto lo stesso è deceduto da meno di dieci anni». A parte che sbagliano anche il mese in cui Sergio venne ingoiato dal mare alla Conca di Carloforte, un pomeriggio di libeccio e di correnti fredde. Era il 6 settembre 1995 e non il 6 novembre. Dimenticare la data può succedere, salvarsi in angolo per sei mesi (non otto) può essere peccato, se però esiste anche il resto è peccato mortale. I Ds in una interpellanza chiedono com'è che questa stessa Giunta il 27 maggio 2003 ha intitolato una spazio verde allo storico Renzo De Felice che è morto meno di dieci anni fa, salvo errore il 1996. «Non lo sapevo neppure. In Giunta abbiamo preso atto dei problemi sorti in Provincia e visto che non erano trascorsi dieci anni abbiamo dato parere contrario», replica l'assessore alla Cultura Giuliano Uras. Ma perché De Felice sì e Atzeni no? Questione di colore, di regione o di opinione? A domanda nessuno risponde. Per memoria caso mai dovessero gli amministratori tornaci su, l'istituto statale di Capoterra nel 2004 ha deciso il cambio di denominazione da "Leonardo da Vinci" a "Sergio Atzeni" con parere favorevole del Comune e della Prefettura. Che Capoterra sia il paese di nascita di Atzeni non dice proprio nulla, i dieci anni valgono lì come a Oristano. Dovunque. Si dovrebbe ricordare chi era Sergio Atzeni, quale Sardegna ha raccontato, quali i suoi personaggi. Libri come "L'apologo del giudice bandito", "Il figlio di Bakunin", "Passavamo sulla terra leggeri", "Bellas Mariposas" hanno tolto polvere alla Sardegna. La vita, le storie, la dignità, il suo essere sardo senza riserve. Intransigente con «chi fa gazzosa», indifferente con i fabbricatori di targhe a piacimento. Antonio Masala
12/04/2005
Oristano e Provincia Pagina 21
«Mariano IV? Ma chi era costui?»
Personaggi storici, scrittori contemporanei o ricchi possidenti. Tutti illustri sconosciuti, per lo meno per molti studenti. Per loro, esperti di internet e delle ultime tecnologie, Mariano IV, Sergio Atzeni (a questo scrittore si intenderebbe intitolare l'Itc 2) e don Deodato Meloni sono soltanto i nomi delle rispettive scuole. Quasi delle sigle da affiancare al titolo generico di ciascun istituto, nulla di più. Pochissimi sanno chi erano veramente questi personaggi. Mariano IV? «So che a lui è intitolata la nostra scuola ma non so niente di preciso - dice Gaia Carta, 19 anni, 5ª F del liceo Scientifico - Credo che abbia contribuito alla storia di Oristano ma non sono particolarmente informata». Evviva la sincerità di ragazzi che in storia sarda forse zoppicano un po'. «Non ho idea di chi fosse Mariano IV», aggiunge Stefano Camedda, 17 anni della 4ª E mentre Isaia Contu di Morgongiori della 3ª D azzarda un'ipotesi: «So che è un personaggio storico e potrebbe avere qualche legame con Eleonora». Il resto è un mistero fitto. Tra alcuni ragazzi dell'istituto Agrario di Nuraxinieddu non va meglio. Sanno tutti che la scuola è intitolata a don Deodato Meloni, ma poi si perdono. «Ha dato il nome a questa scuola ma non saprei proprio dire chi era o che cosa ha fatto», ammette Raffaele Carta, 19 anni, 5ª B. Gli fa eco il compagno di classe Samuele Balliana che alla domanda sull'identità di don Deodato Meloni quasi cade dalle nuvole. «A lui hanno dedicato l'istituto ma il motivo non lo conosco affatto». In soccorso arrivano Stefano Leoni e Pietro Sulas della 5ª B che fanno sapere che «Deodato Meloni non era certo un prete. Era un ricco possidente che aveva dato un contributo per la scuola». All'Istituto tecnico commerciale 2 gli studenti sono ben informati su Sergio Atzeni «ma solo perché ne abbiamo parlato qui a scuola durante i dibattiti per scegliere il nome da dare al nostro istituto», spiega Monica Dessì, di Villaurbana studentessa della 5ª E. «È uno scrittore sardo morto dieci anni fa», continua Nicola Spanu di Cabras della 4ª E. Tanti confessano di non aver mai sentito il nome di Sergio Atzeni «prima che ne parlassimo con gli insegnanti per la possibilità di intitolargli la scuola», dicono Roberta Scanu, 2ª Igea e Daniel Tratzi della 3ª E. I dibattiti, quindi, sono serviti. Anche se il Comune ha bocciato la scelta del Consiglio d'istituto, adesso studenti e persino molti insegnanti hanno arricchito le loro conoscenze. «Sì, adesso so che Sergio Atzeni è un grande scrittore sardo contemporaneo», osserva Andrea Piras, di Siamaggiore, 1ª Igea. (v. p.)
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