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    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    Per capire davvero l’improvvisa debolezza del
    governo Berlusconi e la defezione del suo elettorato, bisogna stagliarla sullo
    sfondo della crisi economica globale. <BR>In Occidente, un metalmeccanico costa
    20 dollari l’ora. In Cina, 75 centesimi di euro. Da quando India e Cina sono
    entrati nella competizione mondiale senza limiti né regole (nemmeno di dazi e
    quote), è come se i due vasi salariali fossero divenuti comunicanti. Il livello
    dei salari tende a pareggiarsi. Il che significa che i nostri caleranno verso
    quelli cinesi, mentre quelli cinesi aumenteranno. Naturalmente, per un essere
    umano, è molto diverso trovarsi nella zona del mondo dove i salari tenderanno ad
    aumentare – accrescendo speranze, occasioni d’occupazione e prospettive vitali –
    o dove sono storicamente destinati a calare: non foss’altro perché i prezzi non
    calano con la stessa rapidità delle paghe, in questa parte del mondo si
    sperimenta il rincaro della vita, l’impoverimento, la perdita di lavoro e di
    speranza. <BR><BR>Questo sta già avvenendo. E in Italia, paese largamente ancora
    manifatturiero (e quindi più esposto alla competizione delle manifatture
    cinesi), le famiglie già sperimentano questo effetto storico: i figli, quando
    trovano lavoro, ne trovano solo di precario, temporaneo, e peggio pagato di
    quello dei padri. La gente si adatta a poco a poco a ridurre le spese
    comprimibili, a un quadro di vita più meschino e a un futuro che sente sempre
    più incerto. Il mitico dogma di Adam Smith, secondo cui la competizione globale
    fa calare i prezzi</B><I> “a vantaggio del consumatore”</I><B>, non si produce
    affatto. <BR>La Cina ci vende camicie da donna di seta a 1,6 euro a capo: ma il
    consumatore italiano continua a pagare la camicia 30 o 90 euro. La Merloni
    produce in Cina le sue cucine, ma non risulta che i prezzi per noi siano calati
    in modo sensibile; e così via. La concorrenza cinese non fa che aumentare i
    margini di profitto indebito per gli imprenditori e i mediatori, senza produrre
    il calo dei prezzi. La disparità ormai troppo visibile tra neoricchi e nuovi
    poveri inasprisce la gente tartassata. <BR>Pare che il 60 per cento dei mutui
    casa non vengano pagati; i debitori, le famiglie, si sono messi in mora per
    impossibilità, e le banche creditrici non fanno quel che la legge consente loro
    – sequestrare il bene immobile ipotecato – per non far crollare il mercato
    immobiliare, e per non dover esse stesse dichiarare il fallimento. <BR>Tutto
    ciò, anche se la gente non lo sa chiaramente, crea un clima: in cui l’ottimismo
    del Berlusca suona falso e offensivo, le sue </B><I>“ricette”</I><B> (dal Ponte
    di Messina all’alta velocità alla riduzione minima delle imposte) non
    rispondenti al problema urgente.<BR><BR>In realtà, nemmeno la parte avversa, la
    </B><I>“sinistra”</I><B>, ha una qualche soluzione al problema – che è storico,
    ineluttabile e pan-europeo – anzi non ha lo straccio di un programma. Ma la
    sinistra rappresenta un </B><I>“blocco sociale”</I><B> molto più cosciente di sé
    e dei suoi interessi, che non la costellazione sociale che si sente (sentiva)
    rappresentata dal Cavaliere <BR>In Italia, infatti, esistono due blocchi sociali
    contrapposti. Il primo, è composto da coloro che i soldi allo Stato li danno, i
    lavoratori del privato e i contribuenti; il secondo, molto più coeso e potente,
    è formato da tutti coloro che i soldi dallo Stato li prendono. E tanti.<BR>Il
    primo (noi, voi), esposto alla concorrenza mondiale, vede diminuire il suo
    potere d’acquisto. Ma continua a pagare, con risorse sempre minori, sempre più
    tasse e tariffe incomprimibili (assicurazioni auto, elettricità, canoni
    telefonici). Ciò, perché il secondo gruppo sociale – quelli che i soldi dallo
    Stato li prendono – ne pretende sempre di più. E, protetti dalla concorrenza
    mondiale, sanno fin troppo bene difendere le loro pretese corporative. Gli
    statali pretendono aumenti del 5%, superiori all’inflazione, là dove i privati
    devono star contenti per il solo fatto di non essere licenziati; hanno leve di
    potere reale, e le usano a loro esclusivo vantaggio contro il resto della
    popolazione. <BR>La </B><I>“sinistra”</I><B> è, essenzialmente, il braccio
    politico di questi ceti parassitari strapagati: statali, parastatali, funzionari
    pubblici di ogni livello (dai pagatissimi magistrati ai miliardari grand-commis)
    sanno benissimo che per loro un governo Prodi è la garanzia che i loro privilegi
    indebiti saranno garantiti. <BR>Per contro, la </B><I>“destra”</I><B> non è –
    non riesce ad essere – la rappresentanza politica di </B><I>“coloro che i soldi
    allo Stato li danno”</I><B>. Perché nel Polo ci sono partiti come quello di Fini
    e di Follini: che si sono ridotti - e sono contenti - a rappresentare gli
    interessi dei piccoli statali meridionali, che si sentono minacciati dal
    privatismo (all’acqua di rose) di Berlusconi e Bossi. Berlusconi ha o aveva un
    progetto per il Paese – discutibile, oggi superato, ma l’aveva. I suoi alleati
    non hanno alcun progetto, se non quello di coltivare le loro clientele di
    maestre e di uscieri delle Poste. Categorie a cui anche i capi di questi partiti
    appartengono personalmente.<BR><BR>In questo senso, è tristemente ironico
    apprendere, dal Corriere di domenica, che Follini intima a Berlusconi
    </B><I>“stop ai tagli alle tasse”</I><B>. Come deputato, Follini riceve da noi
    contribuenti, diciamo, un 20 milioni di lire mensili. Ma in più sua moglie, tale
    Elisabetta Spitz direttrice del Demanio, che nel 1999 guadagnava 137 milioni di
    lire l’anno, oggi guadagna 320 mila euro. Paga sestuplicata. E insieme, i due
    coniugi portano a casa una cifra mensile, che è pari a quello che ricevono in un
    anno cinque o sei pensionati minimi. Per forza Follini è contrario ai tagli
    sulle imposte di noi contribuenti: perché è da lì che viene la sua ricchezza.
    <BR>Come diceva Marx, </B><I>“è l’esistenza che crea la coscienza”Se
    vivi da ricco e al riparo dalle dure leggi del mercato, non capirai mai chi è
    esposto all’impoverimento e alla concorrenza. Se, come D’Alema, possiedi uno
    yacht da 900 mila euro, non sei più un portavoce della sinistra
    operaia”ma della ripugnante >“sinistra dei
    panfili”Concludo. Un progetto per il Paese, oggi, deve partire
    dalla coscienza di questo antagonismo di classe fra sfruttati (noi) e
    sfruttatori (loro), tra garantiti con paghe in crescita e non garantiti (noi)
    con paghe calanti; tra parassiti (loro) e utili lavoratori, vessati dalla
    competizione mondiale e da lorsignori. <BR>La riduzione dei parassiti, è il più
    urgente dei progetti politici italiani. Ma Berlusconi non ha avuto il coraggio
    di lanciare questo progetto quand’era forte, figurarsi ora che è debole.

  3. #3
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    Predefinito

    Pat Buchanan, cattolico americano, columnist di
    valore ed ex candidato presidenziale, ha scritto un promemoria per il futuro
    Papa. Assai sgradevole ma ben documentato.<Dal Concilio Vaticano II, 40
    anni fa, ecco a cosa si è ridotto il cattolicesimo in Usa:</Il
    numero dei preti è passato da 58 mila a 45 mila. Nel 2020 saranno 31 mila e metà
    di loro avrà più di 70 anni.<BR><BR>• Nel 1965 furono ordinati 1757 nuovi
    sacerdoti. Nel 2002, il numero è sceso a 450. Circa 3 mila parrocchie non hanno
    prete.<Tra il 1965 e il 2002, il numero dei seminaristi è calato del
    90%: da 50 mila a 4700.<>• Il numero delle suore è calato del 60% dai
    tempi del Vaticano II. Quelle rimaste hanno l’età media di 68 anni.<BR><BR>• Il
    numero di giovani che studiano da gesuiti è sceso del 90 per cento. Gli ordini
    religiosi stanno scomparendo dall’America.<BR><BR>• Quasi metà delle scuole
    cattoliche aperte 40 anni fa hanno chiuso. E che cosa insegnano? Solo il 10% dei
    docenti in tali scuole accettano l’insegnamento della Chiesa sulla
    contraccezione, il 53% credono che una donna possa abortire e restare una buona
    cattolica, il 65% sono per il divorzio. Il 70% dei cattolici americani pensa che
    l’Eucarestia sia solo un <I>“ricordo”</I> dell’Ultima Cena.<Prima del
    Concilio, tre cattolici su quattro andavano a Messa la domenica; oggi solo uno
    su quattro.<>Questa devastazione, dice Buchanan, è avvenuta durante il
    pontificato di Paolo VI e di Giovanni Paolo II. Che cos’era avvenuto invece nei
    35 anni precedenti il Concilio, 1930-65, nel periodo in cui il pontificato
    centrale fu quello di Pio XII?<BR>In quel periodo, il numero di preti, e di
    fedeli, raddoppiò in America. La Chiesa godeva di enorme prestigio e popolarità;
    venivano aperte scuole cattoliche a catena. Si parlava, allora, del
    </B><I>“Catholic Moment”</I><B> in Usa. <BR><BR>E’ purtroppo certo, dice
    Buchanan, che il tragico mutamento dall’espansione al declino coincise con il
    Concilio. Chi difende il Concilio nega che ci sia una relazione tra le sue
    </B><I>“riforme”</I><B> e </B><I>“aperture”</I><B> e la devastazione che ne
    seguì. Ma è innegabile che le promesse del Concilio, pomposamente salutato dai
    cardinali come </B><I>“nuova Pentecoste”</I><B> (una nuova discesa dello Spirito
    Santo sulle loro teste), non si sono proprio avverate. Eresie, incredulità e
    defezioni da modernismo, che hanno travagliato la Chiesa da allora non hanno
    potuto essere arginate né da Paolo VI, né da Papa Wojtyla. La Chiesa, conclude
    Buchanan, </B><I>“richiede un nuovo Attanasio. Per quanto il Papa polacco fosse
    una brava persona, per quanto nobile la testimonianza della sua vita, la Chiesa
    attende ancora il suo vescovo”</I><B>. <BR><BR>Di fronte a queste cifre
    agghiaccianti – e in Europa ne circolano di molto simili – che cosa pensare
    della testarda ostinazione con cui la Chiesa istituzione continua a difendere il
    Concilio? Pare che agisca qui, più che lo Spirito Santo, un superbo orgoglio che
    vieta all’alto clero di confessare i suoi errori, le sue improvvide ancorché
    benintenzionate speranze. Il che è strano. <BR>Evidentemente, è più facile
    chiedere perdono per quello che hanno fatto altri Papi e antichi cardinali –
    scuse per Galileo, per aver pregato per la conversione degli ebrei, scuse per
    aver convertito gli aztechi – che delle proprie colpe e mancanze attuali. Specie
    se questo possibile mea culpa potesse portare critiche e rivolte, al contrario
    di quelli politicamente corretti, applauditi da media.

 

 

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