sul Corriere della Sera di ieri è uscito un'articolo di Galli Della Loggia che cita come esempio negativo delle cose da non fare proprio la candidatura di Laffranco (di AN) a presidente della Regione Umbra, e devo dire che pur detestando quel giornalista stavolta condivido al 1000 per cento quello che scrive. Inoltre chiunque vive in umbria non può negare la realtà dei fatti descritta. Ve lo riporto:
" Di Ernesto GalliDella Loggia.
La destra sta al governo come dentro un fortino. Pur disponendo dell’esercito numericamente più forte, vive nella condizione dell’assediato. Non riesce ad organizzare alcuna iniziativa di rilievo, alcuna sortita verso il mondo esterno, verso la società, dalla quale finisce per non ricevere alcuna fiducia innanzitutto perché non mostra di essere capace di dargliene. Sarebbe sbagliato oltre che ingeneroso dare la colpa di tutto ciò al solo Berlusconi. Anche per Alleanza nazionale e per l’Udc, infatti (della Lega è inutile parlare, dato il suo programmatico delirio «padano-centrico») anche per loro contano solo i propri gregari, i fedelissimi, quelli che sono i «nostri» da sempre.
Basta vedere quanto accade da anni nelle città, nelle province e nelle regioni: chiunque in periferia ricopra un incarico in un partito della destra si sente innanzitutto impegnato a cercare di impedire con tutte le proprie forze che si apra il minimo spiraglio a qualche faccia nuova, che si faccia posto a chi non è già dentro la piccola nomenclatura locale di partito. In Umbria, tanto per fare un esempio, si è arrivati addirittura alla ereditarietà delle cariche e delle carriere: è stato presentato come candidato alla presidenza della Regione un tal Laffranco solo perché «il padre era un grande amico di Gianfranco Fini» (questa la motivazione più sentita) ed era riuscito da tempo a trasmettere al figlio il proprio ruolo politico. Inutile dire che è stato sconfitto conquistando il record negativo di voti ottenuti da un candidato della Casa delle Libertà da Torino a Reggio Calabria."




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