Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito La scuola privata conviene ai poveri

    A favore della libertà di scelta
    di Alberto Mingardi - Libero
    11/04/2005

    Sull'ultima pagina della rivista “Reason”, questo mese c'e' una pubblicita' che vale un romanzo. Sono due donne di Pensacola, Florida, madre e figlia, che di nome fanno Tracy Richardson e Khalia Clanton. Tracy abbraccia Khalia e guarda l'obiettivo, mostra un sorriso senza paura e senza boria. Si legge: “i sindacati degli insegnanti volevano tenere mia figlia in una scuola pubblica monopolistica e cadente. Ma in nessun modo le avrei fatto perdere l'opportunita' di avere una buona istruzione. Io combatto per la liberta' di scelta”. La pagina è frutto dell'avventurosa generosita' di un think tank votato all'espansione della sfera dei diritti individuali, ma racconta soprattutto lo sforzo di una societa' che non si arrende. Chissa' quando la troveremo, su un giornale italiano, una reclame cosi'. Negli Stati Uniti, il movimento della “school choice” e' sempre piu' animato da uomini e donne provenienti dai ceti umili. L'incapacita' dello Stato di offrire un servizio consono alle aspettative delle famiglie e' tanto piu' evidente e preoccupante se si guarda alla situazione dei meno fortunati. I distretti segnati da una diffusa poverta' e alti tassi di criminalita' difficilmente hanno scuole che non siano pessime. E la speranza di genitori che la vita ha posto innanzi a sfide difficili e' proprio quella, umanissima e comprensibile, di trovare una via all'emancipazione dei propri figli attraverso un’istruzione migliore. L'educazione di Stato e' vista, tradizionalmente, come il veicolo attraverso il quale questo percorso si puo' compiere. E invece, a dispetto di una retorica pervasiva, l’interventismo pubblico e' controproducente anche in questo ambito. La concorrenza produce effetti simili in ogni campo: assicura un'offerta differenziata, fa si' che possano emergere prodotti adatti a tasche differenti, e spinge i prezzi ad assottigliarsi. Alla domanda di un’educazione la risposta piu’ appropriata puo’ giungere dal settore privato: che venga da istituzioni caritatevoli o da imprenditori alla ricerca di un profitto. Il sogno di una scuola libera, in America, appartiene soprattutto a donne di colore, determinate a strappare i loro bambini agli istituti pubblici locali, strutture spesso fatiscenti e talvolta focolai di criminalita'. Poter “investire” i soldi delle loro tasse in realta' diverse, anziche' vederli depauperati per puntellare un sistema fallimentare, e' un desiderio che pian piano diventa realta'. Del resto, gli insegnanti piu’ bravi cercano di divincolarsi, com'e' umano, da ambienti degradati e a rischio, finendo per approdare dove le condizioni lavorative sono loro piu’ gradite. Il privato puo' fare, e fa, molto, lavorando sul versante dei costi e degli sprechi, scrostando la patina di socialismo che ha avviluppato il settore dell'educazione, segnandolo delle stigmate dello statalismo. A cominciare dalla poca attenzione alle esigenze del consumatore, declassato a fruitore di un servizio sul quale non ha diritto di parola. Sono proprio i poveri che hanno piu' bisogno di concorrenza nell'educazione. I ricchi possono permettersi il lusso di inviare i propri rampolli lontano da casa, a frequentare scuole prestigiose. Le persone a basso reddito sono costrette a prendere cio’ che passa il convento, cioe’ lo Stato, vista la loro disponibilita’ finanziaria che e’ limitata anche, se non soprattutto, a causa dell’alto carico fiscale cui sono soggette. E poi c’è un fatto di liberta’. Le esigenze delle minoranze sono spesso diverse da quelle del grosso della popolazione. Cio' avviene sia per un bisogno di specificita', sia per una necessita' di integrazione. Tracy e Khalia combattono una battaglia che anche da noi meriterebbe di essere intrapresa. Costruire un'impalcatura per la liberta' di scelta e' una missione che politicamente puo' essere appetitosa, regalando un appiglio alle speranze di molti. Certo, la differenza abissale fra Europa e America si misura sul fatto che mentre, Oltreatlantico, queste speranze si declinano secondo il vocabolario della liberta', da noi non si capisce ancora che mercato e opportunita' non sono in contrasto. Se il centrodestra vuole provare la carta del rilancio, forse vale la pena ripensare il tema della liberta' educativa, anziche’ chiudersi a riccio nel clientelismo piu’ becero.

  2. #2
    Padania libera dai padioti
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    Sono d'accordissimo nel senso che lo stato dovrebbe solo garantire il diritto allo studio, ma non fornire insegnanti e strutture scolastiche.
    I costi sono enormi.

    Il problema è che chi ha tasche più larghe risulta avvantaggiato rispetto a chi ha tasche strette.Ma quì dovrebbe intervenire lo stato e pagare la differenza fra ciò che uno può pagare e quello che deve corrispondere all'istituto scolastico.

  3. #3
    Silvioleo
    Ospite

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    In origine postato da LosVonRom
    Sono d'accordissimo nel senso che lo stato dovrebbe solo garantire il diritto allo studio, ma non fornire insegnanti e strutture scolastiche.
    I costi sono enormi.

    Il problema è che chi ha tasche più larghe risulta avvantaggiato rispetto a chi ha tasche strette.Ma quì dovrebbe intervenire lo stato e pagare la differenza fra ciò che uno può pagare e quello che deve corrispondere all'istituto scolastico.
    se non ho capito male tu parli del famoso "buono" o voucher...ma anche li' ci sono dei problemi...certo sarebbe un passone avanti...che speravo questo governi ci potesse regalare...

  4. #4
    Padania libera dai padioti
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    Mettiamola così.Altrimenti come si fa ad assicurare un'istruzione identica per tutti ?

  5. #5
    Silvioleo
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    In origine postato da LosVonRom
    Mettiamola così.Altrimenti come si fa ad assicurare un'istruzione identica per tutti ?
    oddio,ma un'istruzione "identica" è proprio quello che non va oggi come oggi...ma che schifo...il problema dei buoni comunque è che essi costituiscono una possibile premessa alla totale ingerenza statale...i criteri di parificazione sarebbero infatti discrezionali...

  6. #6
    Silvioleo
    Ospite

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    guarda,ti riporto alcuni passi di "Lettera a un amico no-global" di Mingardi:

    "... Se il bene-educazione fosse lasciato al libero gioco degli interessi individuali,insomma al mercato,ne risulterebbe infallibilmente un' offerta diversificata e disomogenea.Non importa se migliore o peggiore,ma certamente + vicina ai bisogni ed alle necessità delle famiglie reali e,al loro interno,degli individui concreti,mentre la scuola pubblica non puo' che riflettere gli orientamenti ideologici della classe dirigente,raramente "laica" e "neutrale".C'è tuttavia un argomento a favore della scuola pubblica che sembra abbastanza convincente.E' l'idea che esista un "diritto all'istruzione" che sarebbe patrimonio di ogni membro della società: i + giovani avrebbero cioè diritto a ricevere un'educazione a spese della collettività.Qui ci aiuta Rothbard che spiega molto bene perchè,a rigore,di diritto non si possa parlare...scrive Rothbard:

    Riferirsi al diritto come a qualcosa che possa realizzarsi solo nella società industriale moderna non significa affatto fare riferimento a un diritto umano naturale...il "diritto" libertario alla proprietà di se' non implica che si debba coartare un gruppo di persone per garantire tale diritto a un altro gruppo.Tutti gli uomini possono godere al diritto della proprietà di se' senza che vi sia coercizione ai danni di qualcuno.Tuttavia,nel caso del diritto all'istruzione,esso puo' esistere solo se altri vengono costretti a fornirlo.Il "diritto" all'istruzione,a un lavoro,a 3 pasti etc. non è quindi insito nella natura dell'uomo,ma per la sua realizzazione necessita dell'esistenza di persone sfruttate,le quali sono costrette a fornire tale "diritto".

    Un diritto,per essere tale,dev'essere scolpito nella natura dell'uomo,deve sopportare il trascorrere delle epoche e dei tempi,non esserne schiavo.Il diritto all'educazione si configura come un portato del welfare state contemporaneo: dipende cioè da una politica dichiaratamente redistributiva.Appartiene alla cultura della modernità."

  7. #7
    Padania libera dai padioti
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    In origine postato da Silvioleo
    oddio,ma un'istruzione "identica" è proprio quello che non va oggi come oggi...ma che schifo...il problema dei buoni comunque è che essi costituiscono una possibile premessa alla totale ingerenza statale...i criteri di parificazione sarebbero infatti discrezionali...
    Ho capito siete amanti delle diseguaglianze.Anzi siete pianificatori delle diseguaglianze

    ahahaaargh che brutta parola pianificazione


    Insomma mi sembra un discorso un pò difficile da digerire quello dei libertari.

    Io credo che il diritto alle pari opportunità debba essere garantito proprio dallo stato.Altrimenti che ci sta a fare Solo a rompere i coglioni

    No credo che ci sia qualcosa di bacato nelle fondamenta nelle consideraizioni su cosa è o no è un diritto.

    In effetti se eliminiamo il diritto all'istruzione uguale per esempio creiamo una classe di privilegiati che sono tali solo per ereditarietà senza avere nessun particolare merito.

    MIca bella sta cosa insomma

  8. #8
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    In origine postato da LosVonRom
    In effetti se eliminiamo il diritto all'istruzione uguale per esempio creiamo una classe di privilegiati che sono tali solo per ereditarietà senza avere nessun particolare merito.
    Sottovaluti l'aspetto delle borse di studio che verosimilmente gli istituti metterebbero a disposizione degli studenti meritevoli per accaparrarseli.
    Detto questo, i difetti del buono-scuola li conosciamo, ma in un ambito dove l'ideologia egualitarista ha attecchito così tanto sarebbe una gran bella riforma.
    Formigoni l'ha fatto in Lombardia, a livello nazionale si latita.
    Vergogna per i finti liberali.

  9. #9
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    In origine postato da LosVonRom
    Mettiamola così.Altrimenti come si fa ad assicurare un'istruzione identica per tutti ?
    Lo stato deve garantire le pari opportunità non l'educazione identica per tutti perchè questa è nella libera scelta degli individui e delle famiglie

  10. #10
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    Identica da un punto di vista qualitativo ovviamente.

    Proprio a me vieni a parlare di pluralismo

 

 

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