n svende l'Italia per un ministero. Rimpasto, gli sconfitti al governo
di red
An svende l’Italia in cambio di un ministero. La crisi politica di maggioranza iniziata dopo la sconfitta elettorale si avvia alla mesta conclusione. Tramontano le elezioni anticipate, la svolta programmatica si riduce a un baratto. La Lega si tiene la devolution, Fini e Follini ottengono la riedizione del ministero per il mezzogiorno. «La devolution può essere salvata – conferma Gianni Alemanno - ma solo se c'è un accordo serio con la Lega per far diventare il Sud la principale priorità economico-sociale del nostro Paese». Per il Carroccio replica il ministro Roberto Castelli: «Sul ministero per il mezzogiorno si può discutere, non si discute sulla cassa per il mezzogiorno».
Dichiarazioni che vanno incontro alla proposta a cui sta lavorando in queste ore Berlusconi. Due nuovi ministri, per il Mezzogiorno e le Aree Urbane. Neanche un mini rimpasto, solo un piccolo ampliamento dell’esecutivo. L’idea del premier è questa, e appare sempre più concreta. Al vertice di maggioranza di giovedì 14 aprile il compito di ratificarla. Poi basterà un rapido passaggio in Parlamento, con la benedizione di alleati impotenti e confusi. Sono ancora possibili sorprese? Gianfranco Fini esita, la mossa di Berlusconi rischia di rendere il suo protagonismo post elettorale ancor più velleitario. L’Udc non pone ultimatum, ma affida una dura trattativa al segretario Marco Follini. Alla direzione nazionale di venerdì il compito di valutarne i risultati.
E i nomi da cooptare? Anche su questo Berlusconi spiazza i riottosi. Prima Francesco Storace, poi Raffaele Fitto, orfani delle presidenze di Lazio e Puglia sfilano nei saloni di palazzo Grazioli Ex governatori in udienza dal presidente del consiglio per sapere cosa li attende nel prossimo futuro. Berlusconi avrebbe pronta per loro una soluzione di prestigio: due poltrone ministeriali per zittire dissensi e malumori. A Storace andrebbe l’inedito ministero per le aree urbane, a Fitto addirittura il redivivo ministero per il mezzogiorno (in alternativa l’azzurro Miccicché). Insomma, un governo di trombati.




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