Un marocchino è stato ridotto in schiavitù da una famiglia di Valpelline
Napoleone Cunéaz, autotrasportatore di 65 anni, e la moglie Clelia Bredy, 52 anni, titolare di un'azienda agricola, entrambi di Valpelline, sono stati denunciati ed arrestati dai carabinieri della piccola località della Valle del Gran San Bernardo con le accuse di sequestro di persona, riduzione in schiavitù, lesioni, maltrattamenti, rapina, sfruttamento e lavoro nero. I militari hanno scoperto che avevano ridotto in schiavitù da un anno Ahmed Naghim, 33 anni, originario del Marocco, obbligandolo a lavorare nell'azienda agricola di famiglia, comprendente una quarantina di mucche e diversi altri capi di animali, migliaia di metri quadri di terreno e gli alpeggi 'Seuze' e 'Taverona' nella valle di Cogne.
I coniugi Cunéaz sono stati arrestati nella serata di sabato 9 aprile e detenuti nella casa circondariale di Brissogne. Naghim, finalmente libero, è stato ricoverato nell'ospedale di Aosta. Attualmente l'uomo si trova in una località protetta sotto la sorveglianza dei carabinieri.
Clelia Bredy, titolare dell'azienda dove era 'impiegato' l'uomoA far scoprire l'aberrante situazione, in una regione ai primi posti nelle classifiche per qualità della vita, è stato il fratello di Ahmed, Mohamed Naghim, 45 anni, da tempo immigrato in Valle, dove vive e lavora regolarmente, che da oltre un anno non ne aveva più ricevuto notizie. Giunto al numero 5 della frazione Lavod di Valpelline, alla richiesta di poter incontrare il fratello, l’intera famiglia Cunéaz, compresi il figlio Edy di 19 anni e la figlia di 16, denunciati a piede libero per aggressione e rapina, ha reagito con violenza, aggredendolo con bastoni, sottraendogli il portafogli con oltre quattromila euro e minacciandolo. L'uomo non si è perso d'animo ed ha chiesto aiuto ai carabinieri della caserma di Valpelline, che già stavano indagando sul caso, anche se tra numerose difficoltà, dovute all'estensione della zona ed al riserbo delle persone che, seppur indirettamente, ha 'protetto' la famiglia Cunéaz, molto conosciuta nella vallata.
Così, grazie alla denuncia di Naghim, si è potuta avviare un'indagine ufficiale e, dopo aver ottenuto l'autorizzazione alla perquisizione domiciliare da parte del pubblico ministero Luca Fadda, nella mattinata di sabato 9 aprile i militari dell'Arma, comandati dal maresciallo Paolo Morale, si sono presentati nell'abitazione di Napoleone e Clelia Cunéaz ed hanno effettuato diversi accertamenti. In una stanza chiusa a chiave dall'esterno hanno trovato Ahmed Naghim in precarie condizioni fisiche ed igieniche, oltre che in una grave condizione psicologica. Alla vista dei carabinieri che sono entrati nella sua stanza Ahmed non è riuscito a nascondere la paura. Per un anno, i suoi 'padroni' hanno infatti continuato a minacciare di denunciarlo ai militari a causa della sua posizione irregolare, dopo avergli sottratto il passaporto e la carta d'identità. Solo dopo, in caserma, lo sfortunato lavoratore ha capito la situazione ed ha cominciato a ringraziare i suoi liberatori, uno ad uno, con le lacrime agli occhi: «mi sembravano persone a posto, mi avevano offerto un buon lavoro, a contatto con la natura - ha raccontato l'uomo, con ancora indosso gli stessi vestiti di un anno prima, ridotti a stracci sporchi di letame - ma invece mi facevano lavorare diciotto ore al giorno, sempre sotto la loro sorveglianza e quando non lavoravo mi rinchiudevano nello stanzino da dove non potevo mai uscire. Non potevo lavarmi, non avevo la possibilità di pulire i miei indumenti, non potevo usare i servizi igienici nè l’acqua del fiume. Tutte le notti alle tre mi aprivano la porta per andare nella stalla a mungere. A colazione mi davano pane e latte a colazione, a pranzo pasta e pane e ogni tanto qualche avanzo per cena. Se chiedevo qualcosa, venivo picchiato, anche con bastoni, vanghe e rastrelli. Non mi hanno mai pagato per il lavoro e non sono mai scappato dall’azienda nè ho denunciato nulla alle autorità, perché avevo paura per la mia condizione di clandestino.».
Napoleone Cunéaz, il marito della donna e candidato alle prossime elezioni comunaliI coniugi Cuneaz, secondo quanto accertato dai carabinieri, che hanno definito la vicenda «incredibile, abominevole ed indescrivibile», costringevano Ahmed Naghim ad ogni tipo di lavoro e lo sottoponevano a indicibili costrizioni. La stanza dove veniva rinchiuso era priva di servizi igienici e di acqua corrente, riscaldata da una minuscola stufetta in ghisa. L'uomo dormiva su un vecchio materasso con qualche coperta lurida ammucchiata sopra e per le esigenze fisiologiche doveva far ricorso ad una bottiglia oppure di nascosto, quando era nella stalla, in mezzo agli animali.
Nella stalla i carabinieri hanno trovato anche un capriolo, tenuto clandestinamente in cattività, che è stato affidato al corpo forestale della Valle d'Aosta. Napoleone Cunéaz, oltre ad essere impegnato come coadiutore nell'azienda della moglie, è anche in lizza nelle prossime elezioni dell'8 maggio per il rinnovo del consiglio comunale di Valpelline. Il pm Fadda ha ha chiesto lunedì 11 aprile la convalida dell'arresto dei coniugi Cunéaz, e non è escluso che l'inchiesta porti ad altri arresti per reati collegati.
Per quanto riguarda il futuro di Ahmed Naghim, ora che il suo incubo è finito, i carabinieri cercheranno di far regolarizzare la sua posizione e di normalizzare, per quanto possibile, la sua vita, anche se definitivamente segnata da un'esperienza al di fuori di qualsiasi possibile comprensione.




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