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    Predefinito La figlia di De Gasperi

    Maria Romana De Gasperi: “All'Europa manca l’anima”

    da www.dilloadalice.it

    “I giovani studino la storia e si armino di coraggio, di iniziative e di idee. Cosa penso di eventuali modifiche della Costituzione Italiana? Prima di tutto viene la democrazia”. Intervista a Maria Romana, figlia del grande statista Alcide De Gasperi.
    Sabato scorso Maria Romana, la figlia del grande statista Alcide De Gasperi, era a Reggio Emilia ospite del convegno organizzato dai Lions della provincia di Reggio. Reggio nel Web l'ha incontrata prima del convegno pubblico.
    L'ultima volta che venne a Reggio Emilia dedicò il suo intervento ai giovani. Secondo lei come si rapportano oggi i giovani nei confronti della politica?


    L'esperienza che ho avuto, in particolare in questi ultimi due anni, mi ha fatto riscontrare da una parte una certa indifferenza e, d'altra, invece, una curiosità, un desiderio di capire. Non è facile aiutare i giovani su questa strada: prima di tutto bisogna chiedere loro qualche cosa di molto importante cioè di studiare la storia, poichè senza storia non si rinnoverà nulla e i giovani hanno bisogno di qualche cosa di nuovo. Oggi, in particolare, i giovani dovrebbero armarsi di coraggio, di iniziative, di idee nuove.


    Quali sono i messaggi principali che emergono dal suo libro “Mio caro padre”?
    “Mio caro padre” è una specie di lettera che scrivevo mio padre, per capirlo anch'io. Avevo lavorato molto sui libri, su altri problemi, sulle sue lettere, ma poi un giorno mi sono posta la domanda: ma in fondo che uomo eri? Come posso parlare di te? Così ho cercato di capire le cose essenziali della sua vita come uomo politico, perché ovviamente come padre le conoscevo bene. Come uomo politico ho riscontrato dei tratti che di solito non fanno parte della politica: non solo l'amore per gli altri, ma anche l'umiltà di dire “io sono al di sotto delle grandi idee che mi propongo, ma cerco di farle”.


    Secondo lei, l'Europa di oggi rispecchia l'Europa unita che auspicava suo padre?
    Direi che ne siamo ancora lontani. In quel momento si cercò di pensare all'Europa perché eravamo tutti molto feriti dalle guerre avvenute. L'unica cosa per non essere più in guerra fra noi era quella di metterci insieme, di unirci. Questa è stata forse la prima spinta iniziale. Successivamente nelle idee di mio padre c'era, oltre alla questione economica giusta e naturale, anche un senso di solidarietà che oggi sembra un po' mancare. Ho detto altre volte che a questa Europa che stiamo “fabbricando” manca ancora un'anima, qualche cosa che faccia capire, anche ai giovani, che cosa vuole dire una unità vera.


    Secondo lei perché sono stati necessari tutti questi anni, dalla morte di suo padre, prima di parlare di Europa?
    La difficoltà di collaborazione, di solidarietà soprattutto c'è sempre stata nel mondo. Già è un miracolo che ci si riesca a mettere insieme per volontà propria e non per ragione del più forte come è sempre stato fino ad oggi. Non bisogna però disperare. Purtroppo in questi anni sono forse mancati i grandi uomini di allora.


    Come valuta la possibilità di modifiche alla Costituzione Italiana?
    E' difficile esprimere un pensiero completo su questo. La
    democrazia ha una legge dove vincono i numeri e noi dobbiamo saperla rispettare, altrimenti tutto ci crollerebbe addosso. Che sia giusto o no, quando il numero c'è vuol dire che è un numero democratico e a questo in fondo noi abbiamo dedicato la nostra politica.


    Cosa intendeva suo padre quando parlava di principi democratici condivisi
    Si riferiva alle regole democratiche di chi lavora e non di chi contrasta, dando quindi un apporto diverso, propositivo e condividendo insieme i problemi. Certamente non è stato sempre facile e non lo è ancora. Il fatto di non essere ancora un'Europa politica oggi ci ha portati nella condizione di giudicare i fatti mondiali diversamente, non come europei, ma come nazioni ancora divise e questo certamente è un aspetto negativo per l'Europa di oggi.


    Che ricordo ha di Papa Wojtyla?
    Un ricordo bellissimo perché ho avuto la fortuna di incontrarlo la prima volta nel 1981, quando si incontrarono a Roma i rappresentanti dei partiti democratici cristiani del mondo per i 100 anni della nascita di mio padre. Il Papa fece un discorso molto toccante su De Gasperi, ricordo che quando mi prese la mano io volevo baciargli la sua, ma lui mise la mia mano fra le sue e sentii -come Lui del resto faceva con tantissime persone- un affetto fraterno, un sentimento da condividere. Poi l'ho visto in altre occasioni, l'ultima volta, purtroppo, quando era già molto colpito dal sua dramma fisico, nel 2002. E' stato un grandissimo Papa soprattutto perché ci ha insegnato ad ascoltare gli altri.


    Marina Bortolani

    •   Alt 

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  2. #2
    Lampo
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    Bella intervista !

  3. #3
    in silenzio
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    In origine postato da Lampo
    Bella intervista !
    Fabiostella: grazie per l'interessante trascrizione!
    Anche se l'unità politica europea è ancora lontana, è stato accettato il motto latino:
    "in varietate concordia", con le relative traduzioni in ogni lingua europea.
    Partendo da questo punto della scala evolutiva, propongo di :

    - studiare e insegnare la definizione:
    "architectura est firmitatis utilitatis venustatis pia ratio in bonum", per integrare quella in uso, risalente a Vitruvio (età augustea):
    "architectura est firmitatis utilitatis venustatis ratio"

    Come potete constatare, l'aggettivo "pia" connota una razionalità formata all'attenzione verso l'altro, derivando dal termine "Pietas" che si potrebbe definire il "sentimento del dovere", un "duty's feeling", ben diverso dall'atteggiamento razionalista che ha dominato il pensiero e la progettazione moderna.

    Grazie per l'attenzione !

    Maria Vittoria Cavina Saporetti

  4. #4
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    Vittoria hai un post privato..dagli un'occhiata

 

 

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