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Don Franco Barbero, il prete cacciato da Ratzinger: “Il papato impedisce la libertà nella chiesa”
Benedetto XVI. Parla il sacerdote dei gay: “La sua è la chiesa del ‘bussate e vi sarà chiuso’”
Don Franco Barbero è l’ultima e illustre vittima della repressione del cardinale Ratzinger prima di diventare Benedetto XVI. Il 25 gennaio 2003 la Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dal futuro pontefice, comminava a Barbero la “riduzione allo stato laicale” (o, come si dice comunemente, lo “spretava”), senza processo e senza possibilità di appello in quanto la condanna era emessa a nome del papa (Giovanni Paolo II). Barbero secondo l’ex Sant’Uffizio, si è reso colpevole di esprimere posizioni “in forte contrasto con la Sacra Scrittura, la Tradizione e il Magistero della Chiesa”. In realtà don Franco respingeva l’omofobia della gerarchia e benediva le unioni tra gay e lesbiche e ha celebrato matrimoni di sacerdoti. Sessantasei anni, da quarantadue sacerdote, don Franco anima dal 1973 la comunità cristiana di base a Pinerolo. Sostiene che bisogna reinventare il linguaggio per spiegare agli uomini d'oggi i principi dottrinali cristiani. Non condivide i grandi veti di Wojtyla su divorzio, contraccezione, omosessuali, celibato e donne prete e predica una chiesa dal volto umano. Per gay e lesbiche ha inventato il rito della benedizione del "patto d'amore".
Quali sono le sue prime riflessioni sulla elezione del nuovo papa?
In realtà non credevo che si arrivasse a tal punto di degrado istituzionale. Però devo riconoscere che la gerarchia cattolica sa essere coerente fino in fondo nel perseguire i suoi obiettivi di dominio e di repressione.
E quindi?
E quindi sono lieto di questa elezione. Nessuno potrà più illudersi. Il papato è una struttura che accentra, impedisce la collegialità e il libero confronto nella chiesa. E’ funzionale ad una chiesa del battimano, dello spettacolo. Chi non partecipa ai riti del consenso viene visto con sospetto. Ma, tutto sommato, anche questa non è una novità.
Lei sembra leggere questa elezione non come un inverno ecclesiale, ma quasi come la possibilità di una primavera. E’ così?
Esattamente. Voglio fare qualche esempio. Chi si illudeva che, dopo il gelo di Wojtyla, ci fosse almeno un clima più temperato, deve prendere atto del ghiaccio di Benedetto XVI. Il che pone fine alle illusioni.
I teologi e le teologhe della liberazione, le donne, i gay e le lesbiche, i separati e i divorziati, i preti e le donne che vivono relazioni clandestine sanno che le porte sono chiuse. Questa è la chiesa del “bussate e vi sarà chiuso”. Dal Vaticano non nasce sostanzialmente nulla che parli di libertà, di corresponsabilità, di rispetto dei diritti delle persone.
Eppure anche Ratzinger appoggiò Wojtyla contro la guerra.
E’ tempo di smetterla con questa retorica pacifista. Mentre il papa reiterava inviti alla pace, il Vaticano ordinava ai vescovi americani di sostenere compatti e con ogni mezzo la rielezione di Bush, il signore della guerra. Il Vaticano non ha solo due facce. Ne ha tre: una per la retorica populista, una per le trattative nascoste, una per illudere il nemico affinché domani possa eventualmente diventare l’alleato di turno.
Quali saranno, secondo lei, le prime mosse del nuovo papa?
Ci saranno, come di consueto, le nuove nomine e gli omaggi… Ma ora è importante ritornare alle cose serie: alla fede, alla politica, ai problemi della gente. Lentamente sto constatando che, finito il teatro nauseante di queste tre settimane, si stanno levando molte voci critiche nella società e nella chiesa.
Lo spettacolo ora lascia il posto a un inizio di riflessione. I giornali riprendono a parlare dei problemi veri.
Ma non le sembra che questa elezione getti molta gente nello sconforto?
Certo, c’è l’esultanza dei movimenti ecclesiali di destra… che sono la quasi totalità… Ma cade nello sconforto chi non si è ancora liberato dalle illusioni… chi aspetta la magia di un papa rivoluzionario…
Chi invece in questi anni ha prestato attenzione alle dinamiche profonde dell’istituzione cattolica ufficiale, non è affatto sorpreso. Non facciamo gli ingenui. Questa è la realtà della chiesa cattolica nelle sue istanze gerarchiche. Chi vuole capire e svegliarsi, si dia una mossa, parli chiaro e si dissoci. I mugugni non servono, i discorsi in sacrestia nemmeno. E’ tempo di parlare con chiarezza, pregare con fiducia, agire con decisione per una “chiesa altra”. Potrà forse toglierci la fiducia in Dio e rapirci il sogno di un mondo più giusto questo papa reazionario? Il papa è proprio il mio ultimo pensiero e la chiesa è un’altra cosa.
*Intervista cura di Paolo Sales da “Adista” n. 31 del 30 aprile 2005 www.adista.it – introduzione della redazione di “AprileOnLine”
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