La Stampa, 4 marzo 2005
LO VOLEVANO TUTTI, ORA È SOLO: «L’UNIONE TOGLIE NOI PER METTERE LUI. LA COLPA? ANCHE DI ROMANO»
Di Pietro e i listini, «io fregato da Mastella»
ERA l’uomo più potente e corteggiato d’Italia, oggi il suo telefono non squilla praticamente più: lezione sulla miseria del potere e degli umani destini. «Non mi chiama mai nessuno, che è successo, m’hanno dato un avviso di garanzia?», domanda Antonio Di Pietro. No, nessun avviso. È che giungono voci di un suo fortissimo malumore verso il centrosinistra, l’Unione, Romano Prodi e, soprattutto, quei partiti minori che starebbero sottraendo spazio all’Italia dei Valori nei listini per le regionali. Di Pietro fa più che confermarle, le rilancia. «E che ci devo fare, sì, Mastella m’ha futtuto tutti i posti...». Ceppaloni-Montenero di Bisaccia, che partita! In realtà il duello, che sarebbe stato sintatticamente epico, fisicamente non s’è svolto: troppo più esperto Mastella, dice Di Pietro, nel condurre trattative. «Io sono un pivello, noi dell’Italia dei Valori siamo dei poveracci che s’affannano a raccogliere le firme qua a Imperia, al freddo e al gelo, senza che nessuno ci aiuti». Ha anche il raffreddore, il povero Tonino: «Eppure sto girando tutta l’Italia per preparare sti elenchi, consegnarli in tempo, fare campagna elettorale... Ci presenteremo ovunque, parola d’onore, con nostre liste. E intendiamoci, ovunque appoggeremo il centrosinistra, che dobbiamo fare? In questo momento dobbiamo inghiottire ogni cosa per far vincere l’Unione. Come si dice, usi a obbedir tacendo».
Tacendo poi fino a un certo punto. L’ex pm oggi ce l’ha con tutti i partiti minori, nessuno escluso. Certo Mastella è il suo preferito, «no, non l’ho incontrato ma chi vuole che m’incontra a me?». E c’è una ragione: «Ogni volta che entrava nelle trattative lui, noi perdevamo la possibilità di avere uno spazio nel listino. Ci sono stati casi eclatanti e gliene racconto uno solo, la Liguria: l’Italia dei Valori era già dentro, capisce? E poi lì Mastella quasi non esiste, come forza elettorale! Bene, da Roma hanno telefonato a Burlando e lui ha dovuto togliere me e mettere Mastella».
E pensare che una volta Tonino era una star e tutti lo corteggiavano. Passi per i giornali che l’hanno spesso dipinto calcando un po’ la mano: sia quando lo prendevano in giro, come Avvenire che lo paragonò a Tarzan (ma Teodoro Buontempo rettificò, «Di Pietro è un’imitazione e una controfigura che va in giro per la foresta a reclutare adepti, senza che di lui siano chiari né i valori né il progetto»); sia quando lo incensavano come fece per un periodo Il Manifesto, che arrivò a titolare «Se Bossi ce l’ha duro, Antonio ce l’ha Di Pietro». Ma tutti, dieci anni fa, lo volevano: il Cavaliere, e poi D’Alema, e poi i presunti incontri di Testaccio nel ballatoio dove ha casa Giuliano Ferrara, persino Pino Rauti che nell’ottobre 2000 gli strizzava l’occhio, «l’ipotesi di una collaborazione con Antonio Di Pietro ha destato grande interesse e grande curiosità nei nostri ambienti»... Tonino non volle mai vederlo, il fondatore di Ordine Nuovo. Però era ricercato, coccolato, amato.
E quando, alle ultime politiche, la giostra iniziò a rallentare, e poi a fermarsi, l’ex pm continuò ad aver la forza di stringere alleanze, coinvolgere compagni di battaglia diversi, sfuggire al tabù della ghettizzazione. «Alle politiche mi volevano far fuori con le liste civetta», dice adesso. E lui propose di approvare in extremis una legge contro quelle liste, che penalizzavano i partiti piccoli. Bertinotti e D’Antoni fecero la battaglia con lui. La persero, ma almeno non era solo. Come non era solo, l’anno scorso, su quei bellissimi maxiposter 6 per 3 assieme ad Achille Occhetto, nuovo tandem elettorale con i due con la faccia di chi l’aveva fatta un po’ grossa. Poi da allora clic, il buio: progressivo, inarrestabile, sicuramente non irrecuperabile. «I responsabili del nostro isolamento? Sono i capi dell’Unione, anche il Professore, che gli importa a quelli di noi? E poi sa perché? Per dare spazio a partiti che manco esistono, i consumatori, i repubblicani europei, a un certo punto anche i radicali... Lo sa chi gliele raccoglie le firme a questi partiti?». No. «È tutta una bolla speculativa, gliele trovano gli altri, i DS, soprattutto». E loro lì, a Imperia, col banchetto a prendere freddo.




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